Categoria: Birra e cazzotti

Recensione di Birra e cazzotti di Brendan O’Carroll

Snuggstown, Dublino, 1982: tutti gli abitanti della cittadina irlandese, con concitata partecipazione, ascoltano per radio la diretta della finale di pugilato a Madrid a cui Anthony " Sparrow" MacCabe, un venticinquenne loro concittadino, sta gareggiando per il titolo europeo. Ma quel colpo, quel gesto finale che avrebbe decretato la perdita dello spagnolo e la rivalsa sociale dell'irlandese, Sparrow non lo riesce a sferrare.

Persa l'opportunità di crearsi una nuova esistenza, quattordici anni dopo, Sparrow, sposato e con figlio a carico, pratica il pugilato oramai solo come passatempo nella palestra del paese, e lavora come autista di Simon Semplice, boss indiscusso della cittadina che regola ogni traffico illegale della zona.

È in questo contesto di soprusi, malavita e omertà che la quotidianità, ansiogena e insoddisfacente, di Sparrow si incrocerà con quella di Kiran Clancy, giovane poliziotto con uno spiccato senso della giustizia e, ai tempi, suo accanito fan.

L'essere diventato testimone inerte di un omicidio e l'incontro con Kiran, porteranno Sparrow a cercare non solo di salvare la cittadina da una condizione di violenze e sopraffazioni, ma soprattutto di dimostrare a se stesso che è ormai capace di sferrare quel colpo metaforico in grado di fare la differenza e di riscattarlo.

La prosa di O'Carrol è semplice e altamente scorrevole, elementi che, accanto a un intreccio lineare e alla brevità del racconto in sé, rende Birra e cazzotti un romanzo fruibile da un'ampia utenza. Gli eventi che si dipanano, sia per le tematiche affrontate sia per la struttura concatenata, si inseriscono nel genere della giallistica che, a tratti, ricorda la classica tipologia della sit-com poliziesca. Ed è proprio questa sua conformazione il punto di forza e, al tempo stesso, il punto debole del romanzo.

Da un lato, infatti, la riconducibilità a una organizzazione standardizzata delle vicende, la presenza di pochi personaggi ben identificati e incanalati in un modello specifico, rendono la lettura ancor più facilitata, di semplice accostamento e aprono la strada a eventuali prese di posizioni del lettore.

Dall'altro, però, rende la narrazione bidimensionale in cui i personaggi più che individui dotati di una personalità sfaccettata e unica appaiono caratterizzati per lo più dal ruolo che essi svolgono nell'economia del racconto, ruolo da cui sembrano derivare i tratti psicologici del personaggio e non il contrario, come sarebbe più auspicabile che fosse.

Il senso di rivalsa che dovrebbe pervade l'opera, emblematicamente rappresentato da quel colpo non sferrato (Per rinunciatarismo? Per senso di inadeguatezza? Per paura del cambiamento?) non è sufficientemente approfondito e determina l'impossibilità del romanzo di assurgere appieno al compito, sulla scia del romanzo di formazione, di divenire modello e ispirazione di vita per i lettori.

La visione quasi manichea e le figure create a mo' di "tipo universale" (l'eroe sconfitto che cerca rivalsa, il malvagio da sconfiggere, l'aiutante stupido) affiancate ad alcuni meccanismi narrativi, a tratti facilmente prevedibili, fanno sì che l'opera non riesca a fare quel salto di qualità.

Approfondimento

Birra e cazzotti di O'Carrol ha certamente il privilegio di aver creato un'opera accessibile, capace di unire atteggiamenti differenti, in cui momenti grotteschi e di humor nero uniti a ulteriori di genuina comicità, accompagnano la narrazione nella quale anche i momenti più crudi, da un lato sono presentati preservando il "decoro" del racconto e dall'altro sono ben capaci di descrivere la situazione della classe operaia di Dublino e del loro rapporto con la malavita locale.

Birra e cazzotti è un romanzo che risulta essere una piacevole distrazione, ben studiata e concepita, ma non un'opera di riflessione o stimoli interessanti. Consigliato se si cerca una lettura facile, gradevole e di poche pretese.

Gabriella Esposito

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