Categoria: Khomeini De Sade e io

Recensione di Khomeini, De Sade e io di Abnousse Shalmani

La prima parola che pronunciò l’angelo Gabriele di fronte a Maometto che lo ascoltava era: “leggi. In nome del Signore, leggi.” Ho fatto come mi è stato detto, ma ho intenzionalmente sbagliato libro.

Abnousse Shalmani è una regista e giornalista iraniana, nata a Teheran nel 1977. Nel settembre del 1978, l’Iran fu scosso da un’ondata di scontri e rivolte incoraggiati dall’ayatollah Khomeini, in esilio a Parigi. Una volta tornato in patria, Khomeini fu accolto da una serie di manifestazioni in suo favore. Il 30 marzo del 1979, un referendum sancì la nascita della Repubblica Islamica dell’Iran. Nel 1979 Abnousse ha solo due anni ma, del vortice d’immagini e pensieri confusi legati a quegli eventi, conserva un ricordo indelebile: l’imposizione di un velo da portare sopra la testa. Improvvisamente, non era più possibile indossare in pubblico gli abiti provenienti dall’Europa; era invece necessario coprire il proprio corpo, celando, dietro abiti grigi e informi, la propria natura di donna. Perché? Un “perché” che Abnousse continuò a domandare per anni, un “perché” che non trovava risposte ma solo nuove imposizioni cui sottostare. Abnousse non ci sta. È un gioco che lei, bimba di sei anni, non riesce a capire.

Dov’è il senso? Perché vedere un film con Natalie Wood è contro la legge? Quale versetto del Corano lo impedisce? La piccola Abnousse cerca una via d’uscita e alla fine la trova. Mette via tutti i suoi abiti (abiti che qualcuno ha giudicato giusto e indispensabile che lei indossasse), per poi correre libera (e nuda) per le vie della città, ridendo di chi tenta inutilmente di raggiungerla per punire il suo gesto. Mentre corre, capisce di aver trovato l’antidoto in grado di sconfiggere una morale ottusa e oscurantista. Ma è un antidoto effimero: il fiato diventa corto, le gambe pesanti e la corsa finisce. Non resta che tornare alla realtà. Una realtà che impone di abbandonare l’Iran, la terra dei Padri, per cercare di inseguire una vita migliore in Europa, in Francia, a Parigi. Nel Vecchio Continente, Abnousse inizia ad assaporare la libertà, scoprendo però che non esiste Nazione immune da forme d’ignoranza, razzismo e violenza. Dove trovare conforto? C’è solo una risposta: nella cultura. Saranno i libri (da Hugo a De Sade), i film e l’arte in ogni sua forma a offrirle la possibilità di guardare il Mondo con lucidità, lontana da pregiudizi, convenzioni e paure.

Khomeini, De Sade e io è un libro splendido, scritto con uno stile limpido e appassionante.

 

Approfondimento

Ripartiamo dal titolo: Khomeini, De Sade e io. C’è una differenza tra il Khomeini storico e il Khomeini spesso citato all’interno del libro. Abnousse, infatti, pur partendo dalla figura storica trasforma l’ayatollah nel simbolo di ogni forma di oscurantismo, violenza e prevaricazione. C’è l’ombra di Khomeini negli sguardi che s’incrociano nelle strade di Parigi, nelle decisioni di certi politici occidentali, nelle discussioni da pub... Khomeini è sempre potenzialmente presente. Mai abbassare la guardia, mai illudersi di essere al sicuro. Le ideologie pazze e oscurantiste sono sempre in agguato, ansiose d’irrompere con le loro scorte di dogmi e divieti. Ed è qui che arriva in aiuto il Marchese De Sade, scrittore parigino del XXVIII secolo. De Sade è il simbolo della cultura: la cultura che può spalancare strade insperate e sconosciute; la cultura che mette al riparo dal falso moralismo e dalle forme di razzismo nascoste sotto i più paradossali travestimenti.

Non sappiamo se gli scontri tra i Khomeini e i De Sade della Storia avranno mai fine, possiamo però decidere da che parte stare e in questo, sicuramente, l’arte, sarà sempre fonte di straordinario aiuto.

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