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Recensione di Gli occhi della Gioconda di Alberto Angela

Laureata in lingue, giornalista freelance, ha insegnato per molti anni nelle scuole superiori, lavora per Taormina Arte, vorace lettrice, scrittrice per
passione, da due anni presenta scrittori del Sud che scrivono per il Sud, perché proprio dal Sud si può sprigionare l’innovazione culturale.

  1. Leonardo che con la sua arte che produsse diversi “non finiti”, nella Gioconda potrebbe aver creato un “non volto” femminile. Un volto ideale madre di tutti i volti, a partire da quello dell’autore.
    Come lo specchio magico della matrigna di Biancaneve ci indica il più bello del reame, così il volto della Gioconda ci rimanda a quello di Leonardo da Vinci, oltre a contenere le conoscenze dell’autore nei campi dell’ottica, estetica, anatomia, geologia, idraulica, scenografia, pittura. Il volto femminile del dipinto conservato al Louvre è sovrapponibile all’Autoritratto di Leonardo conservato a Torino, una volta ribaltato specularmente. Ma ancora più inconsciamente per il professore Mario Alinei, richiama l’immagine del lutto, tramite la rappresentazione di una giovane donna morta con gli occhi aperti come se fosse viva, nascosta dalla bellezza ancora presente della persona raffigurata. Per ultimo, un possibile rimando subliminale al volto sindonico, come apparve nel negativo fotografato nel 1898 per la prima volta. Anch’esso somigliante con quello dell’Autoritratto di Leonardo da Vinci conservato a Torino. Dove la Sindone di Torino è l’Autoritratto o il ritratto di un Uomo vivo ritratto come morto. Questa sarebbero le ragioni profonde del fascino del dipinto e dell’iconoclastia cui è stato sottoposto nello scorso secolo. Cfr. ebook/kindle La Gioconda: uno specchio magico.

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