Titolo: I giorni di vetroAutore: Nicoletta Verna
Pubblicato da Einaudi - Aprile 2024
Pagine: 448 - Genere: Narrativa, Narrativa Contemporanea, Romanzo storico
Formato disponibile: Audiolibro, Brossura, eBook
Collana: Stile libero big
ISBN: 9788806261368
ASIN: B0CW1LJFKD
📗 Acquista scontato su ibs.it
📙 Amazon (spedizione gratuita)
📗 eBook su ibs.it
📙 Versione Kindle
📗 Trovalo usato
✪ Le recensioni dei lettori su Goodreads
Castrocaro, anni ‘20. Redenta nasce con la scarogna, solo Bruno diventa suo amico e l'aiuta dopo la poliomielite a recuperare la mobilità, anche se rimarrà zoppa. La sua vita peggiora dopo il matrimonio con un veterano fascista amico del padre, sadico e despota. La sua rivalsa sarà aiutare Iris, come lei vittima di un mondo violento, a costo della sua stessa vita.

– Ha qualcosa che non va, la purina, – dicevano.
– È la scarogna, – ripeteva tranquilla mia madre, premendomi sulla bocca il seno.
– Però ha una bella faccina, – aggiungevano, e quel «però» era il segno della loro compassione.
«Però è buona», «Però è tranquilla». Però non è come gli altri.
– Com’è che non piange? – chiedeva la sera mio padre.
– Piangerà. Le donne prima o poi piangono tutte.
Redenta nasce a Castrocaro il giorno del delitto Matteotti, la sua vita va di pari passo all’ascesa del fascismo. Già dalla nascita è vista da tutti come portatrice di scarogna, diversa dagli altri bambini perché non parla. Sarà la nonna Fifina ad allevarla insieme agli altri orfani, tra i quali Bruno. Lui sarà un amico, unica speranza in un mondo fatto di sopraffazione e povertà. Dopo la polio si occuperà di lei e le insegnerà cosa è giusto e cosa è sbagliato. Redenta rimane con una “gamba matta” dopo la malattia, un peso per la famiglia che vuole darla in sposa. Mussolini è al potere e tra i sostenitori c’è suo padre e il futuro marito soprannominato Vetro per l’occhio finto, simbolo delle guerre libiche alle quali ha partecipato. Il matrimonio è visto in famiglia e dai paesani come una grande fortuna, ma non sanno che l’uomo è un sadico e già nella prima notte di nozze emerge la violenza fisica e psicologica nei confronti di Redenta, raccontata ne I giorni di vetro in modo magistrale, con i giusti toni per definire il dolore e la sofferenza.
La vita di Redenta sembra cadere sempre più in un pozzo profondo, da sola (anche Bruno ha lasciato il paese) con sorelle e madre che fingono di non vedere i lividi e i tagli e un padre interessato solo al fascismo. Non perde però la sua determinazione e decide di non volere figli (se fosse femmina il marito la ucciderebbe) a costo di avvelenarsi. Iris arriva a casa sua come amante del marito, ma diventa anche lei vittima e Redenta le salva la vita a costo di perdere la sua.
Sul viso ossuto, bello e patito s’era fatta una ruga che gli tagliava a metà la fronte. Pensai in un lampo che ricordava il viso di mio padre. – A cosa ti serve ‘sta matteria, Bruno?
Gli sfulminò negli occhi il solito baleno di rabbia.
A fare giustizia. Cos’ho da rimetterci? Al massimo, la vita.
– La vita vale più di un’idea.
– Dipende da quale vita. E da quale idea.
I giorni di vetro ha due protagoniste femminili, Redenta e Iris, che loro malgrado entrano nella vita di Vetro, un uomo austero, violento, anaffettivo. Entrambe in prima persona ci raccontano la loro storia fino al punto di svolta finale, quando la prima salva la vita all’altra senza conoscersi, mentre noi sappiamo tutto di loro dai capitoli precedenti. Redenta è una vittima della società del tempo: docile, arrendevole, ubbidiente, devota alla famiglia e alla casa, consapevole di non essere la figlia desiderata, con la “gamba matta” che la contraddistingue più delle altre doti.
Iris è una donna che cerca di migliorare la sua vita, dal piccolo paesino, studia, diventa partigiana e ha grandi ideali. L’una e l’altra sono quasi due stereotipi contrapposti, invece sono simili e si riconoscono nel momento della disperazione, entrambe credono nell’umanità, nella perseveranza più forte della violenza, dei lacci che la società impone sia a livello politico, sia a livello sociale ed economico, come donne soprattutto.
L’autrice, Nicoletta Verna, riesce a raccontare un periodo storico doloroso e complesso, un modo di vedere le donne in balia dell’uomo e del potere, una storia di coraggio con echi de Il partigiano Johnny (più volte Diaz e Iris parlano di questione privata) o de La storia di Elsa Morante (un personaggio simile resiliente alla sofferenza), e di storie di nonne, quasi leggendarie.
Una scrittura capace di sorprendere, che rispetta i personaggi e lascia che si rivelino nel finale, una penna delicata e anche tagliente nel lucido racconto della realtà, della guerra. Dialoghi molto incisivi. Un libro che mi ha rapita fin dall’inizio sia per la storia con dinamiche inaspettate e i personaggi ben delineati, sia per lo stile di scrittura piacevole e ricco di sfumature, di emozioni e sentimenti.
Una lettura davvero consigliata.
Approfondimento
Nicoletta Verna è al suo secondo romanzo con I giorni di Vetro. Il suo esordio, Il valore affettivo edito da Einaudi nel 2021, ha vinto la menzione speciale al Premio Italo Calvino. Nella vita si occupa di comunicazione e marketing nel settore editoriale. Ha scritto numerosi saggi sulla cultura di massa e ha insegnato Teorie e tecniche della comunicazione presso diversi atenei e istituti italiani.
Nel romanzo la storia è del tutto inventata ma ci sono delle vicende reali come la riunione dei gerarchi fascisti al Grand Hotel Terme di Castrocaro, la strage di via Ripa a Forlì, l’eccidio di Tavolicci, nelle note finali l’autrice ci tiene a sottolineare come le violenze del romanzo siano in qualche modo realmente avvenute.
Gloria Rubino
