Sbattere la porta รจ la cosa che ho sempre saputo fare meglio nella vita, in senso pratico, ma anche in senso metaforico. Sbattere la porta รจ la cosa che gli altri hanno sempre saputo fare meglio nei miei confronti, quasi esistesse una scuola di specializzazione che ne insegna tecniche e modalitร e tutti coloro coi quali mi sono rapportata lโavessero frequentata con profitto.Sono nata e cresciuta in un ambiente di porte sbattute, in faccia o dietro le spalle. E ciรฒ si รจ verificato in tutti i possibili orari del giorno e della notte, in una miriade di situazioni.La nonna paterna, giร parecchio anziana quando io nacqui, odiava mia madre con tutta se stessa.
Mia zia, seguendo fedelmente le orme della nonna, non รจ mai riuscita ad avere con mia madre un approccio civile, un minimo di dialogo, non dico fraterno, ma almeno di reciproca tolleranza. I motivi scatenanti di questa โtragediaโ familiare erano, in fondo, sempre gli stessi.Da una parte, una madre rigida e mai disposta a scendere a compromessi con nessuno.Dallโaltra, una zia perfida ed avida di denaro, quello che sottraeva a mio padre durante i suoi tristi e prolungati ricoveri in ospedale.Nonna e zia paterne non hanno mai fatto mancare a mia madre dosi letali di ostilitร e hanno sempre fatto del loro meglio per metterla in cattiva luce nei confronti dichiunque, per renderle la vita impossibile, soprattutto durante i primi anni di matrimonio in cui si viveva tutti sotto lo stesso tetto, comโera usanza diffusa un tempo.
E quella bimba, figlia unica, (non so se questo sia stato un vantaggio od una sfortuna) ebbe il โprivilegioโ di assistere a snervanti alterchi quotidiani che scaturivano anche da banalissimi pretesti e, talvolta, sfociavano nellโaggressione fisica, quando tutte le frecce verbali erano state esaurite.Abitualmente, le liti avvenivano tra donne ma poi, immancabilmente, veniva coinvolto mio padre che aveva lโarduo compito di ergersi a giudice di quelle controversie e poi, carico di rabbia, scaricava le sue ire sempre sul medesimo capro espiatorio: la piรน piccola ed indifesa,facile da redarguire, facile da sculacciare.Ora sto scrivendo queste cose con sufficiente distacco emotivo e le osservo seduta in platea, in ultima fila, spettatrice annoiata di una squallida rappresentazione teatrale. Ma allora era diverso.
E, bene o male, tutto ciรฒ che ho visto e sentito da zero a quindici anni ha lasciato profonde cicatrici e bruciature indelebili nella mente, nel cuore e nellโanima. Sono sopravvissuta, รจ vero, ma a quale prezzo!Ogni giorno mi auguravo di ricevere qualche complimento, qualche tenera carezza, e pregavo per veder sorridere e ridere i miei genitori ma, pensandoci bene, non ricordo di aver mai colto anche un solo attimo di felicitร nei loro sguardiโฆIl nonno materno che sbatteva la porta dopo aver cercato invano di difendere figlia e nipoteโฆMia madre che, un mese sรฌ e lโaltro pure, raccoglieva i nostri abiti in una grande valigia rigida di colore marronescuro per andare a chiedere ospitalitร ai nonniโฆ
Porte sbattute, a centinaiaโฆAd un certo punto, cominciarono a non farmi piรน effetto e pensai: โSe per i grandi questo รจ lโunico modo per ottenere qualcosa o attirare lโattenzione, perchรฉ non dovrei farlo anchโio?โ.
Frequentavo le scuole medie quando, per i motivi piรน diversi, che sono sempre e comunque di importanza esistenziale per unโadolescente, non di rado saltavo la cena e mi chiudevo a chiave nella mia stanza per riaprire soltanto al mattino successivo.Quando mio padre era ancora vivente, non aprivo per non essere picchiata.Dopo la sua morte, non aprivo per non dare soddisfazione a mia madre che mi minacciava e mi intimava di aprire da dietro la porta in legno evetro smerigliato.Non riesco a ricordare con esattezza per quali motivi arrivassimo ai ferri corti. A scuola andavo molto bene, non avevo brutte compagnie, anzi, ero pressochรฉ unโeremita.Eโ passato troppo tempo ormai e, fortunatamente, ho rimosso i particolari piรน dolorosi di quei momenti.I nostri caratteri erano del tutto incompatibili. Punto e basta.E quella santa donna della nonna materna sempre in mezzo, nel tentativo di ricucire gli strappi su due pezzi di stoffa ormai logori e lacerati e che nessun filo sarebbe mai stato in grado di riunire. Se oggi fosse ancora tra noi, avrebbe potuto ricoprire degnamente la carica di giudice di pace, mediatore od altra attivitร diplomatica di tutto rispetto. Povera nonnaโฆ Non smetterรฒ mai di ringraziarla nelle mie preghiere per avermi salvato la vita in piรน occasioni, purtroppo non solo, e non sempre, in senso metaforico.
Quando, dopo la maturitร , entrai ufficialmente nella vita โseriaโ, nel mondo degli adulti, ero giร rodata, avendo alle spalle una ragguardevole gavetta. Gli inizi non furono esattamente da tappeto rosso ma, tutto sommato, una passeggiata rispetto a quanto avevo avuto il โprivilegioโ di condividere nella mia pseudo-infanzia ed adolescenza dalle tinte fosche.Ancora oggi quando, nonostante gli sforzi, non riesco ad esprimere verbalmente ciรฒ che sento e che vorrei, quando ho lโimpressione di essere attaccata ingiustamente o in tutte quelle situazioni in cui, mio malgrado, sono costretta a far emergere il lato peggiore di me, ricorro al vecchio metodo della porta sbattuta o della cornetta riattaccata, un classico.Un gesto, forse, vigliacco, una modalitร un poโ ferina per chiudere una controversia che so benissimo essere momentaneamente sospesa e la cui soluzione รจ purtroppo solo rimandata.
Considerando perรฒ questo comportamento da unโaltra prospettiva, ritengo possa essere il โminore dei maliโ nelle situazioni che stanno per sfuggire di mano, quando non รจ piรน possibile provare a ragionare, venirsi incontro, riavvolgere la bobina, quando ormai ci si รจ spinti troppo in lร per abbassare i toni e nessuno รจ piรน disposto a cedere di un millimetro.Sbattere la porta รจ la โprotesta estremaโ per non imboccare la via di non ritorno.Sbattere la porta lascia tempo ai contendenti di riflettere, riordinare le idee, rimuginare sulle proprie colpe, se ve ne sono, o su quelle degli altri.Eโ una specie di intervallo tra due round di pugilato, aiuta a riprendere vigore se lo scontro รจ destinato a protrarsi, o adire definitivamente โbastaโ.Ogni volta che mi succede penso sempre โQuesta รจ stata lโultimaโ, anche se so perfettamente che cambiare il proprio temperamento รจ unโimpresa disperata ecomunque discutibile, qualoraciรฒ fosse possibile.
Cโรจ una soglia di sopportazione, o di dolore, o di rabbia oltre la quale scatta lโallarme. Faccio sempre del mio meglio per rallentare lโavvicinarsi di questo momento ma poi il fiume esonda. Le mani non obbediscono piรน alla ragione che vorrebbe fermarle e succede. Succede e basta. Perchรฉ siamo esseri imperfetti e qualche difetto, anche grosso, dobbiamo pur averlo.Chi mi conosce bene non si stupisce piรน. Magari, ci resta male sul momento, ma sa che basta pazientare. Dopo ogni tempesta, anche la piรน terribile, arriva sempre la quiete. Tanto piรน violenta รจ la tempesta, tanto piรน nitido, luminoso e stupendo sarร lโarcobaleno.Non so quanto cโentrino la famiglia dโorigine e le circostanze della vita in questo mio modo di essere, ma sicuramente hanno dato il loro non indifferente contributo.
Non sono sicuramente un mare forza uno.Non sono la brezza impercettibile di una tiepida giornata di aprile.Sono spesso un osso duro, una gatta da pelare, a volte una corona di spine.Tuttavia, a mia parziale discolpa, se di colpa si puรฒ parlare, posso dire che nessuno mi ha mai amata di meno per questo.E sono enormemente grata a chi รจ riuscito a vedere ben oltre le apparenze. A chi ha avuto la volontร e la pazienza di comprendere che cosa si cela dietro quella dura corazza difensiva. A chi, dopo un poโ, si fa sempre trovare sorridente dietro ogni mia porta sbattuta.E, in cuor mio, spero di potermi un giorno riconciliare completamente con il mondo in modo tale che quel gesto non rappresenti piรน, per me, lโunica via possibile.
Fiorella Carcereri