Categoria: breve storia

Sono cose che non ti scegli

Lei è una donna lieve, passa senza far rumore e sparisce, sembra che voli e che non lasci le mani mai da nessuna parte. Resta il profumo dei suoi capelli, una scia di note bemolle, della sera accanto a lei. Gli anni hanno stagionato la sua volontà, è forte. Non si interessa di nessuno, si interessano gli altri. Lancia sguardi a basso raggio, criptici, mai smarriti, come se seguissero delle rotte di avanscoperta, mai di collisione. In qualche modo ignora le impressioni altrui, evita le decisioni più forti in cui si finisce inesorabilmente incastrati più per evoluzione che per destino. Passa, e quello che tocca con l´anima cambia. Ma succede raramente. Forse non si sente pronta, o giusta, altrimenti portata.

Le si ghiacciano le lacrime, le strappa con uno strofinaccio da cucina. La casa è una stazione vuota di pensieri tornati indietro a strappare i biglietti. È cambiato il futuro, è cambiato ancora troppo presto. Il cuore lasciato nella tormenta tra i fischi del vento del nord, i pezzi di ghiaccio e neve dei giudizi, i coriandoli di brina ghiacciata controluce che disegnano arcobaleni lontani: è speranza. Sono entrate troppe cose dentro, a viverla, a scuoterla come un albero d´autunno al vento con un netturbino a rastrellare le foglie perdute. Son sfociate troppe cose, come un fiume che si versa in mare fa incontrare ecosistemi diversi. Il tempo è dalla sua. Il tempo è sempre dalla nostra quando si tratta di far sparire i segni depennati, sogni di inchiostri poco simpatici, quando si tratta di restituire le cadute e i lividi comprati quando erano ancora sorrisi e abbracci.

Quando una parte di te dice che non vuole più vivere, che non vale poi la pena per quel poco. Il telefono squilla. Non tutti l’hanno dimenticata. La segreteria è piena di messaggi mai ascoltati e non può più registrarne altri. Il frigo è uno specchio e il salotto è retrò , con vecchi quadri di modelli di Ford americane del dopoguerra , una luce soffusa accompagna il giro dei dischi di autori sconosciuti ai più. Tende di fiori ricamate agli orli che tutti potrebbero azzardarsi a criticare e un servizio da tè di famiglia molto british. Marta, così si chiama Lei, cammina a piedi nudi sul cotto e piange parallela ai muri. Piange la bellissima primavera, le calze sfilate il giorno in cui l’ha perso. Piange la pelle che resterà troppo coperta, piange le ultime chiamate perse e le strade neanche prese.

Qualcosa è perso. Occhi verdi da far male. Un treno sferraglia lacerando la notte. Appesi i perché, stelle bruciate proiettate su vagoni che sanno già la strada e hanno la voglia di deragliare, una volta tanto, e solcare un campo di fiori e lì morire. Marta apre un vecchio quaderno di poesie e rilegge righe che sembrano anni, usciti troppo presto e storti macchiati dalla tanta vita che si può. Si cresce piano, e poi improvvisamente diventi grande e ancor più in fretta ti senti vecchio. Con gli anni le lacrime diventano cristallo, stanno lì a lottare con la coscienza Swarovski, con il mi si squaglia il trucco, con il cosa penserà.

Pesa ogni attimo, si piega a fatica ogni ciglia per guardare i film girati dalla mente proiettati sulla storia del presente : o sei un buon regista e ti scegli il finale con freddezza o finirai che il tuo posto sarà altrove. Un punto morto, un vicolo cieco, un´interruzione, un aborto, un rigetto. E non li scegli, semplicemente te ne accorgi quando ci finisci dentro. Le gambe tremano, il respiro manca e i tuoi punti fermi ti si sbriciolano sulle scarpe.

- Mi son capitate altre cose oltre a te.

- Speravo di essere la più bella.

Sono cose che non ti scegli, semplicemente ci vivi dentro mentre succedono. Qualcosa è cambiato. Per sempre. E con naturalezza vai avanti o con naturalezza ti struggi. Anche questo non lo scegli. Marta non si sente giusta, per l´ennesima volta. Lei che non cercava amore ma AMORE. Ma quando si arriva a quel punto in cui il nodo si deve stringere, in cui deve essere pronto a sopportare tutto il peso e tutta la gioia, in cui deve unire le estremità in maniera decisa , capita che si sciolga. Allora ripensa a cosa è stato sbagliato, inopportuno, prematuro, o in ritardo, inaffidabile, non promesso. Stringe i pugni, sola. Ogni storia è sempre l´ultima forse. Quella per cui il dispiacere ti sopraffà, quella in cui rimpiangi solo le cose belle, quella telecomandata con le pile scariche. Dalla separazione al ricordo c’è la distanza di un secondo.

Marta cerca, le ragioni, sé stessa, la giustizia, e la misericordia. Ma trova disperazione. Perché un mondo travagliato come quello di un amore spento offre vuoto e misero odio, per i gesti, le persone, le promesse. Ancora sola, forse da sempre. Non tutte le cose sono rivestite da un senso, ci sono quelle nude e crude. Si appendono alla tua vita come un attaccapanni qualsiasi in un momento qualsiasi, magari dalla nascita. La gente ti passa davanti e nessuno lo toglie, quell’attaccapanni. Quelle cose che si mischiano al tutto ti fanno diventare ciò che sei. Conservi quel difetto, ci credi sempre che un giorno-poi-magari qualcosa te lo leva, ci credi ancora e vivi come se non ci fosse altro.

Marta è musulmana e può sposare solo un uomo della sua fede. Non tutti lo capiscono, è un vestito da vestire non un concetto da spiegare. Lo scegli e poi non lo smetti più. Sperava che si sarebbe convertito e l´avrebbe sposata. Un´idea approssimativa a cui lei ha dato l´anima, una speranza bruciata in mesi di promesse per prendere tempo. Vorrebbe piantarsi un coltello nel petto, in questa istantanea, ma non sarebbe giusto. Nessuno capirebbe, nemmeno la sua fede sparsa tra la gente. Finirebbe, insomma, per peggiorare le cose. È stata usata. Succede a milioni di donne, e quasi tutte si lamentano. Ma non lei.

Si inginocchia e prega. Prega per un mondo che deve cambiare, prega per le cose che non può cambiare, prega per restare viva, dentro, e tornare a credere ancora, un giorno. Che l’amore non è un difetto. Bussano alla porta. È l’amico di Ahkmar, il cugino, che chiede del sale per la cena. Lei ha ancora le ginocchia rosse e le lacrime tra le pieghe degli occhi e una giornata vissuta sulle spalle del tempo. Lo guarda in viso, barba nerissima ispida, occhi neri e abbronzatura. Gracilino e insicuro, non voleva disturbare. Porta solo un sorriso di denti bianchissimi e comune polvere di periferia. Il sole brilla in fondo ai suoi occhi. Marta si aggiusta un ricciolo di capelli e scappa in dispensa a prendere il sale da far avere al cugino. Nel tragitto il cuore si muove, lo stomaco si muove, il sorriso si muove.

Sono cose che non ti scegli, semplicemente ci vivi dentro mentre succedono. Qualcosa è cambiato. Per sempre.

abc
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