Categoria: l’amore

L’amore ci farà a pezzi

Omaggio a Ian Curtis e ai Joy Division

Tu sei voltata dalla tua parte. Il letto è congelato.

Io, sono congelato.

Chi dei due fingeva di essere già addormentato per non augurare una notte tanto buona quanto ipocrita? Anche adesso che le ore conducono verso l’alba sento nei nostri respiri un sonno fasullo. Non mi stringi, non mi tocchi per parlare, non accendi la luce. Non lo faccio neppure io, non servirebbe più a nulla. Avrebbe più senso che uno di noi si alzasse e svanisse nella notte, che mandasse un amico dopo qualche giorno con un sorriso di circostanza, armato di scatoloni per svuotare di condivisione la nostra vita. Non facciamo neppure questo, attendiamo reciprocamente un passo troppo difficile da affrontare. Restiamo lì, svegli ed immobili, appostati come sentinelle a tener lontani pensieri troppo dolorosi perché li si possa lasciar passare, entrare, esplodere. Sentinelle di due campi nemici.

Non sai dirti mai quando le cose cominciano a finire, anche a guardarsi indietro. Non sai su che giorno del calendario segnare una data, dove segnare l’inversione di tendenza sul grafico di un progetto di vita che misteriosamente smette di produrre utili e comincia a divorare capitale. Soltanto ieri abbiamo parlato di dove andare in vacanza con la voglia e l’entusiasmo di una visita all’obitorio. A ripensarci mi accorgo di aver tenuto nascosti i luoghi che vorrei visitare, perché in quelle immagini assolate tu non ci sei. Sono sicuro che tu hai fatto lo stesso. Non è passato molto tempo da quando progettavamo vacanze con mesi di anticipo, in pieno inverno, spendendo in guide turistiche e mappe più che in biglietti d’aereo, da quando sognare non era mai troppo. Non è passato molto tempo.

Un’eternità.

Scarborough002

Si dice che prima del crollo venga il tempo delle frasi di maniera, dei non sei tu, è colpa mia, dei non so cosa sento. A noi non è mai successo. Eravamo difettosi quando ci siamo scelti e andava bene così, eravamo difettosi in modo perfetto. Ora però non sopporto ogni tua singola mancanza come fosse un crimine ordito contro di me, tu non perdi occasione per darmi tutte le colpe. Ladro di anni che ti ho rubato.

Beninteso, non me ne frega nulla di quello che dici. La colpa è tua, lo so bene. Lo so bene?

Un anno fa, sei mesi fa. Che data segnare sul calendario per mettere un punto, per poter finalmente dormire?

C’è un prima che è marcito, ovvio. Marcito fino a diventare la palude su cui questo letto ghiacciato galleggia. Mi ricordo di te in quel prima, che brilli a rendere opaco ogni altro ricordo. Incontrarsi, inseguirsi, notti che non finivano mai e mattinate passate nel dormiveglia, in attesa tremante. Sempre meno il tempo tollerabile da passare lontani, fughe d’amore ad ogni fine settimana. Poi casa, tu ed io, la promessa solenne di non permettere alla routine di mordere forte, di dare ad ogni giorno un motivo per essere ricordato. Siamo due pazzi e siamo immortali, in fondo, come potrebbe mai essere diverso da così?

Quando ha smesso di essere vero?

Un giorno sei tutte le mie fantasie, quello dopo sei la prima a cui le racconto. Quello dopo ancora la tua voglia essere la prima mi irrita come una catena a strozzo. Forse il punto andrebbe messo lì, forse nel momento in cui il tuo “Niente” alla domanda “Che cosa c’è?” ha smesso di significare il desiderio di un abbraccio per diventare un “non mi rompere i coglioni”. Forse. Forse sono vere tutte quelle cazzate sull’uccello del paradiso che si posa solo sulla mano che non lo trattiene, sulla necessità di essere due mondi che si sfiorano e non la fusione pasticciata in uno solo. Forse. Noi però non ci siamo riusciti. Un giorno mi cerchi in ogni angolo e quello dopo ti sono tra i piedi ad ogni passo.

Sospiri.

Lo sai che sono sveglio. Devi essere scomoda in quella posizione, da ore. Vorresti girarti ma non lo fai, anche l’intimità del solo riconoscersi immersi negli stessi pensieri deve esserti tanto insopportabile quanto a me, stanotte. Non piangi nemmeno più, da tanto, tantissimo tempo. La palude ha gelato anche le lacrime.

Dovrei alzarmi, concederti almeno un paio d’ore di sonno, anche se lo prenderesti come l’ennesimo gesto di disprezzo verso di te, non certo di attenzione. Anche se ormai poco di tutto questo ha senso.

Quale data è quella giusta da segnare? Quel giorno che mi hai aggredito per aver cambiato la password di Facebook, quel giorno in cui ascoltavo i rumori della tua doccia mentre sbirciavo frenetico i messaggi sul tuo cellulare.

In fondo dovremmo odiarci, ora che l’amore è fuggito via. Forse tu già lo fai, lo devo ammettere che ti ho dato motivi sufficienti per farlo. Se le cose fossero semplici afferrerei i miei, di motivi, e farei lo stesso.

Non ci riesco. Non ti amo, non ti odio, sento solo questo grande gelo che non ha neppure il merito di tener lontani tutti quei ricordi che mi graffiano come maledizioni felici. Dovrei odiarti, eppure cosa?

Eppure restano le carezze, gli occhi sognanti, i respiri che si cercano. Restano le ore strappate al dominio del tempo per raccontarsi a vicenda. Restano i nugoli di domani ronzanti su fogli di carta strappati chissà dove. Restano bottiglie di vino che non avevano alcun diritto di finire, fotografie mai scattate di luoghi ancora da visitare e fotografie che non serve guardare, se non per sbiadire ricordi molto più vividi. Resta la realtà e restano i ricordi. Resta la voglia di non essere in nessun altro luogo al mondo, viaggi altrove, in infiniti altrove.

Dovrei svegliarti, stringerti, raccontarti che tutte queste cose non sono marcite, non sono gelate, sono lì appena sotto la superficie e basta afferrarle per farle tornare reali e presenti.

Dovrei dirti che andrà tutto bene ma non lo faccio, perché tra tutto ciò che resta qualcosa ora manca, per sempre. Noi.

Noi non restiamo. Abbiamo già preso strade che ci portano a mondi differenti, realtà lontane unite solo da deboli eco di rimpianti che vanno spegnendosi. Un giorno non lontano queste ferite saranno rimarginate, il passato un silenzio ovattato che non sentiremo più. Un giorno anche il più coriaceo di questi spettri felici si stancherà del nostro limbo e si dissolverà annoiato.

Ci saranno nuove notti che vorremmo non finissero mai, nuovi occhi che non potremo smettere di fissare, nuovi corpi caldi sotto le dita. Ci saranno letti e cuori che assicureremo di non far congelare mai. Nuove promesse, nuovi ricordi che scalceranno lontano quelli vecchi. Nuovi per sempre giurati come se non ne avessimo mai infranti altri.

Allora l’amore, l’amore ci farà a pezzi, di nuovo.

Love, love will tear us apart, again.

Giorgio Arcari

abc

L’amore: una riflessione psicologico-filosofica

La pulsione amorosa è quanto di più radicale e ineludibile vi sia nell’essere umano; esso ci attraversa e ci spinge alla continua ricerca del Sé che si rispecchia nell’altro, è forza propulsiva, fonte di vita eterna, che si ritrova netta e pulita al cospetto di Dio.”Ogni evento d’amore è decretato dal cielo”afferma il filosofo U. Galimberti, legando la tematica amorosa alla dimensione trascendente, in quel punto in cui il Tutto diventa Uno, come nella danza di Shiva, la dea orientale che contiene in sé gli opposti, la terra e l’acqua, il sole e la luna, la notte e il giorno, l’elemento femminile e quello maschile, l’Ying e lo Yang.

large“Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire cosa vogliono l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provino una passione così ardente a essere insieme. E’ allora evidente che l’anima di ciascuno vuole l’altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio” (Platone, Simposio, 192 c-d).L’amore per il filosofo Platone non è solo scambio di piacere carnale, ma è anzitutto divinazione, è interrogare il pozzo buio e profondo dell’Essere, perché gli amanti si cercano dentro le parole, parole scavate, scovate, cercate, inseguite, braccate da quel sentimento che lega indissolubilmente gli amanti oltre la morte stessa. Amore e l’amicizia hanno il medesimo etimo: a-morte; essi tengono lontani dalla morte interiore e danno vita all’essere stesso che s’incarna nel desiderio dell’altro, un altro solo intravisto nel buio del pozzo profondo. Attraverso la fusione delle anime si perviene alla dimensione metafisica che consente la percezione del Bello/Buono assoluto, laddove riposa la Sapienza che è nient’altro che logos.

Ecco che oggi, più che mai, in cui sfrenato è l’individualismo narcisistico, si rende urgente riproporre il tema dell’amore in chiave classica, inducendo a una seria riflessione e aprendo finestre di pensieri che smantellino l’io mascherato alla ricerca della propria identità. Operazione consapevole in cui l’individuo oggi si riconosce, di là delle convenzioni sociali che non rappresentano più un vincolo come nel passato. Nei tempi attuali l’amore ha cambiato radicalmente forma, è “diventato il luogo della radicalizzazione dell’individualismo, dove uomini e donne cercano nel tu il proprio io, e nella relazione non tanto il rapporto con l’altro, quanto la possibilità di realizzare il proprio sé profondo”. Mentre nelle società tradizionali il singolo aveva poco spazio di realizzazione personale, oggi l’individualismo rende l’amore il luogo della scelta consapevole che diventa assoluta (ab-soluta), sciolta da tutto, in cui ciascuno libera quel profondo se stesso che non può esprimere nei ruoli che occupa in ambito sociale.

large (1)In questa ricerca bisogna andare cauti; ecco che una rilettura di Platone può aprire nuovi orizzonti sulla relazione amorosa, tenendoci lontani da un esasperato narcisismo, poiché oggi l’amore è il luogo della nostra irrazionalità travolgente in cui si cerca un ambito di libertà nella società razionale della tecnologia, sicché l’amore è violazione dell’integrità degli individui, è toccare con mano i limiti dell’uomo, perché esso non è solo una vicenda umana ma un’esperienza metafisica di quell’uomo che solo tra gli esseri viventi sulla terra ha consapevolezza della morte; il che lo obbliga al pensiero dell’ulteriorità legando l’amore alla trascendenza. Dio, infatti, si riconosce in tutti i nomi che gli vengono assegnati, perché ama l’accadere libero della vita, che nulla vuole e nulla giudica, perché, come dicono i mistici, semplicemente ama. Occorre ricondurre il pensiero alla figura di Dio, in cui si dissolvono le storicizzazioni dell’essere e ci s’incarna nel pensiero profondo del limite. Solo ricongiungendosi con l’Eterno, si desidera costruendo sulla mancanza, ridando forza a quel sentimento, che è de-siderium, caduta de-sideribus, incontrato sulla strada che conduce all’immortalità attraverso l’esperienza stessa della morte. Così nella meditazione, come nell’orgasmo, si sperimenta la morte della propria individualità immergendosi nel ritorno all’Essere che è nostalgia di ciò che fummo, prima di essere gettati in questo mondo. Allora si scopre che nessuno è legato indissolubilmente al proprio sesso, ma che l’ambivalenza sessuale è quanto più ci caratterizza; il che obbliga le terapie psicologiche a riconfigurare se stesse, in nome di quel desiderio di totalità mai sopito. Si scoprirà così che perversioni sessuali e idealizzazione dell’oggetto attengono alla materia umana e che nessuno può sottrarsi a questa logica, perché esse non sono altro che eccesso di ciò che siamo.

abc

Niente liste di buoni propositi, per il nuovo anno basta l´amore

Il 2013 per Leggere a Colori é stato un anno grandioso. Abbiamo conosciuto tanti di voi, abbiamo reso il sito piú completo e ricco, abbiamo raggiunto dei traguardi che ci eravamo prefissati. Ma non staró qui ad annoiarvi con le nostre piccole conquiste. A voi in fondo importano i contenuti, leggerci e basta. Tra il croissant e caffé vi scrivo il mio messaggio per la fine dell´anno. Non é a reti unificate ma funziona lo stesso.

Inevitabilmente ogni anno giunge al termine e si fanno, chi piú chi meno, resoconti e progetti. Come a darci un voto, come a inciampare di nuovo sulle cose che ci hanno fatto male. Non si deve ma si puó, e puntualmente si fa. Si pensa con le porte scorrevoli in movimento, qualcuno e qualcosa sono usciti e rimasti fuori e qualcos´altro é entrato. Di fretta, di malo modo, in ritardo, in anticipo, per fortuna, di grazia, per il rotto della cuffia, per sbaglio. Il tempo ci modella, diventiamo altri che sono un po´sempre gli stessi. E tra tutte le cose aggiunte o tolte ci ritroviamo a confrontarci con la vita, spesso proprio a fine anno. Andrebbe bene anche il 5 Maggio o il 23 Settembre, peró non ci ricordiamo. Cosí come non ci ricordiamo perché si festeggia il Capodanno.

Sapevate che "nel 46 a.C. Giulio Cesare stabilì che il Capodanno cadesse il 1° gennaio? I romani dedicarono quel giorno a Giano, dio delle porte, delle soglie e degli inizi. Il mese di gennaio prese nome dal Giano bifronte, che aveva cioè due facce, una rivolta in avanti e l’altra indietro”. Da allora guardiamo tutti in avanti e indietro, ma probabilmente non c´era bisogno di una festivitá ufficiale per questo. Il punto é che abbiamo davvero bisogno di pensare chi siamo diventati, dopo un anno. E cercare di capire se abbiamo trovato il modo giusto, se ci siamo piú adeguati o piú allontanati dalle banalotte veritá che appartengono a tutti, se ci siamo concessi di crescere. Abbiamo bisogno del riscontro anche degli altri per questo, che il loro metro é piú preciso, dobbiamo pensare a come abbiamo dimostrato di essere persone migliori e quali cattiverie e gesti negativi ci siamo portati dietro.

imagesIo penso che non servano liste di nessun tipo. La speranza non dipende dagli avvenimenti dipende da quello che vogliamo vedere noi. Dal coraggio che abbiamo. Se proprio dobbiamo fare una lista mettiamoci la speranza. Per alcuni sará un puntino lontano per altri sará la casa in cui abitano, ma certe cose anche in piccole dosi ti sanno salvare. E la speranza é una di quelle. E dato che abbiamo la penna giá in mano aggiungiamoci l´amore. Descrivere l´amore é sempre riduttivo, perché esistono molti tipi di amore e si dimostrano in molte maniere diverse. Prendiamone uno dal mazzo e scombiniamoci, nessuno si aspetta di ricevere piú amore a questo mondo quindi se noi lo faremo saremo la felicitá inattesa di altri. E in quest´ottica l´amore ci renderá anche piú tolleranti, ci ricorderá che siamo tutti diversi e non é necessario avere sempre ragione per sentirsi bene, l´amore ci renderá meno sospettosi alle differenze, ci permetterá di vincere una lotta mai iniziata. E se tra noi ci sono ancora spazi troppo grandi forse ci fará avvicinare un po´di piú, il tanto per percepire la presenza e le buone intenzioni. Diamo piú amore e "saremo" piú amore. Accorgiamoci degli altri, lasciamo che gli altri si accorgano di noi.

Come? Volete fare lo stesso la lista? Va bene, vi presto la penna. Vi auguro che i vostri desideri si possano avverare ma sopratutto che voi ci tentiate forte. Tentare fa bene, uccide i rimpianti e ci riempie d´orgoglio, e l´orgoglio degli sconfitti puó anche essere migliore di quello dei vincitori. E dedicate le energie, il tempo, il denaro piú per le persone che per le cose. La vita é un attimo, perderemo cose e persone prima o poi, e far diventare le persone importanti é una gioia da cui non si torna indietro.

Ci leggiamo su queste pagine l´anno prossimo. Magari con un po´di amore e speranza in piú, chissá.

Con affetto.

PS: chi lo desidera puó seguirmi su Facebook. Trovate di seguito il bottone.

abc

Ti giri un attimo

Ti giri un attimo. Porgi la guancia al vento, le mani ad un estraneo temporaneo. Fumo, luci, alcool, il lounge. Cerchiamo di respirare su un wisky e cola. La lotta per non far passare tutto invano, per non essere come quel numero in panetteria, strappato, tenuto nelle mani sudaticcie e lasciato. Per non essere mai più riutilizzato. Quella fragile lotta ha inizio.

L’appuntamento. La sorpresa decresce ad ogni minuto, fino a scoppiare, come bolle di sapone soffiate con troppa forza in un cielo adrenalinico. Io sono lì all’angolo, da un imprecisato numero di anni e da quell’angolo che è più un sentimento che un posto ti guardo parlare. Cosa mi stai dicendo? Soprattutto cosa non mi stai dicendo? Vuoi tracciare un sentiero e farti seguire, vuoi restare nascosta ? Lo smalto, il modo di lisciarti i capelli, il finto sguardo perso, la dipendenza da social network nel cellulare, il profumo lieve quasi solo di pelle.

Ti giri un attimo. Mi guardi. Cerchiamo di respirare su un wisky e cola. Ma su tavoli diversi. Togli tutte le domande, togli tutti i perché. Lasciamo aspettare tutto. Senza tentare di capire cosa siamo. Abbassi la voce, la sera decresce, ti fai meno sicura. Poi arriva il tuo compagno, si siede accanto a te e siete una cosa nuova. Non si può rinunciare alle cose belle. Non si possono disconoscere per egoismo.

Resto lì a studiare il concetto di distanze con melanconico trasporto, sì quelle non di metri. E' stato solo un se. Uno di quelli che valgono il sogno. Viviamo anche di sogni che si girano un attimo.

abc

Parole dopo l’amore, sul finire della notte

Lui è alla finestra. Nudo, fatta eccezione della sigaretta. Farà tanto cinema, ma non gli è mai piaciuto fumare sdraiato. Guarda fuori, senza realmente vedere nulla. Il suo corpo è un curioso miscuglio di muscoli rilassati e di muscoli tesi. Silenzioso, alterna boccate di fumo a respiri lenti, profondi.

“Stai bene?”

Di traverso sul letto, sdraiata sulla pancia. Fuma anche lei, il mento appoggiato su una mano, la pelle interrotta solo da un lenzuolo negligente attorcigliato intorno ad una coscia, un piede sollevato.

In un solo gesto lui getta la sigaretta dalla finestra socchiusa e si volta. Lo sguardo corrucciato dal gelo della notte e da pensieri lontani si scioglie in un attimo di fronte a quella posa da diva e a quegli occhi intensi.

Sorride, di un sorriso che diventa una piccola risata interna, intima, mentre si china a baciarla.

“Sto benissimo”. Si sdraia di schiena, quasi perpendicolare, i due volti vicini.

“Eri così silenzioso..”

“Beh, mi sembra che abbiamo già urlato fin troppo”.

“Scemo!” Ride un attimo, poi torna seria “dov’eri andato?”

“Chi lo sa. Ogni tanto la mia mente parte, in cerca di qualche mondo. Soprattutto quando sono felice.”

“Sei felice?” Lo sguardo di lei non attende risposta dal volto poco sotto il suo. Si fissa sullo specchio a parete, proprio di fianco alla finestra.

“Guarda. Come siamo belli. Torbidi di sesso. Puri. Dovremmo farci una fotografia. Tante foto. Una per ogni sensazione provata. Bella, brutta. Fermare tutto prima che scappino via”.

“Bisognerebbe avere sempre a portata di mano una macchina fotografica”. Entrambi guardano la macchina di lei, effettivamente in attesa su una sedia, a pochi centimetri. Ridono.

“Vorrei averla piantata qui nel petto. Per riprendere tutto quello che mi fa accelerare il cuore. Oppure…” il suo tono si fa sardonico “Oppure qui, in mezzo alla fronte. Il terzo occhio della percezione. Ti piacerei lo stesso?”

Nel parlare si muove. Un seno sfugge all’intrico di coperte in cui era incastonato. Lui si allunga per baciarlo, senza staccare gli occhi da quelli di lei, attraverso lo specchio. “Mi piaceresti con un numero qualsiasi di occhi. Tu sei bellissima”

“Banale” ma sorride, ancora.

“Insomma. La verità non è mai banale. Guardati” Le passa la mano sul corpo, mentre gli occhi di entrambi sono fissi sullo specchio, che registra tutto. “Al massimo in questo caso è scontata, mai banale”.

Lei ride “ma quante verità assolute, stanotte. Eppure sono verità soltanto per i tuoi occhi”

“Allora” dice mentre si avvicina a lei, creando mille contatti tra i due corpi ancora accaldati “vorrà dire che i miei occhi hanno davvero un gran buon gusto.” La accarezza di nuovo. “ E non solo i miei occhi”.

Lei gli si rovescia addosso, a cavalcioni. Il corpo ancora carico di sessualità, nei gesti intimi, con un che di fraterno. Gli poggia i gomiti sul petto, occhi negli occhi.

“Adesso cosa facciamo?”

Silenzio. Occhi enormi. Occhi che vanno e vedono oltre l’immediato. Anche troppo oltre, quasi da esserne spauriti.

“Adesso viviamo”.

“E che cosa vuol dire?”

Ad interromperli, da fuori, il canto del primo uccello. Il buio non lascia ancora intendere l’alba, ma ecco qualcuno che già la saluta. Sempre uno comincia, il più sensibile. O il più insonne, chissà. I due lo ascoltano cantare solitario, finché altri si uniscono al coro. E improvvisamente sembra che una nota di viola cominci a versarsi nella luce della notte.

Menti allontanate per un attimo. I corpi, geniali d’istinto, nell’assenza di quel canto hanno cominciato a cercare di nuovo l’amore, da soli. Quando le voci tornano, si sono fatte roche, sussurranti.

“Allora, cosa vuol dire?”

“Non me lo chiedere. Non lo so. Oppure sì, ma significa troppe cose per dirle tutte insieme”

“Due cuori e una capanna?” Ridono tutti e due

“Anche, perché no?”

“Non mi voglio annoiare. Ho paura. Non mi voglio svegliare, tra un mese. O tra dieci anni. Svegliarmi e non avere la certezza di aver vissuto”.

Lui piega il collo per guardare dalla finestra. Lei, sopra, fa lo stesso. Il buio ora è decisamente più tremolante. Note di luce fredda sanciscono l’approssimarsi della fine della notte insonne.

“Allora non dormiamo. Così non dovremo preoccuparci del risveglio. La vita è fatta di tante cose. Giorno e notte. Godere del mondo e starsene intrecciati a letto per ore. Ridere, piangere, leggere, scrivere..”

“Fotografare” lei non si trattiene, e ridono di nuovo entrambi”.

“Fotografare, sì! Esplorare. Fare la spesa, le pulizie, guardare le bollette” facce improvvisamente serie “poi gettarle sul tavolo e fare le borse, per prendere il primo aereo in partenza. Andare via. E poi tornare, senza stancarsi mai di fare entrambe le cose”.

“Fermarsi di tanto in tanto a guardarsi negli occhi…”

“Assolutamente.” Lui si sente un calore nella voce. E lo sente anche nella voce di lei. Un calore nuovo, diverso da quello che li accomuna più in basso, dove i loro corpi si sfiorano, ancora non uniti.

“Sì, guardarsi negli occhi. E poi guardare insieme nella stessa direzione”.

“Questa non è tua, però!”

“No” ammette lui ridendo “ma una buona frase torna sempre utile, come ottima bugia o come ottima verità”. Termina la frase baciandola.

“E questa che cos’è?”

“Credo proprio che sia il caso della verità”

“Credi?” Ora è lei che, sussurrando, lo bacia.

“È la verità, sì”.

Le parole si fermano, mentre i due si cercano con la bocca. Carezze sul viso, sugli occhi. Carezze che colmano fameliche i pochi millimetri che ancora li separano. Un piccolo movimento e lui le scivola dentro. Non si muovono, entrambi sorpresi dal calore che si irradia dalla fusione dei loro corpi, prima ancora che dalla promessa della passione che sta per giungere.

La bocca di lei gli sfiora il viso mentre parla, respiro caldo sulla pelle. “Dunque è questo l’amore di cui si parla tanto..”

“Scopriamolo, abbiamo tutto il tempo”

Lei alza il viso, verso la luce sempre meno confusa che si insinua dalla finestra. “Ma questa nostra notte è quasi finita”

Lui non guarda fuori. Le prende il viso tra le mani e guida i due sguardi ad unirsi. “Chi se ne importa. Il nostro giorno è appena cominciato”. La bacia.

Poi, per molto tempo, non servono loro altre parole.

Giorgio Arcari

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