Categoria: blasco

Recensione di Vasco…e le mie poesie di Franco

Franco è Milanese, un principiante della poesia...che si scusa col mito “Vasco” per l'appropriazione indebita del suo nome sulla copertina (Vasco...e le mie poesie), così recita la breve sinossi sulla vetrina della Youcanprint. L'autore resta avvolto nel mistero e usa lo stratagemma del richiamo a questo pilastro della musica rock italiana per attrarre i lettori, ma sopratutto i fan come lui che hanno in comune la passione per le qualità che emergono da questo artista nelle sue canzoni, ovvero la coerenza e la verità. Valori che hanno messo radici nei suoi scritti e hanno fatto germogliare delle ballate ritmiche come un omaggio a quelle musiche, che sono poesie moderne.

L’incipit apre con la spiegazione di Franco in due prime prose Vasco e Le mie poesie, dove da subito si mette in chiaro una cosa; « Sono pochi istanti della vita, poche riflessioni in versi le\ mie.\ Ma sono reali, autentiche.\ Ognuno vive le sue.\ Io ho queste. »

Mentre sulla sua decisione di usare un nome comune come pseudonimo scrive: « Pubblico il libro con uno\ pseudonimo .\ Non perché mi voglio nascondere.\ Solo perché qui non conta l'autore, potrebbe essere\ chiunque.\ Quello che è importante sono le idee che hanno ispirato il libo... »

Alcuni dei dodici scritti che compongono questa brevissima silloge sono datati, e vanno a cavallo tra gli anni novanta e il duemilaquindici. Come la lirica Giovanni datata 1992, riferita all'uccisione di Giovanni Falcone “...per i modi dell'esecuzione, per la protervia del gesto che segnò la società di quel tempo.”

Colpisce questo suo modus operandi dello scrivere semplice o rifacendoci ai suoi stessi “termini” un pochino naif , ma profondamente realistico e vissuto, che affronta temi variopinti e talvolta intimamente sensibili .

 

Per gli amanti di Vasco. Oggi su Leggere a Colori. #vasco #blasco #vascorossi #poesia #poesie #libri #libro #leggere #letture

Una foto pubblicata da Leggere a Colori (@leggereacolori) in data:

 

Mi viene un po' difficile leggere delle poesie o degli scritti senza avere un quadro preciso dell'autore che ha impresso queste parole con la stessa caparbietà di un canzoniere, ma leggendo con attenzione viene a galla un ritratto consumato, un tratto grossolano di chi è abituato a dire le cose in faccia, senza tanti giri di parole. Il volto di una persona vera consapevole che la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia! Cosciente che una delle tante cose che spesso mancano a questo mondo ipocrita sono i valori del giusto e del vero.

È godibile anche lo spunto di riflessione da E andate a messa dove emerge una certa repellenza al conformismo classico e religioso, tipico del cantante Vasco nei suoi primi album, qui Franco ha lasciato anche un appunto con scritto : «Mi hanno sempre colpito quelli che corrono a fare la comunione per primi, sono convinto che sono frustrati. Hanno bisogno di essere i primi almeno li. A messa è pieno di gente che non ci crede

La sua è una presa di coscienza, un'eresia moderna contraria ai dogmi e ai principi del “bigotto cattolico” in senso figurativo, un scisma intellettuale dal pensiero comune. Un distacco dall'ipocrisia che spesso s'infila sotto pelle tra gli appassionati e i devoti come un veleno che contamina ogni buona intenzione a segnare le anime dei contagiati.

E andate a messa   Ammazzate la madre per il vostro cane vi truccate da ore per l'esibizione   E andate a messa   Vi mettete il vestito della messa per placare la vostra coscienza ma tanto siete voi, siete sempre voi!   Fate la comunione per primi perché vi veda il prete oppure per ultimi perché vi vedano tutti.   Non siete voi che dovete andare a messa ma quelli che credono davvero   Come siete religiosi quando state male come siete premurosi quando il gioco vale   “Siete ipocriti schifosi e anche pericolosi altroché!”   (Da "E andate a messa")  
Approfondimento

Per quanto mi riguarda ho molto apprezzato il fattore genuino di questo misterioso autore che ha comunque messo a nudo una parte di se aggiungendo ad ogni scritto nel finale una breve spiegazione precisa di quello che ogni riferimento e frase volevano intendere.

Questo mi ha lasciato allo stesso modo anche perplesso, in effetti perché un poeta dovrebbe avere tutta questa premura di spiegare in maniera così meticolosa ogni ispirazione!? Forse per timore di non essere capito, o semplicemente per un eccesso di genuinità?

Nonostante tutto, pur citando canzoni dello stesso Vasco nei testi come “Siamo solo noi” o “Vita spericolata” Franco è riuscito comunque a dare un'impronta tutta sua ai suoi versi, come nel testamento di Un uomo, perché ogni individuo deve restare autentico, deve lottare giorno dopo giorno per continuare a sognare senza lo sprezzo del pericolo.

Qui giace un uomo buono non ha capito la vita e la vita non l'ha risparmiato   Qui giace un uomo semplice ha vissuto con poco è morto con niente   Qui giace un uomo stupido ha capito che stava perdendo e ha deciso di continuare a sognare   Qui giace un uomo inutile ha passato la vita a dannarsi e non ha mai vissuto felice[...] (Da “Un uomo”)
Fabrizio Raccis  

Videorecensione

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