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Recensione di Tre tazze di cioccolata di Care Santos

«Dentro gli oggetti vivono storie e voci che li raccontano – diceva Sara anni prima. A volte, quando tocco la cioccolatiera di porcellana bianca, mi sembra di sentirle.»

Attraverso il percorso compiuto da una preziosa cioccolatiera appartenuta ad Adelaide di Francia, Care Santos narra in Tre tazze di cioccolata le vicende di questo oggetto, che passa tra le mani di donne diverse attraversando le epoche, subendo danni fino a trasformarsi in cocci. Alla sorte della cioccolatiera sono legati i destini di tre donne unite dal filo sottile della passione per questo dolce alimento, dai giorni nostri fino all’epoca della sua creazione, in una struttura narrativa che sembra quasi un’opera teatrale e che ha al centro il cioccolato, i suoi profumi e i suoi sapori, tanto che il lettore sembra poterne gustare la dolcezza.

Il primo incontro con la cioccolatiera lo si fa nel nostro tempo, attraverso Sara, la donna che ne è entrata in possesso e che sembra anche destinata a esserne l’ultima detentrice. Sara, cioccolatiera ambiziosa e capace, moglie e madre divisa tra la passione e l’amore, due sentimenti dai quali non vuole e non può sottrarsi; forse era destino venire in possesso di una cioccolatiera capace di contenere proprio tre tazze.

Prima di Sara fu Aurora a seguire il destino di questo oggetto. Aurora, cameriera ingenua e timida, testimone della scelleratezza delle scelte della donna che serve, Candida, incapace di resistere alle lusinghe maschili fino alla distruzione del suo matrimonio. Così diversa da Aurora che è invece incapace di malizia ma in grado di donare amore sincero.

E infine Marianna, la prima a possedere il prezioso oggetto come dono proprio della stessa Adelaide, recapitatole attraverso il suo segretario Guillot. Capace e bella cioccolatiera che deve lottare contro il pregiudizio maschile in un’epoca in cui le donne non possono nulla senza un uomo accanto.

Tre tazze di cioccolata è un libro dalla scrittura evocativa, con molti riferimenti storici e personaggi reali affiancati alla fantasia delle vicende. Un romanzo che spiazza il lettore per i cambi temporali, una raccolta di vite e di caratteri spesso incomprensibili ma molto ben ancorati all’epoca in cui si trovano.

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Approfondimento

Tre tazze di cioccolata mi è parso iniziare con un ritmo abbastanza sostenuto, una scrittura particolare in seconda persona attraverso gli occhi della protagonista che, sebbene abbia sopportato a malapena per i suoi comportamenti e i suoi pensieri, mi ha convinto a continuarne la lettura. Purtroppo già dalla seconda storia queste caratteristiche sono andate a perdersi fino alla terza in cui ho trovato il ritmo veramente lento e spesso difficile da seguire.

Parlo di storie non a caso, perché mi sarei aspettata di notare un intreccio, una motivazione per la quale proprio quelle tre donne siano venute in possesso della cioccolatiera; purtroppo invece mi sono sembrate narrazioni totalmente separate l’una dall’altra, nonostante il cioccolato sia l’ingrediente principale di tutto il romanzo, non è comunque un comune denominatore abbastanza forte per creare qualcosa di omogeneo, di non slegato.

A favore Care Santos devo ammettere che il suo stile è particolare, può piacere o meno ma è certamente ricercato, si nota una cura particolare nell’inserire fatti storici reali e la conoscenza dell’opera lirica, quasi come se anche il libro ne rispecchiasse la struttura.

abc
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