Categoria: Bruno Libri

Recensione di Antologia di ricordi di Alberto Mirabella

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Andare indietro con la mente per “vivisezionare” linguisticamente, sociologicamente, storicamente ma non solo, giochi e giocattoli dei ragazzi fino agli anni sessanta, filastrocche, modi di dire, proverbi, mestieri e soprannomi declinati principalmente nelle lingue del sud, quindi citati in dialetto napoletano, con l’analisi dell’etimologia greca e latina e descritti in lingua italiana colta ma scorrevole, leggera, di facile lettura. Non è un elenco, né una mera descrizione. Antologia di ricordi è un racconto, appassionato, di una parte della vita che ognuno di noi conserva e custodisce nel silenzio della memoria, sempre con rimpianto.

I bambini di un tempo sono cresciuti al suono dei racconti dei nonni, degli zii, dei vecchi che vivevano in casa e nei momenti di pausa, la sera o nei giorni di festa, raccontavano storie che avevano imparato da altri vecchi prima di loro. E si raccontavano non solo storie, favole ma anche giocattoli che i piccoli imparavano a costruire con pazienza e si raccontavano giochi che richiedevano l’utilizzo, in alcuni casi, di giocattoli auto costruiti, e giochi le cui regole spesso venivano auto-elaborate. Erano tempi in cui ci si ritrovava per strada e si trascorreva non poco tempo, soprattutto d’estate, a giocare con bambini anche di età diversa. La sfida era sulla destrezza, sull’abilità, sulla velocità, sulla forza fisica.

E si rideva, si sorrideva e si era felici. Giochi e giocattoli avevano un’anima. Il racconto di Alberto Mirabella svela quest’anima attraverso l’affresco di un mondo di relazioni amicali e affettive che nelle pagine della sua Antologia di ricordi riprende vita e si sottrae alla cancellazione, alla scomparsa dell’identità storica e culturale del sud, ma non solo. Perché filastrocche, poesie, proverbi, modi di dire, sono comuni a tutte le regioni d’Italia e, anche se con altre regole, i giochi dei bambini veneti, lombardi, toscani sono gli stessi di quelli raccontati da Mirabella. Alcuni anni fa, il professore Franco Frabboni del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, durante un incontro in occasione della Settimana Pedagogica di cui era consulente scientifico, nel Liceo della mia città, riportando le parole di un suo scritto, disse: “Se dovessero scomparire la cultura e la memoria dei giochi del passato, dei repertori ludici di marca “antropologica” strettamente legati ai linguaggi, alle culture, alle assiologie delle singole comunità sociali, allora si potrebbero suonare le “ campane a morto” per il pianeta infanzia.”

Siamo così, maledettamente romantici!

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