Aspetta. Hai letto lยดinizio della storia? Prima di andare avanti nella lettura leggi la prima parte di โRicordati di meโ.
Poi un giorno lo fece: ricordarsi. Di quello che cโera prima di Diego, delle luci, del sapore dello zucchero filato di quandโera bambina e le si incollava ai denti. La freschezza, ecco cosa mancava. La freschezza lieve dellโaver ventโanni e i sogni tra i capelli e nessun amore โ chรฉ lโamore, poi, รจ unโipoteca sulla vita, qualcosa che non finisci mai di pagare e ne valeva la pena, poi? Di tornare dal Giappone con un trolley claudicante per guardare in faccia Torino e pensare: anche questโanno non sono riuscita a salire sulla mongolfiera. Vivo qui da sempre e non ho mai visto la Mole dallโalto se non quella volta, dalla terrazza della mia amica, come si chiamava?, Veronica. Non era dallโalto sul serio, perรฒ. Erano al tredicesimo piano, Erica e Veronica, ventun anni a testa e dei dread verde scuro sotto i capelli. Lโavevano vista da unโangolazione strana, la Mole. Un poโ di sguincio un poโ dallโalto. Un poโ come vedevano tutto il resto, i giorni allโuniversitร , lingue orientali e lโassistente carino di filologia. Quanti anni aveva Diego, allora? Dovโรจ che andava a consumare le sue giornate? Esisteva giร , quel piccolo bar in corso Vittorio, con le lucine accese tutto lโanno come fosse sempre Natale e quegli strani divanetti con le bruciature di sigaretta?
Un giorno lo fece: pensarsi i capelli, gli occhi, le mani cosรฌ comโerano diventate. Giovani, eppure giร vecchie. Quei capelliโฆda quantโรจ che non li lasciava sciolti? Gli occhi! Quegli occhi erano cosรฌ belli, con le venature di matita nera, un filo di mascara, nessuna lacrima a piegarle le ciglia. Le sue mani. Aveva imparato a memoria il corpo di Diego e non era servito a niente perchรฉ nel cuore, dentro il cuore, non era entrata mai. A volte ci nuotiamo attorno, con la paura di trovare quel che cerchiamo o anche solo di perdere regole e farne di nuove, come persone, posti, marca di deodorante. Viviamo vite scandite da regole che qualcun altro ha imposto per noi e poi siamo sinceri, a volte noi stessi ce ne sobbarchiamo di nuove per inutili ragioni che non siamo capaci di spiegare razionalmente.
Perรณ cยดรฉ una regola che รฉ piuttosto vera: piรบ le cose sembrano difficili piรบ la soluzione รฉ semplice. Il percorso per giungervi eppure รฉ faticoso, non รฉ lineare come dovrebbe. Allora diciamo che siamo a portata da una soluzione semplice ma sorvoliamo intenti a cercare dalla parte sbagliata. Ecco, siamo nella norma. Torino sa essere fredda ma anche accogliente. Il Po e la Dora portano vita da lontano e non importa quanto le acque possano essere talvolta sporche, cยดรฉ sempre chi si ferma, chi ci corre affianco, chi ingrassa le papere e chi si concede ad esse seduto su una panchina di qualche parco. Aveva ripreso a spolverare e pensare, quando era dentro pensava al fuori e quandยดera in giro pensava al soggiorno da sistemare e i libri da spolverare e per caritรก controllare la cappa, quella fetente. Non cยดera niente in lei che non andava. Andava tutto bene. Un respiro, andava tutto bene. Ma lei sapeva. Sapeva che lei non cยดera davvero, perchรฉ non era al posto giusto. E ci nuotava attorno sperando di farsi notare e di saltare dalla domanda alla soluzione, cosรญ come i bambini, con leggerezza e veritรก. Leggerezza, diceva. Il Giappone era confortevole e rispetto a Torino cยดera evoluzione in atto ma si potevano vivere i ritmi creativi di unยดaltra epoca senza dover fare troppi sacrifici. Aveva iniziato a scrivere per esempio, e il silenzio e la comoditรก della metropolitana glielo consentivano, ma anche a cucinare attraverso un corso organizzato dallยดazienda come premio per le donne piรบ produttive. Cosรญ, per provare piรบ di un uovo fritto, ed era fantastico. Una volta era entrata in biblioteca e si era persa, e a parte la brutta figura, decise che avrebbe corso il rischio di riperdersi. Perchรฉ era pulito, accogliente, cยดerano dei prodotti tipici freschi al posto delle macchinette italiane e potevi vivere lรก dentro e vivere bene. Era magico.

Alle volte dobbiamo superare i confini per comprendere altre grandezze. E lei li aveva superati, ma solo quelli geografici. Restavano quelli della vita, quelli che sembrano separati dalla fantasia.
Un giorno lo fece: si vestรญ di tutto punto senza avere appuntamento. Doveva prima di tutto sentirsi bella per fare quello che stava per fare. Si era fatta dare il numero di Guido da un amico di un collega e ora il telefono squillava.
โ Pronto?
โ Guido?
โ Sรญ, chi parla?
Si era studiata decine di volte quella chiamata cercando di prevedere ogni risposta per indirizzare lยดargomento dove voleva. Un poยดcome il senso unico della Dora e del Po. Non importa che le acque fossero torbide e si mischiassero.
โ Sono Erica, ci siamo incontrati qualche volta giรบ a Settimo dove si mangia il polletto. Ricordi?
โ Ciao Erica, certo che ricordo. Come stai? Avevo saputo che eri partita.
Certo che ricordo. Certo che non mi scordo, avrebbe voluto dire. Certe persone sanno come scassinarti il cuore ancor prima che ci siano, che restino. ร unยดarte forse, pensava. Ad ogni modo lui la stava aspettando. Non che fosse sicuro di un suo arrivo, lui stava aspettando una ragazza cosรญ. Una come unยดiceberg, con tutto quanto da scoprire e concesso solo a pochi. Una che la bellezza รฉ il suo scomparire, la sua insicurezza, le poche parole e gli occhi che brillano mentre si parla di viaggi, di libri. Una che non รฉ una strada sola e ti ci puoi benissimo perdere.
โ Sรญ, son tornata da due mesi ormai. ร stato unico. Senti io son qui in soggiorno vestita per andare. Volevo chiederti una cosa.
โ Dimmi.
โ Mi porti in Giappone?
Certe cose succedono solo nei film, finchรฉ non succedono anche nella vita. Diego era stato toccato, ecco, toccato. E forse era pronto a farsi investire forte con tanta disinvoltura, a farle trovare il suo posto giusto. E niente avrebbe avuto importanza se lei avesse trovato il posto giusto e lui avesse trovato lei.
โ Ti porto in Giappone.
โ Per sempre?
โ Ti porto in Giappone finchรฉ lo vorrai, fosse anche per sempre.
Lei pianse, e tra tutte le cose che poteva dirgli disse:
โ Ho tenuto una valigia sempre pronta per noi.
E forse non รฉ questa la fine, che dire โfineโ รฉ una questione di attimi, di casualitรก, certe cose non si capisce mai quando inizino e quando siano davvero finite.
Fabio Pinna e Bianca Cataldi