Categoria: castoldi

Recensione di Secretum di Rita Monaldi e Francesco Sorti

Secretum è il secondo libro della serie che vede come protagonista l’abate Atto Melani, una figura storica realmente esistita, un cantante castrato che ha girato le corti di tutta Europa per la sua grande abilità canora, e che si ritrova qui a essere anche un agente segreto al servizio del Re Sole. Sia questa vicenda che la precedente contenuta in Imprimatur si svolgono a Roma, a 17 anni di distanza una dall’altra, rispettivamente nel 1700 e nel 1683.

In Secretum Melani si trova nella città eterna per partecipare ai festeggiamenti per le nozze della figlia del cardinale Spada nella villa anonima e nei terreni di proprietà della famiglia. O questo almeno è ciò che sembra. Già dopo poche (centinaia di) pagine si intuisce che in realtà Melani sta controllando e intrecciando rapporti molto più profondi con gli invitati presenti alla villa, in vista del Conclave che sembra approssimarsi sempre più velocemente con il peggiorare della salute del Papa in carica.

Gli accordi in cui Atto è invischiato non riguardano solo la Francia, paese per cui lavora, ma anche quasi tutti i maggiori Stati europei del tempo, come ad esempio l’Italia e la Spagna. Atto Melani sa forse troppo di tutti, è forse troppo attento a tutto ciò che lo circonda e non è benvisto dai suoi “colleghi”, ma è pur sempre una spia che sa fare il suo lavoro. E una brava spia ha i suoi segreti, ed è capace di mantenerli tali. Per questo non dovreste mai fidarvi delle parole che leggerete. Nemmeno se sapete di avere tra le mani il suo diario personale.

Nonostante la narrazione segua una via principale, le miriadi di stradine laterali che sia aprono lungo il percorso possono a volte disorientare un po’ il lettore. Rita Monaldi e Francesco Sorti sono stati abilissimi nel districarsi tra tutte le parole che hanno scritto, ma non è detto che anche i lettori riescano a fare altrettanto. I 10 giorni in cui l’azione si dipana sono dilatati su più di 800 pagine, tante anche per i più affezionati al genere del romanzo storico.

Secretum non è sicuramente un libro adatto a tutti, soprattutto non a coloro che hanno fretta di arrivare alla fine e a scovare un colpevole, forse proprio perché un colpevole qui non c’è. Non è un thriller, ma un libro di rivelazioni. Quella dell’abate Melani è una saga con la quale i due autori si sono cimentati per ricostruire la vera storia che si potrebbe nascondere dietro ad alcuni documenti che hanno scovato nelle biblioteche di tutto il mondo durante le loro ricerche. Si parla di firme falsificate, di una storia completamente diversa da quella che è scritta sui libri di scuola. Il tutto viene chiarito alla fine del libro, dove trovano spazio le prove documentali a sostegno della (ipo)tesi che viene fuori durante la lettura.

 
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Approfondimento

È difficile non cedere alla tentazione di confrontare Secretum con uno dei romanzi storici italiani più famosi al mondo: Il nome della rosa di Umberto Eco. Anche solo osservando da lontano i protagonisti, l’abate Atto Melani, un uomo furbo e colto, e il semplice garzone di casa già conosciuto in Imprimatur e assunto qui come diarista dall’abate, viene naturale collegarli con il geniale frate detective Guglielmo da Baskerville e il gentile e ingenuo Adso del libro di Eco.

Una debolezza comune a tutte le genti, tranne che all’italica, è infatti l’orgoglio di popolo.

Il nome della rosa ha ottenuto un enorme successo per quella sua capacità di prestarsi alla lettura da parte di un pubblico molto vasto, che va dagli amanti del giallo storico, agli appassionati del Medioevo fino ai grandi professori letterati che sono in grado di cogliere anche le citazioni intertestuali più alte o i riferimenti ideologici ai giorni nostri. Forse Secretum non arriverà mai all’altezza di un maestro come Eco, ma ritengo che Rita Monaldi e Francesco Sorti abbiano fatto del loro meglio per avvicinarsi il più possibile.

Finalmente 13 anni dopo la rinuncia del contratto di pubblicazione che era stato siglato con Mondadori da parte della stessa casa editrice, possiamo leggere un libro che merita tutta la nostra attenzione, oltre che per la storia, anche per la lingua, un italiano antico ma che risplende di bellezza. Un ottimo lavoro per due autori italiani residenti a Vienna, che ha dovuto ottenere un successo enorme in tutto il mondo (addirittura fino in Asia) prima di poter essere pubblicato nella sua lingua originale!

abc

Recensione di La forma minima della felicità di Francesca Marzia Esposito

A non fare si spende poco. A non essere si spende pochissimo.

Questa è Luce, è la sua filosofia: lei non fa e non è. La sua vita la vive sul divano, mangiando fette biscottate e guardando il canale 32 per gli acquisti. Niente le fa dimenticare il mondo come il canale 32. Ipnotizzata da quelle mani con le unghie smaltate che mostrano al pubblico anelli e bracciali. Niente voce, solo immagini. È una donna depressa, vegeta in casa, diventa un tutt’uno con il pavimento. Tutto tende ad andare verso il suolo: mensole, libri, cassetti, vita. Non lavora, non esce di casa, la spesa se la fa arrivare davanti alla porta, l’unica sua entrata finanziaria è l’affitto dell’appartamento 51, ma anche quello è vuoto da un po’. Come tutto il resto poi.

L’unico conforto è il silenzio. Anche Bambina, la figlia del fratello Yuri, si sente a suo agio nel silenzio. Lei è muta, ma per sua volontà: ha deciso che non vuole più parlare. E due persone che sono abituate a non dire una parola forse si capiscono meglio di molte altre. Con post-it, numeri e a piccoli passi, Bambina riuscirà a indicare la strada a Luce, la prenderà per mano e, come se i ruoli si fossero invertiti, la terrà al sicuro da quel mondo che la minaccia a ogni passo. Comincia così, piano, la nuova vita di Luce.

 

 

La forma minima della felicità è un libro a tratti riflessivo, a tratti poetico, a volte sarcastico, a volte ironico. Potrei dire poliedrico ma preferisco "pieno di risorse", è un modo di dire abusato ma rende meglio l'idea. La commistione di toni è in grado di soddisfare tutti i possibili lettori; chiunque potrà trovare almeno un punto di appoggio per i propri pensieri e sentimenti. Luce è un po’ in tutti noi quando ci sentiamo stanchi del mondo, quando vorremmo solo stare in silenzio. Quel silenzio che ci protegge e che ci uccide. Contemporaneamente.

Luce ci insegna, a suo modo, che ogni tanto chiudersi in casa può far bene, che la realtà non è solo là fuori, è dentro di noi e non dobbiamo perderla di vista. A partire dal cuore. Senza fretta. Ognuno con i suoi tempi. In un mondo troppo veloce, rallentare è forse l’unica soluzione.

 

Approfondimento

Il personaggio di Luce sembra essere l’esatto contrario di quello che il suo nome suggerisce: vive al buio, non apre le finestre, il sole la infastidisce e soprattutto è lenta. Non viaggia, appunto, alla velocità della luce. Se la luce, quando si sposta, vede il mondo attorno a lei passare al rallentatore, per Luce è l’opposto: tutti vanno troppo veloci e lei non riesce a stargli dietro.

Esilaranti sono gli intermezzi ironici con i quali l’autrice spezza la narrazione e gli avvisi che amministratore e condomini appendono in giro per lo stabile, rispondendosi prontamente a vicenda con un pungente sarcasmo.

AI MIEI AMICI LADRI SONO LIETO CHE IL MIO NUOVO ZERBINO ABBIA RISCOSSO TALE SUCCESSO. COSTAVA 12 EURO, LO AVEVO PRESO DUE GIORNI FA ALL’OVS. NE PRENDERÒ UN ALTRO. CHE COLORE? MAURIZIO Rosso! Verde Beige Se c’è qualcosa di disegnato. Con una scritta per me.

Ammettetelo: è un po’ quello che vorremmo fare tutti, ma che per quieto vivere non facciamo. A questo servono i libri: a vedere realizzati i nostri sogni, seppur nelle pagine di un libro. Aspettando una forma quasi massima di felicità.

abc
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