Categoria: cicala

Recensione di In morte di una cicala di Maria Silvia Avanzato

Cima d’Argile è un piccolo tranquillo paese letale, uno scrigno di storie che si intersecano per formarne una: quella della “cicala”. Cima, corteggiata dal fiume e spaventata dal bosco, non ama le persone che fanno quel tipo di domande capaci di scoperchiare verità nascoste. Si nasconde dietro la monotonia, la vecchiaia, le spallucce. Poi in paese arriva Azzurra, che è di Bologna, ma è legata a questo grande silenzio ancora prima di mettervi piede: l’unica amica della sua vita, Barbara, è di Cima. E il futuro che gli offre Giorgio, il prossimo e unico amore incompiuto, è a Cima.

Barbara è una ragazza che si sente libera e che gli altri vedono ribelle. Fuma, si droga, elemosina, canta in giro, non si lava, scappa. O per meglio dire era. Nessuno l’ha più vista da anni, in paese nessuno la conosce, la famiglia sostiene che sia morta in un tragico incidente. Considerando il tipo di persona non pare strano. L’unica certezza è che qualunque cosa si racconti su Barbara a Cima d’Argile non sia sostenuta da alcuna prova. Alle prese con la disillusione di oggi, Azzurra, in cerca di collegamenti con il passato che ha perso. Quel collegamento è Livia, un’amica inaspettata, una vecchia mezza cieca, l’unica che voglia parlare. Fornire indizi. Mentre svetta la figura matriarcale di Ilda Granato, la diva, ancorata al suo passato neanche troppo glorioso da attrice che non le basta per pagare le spese. Una presenza sibillina, impicciona, forte, persino sgradevole. E del tutto destabilizzante per gli equilibri di un paese che da fragile può diventare improvvisamente pericoloso.

La terra può inghiottire qualcuno senza lasciare tombe nei cimiteri, il fiume può risucchiare segreti. È complicata la resistenza alla realtà di Azzurra, è imprudente la sua tenacia. La morte spaccherà più volte questa storia, narrata da tre personaggi diversi, lasciando ogni volta impreparato il lettore a sentir raccontare proprio quel personaggio. Maria Silvia Avanzato sceglie, infatti, di presentare il personaggio narrante poco prima che lo diventi. Manca così la fiducia nei suoi confronti, prevale lo stupore. Il modo di raccontare dell’autrice si avvicina a quello degli storyteller, di chi racconta storie per il piacere di farlo, attraverso i particolari, i colori, i sapori, gli odori, coinvolgendo i sensi. Questo è particolarmente evidente all’inizio e per un terzo del libro, in cui mancano gli elementi tipici del thriller e rimane un elemento costante e distintivo. Naturalmente a un certo punto il ritmo, quasi una frenesia tenuta a bada, e lo spazio degli avvenimenti toglie aria alla bellezza costruita in precedenza. Devono. Non è questo a essere atipico, piuttosto lo è lo spessore della scrittura per un thriller. Maria Silvia Avanzato punta sulla sua capacità di descrivere (le persone, i luoghi, i pensieri) in primo luogo, poi usa a suo piacimento gli elementi del thriller/noir come mistero, pressioni psicologiche, terrore. Vi riveste la storia con essi, non viceversa.

 
 

Approfondimento

Questo è il segreto di In morte di una cicala. E chi è stanco di leggere thriller fotocopia, sempre più spietati e con sempre meno storie raccontate all’interno, apprezzerà questo libro. Riconosco tuttavia che chi ama uno stile scarno e frettoloso potrebbe trovare la scrittura effettivamente “carica”, considerando il genere, anche di aggettivi. Una delle questioni forse più discusse nella letteratura in generale è quella sull’uso degli aggettivi. Esistono diverse scuole di pensiero, alcuni, tra cui scrittori, docenti e corsi di scrittura creativa ne demonizzano l’uso, altri ne sconsigliano comunque un largo uso. A me le regole non piacciono, quando si parla di scrivere. Penso che lo stile dell’autore si debba manifestare com’è, piccole limature escluse. Suppongo anche che la bravura autorizzi a prendersi delle “licenze”, intendo infrangere qualche presunta regola. Ciò che conta è saperlo fare bene.

Una cicala scappa, ma cima d’Argile è un paese piccolo, dove vuoi che vada. E poi alle volte anche il mondo è piccolo, pure se scappi in Francia. A noi lettori non resta che riacciuffare tutto, alla fine, trovare il senso di tutte quelle cose senza senso che si fanno per sperare.

abc
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