Categoria: Contro ogni evidenza

Recensione di Contro ogni evidenza di Gianni Simoni

La trama di Contro ogni evidenza è poco solida e abbastanza prevedibile. Si intuisce con troppa facilità l'epilogo, nonostante l'intento dell'autore, evidentemente poco riuscito, di portare fuori strada il lettore. Per la soluzione del caso, inoltre, non sono sufficienti l'acume, l'intuito ed i presentimenti di Lucchesi, ma si rende necessaria la telefonata di un Deus ex machina di nome Marta Giuliani, senza la quale l'evidenza avrebbe prevalso senz'altro sull'intuizione.

Tuttavia non è la storia in sè a interessare il lettore in Contro ogni evidenza quanto piuttosto i personaggi che ruotano intorno ad essa, primo fra tutti il Commissario Andrea Lucchesi della Omicidi. Non a caso i primi capitoli sono incentrati tutti su quest'ultimo. Un uomo dalla pelle scura che a volte lo rende vittima dei pregiudizi altrui, “un negro che si aggira in un cortile con aria sospetta”, un uomo dalla salute precaria, dal carattere duro, che conduce una vita stressante e senza regole, abusando di alcol per lenire i pensieri interiori.

Lucchesi si sedette alla scrivania, lo sguardo fisso alla parete di fronte e frammenti di pensieri che gli turbinavano in testa. L'effetto della doccia era ormai svanito. Tutto l'alcol ingurgitato la sera prima, le poche ore di sonno, il terrore di essere stato vicino alla morte, gli occhi di Lucia, Serra e Minniti che avevano dieci anni meno di lui e gli giravano intorno come due chiocce... Fu travolto da un profondo senso di irritazione contro tutto e tutti”.

Lucchesi però è anche umano e generoso, uno che non esita ad aiutare le persone infilando banconote nelle tasche o scrivendo una lettera di referenze, uno che rivela sensibilità nei momenti più delicati della vita. E' un padre affettuoso ed un uomo che si scopre infelice perchè innamorato. Stato confusionale e deliri interiori lo portano a brancolare nella sua vita privata, mentre lucidità e sagacia lo rendono un commissario abile ed esperto. Una dicotomia che caratterizza tutto il romanzo.

Fuori luogo, invece, sono le dissertazioni su Platone, su Aristotele, sull'empirismo avvenute nel corso della cena con Ambrogio , oppure le varie citazioni contenute nella mail di Marion Kenneth, e ancora l'entrata in scena di Bontempo e l'incontro invadente con l'inquilina del piano di sopra. Vicende senz'altro di vita quotidiana, ma che non trovano sviluppi ulteriori e maggiormente interessanti, per cui finiscono come gocce isolate su un asfalto ardente. In ultimo altrettanto fuori luogo è l'elogio alla Sellerio per aver riscoperto un autore e/o il rimprovero alla stessa casa editrice per la legatura “Fu fortunato: ancora una copia di Lady Anna. Mise il libro nel giaccone, con una benedizione a Sellerio per aver riscoperto questo autore e per il formato, comodo da tasca. Un unico grosso difetto: la legatura, che impediva, arrivato verso la metà, di poterlo aprire facilmente”.

Il testo comunque è scorrevole, fluido, lo stile, anche se semplice, offre spesso spunti di riflessione interessanti, ma la vera forza del racconto sta nel perenne equilibrio che caratterizza il commissario Lucchesi. Da un lato una dedizione smisurata al lavoro, alla ricerca della verità. Dall'altro una fuga continua da sentimenti che inesorabilmente lo raggiungono fino a travolgerlo.

Martin Mystere

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