Categoria: l’atelier

Recensione di L’Atelier di Yeng Pway Ngon

Provai una strana sensazione, come se mi trovassi ancora lì, nudo davanti a lei, e il mio viso avvampò. Nonostante provassi un po’ di vergogna, le ero tuttavia molto grata per avermi ritratto nel pieno vigore della giovinezza.

Amore, arte e amore per l’arte, sentimenti, ideali, rivoluzione e storia, ma soprattutto una profonda analisi dell’esistenza umana in tutti i suoi aspetti più profondi e in quei dettagli apparentemente insignificanti, ruotano intorno alla città di Singapore e agli allievi del pittore Yan Pei. Ogni settimana, il piccolo gruppo si riunisce in una vecchia villa dall’atmosfera elegantemente decadente per imparare a dipingere o, più probabilmente, per staccarsi dalla quotidianità, chi per sfuggire ad un matrimonio deludente, chi per incontrare la ragazza che ama, chi sperando, chissà, di riuscire un giorno a vivere d’arte. Mentre al contrario, Yan Pei, che all’arte ha sacrificato la vita e l’unico grande amore, rivede il suo passato con tristezza, ancora innamorato dell’ex moglie Wanzhen, perduta, forse, proprio a causa di questa sua passione.

Settimana dopo settimana, il tempo passa, e dal giorno in cui incontriamo gli artisti per la prima volta, intenti a ritrarre il giovanissimo Jizong, nudo e pieno di vergogna, i loro destini si dividono, si intrecciano agli eventi della storia, si allontanano a volte per ritrovarsi, a volte per perdersi.

Approfondimento

L’Atelier è un romanzo bellissimo, ricco di riferimenti artistici, letterari, poetici, sia d’Oriente che Occidente, intriso di passione e spesso di una malinconica, quasi onirica nostalgia, accentuata dall’alternarsi delle diverse storie, dal passaggio tra terza e prima persona.

Insieme agli artisti dell’Atelier di Yan Pei, anche Singapore muta, si evolve e spesso stravolge la vita dei suoi abitanti, come accade a Jangxiong, costretto alla fuga per le sue idee rivoluzionarie, a lasciare la città senza neanche il tempo di un saluto, diretto verso la guerriglia nella foresta malese. Trent’anni sono tanti, e quando Wanzhen, inutilmente consapevole dei propri errori sentimentali, torna a Singapore, non la riconoscerà più, così come Ningfang e Sixian, che si ritrovano per un fortunatissimo caso in un albergo di Parigi, la troveranno profondamente cambiata, mentre uguali sono rimasti loro, nei timori e nelle incertezze.

Intanto, tra coloro che frequentavano l’Atelier, qualcuno ha seguito strade inattese, qualcuno è cambiato, a volte per scelta, a volte a causa del disincanto della vita. Jizhong, indirettamente, diverrà il filo che li unisce, senza saperlo, attraverso i decenni, fino al giorno in cui ritroverà sé stesso nel ritratto di un ragazzino nudo, dallo sguardo ribelle. L’Atelier è il ritratto di un’epoca, e insieme una riflessione sulle incognite della vita, della morte, del destino, dell’amore. Un capolavoro.

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L’atelier di Yeng Pway Ngon

Da un grande autore di origine cinese, vincitore del Singapore Literature Prize, la storia di un gruppo di artisti, sullo sfondo di un paese splendido e in continuo mutamento.

atelierUna vecchia villa in stile occidentale a Singapore, trasformata in atelier, è il fulcro da cui si dipanano le storie dei pittori che la frequentano, e in particolare del gruppo del maestro Yan Pei e dei suoi allievi. Se Yan Pei, pittore intransigente, ha dedicato tutta la vita a perseguire il proprio ideale artistico, per i suoi allievi dipingere rappresenta un passatempo, una passione o una fuga dalla quotidianità.

Il romanzo segue le vicende del gruppo di artisti, che da Singapore si diramano verso varie regioni dell’Asia orientale, Malaysia, Hong Kong, India e Taiwan, in Francia e in Spagna. Yeng Pway Ngon ci racconta le vicende dei vari personaggi alla fine degli anni ’70, per poi farceli ritrovare vent’anni dopo e tirare le fila delle loro vite ricche di avvenimenti. Qualcuno deciderà di unirsi alla guerriglia nella giungla, altri seguiranno i propri impulsi momentanei o una vana ricerca di serenità, altri ancora si troveranno ad affrontare inaspettati drammi personali.

Su questo fitto intreccio di storie, raccontato con grande maestria, emergono con particolare forza due storie d’amore, in qualche modo una erede dell’altra: quella del maestro Yan Pei e della sua ex moglie Wanzhen, che riprendono uno scambio epistolare dopo trent’anni che lei lo aveva lasciato, e quella di Sixian e Ningfang, che sempre dopo trent’anni si incontrano per caso a Parigi.

Yeng Pway Ngon fa parlare ora gli uni ora gli altri, e questi cori a due voci ricostruiscono storie d’amore e di dolore, di speranza e di frustrazione, sullo sfondo di una città in perenne cambiamento, di un sistema politico repressivo, di un’area del mondo suggestiva e per certi aspetti ancora poco nota.

Yeng Pway Ngon è nato a Singapore nel 1947 da una famiglia di origini cantonesi, ed esordisce agli inizi degli anni ’60 come poeta modernista. Scrittore, poeta e drammaturgo, ha animato diverse riviste letterarie e culturali di Singapore e collaborato come editorialista con diversi quotidiani di Hong Kong. Nel 1978 è stato arrestato e tenuto in custodia dalla polizia di Singapore, che lo sospettava di attività sovversive. Dagli anni ’80 si dedica a tempo pieno alla scrittura e alla libreria che ha fondato nella sua città, la Grassroots Book Room. L'atelier, pubblicato da Metropoli d'Asia, sarà in libreria a settembre al prezzo di Euro 16,50. Il romanzo verrà presentato per la prima volta in Italia nel corso del Festivaletteratura di Mantova.

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