Categoria: L’amore degli insorti

Recensione di L’amore degli insorti di Stefano Tassinari

La vedo andare via e m'incammino nella direzione opposta.

Non richiede di essere presentato, Stefano Tassinari, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, documentarista, creatore di numerosi eventi e rassegne letterarie, intellettuale eclettico e affascinante, purtroppo scomparso nel 2012, noto non solo nel mondo della cultura ma anche dell'estrema sinistra italiana.

Riedito da Alegre dopo la prima pubblicazione nel 2005, L'amore degli insorti, il più importante tra i romanzi di Stefano, è un'opera profonda e complessa che, al di là della piacevolezza di una scrittura dove si intrecciano in equilibrio perfetto poesia e tensione, racconta con l'intensità di un thriller un'epoca recente della nostra storia che il tempo, e la pubblica opinione, ci hanno fatto dimenticare e male interpretare.

Io narrante del romanzo è l'architetto Emilio, o meglio, Paolo Emilio Calvesi il quale, dopo un passato di lotta armata nell'estrema sinistra che, fortunatamente, non lo ha reso perseguibile, si è ricostruito una vita superficialmente "normale", tranquilla e relativamente serena: famiglia, carriera, benessere. Non sappiamo con esattezza rimpianga o meno le sue scelte di gioventù, semplicemente vive in una specie di oblio autoindotto, dove evita ogni  contatto con il passato e crede, o si illude, di essere riuscito a fondere la sua apparenza con il suo modo di essere. Così come si illude di essere stato dimenticato, di appartenere ad un tempo lontano e cancellato.

Poi, all'improvviso, inizia a ricevere dei segnali. Cartoline, lettere, messaggi, piccoli regali, ricordi, foto e poesie: una lunga serie di corrispondenza inviate da una donna misteriosa, forse inesistente, ma chiunque si celi sotto l'enigmatico nome di Sonia conosce Emilio, non c'è dubbio, in profondità, ha seguito in qualche modo le sue gesta di giovane rivoluzionario, conosce le sue idee ma anche i nomi dei suoi ex compagni, i suoi amori, le sue delusioni, i suoi dispiaceri.

Serrato da quello che sembra essere un ricatto, Emilio diventa preda dell'angoscia, ma anche della nostalgia, del dubbio, del rimpianto. E' costretto a rimettere in discussione le sue scelte ideologiche e le strategie dell'epoca, a confrontarsi con un periodo della sua vita inutilmente rimosso, in cui il peso delle responsabilità si scontra con gli ideali da realizzare. Con il ritmo di un giallo, il romanzo si chiude con un colpo di scena inatteso, ma lascia in noi le tracce di una memoria non ancora troppo lontana, dell'unico momento in cui, forse, è mancato davvero poco perché il gioco delle parti della nostra storia potesse stravolgersi, perché l'amore degli insorti, chissà, poteva appartenere a tutti.

Un romanzo bellissimo, malinconico e poetico, il ritratto di quegli anni in cui qualcuno avrebbe ancora dato la vita per cambiare il mondo.

abc
INSTAGRAM
In lettura...
Un nuovo libro al giorno sui social: seguici!