La guerra? Fino alla fine del mese scorso non era che una parola, enorme sì, che sbarrava i giornali ancora addormentati dell’estate. La guerra? Forse sì, ma lontanissima, dall’altra parte della terra, ma non qui…
Nel 1914 il marito di Colette, il barone Henry de Jouvenel des Ursins, parte per il fronte.
Lei, al tempo redattrice per Le Matin, lo segue. Saint–Malo, Verdun, Parigi, l’Argonne, Roma.
Nella corposa sezione dedicata alleImpressioni d’Italia, il genio di Colette offre un delizioso quadro di Venezia, e pagine suggestive scritte sullo scenario dellago di Como. Composto tra il 1914 e il 1917, e mai tradotto finora in italiano,Le ore lunghe 1914-1917è un reportage insolito e “obliquo” sugli anni dellaPrima Guerra Mondiale.
Mentre i più importanti quotidiani nazionali d’Europa mostrano pagine coperte dalle cronache di guerra, la scrittrice più stravagante di Francia si allontana dal fronte e dalle trincee, e si concentra, al contrario, sui giardini, sulle donne, sui colori, sul mare, sulle gonne, sui colori, sulla vita.
Il risultato è un resoconto delle lunghe, lente ore della guerra raccontate da chi sa filtrare il senso dell’attesa e della fantasia. Le ore che un ferito impiega a guarire, le ore in cui una donna partorisce il figlio del nemico, ma anche ore in cui la sua Bel—Gazou assale i polli in un’aia, o le signore provano i vestiti nuovi.
Ore coraggiose nella bellezza, perché la gioia è dappertutto, inevitabile, sicuramente anche nella guerra, e in tempi così bui, coglierla è un atto rivoluzionario.
Sidonie Gabrielle ColetteLe ore lunghe 1914-1917Del Vecchio
