Categoria: Kristopher Jansma

Recensione di Le immutabili macchie del leopardo di Kristopher Jansma

Lasciato a vagabondare per il Terminal B dell’aeroporto, un bambino si ritrova così a trascorrere il suo tempo in solitudine. La madre, una hostess di volo, è sempre in viaggio e non avendo nessuno a cui poterlo lasciare mentre lavora, lo porta con sé in aeroporto, affidandolo alle cure dei diversi personaggi che popolano il Terminal B. Ma questo è solo l’inizio della vita del narratore anonimo de Le immutabili macchie del leopardo. Con un salto temporale ci ritroviamo a seguirlo nella sua adolescenza, mentre frequenta ormai la scuola superiore e inizia a mettere in pratica la sua vena creativa. È solo all’università però che il protagonista acquisirà la consapevolezza di ciò che vuole essere: uno scrittore. Il college è anche il luogo in cui incontrerà Julian McGann, con il quale stringerà una forte amicizia e condividerà la stessa passione per la scrittura. Entrambi sognano di scrivere un grande romanzo, il romanzo della vita, anche se la genialità di Julian supera di gran lunga quella del protagonista, il quale non si sente mai all’altezza di poter diventare scrittore ogni qualvolta legge un lavoro dell’amico.

Ero sicuro che si interessasse a me come un’anima gemella che condivideva la sua ossessione più profonda.

I due ragazzi si trasferiscono insieme a New York nell’appartamento di famiglia di Julian, conducendo una vita bohémien. Grazie all’amico, il narratore conoscerà anche il grande amore: una storia consumata e rivissuta attraverso i dialoghi, ma mai duratura, è quella con l’attrice di teatro Evelyn Lynn Madison Demont.

Le immutabili macchie del leopardo è un romanzo geniale, dove c’è un io narrante che non si presenta mai, restando nell’anonimato e assumendo talvolta identità diverse. Verità e menzogna si mescolano ed è proprio attraverso questo gioco di false verità che si costruisce l’intera storia del protagonista.

 
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Approfondimento

Le immutabili macchie del leopardo mi è piaciuto perché ho trovato la trama piuttosto originale e un po’ diversa dai soliti romanzi di narrativa a cui siamo spesso abituati, e per la genialità di come questa stessa trama sia stata pensata e costruita.

Si percepisce la matrice fantastica che pervade l’intera storia, ma le citazioni e l’uso di elementi letterari veri e propri conferiscono all’intera struttura anche un senso di veridicità.

Sicuramente per chi è molto esperto di letteratura non troverà difficile cogliere il senso dei rimandi letterari e trovare loro la giusta collocazione o significato all’interno del romanzo. Chi invece, magari, è un “neofita” della lettura o naviga poco in campo letterario, troverà qualche difficoltà a capire i riferimenti, ma sicuramente non sono nulla di così complicato che non si possa risolvere con una breve ricerca su internet.

La prosa è molto elegante, poiché Kristopher Jansma riesce a rendere unica la narrazione arricchendola, appunto, di elementi letterari che danno quel tocco raffinato al tutto, senza però scadere nell’eccesso o peccare di estrema saccenteria.

Lo stile di Le immutabili macchie del leopardo è piuttosto semplice, si legge facilmente anche se la difficoltà può stare nel comprendere i diversi “passaggi” di vita del protagonista.

In realtà ho avuto qualche difficoltà nel seguire il protagonista nel corso dei capitoli, perché c’è un gioco di identità che crea un po’ di confusione durante la lettura. Molto spesso menzogna e verità si fondono così sottilmente che non si capisce bene dove finisca una e inizi l’altra.

In conclusione Le immutabili macchie del leopardo è un bel romanzo, suscita curiosità e stimola il lettore fino alla fine.

Claudia Capone

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