Recensione di Gli sdraiati di Michele Serra
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Recensione di Gli sdraiati di Michele Serra

Recensione di Gli sdraiati di Michele Serra

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  1. […] 2)      Michele Serra – Gli sdraiati (clicca per leggere la recensione) […]

  2. daniela setti

    8 gennaio

    ho letto il libro e ho riso moltissimo nei capitoli del negozio di felpe, simbolo del narcisismo dilagante e soprattutto della superficialità dei rapporti umani e nella descrizione dei comportamenti adolescenziali di luci accese, calzini ammuffiti e bagni…trascurati. Avendo due adolescenti in casa ritrovo certi comportamenti. Ma non mi ritrovo nella rassegnata constatazione di una realtà inevitabile, semplice conflitto di generazioni..non è così, non ci deve essere comnpetizione fra genitori e figli, fra vecchi e giovani, ma ruoli ben definiti e soprattutto amore senza pretese di ritorno. E’ questo che il caro Serra non ha compreso nel suo ruolo di padre, e che probabilmente è la causa dell’incomprensione di un figlio che deve tatuarsi, fumare e bere per sentirsi importante e dimenticare il proprio vuoto.La loro distanza è data dalla mancanza di amore, che è il padre a dovere dare, non il figlio. Lui è una vittima che non ha chiesto di venire al mondo, un mondo vuoto come il cuore di suo padre che lo osserva come un cronista osserva una realtà a lui estranea. Ma la vita va vissuta, non descritta come un romanzo. Molti uomini vivono la loro paternità come un conflitto, una gara non un cammino insieme che richiede molta dedizione e sacrificio, qui vedo solo egoismo ed egocentrismo. E troppa freddezza. Poveri ragazzi arrivati e lasciati soli in cima alla vetta come una vendetta.

    • Staff

      8 gennaio

      Come darle torto, osservazioni giustissime. Grazie.

  3. Violet

    28 dicembre

    Neanche io lo conosco personalmente. Però, sa che è uno degli autori della trasmissione di Fazio, scrive su Repubblica, ha diretto per anni una rivista di satira: Cuore. Non ho mai saputo che Michele Serra abbia fatto niente per aiutare miseri e derelitti. Se l’avesse fatto a quest’ora sarebbe in pace con tutti, vecchi e giovani. Neanche gli verrebbe da pensare per un attimo all’invidia tra generazioni. Non gli sarebbe venuta neanche l’idea di un libro così. Magari avrebbe dedicato il suo lavoro a chi ha bisogno di essere sorretto e aiutato per poter procedere in piedi nella vita senza rischiare di cadere fatalmente. Ovviamente parlo per ipotesi, senza nessuna certezza assoluta. Grazie a lei, Fabio, per la sua gentilezza.

    • Staff

      28 dicembre

      Beh questo non lo sapremo mai, il vero intento di questo libro suppongo non sia quello di criticare le nuove generazioni, anche perché nel finale c´é la riconciliazione tra padre e figlio. Penso volesse fare una cronaca narrata delle differenze che vi sono. Quanto al suo impegno sociale certo lo avrebbe portato a scrivere diversamente, ma questa regola si applicherebbe a tutti me compreso. Certe esperienze ci cambiano. Comunque ripeto non credo lui volesse giudicare. O almeno lo spero.

    • Violet

      28 dicembre

      Non critica le nuove generazioni, critica le vecchie, sconfitte da un mondo che le atterrisce. Vecchie generazioni che invidiano i figli perché hanno tutta la vita davanti mentre loro hanno consumato tutte le possibilità ricevute con la nascita. Non è una critica. E’ un patetico rimpianto Rimpianto di dover lasciare tutto: soldi e potere. Che sono tutto per tutti oggi. Non sono niente per gli uomini, i pochi che sopravvivono a questa sindrome.E come dice lei, Fabio, gli scrittori appartengono a un sistema che poi li atterrisce. Questo è l’avvilimento del povero protagonista del libro di Serra. Peccato che si costretti a invecchiare ora, in questi tempi troppo arretrati, quando non è stato scoperto ancora il gene dell’immortalità!

  4. Staff

    28 dicembre

    Non conosco l´autore sul piano personale. Lo scrittore é spesso parte del sistema, nulla di piú. Grazie del suo pensiero. – Fabio

  5. Violet

    28 dicembre

    Ma l’espressione di quel signore nella foto, con quegli occhi può essere un osservatore incredulo di questo mondo? Guardatelo bene. Non credete che egli abbia concorso alla sconfitta di un mondo che ora tanto lo attanaglia, avendo fatto opinione da almeno trent’anni su giornali che ha diretto, su altri in cui è stato, ed è tutt’ora, commentatore inoppugnabile? Che cosa ha fatto per evitare il disastro? Ha lottato contro le diseguaglianze sociali, ha teso la mano a un povero per strada, ha fatto spazio a chi gli ha chiesto un angolo di opinione? Ha parlato di amore e l’ha difeso contro gli arroganti e gli ipocriti? Ha difeso poveri, famiglie senza casa, ha regalato sorrisi sinceri a sconosciuti? Ha aiutato zoppi e ciechi ad attraversare strade trafficate da macchine? La sua espressione in quella foto esprime tutto il disagio che trattiene dentro. Sembra il protagonista del suo libro, quel signore neanche troppo vecchio che guarda – per niente basito, direi piuttosto presente e livido – non solo ai giovani, ma anche ai suoi coetanei o a chi è più vecchio di lui, con un pallore che farebbe impensierire un invidioso. Un pallore che non ammette nessuna riconciliazione.

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