Titolo: I titoli di coda di una vita insiemeAutore: Diego De Silva
Pubblicato da Einaudi - Settembre 2024
Pagine: 248 - Genere: Narrativa, Narrativa Contemporanea
Formato disponibile: Audiolibro, Copertina Rigida, eBook
Collana: Supercoralli
ISBN: 9788806255756
ASIN: B0DBKMD63Y
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Un tentativo di mettere nero su bianco l’immaterialità di una relazione. In un dialogo di ricordi, Fosco e Alice tentano di rappresentare a sé stessi l'intangibilità dell’amore, come parole su un foglio, per non dimenticarsene e soprattutto per provare al mondo che è esistito. Ci riusciranno solo in parte per sé stessi, ma è De Silva, che quelle parole gliele mette in bocca, a riuscirci per noi.

I titoli di coda di una vita insieme ricostruisce, a ritroso e per flashback, una storia d’amore al suo imbrunire tra Fosco, famoso scrittore, testa tra le nuvole e sempre occupata da massimi sistemi, arrendevole e quasi snob nei confronti della vita, e Alice, oncologa dai piedi zavorrati al suolo della quotidianità. Con la fine della storia amorosa, approcciata con serietà solo da Alice (Fosco inizialmente oppone una passività quasi bambinesca), inizia la separazione giudiziale. I legali delle parti sono in parte specchio dei ruoli dei coniugi nella relazione: il difensore di lei è una power woman avvezza alle ospitate TV, squalo della professione, piede sull’acceleratore e zero compromessi; quello di lui è l’amico del liceo, talentuoso nell’arena giuridica e attraente fuori, abile nel farsi scivolare la vita addosso, e per tutto questo fonte dell’invidia del suo stesso cliente.
Dal contatto con la realtà manifatturiera dei divorzi nei tribunali i due ritrovano però un senso di orgoglio, una volontà di far uscire il proprio matrimonio a testa alta, non senza rimpianti ma con almeno consapevolezza della gioia che ha rappresentato. È così che De Silva instaura una dicotomia tra realtà giuridica e realtà storica che ammette la coesistenza di amore e separazione. I due reagiscono per riappropriarsi di quello spazio che l’ordinamento giuridico vuole occupare banalizzando la fine di un amore e tipizzando i termini di una separazione che per definizione è infungibile.
L’amore non è una storia, ma due. È lo squilibrio narrativo che rende scellerato il patto che regola la vita di coppia. Ci riconosciamo in un racconto comune, medio, fatto di concessioni reciproche, di compensazioni, di «Fa niente». E se ci accontentiamo di così poco è perché sappiamo che è il solo modo di tenerci accanto chi amiamo e non vogliamo perdere.
Questa missione di coppia li porta a riesplorare il passato, sia comune che individuale, rivivendo le felicità e riammettendo le mancanze. Ma a rivedersi anche nel presente collettivo, nei pazienti in ospedale e nei clienti dell’avvocato: l’amore in difficoltà è ovunque si guardi, ma ovunque si guardi esiste anche speranza, e questo rende la loro situazione più umana.
Il tentativo di riscrivere i titoli di coda della loro storia d’amore porta Fosco e Alice ad accettarne la fine, non senza il colpo di reni del tentativo di infiltrare la realtà giuridica con una dose di quell’umanità negata in prima istanza, consegnando un romanzo altamente realistico, avvolgente e consolatorio.
Approfondimento
L’uso del lessico strettamente giuridico in ambito relazionale e personale è calzante ed appropriato. La scrittura di una relazione umana e amorosa come negozio giuridico è perfetta per portare alla luce quella tensione che esiste tra la regolamentazione della formazione sociale del matrimonio ed il suo stesso contenuto, fatto di persone e non di soggetti giuridici, di realtà e non di astrazione.
La verità è che non c’è senso nella fine di un amore. Come nell’inizio, del resto.
La sensazione è che De Silva voglia mettere in evidenza la dignità umana che si perde nei burocratici corridoi dei tribunali, la fuga di umanità nelle pieghe dei faldoni giuridici, in quel tradimento dell’amor proprio che è la mancata messa a terra del mandato costituzionale, violato da un’abitudine alla banalizzazione dei sentimenti che diventa omertà. Ma allo stesso tempo il romanzo non si schiera e non giudica, non decide e non assegna colpe, in questo ricordando un po’ la direzione del film Kramer contro Kramer, 1979.
La storia di Fosco e Alice ritrae quello sforzo inutile – ma necessario – della giustizia che cerca di permeare la realtà, di spiegarla, di trovare spazio per essa. Un sistema giuridico che cerca di quantificare e razionalizzare un’esperienza umana come l’amore, che quando finisce non è nemmeno restituibile, figuriamoci capibile. La giustizia rimane un riassunto, un racconto, una storia parallela, che potrebbe essere scritta meglio, purché non si smetta di scriverla. Un processo e non un approdo.
Non si offenda se parlo male della legge. Ne ho rispetto, mi creda. Ma la legge, e soprattutto la giustizia, non c’entrano niente con l’amore. L’amore non è giusto, e non sopporta le regole. È per questo che ci rende felici.
Matteo Quartieri
