Titolo: MalanimaAutore: Rosita Manuguerra
Pubblicato da Feltrinelli - Aprile 2025
Pagine: 208 - Genere: Narrativa, Narrativa Italiana
Formato disponibile: Audiolibro, Brossura, eBook
Collana: I narratori
ISBN: 9788807036507
ASIN: B0F13V3718
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Casa di Marina non era come l'avevo immaginata.
Ci avevo messo qualche giorno per convincermi a percorrere in bicicletta la strada che dal paese portava al Vosco e, quando alla fine mi ero decisa, il contraccolpo del vento che riprendeva forza dall'altro lato dell'isola, scivolando lungo il fianco della montagna come una biscia che ti prende di soppiatto, aveva quasi rischiato di farmi cadere. Avevo chiesto ad Aldo la direzione da seguire. Lui aveva sbuffato, sembrava stufo ma anche un po' divertito dalla mia testardaggine.
"Una volta che spunti di là, una sola è la strada," aveva detto. "Guarda verso il faro e prendi a sinistra, poi cerca la pineta. Non è difficile da vedere, di alberi quelli ci sono. Dopo, la prima casa che incontri è la mia. La sua... anzi, le sue, stanno dietro.
Ma è impossibile che non le vedi, sono due ville uguali con due Teste di Moro ai lati del cancello."

Malanima è quella sensazione che ti accompagna quando non hai voglia di fare nulla e ti senti stanco senza altro desiderio che quello di isolarti, e allora ti viene una febbre improvvisa che non ti lascia andare finché nel profondo del tuo animo non comprendi cosa per davvero ti fa stare così male.
La malanima è quella malattia che colpì Teresa la mamma di Mia quando ancora era giovane e nell’isola viveva come isolana, innamorata del suo ragazzo, ma non a lui destinata e che quindi si ammalò, destando spavento e preoccupazione, ma anche fornendole quell’occasione speciale per fuggire e convolare a nozze. Da questo amore improvviso e potente nacque Mia, ma la ragazza vivendo in una famiglia povera legata a poche tradizioni e sempre con la presenza della nonna anziana e della zia insofferente riuscì a percepire poco quell’affetto delizioso e struggente che legava i suoi genitori.
Mia e la sua famiglia vivono sull’isola in una Sicilia nascosta, isolata e bellissima, ricca di natura e panorami mozzafiato, ma dove il battibecco, il pregiudizio e l’omertà ne rappresentano gli abitanti più prolifici.
Dunque, la sua quotidianità è fatta di poche cose, la scuola, lo studio, le uscite con Giulia, Anna e Nello, ragazzi coi quali ha legato per abitudine non tanto per interesse e così quando la nuova arrivata Marina si fa largo, Mia non ha alcun dubbio, quella giovane strana, lontana, dai capelli neri contorniati da ciuffi bianchi, magra, sottile e splendida deve diventare la sua migliore amica. Mia era sicura di averla inquadrata, di avere capito chi fosse e pertanto mentre tutti gli altri la schermivano per la sua infinita discrezione Mia le si fece amica.
Il giorno successivo mi venne la febbre. Non riuscivo a fare altro che dormire e sudare. Iniziai a credere che non si trattasse di una semplice influenza, ma che fosse venuto a prendermi il malanima. Quando mi svegliavo, toglievo le pezze che mamma mi metteva sulla fronte e pensavo a Marina, mi chiedevo se fosse arrabbiata, se avesse creduto che fossi anch’io una di quelle persone che fanno promesse e non le mantengono.
Ma chi era davvero Marina? Cosa nascondeva? Da dove veniva? Domande alle quali sia Mia che Marina risponderanno insieme. Scoprendo a poco a poco la vita passata della mamma Lia e del nonno Amato, quell’Amato che aveva arricchito e devastato nello stesso tempo l’isola, il possidente delle cave, il proprietario delle meravigliose Ville arricchite dalle Teste di Moro.
Nello scoperchiare il passato degli Amato, le due ragazze si affezionano l’una all’altra e vediamo in questa amicizia la scoperta della crescita, i primi amori, l’adolescenza che spinge con le sue bugie e i suoi desideri, la formazione di due ragazze, i sogni sul futuro, la speranza di qualità. Un romanzo antico e moderno unitamente, una narrazione di formazione, dove non solo si ha un’ampia visione della giovinezza, ma anche di quei litigi tipici dei ragazzi, delle fughe improvvise, dell’ansia di sottrarsi al controllo dei genitori e della dura e incessante lavorazione del marmo, quel prodotto della terra, che da grezzo si trasforma in qualcosa di incredibilmente vero. Leggendo si assapora il caldo Siciliano, la brezza del mare, il profumo dei limoni, il colore del tramonto, un viaggio quello di Malanimia all’interno di un mondo che sembra immobile, ma che brulica di contraddizione.
“Ce ne andremo insieme,” risposi allora. Eppure, già mi sorprendevo a cercare modi per convincerla a restare, senza rendermi conto che in questo modo la maglia si infittiva, che le mie radici non erano sciolte quanto le sue e che uno strappo secco rischiava di rovinarle per sempre. Non avevo ancora compreso il confine sottile che divide quello che si pensa da quello che si fa, che un conto sono le idee che ti fai della vita, un altro la strada che imbocchi. E che lì nel mezzo stanno i desideri, che tante volte divergono dalla ragione. Marina prese molto seriamente quella risposta. Assunse l’espressione fiera e decisa di certe statue di divinità greche, che anche se non possono fissarti perché hanno gli occhi privi di pupille, ti senti addosso il loro sguardo.
È per questo che è meglio non avere amici. Senza amici né famiglia, nessuno pensa a te quando te ne vai. Nessuno può farti cambiare idea.
Approfondimento
Rosita Manuguerra ci accompagna con un linguaggio sensibile e semplice attraverso una serrata emancipazione femminile che si dispone contro una cultura patriarcale ferrosa e arrogante. Prima Teresa e poi la stessa madre di Marina, Lia e poi ancora Mia che vuole avere la possibilità di studiare, lei che se lo merita, che può farcela. Fanno da sfondo i racconti, quelli della nonna di Mia che si è increspata costruendo il proprio futuro, lavorando sodo e senza chiedere né volere l’aiuto di nessuno, lei che sull’isola è voluta restare a morire, e la zia che detesta l’isola e che ci resta per aiutare la famiglia, ma che poi non appena muore la nonna, scappa e si protrae verso la propria indipendenza. Sono sguardi sulla donna, colei che genera la vita, ma che sembra non abbia mai il potere di godersi la propria.
Nausicaa Baldasso
