Categoria: joshua ferris

Recensione di Non conosco il tuo nome di Joshua Ferris

Tim è socio di un’autorevole studio legale di Manhattan e svolge il suo lavoro diligentemente, la moglie Jane vende appartamenti in città e la figlia Becka, suonando la chitarra e sognando un futuro da musicista, allontana da sé e dal suo corpo l’infanzia paffuta. Tim adora la sua famiglia, il suo lavoro, la vita, gli amici e la città finché un giorno si alza e comincia a camminare senza alcuna apparente ragione. Esce da tutto e da tutti e inizia a camminare senza fermarsi più finché il corpo non dichiara tregua e si ritrova addormentato in luoghi bui e pericolosi. È una malattia senza nome che non dà speranza, non si sa quando inizia e ancora meno prevedibilmente quando finisce; l’unica cosa certa é la chiamata alla moglie per farsi recuperare.

Purtroppo non esiste cura e nonostante i vari tentativi fatti da Tim la scienza non riesce a risolvere il suo problema. Il suo lavoro ne risente tanto che porta alla condanna di un innocente e in seguito a questo viene estromesso dallo studio legale, il rapporto con la moglie va disgregandosi sempre più così come quello con la figlia.

L’ultimo e più drastico rimedio è quello di farsi legare al letto, e assistito da moglie e figlia per un lungo periodo venire isolato dal mondo esterno fino a quando si crede guarito. Intanto la moglie, in una spirale di autodistruzione, inizia una dipendenza preoccupante dall’alcol fino a che viene ricoverata in clinica per riprendersi.

Inizia una nuova fase contraddistinta dal cambio di casa, dalla partenza della figlia per il college, dal ritorno della moglie dalla clinica ma purtroppo, dopo un breve periodo felice, come un’ombra ritorna la malattia e questa volta con conseguenze drammatiche.

Tim, a differenza delle altre volte, si isola e non vuole più essere contattato da nessuno; la moglie resiste per qualche tempo e poi chiede il divorzio continuando ad amarlo, aspettarlo e cosa più importante a cercarlo; il suo viaggio inarrestabile continua verso nord, sud, est e ovest fino a quando la figlia viene chiamata dall’ospedale in cui è ricoverato quasi in fin di vita.

Tim combatte e grazie alla sua volontà riesce a guarire e a riallacciare temporaneamente i rapporti con la famiglia ma in una spirale di decadenza inarrestabile non può che continuare a vagabondare, la vita dei suoi familiari andrà dolorosamente avanti. E un giorno, finalmente, anche lui avrà la pace tanto desiderata in vita.

Approfondimento

Non conosco il tuo nome è la tragica storia di una malattia mentale e delle conseguenze devastanti non solo sulla persona coinvolta ma anche su chi le vuole bene. È un bellissimo romanzo sulla vita che va avanti nonostante tutto quello che siamo possa frantumarsi di colpo. Anche quando la morte sembra essere l'unica risposta ai tormenti di un'esistenza vissuta come una causa persa, il corpo e la mente reagiscono affermando un'atavica volontà di vita, un coraggio che molti si rendono conto di avere solo negli istanti finali della vita.

È un romanzo angosciante, deprimente ma bellissimo; sembra mancare la speranza, sembra che la natura abbia il sopravvento sugli uomini e sembra che il corpo umano soccomba alla violenza degli agenti atmosferici.

Intere parti potrebbero essere tagliate, abolendo dettagliate descrizioni paesaggistiche e climatiche, così come le infinite divagazioni interiori del protagonista e degli altri personaggi. Eppure il dettaglio, in cui Ferris si rivela un maestro è proprio quel sovrappiù che dà densità al romanzo e lo rende un capolavoro. Sono le parti troppo complesse e lavorate, sfiancanti, che danno il senso e il valore del libro, la cui lettura si rivela alla fine liberatoria e appagante, come una catarsi.

La prosa lucida e ironica di Ferris ci porta in viaggio con il protagonista, per le strade di un’America disillusa, desolante, fredda e arida di sentimenti. Con il suo stile irrequieto, Ferris descrive con estrema umanità ed empatia la dicotomia tra la necessità di “andare” e il desiderio di “restare”, che da sempre convivono nell’essere umano.

Manuela Delfino

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