Titolo: Tornerà la primaveraAutore: Nadia Noio
Pubblicato da Fazi - Giugno 2025
Pagine: 264 - Genere: Narrativa, Narrativa Italiana
Formato disponibile: Audiolibro, Brossura, eBook
Collana: Le strade
ISBN: 9791259677006
ASIN: B0F79HP2MS
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Perciò la Piccerella si era affidata alla mammana che l’aveva aiutata ad accomodarsi in quella stanzetta di sua proprietà, già ricovero degli attrezzi, dove avrebbe potuto tenersi il suo orticello e crescere il figlio, se fosse sopravvissuto. La levatrice del paese abitava poco lontano e le aveva assicurato, portandole la cesta con la biancheria, che si sarebbe sempre presa cura di lei. Per lei conservava quel senso di protezione materno che le si appiccicava addosso quando accudiva un bambino. Decise di non abbandonarla, fino a che avesse pagato un tornese di tanto in tanto e si fosse comportata degnamente. A volte andava a visitarla, portando sempre con sé la sorella minore, ormai zitella.
Lentamente il tumulto cessò e si fece spazio la solita quotidianità, dentro e fuori dalle chiese. Nel salotto pieno di fumo, il padrone tornò a servire liquori ai nuovi amici e la Piccerella riprese a pulire gli stivali del padroncino, i cui baffi si andavano accorciando di giorno in giorno. La vita continuò a scorrere e il cavolfiore prese a marcire.

Pochi anni dopo capì come usare quel dono. La sua famiglia non ne aveva mai saputo cogliere il potenziale, la bisnonna Luisa non aveva fatto che crescere le sue piante, usava quelle voci per proteggersi. Nando e Agnese ripetevano vecchie storie, senza aver sperimentato sulla propria pelle la vera essenza di quel dono, così come suo padre, sua zia Lucia e i suoi fratelli. Lei si ripromise di andare oltre, iniziò a usare quelle voci per conoscere, per manipolare, per raggiungere la sua libertà.
Tornerà la primavera si snoda all’interno di più di un secolo di storia, dai primi anni ‘60 dell’Ottocento fino agli anni ‘80 del Novecento. Insieme alle vicissitudini di una generazione familiare, assistiamo al cambiamento dell’Italia, dai moti carbonari fin ben oltre le rivoluzioni sessantottine, dalla povertà delle due guerre alla ricchezza del boom economico; ci accompagnano nel viaggio personaggi magici e al contempo strampalati, forgiati dalla magia, dalla superstizione e dall’ingenuità, a volte corrotti, a volte seduttori, sicuramente inconfondibili in una variopinta genealogia.
La prima della stirpe è la dolce e cara Piccerella, una semplice servetta di cui i ricchi di casa Mascariello e Zufolo si approfittano e ci si accorge di lei solo quando resta gravida, allorché la padrona di casa la Libbardèra, ben conscia di ciò che era comunque, accaduto, sceglie di affidare la giovane ad una mammana affinché possa partorire serenamente.
Accaddero in quella casa due cose di cui Orlando si sarebbe ricordato fino alla sua morte, avvenuta a una secolare età. La prima gli sarebbe ritornata di tanto in tanto in mente come un pensiero felice, vagamente onirico. Riguardava un Martedì Grasso e il primo bacio avuto da una donna. Orlando aveva circa otto anni quando Zufolo decise di prendere moglie. Lo scapolo accolse d’improvviso le vane prediche della madre, che fin dai tempi dell’Italia Unita pregava quel suo unico figlio di mettere al mondo un nipote. Le donne da marito che avevano frequentato la villa non avevano mai incontrato il gusto del padroncino, a cui bastava qualche casa chiusa nelle vicinanze per tenere a freno l’idea di accasarsi.
Nasce così Orlando, un pacifico bambino che da uomo si innamora di Luisa, una viaggiatrice, una nomade, una maga, una donna che vede sempre quello che capita e mette in guardia. Dalla loro unione nasceranno Nicolino e Agnese. Il primo si farà strada come sacerdote amato e ascoltato in paese, mentre Agnese sposerà Nando, dando vita ad altri tre figlioli, due gemelli Enrico e Raffale, l’uno sfortunatissimo e l’altro ben sereno. Arriverà anche Lucia una ragazza mezza matta che perderà la testa per La Lacerta, chiamato così perché stava sempre al sole come una lucertola, un brigante, un furfante, che se la trascinava dietro nelle scorribande.
La storia della famiglia continua poi a ramificarsi fino all’ultima creatura, e mentre nascono e muoiono i protagonisti si comincia a perdere un po’ il filo della trama, che dal coinvolgimento iniziale smarrisce la sua peculiare narrazione.
Si passa così a un incartamento continuo di nomi e intrugli di situazioni che mal aiutano a concepire un seguito intraprendente. La magia strutturata dell’inizio ci affascina e ci fa immaginare un finale strepitoso, ma così non sarà. Certamente le vicende trascinano e sono appetibili, è pur sempre una saga corale, ma manca qualcosa che ci aiuti a seguirla con calcata ammirazione. Il concetto c’è, e la potenza anche, soprattutto quando si affrontano indirettamente tematiche importanti come la violenza verso i più deboli o ignoranti; la Piccerella infatti viene come dire violentata ripetutamente, ma questa perversione passa in qualche modo inosservata in un’epoca in cui l’abuso sulla povertà era una condizione normalizzata, così come la superstizione, la cabala e la presenza dei morti come la zia Rosalba. Il romanzo di per sé è alquanto affascinate, ma l’arrivo alla spicciolata dei restanti personaggi dà l’impressione di un riassunto.
Approfondimenti
Ogni personaggio in sé incarna l’ambiguità e il futuro, dapprima Orlando come una rivincita dei soprusi che la madre ha subito, che appare divincolarsi e sopraffare, ma l’arrivo di Luisa, questa figura al limite del soprannaturale, circoscrive le sue capacità, successivamente ci sono i gemelli che tentano di arricchirsi viaggiando e poi Anna che sembra la speranza di tutto, figlia della temeraria Lucia, una forestiera incompiuta.
Orlando sognò di camminare su un sentiero. Intorno c’era una luce strana e senza orologio non riuscì a capire se si trattasse dell’alba o del tramonto. Mentre camminava si sentiva i piedi leggeri, le articolazioni agili, la pelle elastica. Guardandosi le mani, in effetti, scoprì di essere più giovane. La sensazione era meravigliosa: fino a quel pomeriggio, lo ricordava bene, aveva sofferto di un terribile mal di schiena. Era prossimo al suo centesimo compleanno, non mancavano che un paio di ore. La vecchiaia ormai conduceva la vita al posto suo, era come un’allegra signora che se lo portava in giro.
La terra, il profumo di una assolata e grezza Campania, la famiglia nella sua assenza legittima, la consacrazione, la ricchezza, la stratificazione della vita, l’emarginazione, sono tutte tematiche saldamente ancorate nella rappresentazione umana della storia, il ritmo dapprima incalzante via via più cadenzato ci trasporta in una filastrocca ben costruita, che sembra finzione quanto realtà.
Un mito forse, un albero di famiglia anche, ma la volontà di tramandare resta, ed è forse quello che più piace e più delizia, questo desiderio impresso già da subito tra le righe, il ricordo di qualcosa che è stato e che non si vuole scordare. Una piacevole lettura, raffinata e curiosa.
Nausicaa Baldasso