Categoria: L’ultimo battito del cuore

Recensione di L’ultimo battito del cuore di Valentina Cebeni

Era questo il suo destino: tutti, prima o poi, prendevano le distanze da lei.

Dopo la morte di Adam, Penelope si chiude nel suo dolore perdendo il lavoro e qualsiasi contatto con il presente. La sorella, Addison, preoccupata per lei, la obbliga a trasferirsi nel Kent, lasciando Londra. La piccola cittadina borghese non offre però molte possibilità di svago e le lunghe giornate nella casa alla periferia del paese, vengono colmate da passeggiate con il cognato Ryan, finito su una sedia a rotelle a seguito di un incidente.

Penelope combatte con il ricordo di Adam che vede presente ricorsivamente nei suoi giorni: nelle rose dei vivai, sdraiato sulle rive del fiume che lambisce il giardino della casa, nell’epitaffio mai scritto di una tomba di una sconosciuta nel cimitero. Niente riesce a distoglierla da Adam, fin quando suo cognato Ryan, le chiede di sistemare il giardino padronale lasciato alle incurie del tempo. Penelope mette tutta se stessa in questo compito assegnatole e, la fatica fisica, spegne i pensieri, sbiadendo lentamente il ricordo costante del marito. Si susseguono quotidianamente problemi di convivenza con la sorella Addison, per un matrimonio entrato in crisi a causa del mutismo selettivo del figlio della coppia e dell’incidente di Ryan. Penelope è così costretta, per non intromettersi nelle dinamiche familiari, a fuggire sempre più spesso da Tristan, il gestore del vivaio di piante dove si rifornisce. Qui nasce una profonda amicizia e alleanza che porta Penelope a ritrovare la grinta ormai persa e la Donna che era prima di conoscere Adam.

L'ultimo battito del cuore è un libro intimo, capace di scuotere anche gli animi più cinici. Riesce a mettere in evidenza, criticandoli aspramente, gli atteggiamenti di circostanza e buonismo, completamente vuoti di sentimento e verità, che le persone mettono in atto per “fare la cosa giusta”. La protagonista, invece, riesce a far prevalere, anche in modo sanguigno, le sue idee, combattendo diverse battaglie: quella con se stessa e quella col mondo esterno. Non accetta entrambi i cambiamenti, non trova sollievo nello scorrere del tempo che dovrebbe lenire il suo dolore e nella nuova situazione nella quale è stata catapultata senza il suo consenso. Non vuole staccarsi dall’unico ricordo che le ha dato l’impressione che la vita valesse la pena di esser presa per quello che era: felice. E sembra che solo la solitudine riesca a dare pace a questo malessere che le nasce da dentro.

 
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Approfondimento

Penelope (indubbiamente Valentina Cebeni ha giocato sul significato storico del suo nome) è continuamente circondata da abbandoni. Le persone più vicine e care a lei rinnovano in continuazione questo senso di “distanza” attraverso la morte, l’assenza o l’impossibilità di scambi fisici, di parole di distacco e ripudio. Cosicché, quasi per caso (sua madre Violet avrebbe sicuramente detto “Il caso non esiste”), inizia a ricamare. Ma Penelope trascorre il tempo in attesa di un qualcosa che stenta ad arrivare, mentre unisce stoffe colorate alla luce di un’abatjour.

A differenza della Penelope di Ulisse, la nostra protagonista prende una decisione che lascerà sicuramente il lettore sgomento. Non è il solito lieto fine infiocchettato, quello che ci propina l’autrice de L'ultimo battito del cuore, ma una vittoria personale non dipendente dal salvataggio di un cavaliere sopraggiunto dal nulla. È una Donna che decide di riprendere le redini della sua vita contando solamente su se stessa.

AshaSysley

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