Categoria: Bruciare tutto

Recensione di Bruciare tutto di Walter Siti

Lo so che non si dovrebbe credere in Dio, ma non riesco a smettere.

Dimenticarsi di sé per dedicarsi agli altri. Ascoltare le loro domande, i loro dubbi, le loro confessioni. Prendere atto del male che sono stati capaci di compiere, degli sbagli reiterati, degli errori che sembrano orrori. Don Leo sa di dover fare tutto questo. Ha scelto di farlo. Ha seguito una vocazione che ora gli chiede di dedicare la sua quotidianità alle persone che ha difronte. Senza esitazioni. Senza interruzioni.

Nel suo presente ci sono omelie da preparare, un oratorio da gestire, un centro di accoglienza per poveri e immigrati da inaugurare, corsi per giovani coppie di futuri sposi da organizzare… ma c’è anche altro. C’è un passato ancora vivo: un passato marchiato da un amore che sbrigativamente tenderemmo a giudicare come perverso. Un amore che non siamo disposti ad accettare come tale. Un amore che si ha fretta di bollare come deviato e malsano. E basterebbe una parola, sarebbe sufficiente parlare di pedofilia per consentire alla vita di ritrovare il suo ordine naturale. E in quella parola si nasconde il nostro bisogno di dividere il mondo in categorie distinte. Ci sono i buoni e i cattivi. C’è il Bene e c’è il Male. Universi separati. Vasi non comunicanti. Rette parallele. E allora don Leo non è più l’eroe del nostro romanzo. È il mostro. È l’orco da cui allontanarsi. È l’Omino di burro che ha tentato d’ingannarci. Ma è davvero tutto così semplice?

Walter Siti in Bruciare tutto ci sfida su questo punto. Porta alla deriva le nostre certezze, costringendoci a porci gli stessi dubbi che infestano la mente del suo protagonista. Non c’è posto per i luoghi comuni, per le frasi fatte, non c’è posto per giudizi omologati e omologanti. È necessario spogliarsi, mettendo giù le maschere e liberandosi dalle paure. È indispensabile provare ad affrontare la realtà con uno sguardo nuovo, capace di non assuefarsi a immagini preconfezionate. Ed è così che i dubbi di don Leo diventano anche i nostri. Facciamo un pezzo di strada con lui: gli teniamo la mano sapendo che alle sue domande non sarà facile rispondere.

Approfondimento

Viviamo negli anni del dubbio. Anni che ci vedono come impegnati in una gara che verrà vinta da chi sarà capace d’incrinare il maggior numero di certezze. Certezze (non poi così certe), che una volta archiviate lasciano voragini aperte, vuoti profondi che si ha la necessità di riempire con nuove storie, nuovi miti, nuovi idoli.

Walter Siti ci ricorda come in questo ventunesimo secolo in cui tendiamo a sentirci liberi e indipendenti, non più schiavi di inutili superstizioni, siamo in realtà soggiogati da un nuovo potere che noi stessi abbiamo forgiato: la tecnologia. Ed è la tecnologia la nuova religione, una religione paradossalmente atea perché senza Dio. Una religione capace di farsi strada nelle nostre vite in modo sinuoso e implacabile. Don Leo è il figlio naturale di un presente dominato dalla tecnologia e atrofizzato dalla mancanza di certezze. È lui l’uomo del nostro tempo. Insicuro, spaventato, alla ricerca di un punto fermo. Ed è questo a mancare.

Franco Battiato parlava di un “centro di gravità permanente”. Don Leo è sulle tracce di un’analoga saldezza. Dissodare il terreno, liberandolo dai dubbi, non equivale a paralizzarsi, cadendo vittima di vecchie consuetudini o nuove convenzioni. Ma può forse significare la voglia di cercare il senso di una vita in cui, tra contraddizioni e incongruenze, c’è posto anche per tanta bellezza.

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