Categoria: Catharina Ingelman-Sundberg

Recensione di La banda degli insoliti ottantenni di Catharina Ingelman-Sundberg

La banda degli insoliti ottantenni è uno spumeggiante romanzo con protagonista un gruppo di ottantenni: Märtha, la mente del gruppo, e il suo corteggiatore e inventore del gruppo, Stina, Anna-Greta, ex impiegata bancaria, Snille, ex stilista con il vecchio sogno di diventare bibliotecaria, e il suo corteggiatore Krattan, ex marinaio e ora giardiniere in pensione. Piuttosto frizzanti e fantasiosi, con ingenuità, molta fortuna, e aiutati dalla loro età, si ritrovano a commettere con successo dei furti piuttosto improbabili.

Tutta colpa di un documentario sulle carceri svedesi che Märtha registra per poterlo condividere con i suoi “ragazzi”. Il documentario esalta le celle, il tempo libero dei carcerati, il menù proposto ogni giorno, diverso e sublime. Märtha è decisa, lei e i suoi amici devono andare in carcere, decisamente un luogo migliore della loro grigia casa di riposo, la AB Diamanten, specie da quando il nuovo proprietario dell'istituto, aiutato dall'infermiera Barbro, ha tagliato tutte le spese: cibo, divertimenti, uscite e persino le decorazioni natalizie! Ma per farlo è necessario organizzare dei crimini seri, costituirsi in un secondo momento, e poi accettare la pena.

Durante il resto del programma, tuttavia, i commenti insofferenti non si placavano, e alla fine Anna-Greta non si conteneva più. Si sistemò la crocchia, posò entrambe le mani sulle ginocchia, e si guardò intorno con grande serietà. «Se i detenuti stanno meglio di noi, allora cosa ci facciamo ancora qui?». Calò un silenzio di tomba. Märtha la guardò sbigottita, ma nel giro di un istante aveva ripreso il controllo. «Esattamente. Perché non facciamo qualche piccolo furto, così possiamo andarcene dritti dritti in carcere?»

Decidono così di fuggire dalla casa di riposo e andare al Grand Hotel di Stoccolma, con l’intenzione di rubare soldi e gioielli. Ma qualcosa non va per il verso giusto e, improvvisamente, i nostri cinque si ritroveranno a rubare, dal Museo Nazionale, addirittura due dipinti di Monet e Renoir.

Una volta arrestati, si accorgono però di aver sopravvalutato la vita e gli agi delle carceri. Anzi, si ritrovano a dover far ricorso a ogni stratagemma possibile per poter sopravvivere a rigide gerarchie, mafiosi slavi e criminali senza scrupoli, che vorrebbero impossessarsi del loro bottino.

Cosa succederà a questi intrepidi vecchietti?

 
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Approfondimento

All'inizio La banda degli insoliti ottantenni è libro è spassoso e pieno di situazioni buffe, con personaggi strampalati che compiono un errore dietro l’altro nel tentativo di avere una vita migliore. Non manca un velo di tristezza, a parer mio, verso quel periodo della vita e alcuni aspetti che lo denotano, come la solitudine nelle case di riposo e l'indifferenza e l'egoismo dei familiari su di ciò che accade in questi luoghi.

Ogni personaggio ha una caratteristica fondamentale che servirà a portare a termine il loro piano. Nonostante i piccoli incidenti di percorso, gli arzilli vecchietti sono sempre aiutati dalla fortuna. Non mancano di coraggio e intraprendenza, e, nei momenti più difficili, sono spronati a reagire e a migliorare il loro piano d’azione.

Ma quello che mi ha colpito di più è l’amicizia che lega i protagonisti, tratteggiata attraverso le varie peripezie che affrontano, si evolve e si rafforza senza mai essere messa in dubbio.

La nascita di alcune storie d’amore addolcisce l’avventura e arriva proprio nel momento in cui i protagonisti sembrerebbero senza speranza. Tuttavia verso la fine il romanzo perde di brio e originalità, perde quello slancio che invece ho riscontrato nei primi capitoli.

Ma comunque questo gruppo di vecchietti rimangono, a mio parere, i nonni che tutti vorrebbero avere!

Rosanna Cirma

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