Recensione di Una famiglia decaduta di Nikolaj Leskov

Photo shows members of the Romanovs, the last royal family of Russia including: seated (left to right) Marie, Queen Alexandra, Czar Nicholas II, Anastasia, Alexei (front), and standing (left to right), Olga and Tatiana. (Source: Flickr Commons project, 2010)

Recensione di Una famiglia decaduta di Nikolaj LeskovTitolo: Una famiglia decaduta
Autore: Nikolaj Leskov
Pubblicato da Fazi - Febbraio 2016
Pagine: 286 - Genere: Classici
Formato disponibile: Brossura
Collana: Le strade


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Leskov ci narra, attraverso la voce di Vera, nipote della protagonista, la storia della principessa Varvara Nikanorovna, donna forte, indipendente e anticonformista, vissuta in un'epoca densa di cambiamenti per la società russa.

Valutazione del recensore
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Della voce narrante, Vera, sappiamo poco o nulla: è la nipote preferita della principessa Varvara, e ha deciso di raccontarne la storia. Vera comincia il racconto tratteggiando anche le vicende delle generazioni precedenti, ma è il personaggio di Varvara, così forte e particolare, che diventa il fulcro di Una famiglia decaduta.

La cronaca vera e propria – perché è di cronaca, e non di storia, che è necessario parlare – comincia nel 1812, quando il marito di Varvara viene ucciso nel corso della guerra contro Napoleone, e termina nel 1825, anno che, per la Russia, è quello della rivolta dei decabristi, e per Varvara è quello del matrimonio della figlia, e di vicissitudini che la porteranno a richiudersi su se stessa e a interrogarsi sulla propria vita e sulle proprie scelte.

Rimasta vedova giovanissima, Varvara sceglie di occuparsi personalmente dei suoi figli e delle proprietà del marito, rinunciando a risposarsi: meravigliosa, verso la fine del romanzo, la sua dichiarazione d’amore per il marito tanto amato e prematuramente perduto!

Gli anni felici sono quelli trascorsi nella tenuta di campagna, dove la principessa si distingue per la sua grande attenzione alle condizioni di vita dei contadini. Fantastiche, dettagliate e divertenti le descrizioni dei personaggi che ruotano attorno a lei, come la cameriera-confidente Olga, l’amico Rogožin, ironicamente soprannominato Don Chisciotte e il francese Gigot.

Le difficoltà cominciano col trasferimento a Pietroburgo, dove Varvara si scontra con una società in mutamento, nella quale l’apparenza e l’arrivismo contano più di ogni altra cosa. Ammirevole l’ironia di Leskov contro le religiosissime nobildonne che regalano bare d’argento alle reliquie e lasciano che i contadini muoiano di fame: è un tema scottante e sempre attuale, al quale l’autore russo mostra di tenere particolarmente.

Fulminante è la conclusione, quando Varvara si rende conto di essere stata ingannata dal genero e, soprattutto dopo l’incontro illuminante con il “sovversivo” Cervev, decide di ritirarsi tra i suoi affetti e in povertà, senza mai perdere la dignità.

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Approfondimento

Una famiglia decaduta è il primo volume di una trilogia: sono curiosa di conoscere gli avvenimenti riguardanti i figli di Varvara, e di saperne di più sull’infanzia della piccola Vera.

Ho compreso la grandezza di questo romanzo solo dopo averlo concluso: tutti i vari pezzi del puzzle composto da Leskov sono andati a posto, e sono riuscita a “leggere” completamente questo affresco complesso, nel quale sono raffigurati la politica e la società russa, la grandezza del singolo e la piccolezza della massa, l’aristocrazia e i contadini, la ricchezza e la povertà. E l’importanza dei rapporti personali veri, genuini.

L’unica nota “negativa” è forse rappresentata dal tono cronachistico del racconto, che rende la lettura a tratti un po’ noiosa.

Alcune note su Nikolaj Leskov

Nasce a Gorochovo, nel governatorato di Orël, nel 1831. La sua è una giovinezza difficile, trascorsa prima come agente reclutatore dell’esercito e poi al servizio di un ricco proprietario terriero. Nel 1864 pubblica un duro romanzo antinichilista, Senza uscita, che gli procura un pesante ostracismo, rotto soltanto dall’interessamento di Dostoevskij. Il decennio 1865-1875 è comunque il momento più fecondo del suo lavoro

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