Categoria: Julia Crouch

Recensione di Il ricatto del silenzio di Julia Crouch

Per un attimo Lara li vide come se lei fosse assente. Li guardò e immaginò che se la sarebbero cavata benissimo anche se di lei. Fu un pensiero consolante.

Lara, Marcus, i due gemelli Olly e Bella e l’ultimo arrivato Jack sono la famiglia Wayland. A Trout Island, vengono accolti da un’atmosfera alquanto surreale, cupa e sinistra, che si percepisce non appena si comincia a leggere Il ricatto del silenzio. Il paese e soprattutto la casa in cui vengono sistemati per quell’estate estremamente afosa viene percepita immediatamente come una casa in cui il tempo si è arrestato. Tutto è immobile coperto da un pesante strato di polvere e dolore, che si contrappone alla voglia di libertà e di riscatto che investe ogni singolo membro della famiglia appena arrivata.

Tutti sperano e credono in un futuro migliore, in primis Lara, che appesantita dalla sua ultima gravidanza, è pronta a sacrificare soldi, carriera e affetti per fare in modo che il marito possa godere del suo momento di gloria.

La prima parte del libro, così come l’ultima, è focalizzata proprio sul personaggio di Lara: stanca e delusa della vita e dalle scelte che è stata più di una volta costretta a fare, si dimostra caparbia, determinata e forte. Ha subìto quello che la vita ha voluto per lei ed è da lì che vuole ripartire: da questo piccolo e scrostato paese di provincia statunitense in cui affioreranno ricordi dal passato e dove scoprirà realtà e verità che cambieranno il suo percorso, trattenendola nella sua stessa ragnatela.

Così come Lara, Bella, la figlia sedicenne appassionata di fotografia, condivide segreti mai svelati, ma facilmente intuibili, che la legano morbosamente a suo fratello gemello Olly. Satelliti di questa storia e protagonisti di sentimenti distruttivi l’uno per l’altra, si contrappongono all’unico personaggio che rimane fuori dal coro dei pensieri e dei tormenti: Marcus, il padre di famiglia. Lui che ha voluto questo trasloco per rimettersi in discussione a livello professionale, rimane, per tutta la faccenda, distratto dalle prove del suo nuovo ingaggio, dalla lettura del copione e dai rapporti con i suoi nuovi e bizzarri amici attori, come se nulla potesse turbare la sua concentrazione dal ‘chi è di scena’.

Il libro scorre via bene aumentando a ogni pagina il senso di una pesantezza quasi claustrofobica. Da subito ti rendi conto che tutto quello che viene descritto, sia luoghi sia persone, non è proprio quello che sembra. Lo stile che si incontra è quello del thriller psicologico e proprio per questo cominciano piano piano ad affollarsi troppe domande le cui risposte (non tutte), verranno dipanate al momento giusto.

Il ricatto del silenzio alterna passaggi piuttosto lenti a passaggi che ti portano a leggerlo tutto d’un fiato, consapevole del fatto che l’epilogo della storia rimane a tratti non molto chiaro e buttato un po’ via. Si mette forse troppa carne al fuoco con personaggi che, a mio parere, non vengono indagati a dovere, quasi come se tutto fosse affrettato nella sua conclusione. Peccato perché l’impostazione della storia è davvero interessante, tanto che durante la mia lettura me la sono immaginata come la sceneggiatura di una serie all’American Horror Story.

 
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Approfondimento

Una cosa curiosa che tenevo sottolineare è che, alla fine del libro, oltre ai ringraziamenti, è presente una nota sull’ambientazione utilizzata per la storia. Julia Crouch evidenzia che i personaggi sono chiaramente inventati, ma la descrizione del paese, chiamato Trout Island, è tratto da un paese realmente presente sulla cartina geografica, così come esistente è la compagnia teatrale citata dal libro. Vengono inseriti anche link a siti internet per i più curiosi. Ho voluto precisare questa cosa perché la annovero come uno degli elementi più interessanti di questo libro, è stato come inserirsi nella reale e surreale atmosfera descritta.

Giorgia Tonini

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