Recensione di Il metodo della fenice di Antonio Fusco

L’odio più feroce è spesso il rantolo velenoso di un amore ferito, oppure l’urlo di rabbia di un desiderio selvaggio e inappagato. L’amore è l’origine di ogni tragedia, l’ingrediente essenziale del bene e del male.

Il commissario Casabona è alla sua terza indagine, un omicidio di una ragazza. Il corpo semi carbonizzato viene ritrovato sotto il ponte di Campanelle, morte per asfissia; è stato un membro della comunità degli elfi, che si trova nelle vicinanze, a rinvenire il corpo e a dare l'allarme. Il commissario è il primo a intervenire sul posto, a guardare quella povera ragazza e a chiedersi il perché di tanto male. Ormai non dorme più a casa con sua moglie e la ricerca dell'assassino che lo spinge nell'ambiente torbido del porno e dei locali notturni gli fa anche dubitare che Francesca, sua moglie, possa non essere appagata dal suo amore. L'indagine sembra semplice, non si conosce il nome della vittima, ma il testimone fornisce degli indizi e ci sono delle tracce sul luogo del ritrovamento: il nome del colpevole salta fuori dopo due giorni. L'assassino viene ritrovato morto.

Eppure Casabona continua a essere scettico, il lettore de Il metodo della fenice sa che il colpevole è qualcun altro visto che nelle pagine iniziali viene descritta la scena di un uomo ammanettato, ubriaco e nelle mani di sconosciuti. Quello che non sa è chi possa essere ad avercela con un porno attore e con una ballerina di night club. Sa solo che in quegli ambienti niente è come sembra: dietro persone dall'aria corretta e discreta si celano voglie e ambiguità che non si possono conoscere guardando le apparenze.

Soprattutto nella prima parte de Il metodo della fenice il ritmo delle indagini è molto serrato e il lettore viene catturato dall'ambiente investigativo e dalla ricerca del vero colpevole e soprattutto dal movente. Il libro scorre molto velocemente. Si sa dalle prime pagine che l'assassino è un altro, che il colpevole non è quello che si crede, sarebbe troppo banale. Eppure si casca nel tranello iniziale e si leggono le pagine successive con curiosità perché molte cose non sono chiare e i colpi di scena si susseguono inaspettati e puntuali proprio quando si pensa che non ci sia più niente da cercare, quando l'indagine può dirsi conclusa.

La chiave del giallo sarà proprio nel mito della fenice, che muore e rinasce dalle sue ceneri, cercando di espiare le sue colpe. La vita successiva alla morte che cerca di dimenticare il male. Casabona, questa volta ha una dura prova anche sul lato affettivo da superare.

Approfondimento

Il commissario Casabona è un personaggio che non conoscevo, riesce a essere pragmatico nell'indagine, ma ha un risvolto umano che fa riflettere anche sui nostri comportamenti della vita di tutti i giorni.

Il metodo della fenice riesce a dare la dimensione dell'indagine in modo realistico e avvincente, dato dal fatto che Antonio Fusco vive quel mondo ogni giorno essendo funzionario di Polizia. Il noir è articolato in tre sezioni e scandisce i momenti dell'indagine in modo deciso e puntuale. Ogni capitolo ha nuovi indizi e nuovi presunti colpevoli agli occhi del lettore. L'enigma sarà risolto solo alla fine, lasciando l'amaro in bocca, come un buon giallo deve fare.

Gloria Rubino

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Tempo assassino di Michel Bussi

Dal 4 novembre in libreria

Dopo il successo di Ninfee nere arriva oggi in libreria Tempo assassino, il nuovo grande romanzo di Michel Bussi edito da E/O. Tradotto in circa trenta lingue, Michel Bussi è il maestro riconosciuto dell’alchimia tra manipolazione, emozione e suspense. L’autore francese di noir attualmente più venduto oltralpe, con i suoi romanzi ha scalato anche le classifiche mondiali, tra cui quella del Times britannico. Le sue trame sono congegni diabolici dove il lettore è invitato a perdersi e ritrovarsi tra miraggi, prospettive ingannevoli e giochi di prestigio. Ma anche tra desiderio di vendetta e sentimenti d’amore. Il suo nuovo noir, Tempo assassino, è ambientato in Corsica. Nel 1989, in questa meravigliosa isola, la quindicenne Clotilde vede morire sotto i propri occhi i genitori e il fratello in un tragico incidente stradale. Dopo 27 anni, ormai cresciuta, decide di tornare in quei luoghi con il marito e la figlia adolescente. Ed è proprio lì che riceve una lettera, firmata da sua madre…

Estate 1989. Corsica, penisola della Revellata, tra mare e montagna. Una strada che segue la costa a precipizio sul mare, un’auto che corre troppo veloce… e sprofonda nel vuoto. Una sola sopravvissuta: Clotilde, quindici anni... I genitori e il fratello sono morti sotto i suoi occhi.

Estate 2016. Clotilde torna per la prima volta nei luoghi dell’incidente, con suo marito e la figlia adolescente, in vacanza, per esorcizzare il passato. Nel posto esatto dove trascorse l’ultima estate assieme ai genitori, riceve una lettera. Una lettera firmata da sua madre. Ma allora è viva?

«In Tempo assassino la Corsica non è più l’Isola della Bellezza, come viene solitamente chiamata, ma la scena di una suspense insostenibile tra confusione dei tempi e dei sentimenti». - Le Point

Michel Bussi è l’autore di romanzi gialli oggi più letto in Francia. I suoi libri, tutti bestseller, hanno ricevuto numerosi premi letterari e sono stati tradotti in trenta lingue. Nel 2011, anno della pubblicazione in Francia, Ninfee nere è stato il giallo che ha ricevuto il maggior numero di premi: Prix Polar Michel Lebrun, Grand Prix Gustave Flaubert, Prix polar méditerranéen, Prix des lecteurs du festival Polar de Cognac, Prix Goutte de Sang d’encre de Vienne.

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Il sentiero della speranza di Dominique Manotti

Dal 15 settembre in libreria

Con Il sentiero della speranza, edito da Sellerio, fa il suo debutto in libreria il commissario Daquin, il personaggio nato dalla penna della scrittrice francese Dominique Manotti. Siamo a Parigi, nel 1980. Una piccola prostituta thailandese viene trovata morta in uno dei tanti laboratori tessili del Sentier, un quartiere abitato in prevalenza da lavoratori turchi clandestini. Le indagini sono affidate al commissario Daquin del X Arrondissement: bello, colto, a capo di una squadra dai metodi non proprio ortodossi. Quella che all’inizio sembra una inchiesta di routine sulla prostituzione minorile, si rivela una intricata matassa in cui il traffico di armi e droga si mescola con pornografia e politica, mentre contemporaneamente scoppia la rivolta sindacale degli operai tessili del Sentier, capeggiati da Soleiman, informatore e amante del commissario. Il sentiero della speranza è un noir ad alta tensione, che potrebbe far pensare a Ellroy se ambientazione e personaggi non fossero così francesi; a tratti le atmosfere rimandano semmai a Simenon. Perché è la società parigina che Dominique Manotti racconta, con i suoi intrighi e le sue ambiguità. Vero protagonista del romanzo è il Sentier, un quartiere interamente clandestino, dove tutto si svolge sì al di fuori della legalità, ma che funziona perfettamente secondo le proprie regole. Daquin - personaggio che qui è al suo esordio, protagonista poi di altri tre romanzi dell’autrice  francese - è un poliziotto omosessuale senza complessi, sofisticato e deciso, che in questi ambienti sa come muoversi. Il commissario è disponibile al compromesso e agisce al limite del lecito, perché nell’umanità senza eroi di Dominique Manotti anche i «buoni» mostrano il loro lato oscuro. Le inchieste di Daquin mettono in luce un universo criminoso stratificato, realisticamente una rete più che una gerarchia, che unisce criminali di strada, vittime e violenti, viziosi, colletti bianchi, poliziotti corrotti e doppiopetti. La creatrice della serie, economista di professione, ha composto con i suoi polizieschi una specie di antiepopea del capitalismo che letterariamente denuda tutti gli inghippi attuali: la finanziarizzazione dell’economia; il tritacarne della globalizzazione; il brodo impurificabile di mercati neri ed economie sane, e di pace e guerre; il cinismo dei governi; la complicità dei corpi separati dello stato. Nel suo stile scabro che guarda con gli occhi dell’investigatore, scrive gialli al servizio del pensiero critico. Ma capaci di fare respirare al lettore le atmosfere umane e ambientali, secondo la grande tradizione del polar francese.

«Solo un noir poteva raccontare il Sentier, un quartiere così vivo, pieno di contrasti, opaco, nel cuore di Parigi, al di fuori della legge, e fortemente autoregolato. Ed è più di uno scenario: ha fornito tutti i personaggi del romanzo, forti, passionali e marci».

Al Sentier, un quartiere parigino di immigrazione turca, è in corso uno sciopero dei lavoratori stranieri: chiedono il permesso di soggiorno e il libretto di lavoro. In un laboratorio clandestino di confezioni, viene rinvenuto il cadavere di una baby prostituta thailandese. Durante il sopralluogo, i due poliziotti che s’incaricano dell’inchiesta scoprono tracce di eroina. Questo connette l’omicidio al lavoro della squadra speciale del commissario Daquin, che indaga su una «rete turca» in seguito alla soffiata della polizia tedesca. La droga turca è nelle mani dell’estrema destra e rientra nei ramificati contatti di questa in quel marasma politico della regione tra Anatolia Iran Iraq... Siamo negli anni Ottanta del Novecento, nel pieno del boom della moda, agli inizi dell’ondata migratoria, quando nuovi eventi in quella parte del mondo si preparano a rovesciare la storia. Ma «una piccola prostituta thailandese strozzata e nuda non casca dal cielo in un laboratorio del Sentier». Così Daquin trova la pista che può portarlo in alto, verso traffici internazionali, dove tutto, dalla droga ai bambini alle armi alle guerre, si scambia e, come una piramide rovesciata che tocca il vertice di un’altra piramide, s’incontra col mondo degli affari onesti. E in quel punto di contatto, il poliziotto scova una donna inquietante.

Dominique Manotti è stata una militante politica e sindacale, e insegna storia economica all’università. Dal 1995, con l’intento esplicito di continuare il suo impegno sociale per altre vie, ha scritto una decina di noir con al centro cospirazioni economico-finanziarie. Quattro di essi hanno come protagonista il commissario Daquin. In Francia, ha ottenuto i principali premi letterari per il giallo: il Prix Mystère de la critique (2002 e 2007) e il Grand Prix de la Littérature Policière (2011). Con Sellerio ha pubblicato Oro nero (2015) e Il sentiero della speranza (2016).

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La sposa scomparsa di Rosa Teruzzi

Dall’8 settembre in libreria

Arriva oggi in libreria La sposa scomparsa, la commedia noir di Rosa Teruzzi edita da Sonzogno. La sposa scomparsa è un brillante giallo ambientato in una Milano fascinosa e segreta, che vede come protagonista Vittoria, una giovane agente di Polizia che indaga sul mistero di una ragazza scomparsa, e lo fa insieme alla mamma Libera, creatrice di bouquet, e alla nonna Iole, una esuberante hippie.

Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall'una all'altra. C'è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera – quarantasei anni portati magnificamente – ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po' bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell'amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all'epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l'inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell'impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici – a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono – riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa, approdando a una verità tanto crudele quanto inaspettata.

«Per risolvere un giallo, non bastano impronte digitali e dna. Occorrono intuito, sensibilità e passione: le armi di Libera, di sua madre e sua figlia, un trio di scatenate detective per le vie di Milano» - Massimo Picozzi

Rosa Teruzzi (1965) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato diversi racconti e tre romanzi. Esperta di cronaca nera, è caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado (Retequattro). Per scrivere si ritira sul lago di Como, in un vecchio casello ferroviario dove colleziona libri gialli.

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Recensione di Il sangue sporco del passato di Michele Lazzerini

Michele Lazzerini ha composto un romanzo graffiante, a tratti davvero brutale per forma e contenuti, si è calato nel poliziesco portando con se tutta la carica trasgressiva e spudorata dell'eros moderno. Il sangue sporco del passato è ambientato a Carrara, narra le vicende di questo giornalista cinico e sfrontato, che personifica in se ogni particolare scomodo dell'uomo odierno. Si legge questo suo senso quasi inarrestabile, questa fame libidinosa. Sopratutto quando cattura in modo così naturale ogni particolare sensuale delle donne che lo attraversano. “ Ne avevo parlato al mattino con Sonia, dopo una mezzora di sesso lento e cadenzato; l'idea del bordello mi era venuta guardandole il culo roseo e nudo. Sonia ha proprio un culo anni cinquanta”[...]

Come scrive Colombero nella lunga prefazione, in questa storia emergono tre strati differenti, ma complementari: Il primo squisitamente politico – il marciume morale, l'ipocrisia, la corruzione. Il secondo più spiccatamente etico – la sessualità descritta come abitudine, e il terzo puramente emozionale – innervato da tutta la tensione che scaturisce evidenziata da una crudezza immediata.

Manrico, questo redattore dovrà svelare un misterioso fatto, ovvero sentita nell'aria la puzza di scoop, si immergerà in questo delitto intrigante, un ritrovamento inaspettato che innesca nella città una scia di eventi lugubri, come il suicidio di un'altra donna in un ambiente monacale. Piombato su questa vicenda come un avvoltoio affamato, cercherà di portare alla luce ogni retroscena squallido, catapultato in un binomio che oggi non è più tabù sesso e religione. Tra le righe si legge un certo circolo malsano che oggi non lascia più clamore, come la descrizione di alcuni personaggi che incarnano sempre uno dei peccati capitali sul quale si basa l'intero romanzo.

«Il super poliziotto calvo mi fece l'onore di una visita in redazione e io ebbi dal direttore il permesso di riceverlo nel suo ufficio. Il direttore è un cinquantenne di nome Rodolfo, che ha perduto tempo fa il vizio del fumo e adesso si consola cambiando una prostituta alla settimana. Io non lo biasimo per la sua attività di puttaniere...»

Si nasconde nell'intera vicenda anche una sorta di messaggio quasi irriverente, come il riferimento ad una Chiesa lussuosa e dai tratti terrificanti quanto scandalosi, quando si legge:

«La chiesa è fatta così...non ha riflessi per la rivoluzione ma ne ha per la reazione: è come un cobra, paralizza intrusi e ficcanaso!»

Ma questo romanzo va preso come una semplice favola, d'altronde fatti e personaggi sono frutto dell'abilità letteraria dell'autore, anche se tutti sappiamo che dietro ogni favola o leggenda metropolitana si nasconde sempre una morale pungente e sempre più spesso più realistica di ogni fantasticheria.

 

Approfondimento

Il sangue sporco del passato è un libro per adulti, per gente che non si scandalizza facilmente. Io lo definirei un soft noir visto che gran parte dell'opera si concentra di più sul fascino del sesso, sugli apprezzamenti maschili verso la donna e un po' meno sulle descrizioni dei delitti, sul macabro e sui fatti essenziali del poliziesco. L'abilità di Michele Lazzerini credo sia quella di creare un'atmosfera erotica credibile e vissuta. Usa un linguaggio fluido e allo stesso tempo a cavallo dei tempi.

Il libro, la scrittura sono ben riusciti, anche se modestamente credo che in qualche maniera aggiungendo qualche particolare alla storia tutta la vicenda narrata avrebbe avuto una maggiore potenza letteraria nonostante il buon livello. Sono sicuro che molto presto avremo modo di leggere un altro bel romanzo di questo autore, capace di trascinare il lettore tra le righe in una maniera caparbia e intensa.

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Recensione di Balene bianche di Richard Price

Però la giustizia, Billy, quella vera, è come uno stato di grazia. La cosa più vicina in assoluto alla pace in terra.

Billy Graves, (William) era il cucciolo del gruppo quando furono creati i Wild Geese. Una squadra di detective “ufficiosa” che si era presa il compito di farsi valere nei peggiori quartieri dell’East Bronx. Affiatatissimi, proteggevano cittadini e commercianti da papponi, prostitute, ladri, spacciatori e tossicodipendenti. Nessuno dei Wild Geese accettava denaro, riscuoteva tasse su alcolici o assumeva atteggiamenti scortesi. Tolleravano le prostitute più discrete e le consideravano un piacevole diversivo, i tossici non violenti venivano lasciati in strada e usati come informatori, ma per gli spacciatori era tutta un’altra cosa: la squadra scendeva in campo dando il via ai pestaggi e agli esili forzati. La famiglia era tutto; sempre pronti a difendere chiunque ritenessero “degno” del loro aiuto.

Agli occhi delle persone che proteggevano e occasionalmente vendicavano, i Will Geese erano degli dèi scesi in Terra. Inizialmente in sette, due si sono persi per strada, uno morto per un cancro ai polmoni, l’altro a godersi la pensione non si sa dove. Ognuno di loro, nel corso della propria carriera, ha incontrato la propria personale “Balena Bianca”, un criminale che l’ha fatta franca nonostante gli sforzi per incastrarlo e che ad oggi è ancora a piede libero.

E così, ossessionati dai rispettivi casi, sono andati in pensione portandosi dietro dossier sottratti dagli archivi per poter continuare a studiarli nei loro uffici o seminterrati, e di nascosto hanno continuato a contattare i potenziali testimoni. E sempre, sempre, chiamano i coniugi, i figli e i genitori delle vittime, nel giorno dell’anniversario della morte o in quello del compleanno o a Natale, per mantenere un contatto, per ribadire a chi resta di non aver dimenticato la promessa che hanno fatto in quella notte orribile di tanti anni prima: arrestare il colpevole.

Billy Graves, John Pavlicek, Jimmy Sheridan, Yasmeen Assaf-Doyle e Redman Brown sono i superstiti del gruppo. Billy è l’unico dei cinque ancora in servizio e si ritrova una sera a dover indagare su un omicidio nella stazione dei treni. Una scia di sangue lo conduce al corpo di un uomo sulla trentina che lui riconosce subito come Jeffrey Bannion, l’assassino di un dodicenne e “Balena Bianca” di Pavlicek, a cui quest’ultimo aveva dato la caccia ininterrottamente. Nei giorni seguenti altre due “Balene” vengono trovate morte e a Billy non resta che contattare i vecchi colleghi per capire chi si sta facendo giustizia da solo e per rendersi conto che tutto il Male con cui sono venuti a contatto nell’arco della loro carriera, probabilmente li ha toccati e contaminati per sempre.

Approfondimento

La voce narrante di Balene bianche è quella di Billy, e le storie che si intrecciano in questo noir sono quelle del gruppo di ex detective, della moglie di Billy, Carmen, anche lei nata nel Bronx, di una giornalista caduta in disgrazia per non aver verificato le informazioni in suo possesso accusandolo ingiustamente, poi diventata amica e collaboratrice esterna e di Milton Ramos, un poliziotto con una vita infelice, consumato dalla vendetta e dalla violenza. Milton, fin dall’inizio sembra scollegato dal racconto, solamente verso la metà del libro si capisce verso chi è indirizzato tutto il suo odio e sua la sete di “giustizia”.

Quello che salta agli occhi iniziando a leggere, è la normalità dei personaggi, ognuno alle prese con i problemi quotidiani: i bimbi da portare a scuola, un padre con la demenza senile convinto di essere ancora un poliziotto in servizio, un matrimonio con i suoi alti e bassi, le ex mogli, le malattie e dipendenze di figli o compagni. E gli ex colleghi, a cui Billy è legato da un forte legame di amicizia e lealtà e che forse sono degli assassini a sangue freddo.

Una lettura veloce e scorrevole, a volte fredda, introspettiva, le storie dei personaggi si rincorrono senza un attimo di respiro e l’animo umano non viene mai svelato fino in fondo. E anche nel matrimonio o nell’amicizia i segreti sono ben custoditi.

Fabiola Brun

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Un delitto da dimenticare di Arnaldur Indridason

Dal 7 luglio in libreria

Da oggi sarà disponibile in libreria Un delitto da dimenticare, il nuovo giallo di Arnaldur Indridason edito da Guanda. Il pluripremiato scrittore islandese ritorna sugli scaffali con un altro romanzo poliziesco che vede come protagonista il commissario Erlendur Sveinsson.

Islanda, fine anni Settanta. Una donna è immersa nelle acque di uno dei laghi di Svartsengi, nei pressi di una centrale geotermica, e trova accidentalmente il cadavere di un uomo. Incidente? Suicidio? L’autopsia rivela che la vittima potrebbe essere caduta da una grande altezza, e anche che potrebbe essere collegata alla vicina base militare americana. Erlendur, giovane detective, e il suo capo Marion Briem decidono di seguire questa pista, scontrandosi però da subito con un muro di ostilità e diffidenza. Perché gli americani si ritengono superiori agli islandesi, da loro considerati poco più che selvaggi, e non intendono accettare intrusioni, nemmeno da parte della polizia. Aiutati solo da Caroline, un sergente di colore che ben conosce la discriminazione razziale, Erlendur e Marion indagano, rovistando nelle pieghe nascoste della base militare. Forse la vittima ha visto qualcosa di troppo e per questo è stata brutalmente uccisa. Ma la verità è molto diversa… Erlendur, intanto, sta anche indagando per proprio conto su un cold case di venticinque anni prima: una ragazza svanita nel nulla in uno dei quartieri più poveri e miserabili della Reykjavík del tempo, il cui destino il giovane detective sembra aver preso a cuore spinto dall’ossessione – che non lo abbandonerà più – per i casi irrisolti di persone scomparse.

Arnaldur Indriðason è nato nel 1961 a Reykjavík, dove ha sempre vissuto. Si è dedicato alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, dopo aver lavorato come giornalista e critico cinematografico per la maggior testata islandese, il Morgunblaðið. Guanda ha pubblicato Sotto la città, La signora in verde, La voce, Un corpo nel lago, Un grande gelo, Un caso archiviato, Un doppio sospetto, Cielo nero, Le abitudini delle volpi, Sfida cruciale, Le notti di Reykjavík, Una traccia nel buio e Un delitto da dimenticare.

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Il risveglio della notte di Francesco G. Lugli

Da giugno in libreria

È attesa per questo mese l’uscita in libreria de Il risveglio della notte, il nuovo romanzo di Francesco G. Lugli pubblicato da Novecento Editore. Siamo di fronte a un noir urbano, dall'incalzante ritmo cinematografico, scritto con uno stile veloce e affilato. Azione pura, situazioni hard boiled e suspense si mescolano in un cocktail dai gusti decisi, alleggeriti da sfumature ironiche. Una lettura intensa di puro intrattenimento, che si presta però anche a interpretazioni e riflessioni più profonde. Il risveglio della notte è un noir metropolitano venato di ironia, serrato e coinvolgente, che ci porterà a scoprire i segreti di una Milano corrotta e grigia, dove ormai non vige solo la legge del più forte, ma soprattutto quella del più criminale. Una parabola dissacratoria e incalzante di come la crisi possa trasformare un insospettabile cittadino modello in un sicario senza scrupoli. Una scrittura fluida e tagliente che non lesina colpi di scena.

"Il debutto di Manzo irrompe nel mattatoio omologato del noir. Finalmente carne fresca!" - Andrea G. Pinketts

In una Milano cupa, rassegnata e senza più lacrime, si sta consumando una cruenta faida tra clan malavitosi per il controllo del territorio. Le forze dell'ordine hanno le mani legate dalle robuste trame della corruzione. Quei pochi che ancora credono nella giustizia vengono emarginati e costretti a cacciare fantasmi, trovandosi regolarmente in un vicolo cieco. Franco, macellaio strozzato dalla crisi, ha ormai poco da perdere, forse solo la dignità, e quando cala la sera, si trova affossato dai conti in rosso, conteso tra pistola e bottiglia. Proprio quando la disperazione sta per prendere il sopravvento, il destino gli offre un'ultima possibilità. Niente di facile o indolore, anzi, si tratta di assecondare il suo lato più oscuro e sconosciuto. Cosa che gli riuscirà pericolosamente facile. Scoprire  il gusto del sangue sarà una rivelazione che gli cambierà completamente prospettiva. Uccidere diventerà un atto naturale, una sorta di droga, e non potrà più farne a meno. Incentivato anche da convincenti stimoli economici, inizierà così un percorso criminale che lo trasformerà in un sicario senza scrupoli al soldo di uno dei clan che si sta contendendo Milano. Una volta entrato nel giro, verrà soprannominato "Manzo" e inizierà ad agire nell'ombra, indossando un'inquietante maschera bianca. Sulla scena si avvicenderanno personaggi senza scrupoli, improbabili e grotteschi, ma dopo un vorticoso giro di carte, amici e avversari non saranno più così facilmente riconoscibili e guardarsi le spalle sarà obbligatorio per non lasciarci la pelle. Droga, sesso e potere, si alterneranno in un valzer a cui Manzo non potrà più sottrarsi, mentre sullo sfondo si stagliano doppi giochi, intrighi, e alleanze a rischio. Solo quando Manzo scoprirà scomode e intollerabili verità, profondamente contrarie alla sua natura, alla fame subentrerà qualcos'altro... una profonda sete di vendetta!

Il risveglio della notte è anche un booktrailer con Andrea G. Pinketts come attore d'eccezione:  https://www.youtube.com/watch?v=t891iQqJiH8

Francesco G. Lugli, giornalista e scrittore, all'attivo ha il romanzo Il Codice Beatles (Cult Editore), le raccolte di racconti Sei passi nella nebbia (dBooks) e Scritti con il sangue (Dunwich Editore), racconti sulle raccolte Toilet n. 20  (80144 Edizioni), Italian Zombie 2 (80144 Edizioni), Un giorno a Milano e Una notte a Milano (Novecento Editore), 365 Racconti di Natale (Delos Books), e gli ebook Maledetto ritardo (Novecento Editore), Numero Sconosciuto (Dunwich Editore) e Amo il mio lavoro (Simplicissimus – Viaggio d'inverno).

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Recensione di Il sesto giorno di Rosanna Rubino

L'imprenditore di origini nigeriane Ronnie Rosso sembra possedere solo carte vincenti: è un bel giovane dal fisico atletico, ha fondato Talentik, fortunata piattaforma digitale di audio sharing alle soglie dello sbarco a Piazza Affari, vive in un attico con piscina sullo sfondo di una Milano moderna e brulicante ed è un self made man di successo.

Lontano dall'atteggiamento da parvenu tipico dei neoricchi e quasi indifferente alle concessioni della buona sorte, Ronnie articola le sue giornate tra gli affari e il running, emblema della determinazione con cui ha percorso la strada verso il successo. Sparsi qua e là in tale mondo dorato, tuttavia, si raccolgono vaghi indizi d'inquietudine: un piccolo fastidio di salute, una curiosa fissazione per alcune, apparentemente casuali, parole del vocabolario, l'acqua della piscina che sembra sempre troppo fredda. Tutt'attorno, una serie di figure anonime e di scarso sviluppo: il socio Avvocato, il Dottore, la Voce (che appartiene alla segretaria personale, priva di presenza concreta) e infine Ragazzo, un inesperto giornalista che seguirà Ronnie full time per i cinque giorni che separano Talentik dall'approdo in Borsa.

Dall'apparentemente superficiale rapporto con tale figura emergerà, lento ma prepotente, il passato dell'imprenditore: l'infanzia da orfano in Nigeria, la precoce consapevolezza del male e della morte, il devastante cammino verso Tripoli e il drammatico viaggio fino a Lampedusa, approdo di profughi e vite in fuga. E, ancora, l'accoglienza presso una casa famiglia e il lungo lavoro di perfezionamento che ha portato l'uomo dalla disperazione alle vette dell'affermazione sociale, sino alla rivelazione di un oscuro ed estremo segreto che, solo in conclusione, verrà alla luce con effetti devastanti.

La stretta sintesi che caratterizza Il sesto giorno ricalca l'indeterminatezza dei suoi attori. Il tormento di Ronnie Rosso, freddo e impalpabile, manifesta allo stesso tempo l'apatia di una vita così estrema da aver raggiunto l'inazione e la scarsa indagine di una sfera emozionale definita esclusivamente da scarsi e imprevedibili comportamenti. Sospeso tra due mondi inconciliabili, il protagonista è in balia del conflitto tra passato e presente, volto al patetico tentativo di sviluppare affetti e contemporaneamente isolarsi da un mondo che, senza apparente spiegazione, percepisce come ostile. A nulla serve la definizione di un contesto spaziale: anche la Milano di Isozaki e Gae Aulenti è fumosa e indefinita, in balia di disordini sociali e inospitale nella dissacrante dicotomia tra crisi economica e simboli di lusso.

Nell'atmosfera noir si percepisce tutta l'inquietudine di quello che potrebbe essere uno scenario parallelo al nostro presente, in cui nuove dinamiche sociali e paradossali contraddizioni tra sviluppo e recessione si muovono in non-luoghi privi di identità.

Nel caos di una città contorta, di un protagonista sviscerato ma non pienamente approfondito, di una trama che tenta infruttuosamente un coinvolgimento, ci si chiede invano se il sesto giorno giunga infine con un rimando a quella Creazione in cui l'uomo, nuovo Adamo, possa assumere una definizione. Purtroppo, però, è spesso troppo labile il limite tra simbolismo e inconsistenza.

 
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Approfondimento

Davvero sarebbe stato in gradi di rifare tutto da zero? Restare immobili mentre gli altri morivano intorno a lui facendo finta di non sentire, fissando le stelle per non vedere, aspettando l'alba nella speranza di non affogare. Aveva ancora voglia di sfidare il sole a mezzogiorno tenendo gli occhi spalancati? E la fame, l'avidità, la curiosità, erano le stesse di allora?

Rosanna Rubino raccoglie nella figura di Ronnie Rosso tutti gli aspetti di una drammatica realtà contemporanea: quella dell'immigrazione, della sfida quotidiana di uomini e donne contro il mare e la povertà, così vicina eppure così distante da quella Milano bene di grattacieli e start up, di affaristi e social network, di business e vetri oscurati. Tra le due dimensioni si muove una popolazione smarrita, in protesta contro una crisi di cui sembrano confondersi emblemi e responsabili, contro quei “porcelli” che, tuttavia, la gente continua indirettamente ad alimentare, acquistandone prodotti e servizi, in un'ottica di sharing di ingannevole emancipazione.

Talentik vive dei propri utenti, ma è da essi stessi contestato, in una schizofrenia tipica del nostro tempo. Quando, in un'atmosfera di coprifuoco, i dimostranti salgono sui tetti dimostrano tutta la loro inefficacia, nell'ignoranza che, sopra le loro teste, continuano a girare vorticosamente le pale degli elicotteri privati: ambiguo è il tentativo dell'uomo medio di opporsi alla classe dominante cimentandosi, paradossalmente, proprio nella medesima scalata verso le vette della città.

Il contesto non lascia, tuttavia, un segno sufficientemente incisivo. E nella vicenda personale di Ronnie Rosso, purtroppo, non si riconoscono eventi scatenanti. La consapevolezza dell'inconciliabilità tra un passato di privazione e un presente di vuota abbondanza scaturisce senza un motivo riconoscibile, al di là di un'intima ricerca, quasi in sordina. Il senso ovattato della non-appartenenza a un contesto è a tratti efficacemente disturbante, ma più spesso lascia l'amaro di una potenzialità perduta.

Irena Trevisan

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Il suonatore di pietre di Sergio Saggese

Da maggio in libreria e in digitale

Da qualche settimana è uscito Il suonatore di pietre, il nuovo noir dello scrittore napoletano Sergio Saggese edito da goWare. Raccontando una storia di smarrimento e di ricerca, tra toni acidi, ironia e parallelismi entomologici, Saggese con Il suonatore di pietre ci regala un romanzo che induce dipendenza.

«Non è per niente vero che nella vita è tutta questione di scelte. Ho due dati certi a testimoniarlo, due dati che di fatto hanno caratterizzato tutta quanta la mia esistenza senza essere per nulla dipesi dalla mia volontà: il soprannome col quale sono conosciuto ormai più che col mio stesso nome, e il fatto che suono i piatti sinfonici

Parte da questa constatazione Sandro Cramarossa, il protagonista de Il suonatore di pietre, per raccontare la sua storia di smarrimento e di ricerca. Durante un viaggio in treno, Sandro incrocia un suo amico di infanzia, Mattia, soprannominato Mulignana, travestito da donna. Poco dopo, Mulignana viene ucciso brutalmente, e Sandro decide di seguire le indagini sull'omicidio, incuriosito anche dalla vita dell'amico. Affiancato da un enigmatico poliziotto, Sandro entrerà così nel mondo dei clochard e in quello dei rom, entrambi frequentati dalla vittima. Dalla morte del suo amico, Sandro comincerà a soffrire di incubi premonitori, poiché scovare chi ha ucciso Mattia lo coinvolgerà personalmente con un senso di rivalsa e un'imperdibile occasione di vendetta contro la vita stessa.

«Le parole di Saggese, - scrive Giovanni Nurcato nella prefazione del romanzo - ora pampini in lieve sospensione nell'aria, ora urticanti stridii di gesso sulla sua lavagna, stanano le emozioni dalle anime di personaggi fuor di ogni convenzione letteraria, le espatriano da intricati mormorii interiori e le crocifiggono su pagine capaci di lasciare segni indelebili».

Sergio Saggese, napoletano, si è laureato in medicina veterinaria. Dal 1998 ha pubblicato racconti e numerosi romanzi tra cui Il grido del gatto (Boopen LED, 2009), Tutto torna (Il Monocordo Edizioni, 2012) e Codamozza (Con-fine edizioni, 2013). È stato finalista a premi letterari, tra cui Il Molinello (2004), il Premio Troisi (2006), il Premio Boopen (2010) e ha ricevuto una menzione della giuria al Premio Troisi (2008). Suoi racconti sono stati pubblicati su diverse riviste letterarie e sui quotidiani "Roma" e "Il Mattino". Con il cortometraggio Faunàpoli è stato premiato al Forum della Cultura di Vico Equense (2009).

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