Recensione di Appena in tempo di Emanuela GiordanoTitolo: Appena in tempo
Autore: Emanuela Giordano
Pubblicato da Giunti - Maggio 2019
Pagine: 240 - Genere: Narrativa, Narrativa Italiana
Formato disponibile: Brossura, eBook
Collana: Terzo tempo
ISBN: 9788809883918
ASIN: B07R2F5ZW9


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Quel 2 agosto del 1980 Natalia ha preso il treno delle 10 e 10, non ha neanche sentito il botto. Non si può sprecare una vita che per puro caso ti è stata lasciata in dotazione senza nessun particolare merito. Non sa se il suo ragionamento ha una logica ma ci crede e questo basta.

Valutazione del recensore
four-half-stars

La domenica è giorno di consuntivi. Il bilancio è in negativo.

È stata una settimana disordinata, turbata da notti insonni e astratti furori, per dirla alla Vittorini anche se non c’è da far paragoni; i suoi, di furori, sono ben poca cosa, ne è perfettamente consapevole. Ma si è rotto comunque un equilibrio. Un equilibrio instabile ma che le assicurava una parvenza di serenità.

Che sia colpa di quel numero scritto a matita le sembra ridicolo. Se basta così poco a destabilizzarla è davvero messa male. Eppure, costituisce un elemento di disturbo. Va presa una decisione. O strappa l’ultima pagina del romanzo o si decide a fare quel numero. Oggi o mai più.

Natalia ha sessant’anni e fa l’insegnante di Italiano, una vita come tante, uguale, semplice, senza guizzi particolari. Divorziata senza figli, divide l’amore residuo dei fallimenti tra Zeus, il suo animale domestico, e l’amica Giovanna, con la quale ha più o meno ricominciato a vivere. Dopo gli insuccessi amorosi con Baldo, Natalia ha deciso di mettere in pausa qualsiasi relazione sentimentale e dedicarsi al viaggio, all’arte e alle uscite in compagnia degli amici, quella birra e lupini insieme a Giovanna possono bastare e riempire il vuoto, un po’ come la lezione di yoga e le trasferte per le riprodotte performance di Govone, poeta tanto amato dal padre.

Quella di Natalia è quindi dopotutto una vita solida che le garantisce la sopravvivenza e la fuga culturale come quell’ultima a Ferrara ne sono l’esempio. Ma di ritorno per Roma succede quell’inaspettato che le cambia i programmi e trasforma le certezze in moti disordinati. Natalia sale sul treno in tutta fretta quasi dimenticandosi del biglietto, è tardi, fuori fa freddo e lei non vuole confusione, il rumore le crea le vertigini, quindi cerca una saletta ben riscaldata, ma più isolata che mai, la trova, si siede accanto a una coppia di sposini giapponesi. Lei che ama osservare la gente si ferma a guardare un uomo seduto in una fila accanto alla sua, un settantenne probabilmente, con la barba bianca perfettamente curata, ordinato, ben vestito, che ascolta la musica, forse Verdi o Rossini, chi può saperlo. Di tanto in tanto gli lancia sfacciate occhiate, perché cerca di interpretarlo, di conoscerlo, così con banali e fugaci sguardi, le piace, un uomo che le garba. Chissà se lui la sta osservando allo stesso modo, in fondo lei è ancora un bella donna, dalle lunghe gambe, fasciate da calze color menta, per fortuna, perché in estate rivelerebbero grovigliosi capillari, ma ora è inverno. I suoi chili di troppo non si notano, il cappotto color melanzana acquistato ai saldi la protegge.

Tornata a casa si sente scompigliata e nervosa perché le sembra che quel tizio l’abbia in qualche modo seguita, ma cerca di non pensarci, si prepara la minestra in brodo e si infila tra le coperte, il giorno dopo si ricomincia con le lezioni a scuola.

La settimana entrante si trova con Giovanna e chiacchiera avidamente fino a spingersi a raccontarle del tizio, che le sembra ancora una volta aver intravisto in autobus, e l’amica quasi si strozza, forse perché teme di perdere l’amicizia conquistata? Giovanna è la spalla di Natalia, le c’è sempre stata. Ma Natalia non ha alcuna intenzione di mettere da parte l’amica.

Tra pochi minuti un uomo e una donna che hanno viaggiato da Bologna a Roma fianco a fianco, senza mai parlarsi, si stringeranno la mano, si scambieranno un sorriso e poi?

Dopo molti tentennamenti alla fine si decide a prendere in mano il telefono, e a comporre quel numero che ha trovato tra le pagine del libro che si era portata in treno, non sa chi possa essere, ma se fosse quel tizio? Ebbene sì, il famoso tizio è proprio colui che in un attimo di giovinezza ha lasciato il suo numero tra le pagine del libro di Natalia, era interessato anche lui… Fra i due comincia una serie di incontri, passeggiate, abbracci che sfociano perlopiù in una sorta di relazione, direi però alquanto zoppa. Franco infatti non è sincero con Natalia, lui le nasconde prima la ex moglie Enrica, e il figlio laureando Enrico, e poi soprattutto la convivenza ventennale con Clara, una donna che per lui si è addirittura trasferita. Ma qualcosa non torna.

La storia con Clara ha del passato, una storia ormai sbiadita e difficile quasi più una forsennata amicizia, quella con Natalia invece ha un respiro più profondo, viscerale, è quell’amore che si affaccia e ha bisogno di cure, di un insieme da costruire. Clara ha una famiglia, un marito deceduto, a cui ha lasciato il suo cuore, Franco non è che sia un ripiego, ma non è la reale soluzione di cui ha bisogno, lei vuole tornare dalla figlia e godersi l’arrivo della nipote, è stufa del caos di Roma, della sporcizia e delle accozzaglie, vuole il suo vecchio mondo, quindi parte e lascia Franco, il quale come se ce ne avesse bisogno ha anche il permesso indiretto a ricercare o meglio riconquistare l’affetto di Natalia. Ci riuscirà? Lascio al lettore il seguito.

Approfondimento

Appena in tempo è un romanzo particolare, che parla di amore, ma di amore ai tempi che sembrano ormai perduti, tra innamorati che credono di aver perso non solo l’età per sopravvivere alle relazioni sentimentali, ma anche l’eros che ci sta dietro. La ruggine, la paura, la depressione, il rischio del coinvolgimento sono tutti elementi che passano per la testa a Natalia e Franco, che si rimettono in gioco come adolescenti per riscoprire se pur forse per poco quella passione sopita da anni. Siamo difronte ad un racconto fiabesco, la cui storia ha qualcosa di magico, compassionevole e frizzante, una seconda chance, perché forse tutti noi siamo sempre “Appena in tempo” per non lasciarsi sfuggire quell’occasione unica che sa di energia, di volontà e di rivincita. La vecchiaia, il timore dell’accettazione, la generosa accoglienza dell’altro, la fiducia, la logica di un futuro prezioso che aspetta e attende ancora soddisfazioni.

Nausicaa Baldasso

Alcune note su Emanuela Giordano

Emanuela Giordano, autrice e regista, studia all’accademia di Arte Drammatica e inizia, a diciannove anni, a lavorare per la Rai, a Radio Tre e per la Terza rete tv, scrivendo racconti e conducendo programmi culturali. Si dedica poi al teatro, riadattando alcune importanti opere, dirigendo commedie sue e di altri autori contemporanei e rielaborando per la scena classici della letteratura. Insegna scrittura creativa alla scuola di drammaturgia diretta da Dacia Maraini e collabora alla scrittura teatrale con Lidia Ravera. Dal 2011 scrive, con Giulia Minoli, e dirige tre opere teatrali in continua evoluzione narrativa, per un progetto sperimentale che vede coinvolte scuole, università, teatri, carceri minorili e società civile, in tutta Italia.

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