Categoria: Cappuccetto Rosso Sangue

Recensione di Cappuccetto Rosso Sangue di Sarah Blakley-Cartwright

Valerie vive in una famiglia come tante altre nel tetro villaggio di Daggorhorn. Suo padre Cesaire riesce a mantenere a stento la moglie e le due figlie con la paga di taglialegna, in buona parte consumata dal vizio dell’alcool. Suzette, la madre, è un’anima spenta, tormentata dai fantasmi del proprio passato. Lucie, la primogenita, è ammirata e benvoluta da tutto il villaggio per il suo essere dolce e altruista, quasi fosse una figura angelica di passaggio sulla terra. Infine, in un angolo remoto del bosco, vive Nonna, una donna misteriosa, bellissima e additata come strega.

Daggorhorn è afflitto dalla piaga della povertà, ma soprattutto dalla paura. Da tempo immemore infatti, una terribile bestia tormenta gli abitanti del villaggio: il lupo mannaro.

Valerie ha diciassette anni quando il licantropo si insinua prepotentemente nella sua vita e in quella delle persone a lei care. Ed è qui che si snoda la vicenda della ragazza coraggiosa, chiamata “Cappuccetto Rosso” per il pregiato mantello scarlatto ricevuto da Nonna, pronta a sacrificare tutto, persino se stessa, pur di fronteggiare l’ira del lupo.

La paura e le atrocità non riescono però a sconfiggere l’amore, che accompagna tutto il racconto, come una debole fiammella di speranza.

Cappuccetto rosso sangue è un racconto in cui convivono diversi generi letterari, dove la tesa atmosfera thriller incontra il fantasy e abbraccia il romanzo sentimentale. Sarah Blakley si ripropone, con esito incerto, di coinvolgere il lettore dapprima calandolo nei peggiori incubi di Cappuccetto Rosso, fatti di stragi e di lupi mannari, e poi immergendolo nell’atmosfera trasognata tipica dei cuori innamorati. Ansia, timore, passione, curiosità, questa è la commistione di toni che il libro cerca di rievocare, pagina dopo pagina.

Il romanzo non solo riprende l’eterna lotta tra il bene e il male, ma riflette su quanto questi opposti finiscano inevitabilmente con l’essere attratti e corrotti l’uno dall’altro. Perché questo è quello che accade a ognuno di noi nella vita di tutti i giorni, dove non esistono solo il bianco e il nero ma un infinita scala di grigi.

 
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Approfondimento

C’era una volta …

Con queste parole Sarah Blakley da vita al proprio romanzo, basato su una sceneggiatura di David Leslie Johnson, evocando sin dalle prime battute una delle fiabe più conosciute al mondo: Cappuccetto Rosso. L’autrice rimette in scena tutti i protagonisti di questo racconto dando loro nuove vesti e nuovi ruoli, con l’introduzione della chiave amorosa. Ciò rende il racconto molto accattivante anche se l’impressione che si ha al termine della lettura è che una buona idea sia stata rovinata dal suo sviluppo incerto e frettoloso. Le descrizioni sono poco esplicative, la narrazione è talvolta troppo sintetica e incappa in evidenti contraddizioni (il villaggio viene descritto come “tranquillo”, peccato però che ci sia un lupo mannaro!) e fin dalle prime pagine è facile prevedere alcuni avvenimenti.

Consiglierei Cappuccetto rosso sangue soprattutto a un pubblico femminile, giovane, che ama le storie d’amore e di personaggi mistici quali vampiri e licantropi. Può fare anche al caso di chi sta cercando una lettura leggera.

Il finale è come una porta socchiusa. La storia termina, ma rimane ancora uno spiraglio che lascia al lettore un grande interrogativo: sarà proprio vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio?

abc
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