Recensione di La quarta scimmia di J.D. Barker

Ad aprire le danze è la morte di un uomo investito da un camion. Per seguire l'indagine viene chiamato subito il detective Sam Porter (si, qui non si brilla di originalità in quanto a nome), perché l'uomo portava con sé una scatolina contenente un orecchio umano, proprio come l'assassino delle quattro scimmie era solito fare. Da oltre cinque anni Porter è alla ricerca del killer, abilissimo nel far trovare le scene del crimine candide, non lasciandosi alle spalle alcuna traccia.

Nonostante il protagonista principale sia un detective, non è il classico thriller in cui ci si concentra interamente sul caso. La quarta scimmia è un thriller in cui l'attenzione si concentra sul criminale, il nostro Assassino delle quattro scimmie. Una delle voci del romanzo, infatti, appartiene proprio a lui. Attraverso il suo diario abbiamo la possibilità di conoscerlo e di capire le ragioni che lo hanno portato ad essere il criminale che è diventato. Questa è stata per me la parte migliore, che mi ha fatto adorare il libro. Abbiamo una conoscenza del killer a 360°, un'immersione nella sua psiche, ed è proprio lui il vero protagonista che, con tutta la sua atrocità e crudeltà, è stato in assoluto il mio personaggio preferito.

L'assassino delle quattro scimmie è un uomo che segue alla lettera gli insegnamenti del padre, ovvero una filosofia di vita che crede nelle regole delle quattro scimmie: "La prima si copre gli orecchi, la seconda si copre gli occhi e la terza si copre la bocca, una raffigurazione del proverbio "Non sentire il male, non vedere il male, non dire il male". La quarta scimmia rappresenta il "Non fare il male". "

È un uomo guidato da valori per cui per far prevalere il bene, si deve fare del male. È diventato un giustiziere che punisce le persone che non rispettano la regola della quarta scimmia "Non fare il male", colpendoli proprio nel loro punto debole: le figlie femmine. Secondo la sua mente delirante, è un atteggiamento perfettamente coerentemente con le regole con cui è stato cresciuto, e che hanno guidato tutta la sua vita. Una indagine accurata, un'idea di trama che si distingue dal classico thriller e una profonda immersione nei meandri della vita dell'assassino delle quattro scimmie, che lascia sperare (io ci spero!) in un seguito! Molto Consigliato!

Approfondimento

Ne La quarta scimmia l’autore svela i pensieri ed i meccanismi di una mente psicopatica, proprio quella dell’assassino delle quattro scimmie, che da molti anni terrorizza la città di Chicago. Nel libro si contano sette cadaveri, tutte donne di età compresa fra i 17 ed i 30 anni. Il simbolo,e il  titolo del libro, ci riportano a una iconografia giapponese classica: le tre scimmie, quelle famose del ” non vedo, non sento, non parlo”. Ognuna di esse usa i propri arti anteriori per coprire gli occhi, la bocca e gli occhi, che sono proprio il macabro contenuto delle scatole bianche che il killer invia ai genitori delle vittime.

Vi colpirà la suspense che l’autore è riuscito ad illustrare fra le righe, vi appassionerà la lettura del Diario, vi … non dico più niente, basta per ora, scopritelo voi il finale.

Vi consiglio di leggere questo squisito thriller, per poi raffrontarlo con la versione cinematografica … ed alla prossima. [amazon_link asins='B075CSF3CT' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='7de29459-9732-11e8-9d93-0b587045a3fa']

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Recensione di Caraval di Stephanie Garber

Rossella e Donatella sono cresciute ascoltando storie della nonna sul mito del gioco di Caraval, sul suo mondo fantastico e sulla sua magia

“Qualsiasi cosa tu abbia sentito raccontare di Caraval non è paragonabile alla realtà. E’ molto più di un semplice gioco o di uno spettacolo. E’ quanto di più vicino alla magia esista a questo mondo.

Una volta ricevuti i biglietti da Mastro Legend, la tentazione di parteciparvi per la riflessiva Rossella è molto forte; Donatella invece, più impulsiva, non ha dubbi: partecipare al Caraval è l’occasione che aspettavano per fuggire finalmente dall’oppresione e violenza del padre.

Contro la stessa volontà di Rossella che vede invece nel suo imminente matrimonio con un conte sconosciuto l’unica loro possibile salvezza, le due sorelle partono per l’isola de los Suenos, il luogo del Caraval, accompagnate dal rude marinaio Julian.

Donatella però viene rapita e Rossella è costretta a giocare da sola per trovarla e salvarla. Chi per primo entro cinque giorni riuscirà a trovare tutti gli indizi, troverà Donatella, l’enigmatico Mastro Legend e soprattutto riceverà come premio un desiderio….Insieme a Julian, con cui suo malgrado farà squadra, ed insieme ad altri concorrenti, a spettatori e ad artisti, entrerà in un mini mondo fantastico fatto di fontane magiche, di gallerie che compaiono e scompaiono, di pozioni e di vestiti che cambiano in base all’umore.

 “Rossella vedeva sempre sprazzi di colore associati alle emozioni più intense”; tra uno “struggimento giallo oro”, e una “guancia di un rosso furioso”, tra “grigie sfumature di ansia”, e  “diffidenza color salvia”, tra un alternarsi di “nervosismo azzurro ghiaccio”, e di “delusione con fredde sfumature di azzurro nontiscordardimé”, Rossella deve affrontare le sue paure, imparare a farsi guidare più dall’istinto e soprattutto, e questo è l’insegnamento più grande, deve avere fiducia in se stessa e nei suoi sentimenti e deve essere in grado di capire chi sono le persone di cui può fidarsi.

Perché questo è il Caraval: un luogo di contraddizioni, dove è tutto un gioco anche se alcune cose sono vere, e tutto è reale all’interno però della finzione del gioco

“Proveremo a convincervi, quando in realtà è tutta una messa in scena. Noi cercheremo di coinvolgervi, e voi state attenti a non farvi coinvolgere troppo. I sogni che diventano realtà possono essere bellissimi…”

Rossella inizia il suo viaggio sicura di ciò che vuole: trovare Donatella, tornare a casa e sposare il suo sconosciuto fidanzato; ma si sa che spesso i progetti sono fatti per non essere seguiti e la vita, in questo caso il Caraval, ci mette del suo. Piano piano scopre di provare altri sentimenti oltre allo sconfinato amore per la sorella e il timore del padre, e saranno proprio questi altri sentimenti a guidarla nel progresso del gioco.

Le domande che si era poste inizialmente si moltiplicheranno (chi è veramente Mastro Legend? Cosa nasconde Julian?) e vincere il Caraval diventerà per lei fondamentale per poter continuare a vivere.

In questa storia c’è tutto il fantasy con cui molti di noi sono cresciuti o che hanno letto: alcuni personaggi ricordano un po’ quelli di Alice nel paese delle meraviglie; il Mastro Legend può sembrare Il mago di OZ; ritroviamo anche la magia e l’amore di Stardust, la sensazionalità di Harry Potter, la crudezza del gioco di Hunger Games o della serie tv Westworld. Il tutto risulta un mix perfetto che insegna agli young adults a credere nei sogni ed ad aver fiducia nei sentimenti, e ricorda ai non più young adults che certe cose sono importanti a tutte le età, e quanto è bello e piacevole lasciarsi andare ogni tanto alla fantasia!

AMELIA SARA MACCA [amazon_link asins='125009531X,B01EROYPQE' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='2da6af52-8d3d-11e8-bce6-65d74e9e97f9']abc

Recensione di Se sembra impossibile allora si può fare di Bebe Vio

Chi non conosce Bebe Vio? Chi non si è fermato almeno una volta a osservarla, incantato da quel suo sorriso? Chi non si è chiesto: ma come farà ad affrontare in questo modo la sua disabilità? Semplice, Bebe ha capito che non serve a nulla piangersi addosso, perché

“…anche se non è facile, se vuoi ottenere qualcosa devi darti da fare, se vuoi realizzare un sogno, se vuoi raggiungere un obiettivo di qualsiasi tipo, se vuoi godertela DEVI DARTI DA FARE.”

E Bebe un sogno ce l’ha e ce l’ha da quando aveva cinque anni: Bebe vuole andare alle Olimpiadi e vuole andarci tirando di fioretto. Ma a undici anni si ammala e subisce le amputazioni degli arti, e per Bebe diventa inevitabile imparare a fare tutto da capo, dal camminare al lavarsi i denti, tutto come un bambino.

“la vita a volte è un po’ così, sembra che cerchi di bloccarti in ogni maniera, sta a te scegliere se permetterglielo. Perché SE SEMBRA IMPOSSIBILE ALLORA SI PUÒ FARE.”

Nonostante questo ostacolo, Bebe decide che il suo sogno dovrà subire qualche modifica, ma resterà lo stesso e, alla fine, alle Olimpiadi non solo arriverà, ma riuscirà anche a vincere la medaglia d’oro.

In questo libro, Bebe, con la schiettezza che la caratterizza ci racconta come è diventata la campionessa che è, ma, soprattutto, come è riuscita a fare di una vita che molti vedevano e vedrebbero come sfortunata in quella che lei stessa definisce una figata. In una sorta di percorso a tappe Bebe ci insegnerà quali sono i punti da non perdere mai di vista: dal farsi aiutare circondandosi di una squadra, all’ironia; dal saper accettare anche la paura e le critiche al sorridere sempre. E lo farà raccontandoci le sue tappe, attraverso alcuni episodi della sua vita: dalle difficoltà, ai successi; dalla fondazione della sua associazione che aiuta i disabili nello sport, all’incontro con Obama e molto altro. E alla fine non potrai che volerle bene.

Se sembra impossibile allora si può fare è un manuale da non perdere mai di vista. Bebe parla come parlerebbe a un gruppo di amici e, alla fine, la sensazione è proprio quella di essere parte della sua squadra o, forse, che lei sia parte della tua. La scrittura è semplice e diretta, i concetti vengono ripetuti più volte, sottolineati, Bene non vuole che sfuggano, vuole che vengano assimilati da chi legge. Come, appunto, un’amica vuole svelarci il segreto di una vita più slialla e, forse, facile.

Approfondimento

Sorprende davvero vedere come una ragazza così giovane abbia affrontato un’avversità così grande e sorprende, soprattutto, il modo in cui l’ha fatto. Leggere questo libro non può che lasciare un segno, non può che spingerti a vedere in modo diverse le avversità che ogni giorno si incontrano, non può che farti sentire sciocco per le assurde lamentele delle quali continuiamo a circondarci. Bebe ci trasmette la sua grinta e prova a inculcarci una consapevolezza diversa della vita, insomma Bebe Vio con questo libro ci fa davvero un grande regalo.

Monia Merli  abc

Recensione di Sara al tramonto di Maurizio De Giovanni

Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza.

Sara la incontriamo così, al tramonto, una donna di mezza età, capelli grigi, abiti dimessi, quasi trasandati, seduta su una panchina di un parco; mentre la città cambia aspetto, i bambini ed i vecchi lasciano lo spazio verde dove hanno trascorso il pomeriggio, mentre altri, giovani e coppie di innamorati, danno loro il cambio nell'occupare la zona. Sara la vediamo colpita da quel raggio di sole, impassibile, solitaria, anonima. Ma Sara è ben altro che anonima, ex agente speciale in pensione, il suo sguardo, attento, profondo, intelligente, sa leggere le parole della gente, il guizzare dei suoi occhi sa mettere a fuoco gli atteggiamenti, le sfumature, sa riconoscere la verità dai gesti. E, al tramonto, su quella panchina, Sara non è sola, perché all'improvviso compare la figura di una giovane donna, visibilmente incinta, è Viola, la compagna di Giorgio, il figlio di Sara morto in un incidente, che si siede e parla con lei, ascolta e si racconta. E così, al tramonto, in un qualunque parco di provincia, sull'orizzonte del sole che declina si staglia uno strano duetto, formato da una anonima signora di mezza età e da una ragazza con la sua pancia enorme e la sua promessa di futuro. Ma all'improvviso, dall'ordinario il romanzo vira verso l'ignoto, l'improbabile, l'irrisolto, quando una ex collega di Sara la contatta perché ha bisogno di lei per sottoporre alla sua attenzione un caso già risolto, per il quale c'è già in carcere un colpevole; ma c'è una bambina in pericolo, ed allora c'è bisogno della capacità di Sara di andare oltre l'ovvio e l'evidente per scoprire la verità. Ad aiutare Sara nella sua indagine c'è anche Davide Pardo, un poliziotto in gamba ma squinternato, accompagnato da un ingombrante bovaro Bernese. Sara a Pardo cominceranno allora a scavare dentro le persone, dentro le storie e le passioni di una potente famiglia, fino a scavare dentro loro stessi e superare i loro irrisolti, fino ad arrivare, ognuno a modo suo, a ricominciare a vivere. Accanto a loro, accanto alle loro coscienze di sbirri, a sbrogliare una matassa informe, si accompagna, inaspettatamente, Viola, il suo occhio fotografico, i suoi modi aperti e disinvolti, e la sua grande capacità di entrare nel cuore delle situazioni Sara al tramonto non è solo un giallo, è una amara riflessione sui nostri tempi, è il racconto di una donna che tanto ha amato e tanto ha sofferto, è il confronto tra Sara e Viola, tra due donne profondamente diverse ma entrambe necessarie l'una all'altra. Mentre si risolve il caso a cui Sara sta lavorando, con la sua bislacca compagine di aiutanti, il lettore conosce e comprende anche la figura stessa di Sara, il cui carattere spigoloso, la ferrea volontà, la determinazione, lasciano il passo alla storia di una donna straordinaria, intelligente, capace, coerente, determinata, cosciente delle proprie scelte, le quali, sebbene profondamente sofferte, non vengono mai rinnegate. Approfondimento Con la sua prosa elegante e raffinata, De Giovanni tratteggia una figura femminile indimenticabile e crea un romanzo dove tesse in maniera mirabile tensione narrativa, suspence e compartecipazione emotiva; il lettore non può restare indifferente a ciò che accade non solo nello svolgimento delle indagine, ma anche nelle vite dei protagonisti, segue il corso degli eventi e delle esistenze, sentendo la vicinanza con questa figura di donna, umanissima e struggente. Sara, che sa leggere fin quasi dentro il cuore della gente, riuscirà a leggere anche nel cuore dei lettori.

La gente, riflettè Sara resistendo al sonno, si aggrappa. Non fa altro, alla fine. Si aggrappa a una persona, a un animale, a un ricordo. Si aggrappa alle bollette, al mutuo, alle vacanza. Si aggrappa per non affondare, fissando gli occhio su qualcosa di vicino per non dover guardare lontano, dove risiede solo l'abisso

Romina Celani [amazon_link asins='8817099430,8806213911,8806225545' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='2a43a2c6-877c-11e8-9b17-596ec7211cd9']abc

Recensione di Seme di Strega di Margaret Atwood

“Felix si sente soffocare, come a un matrimonio: quello strano miscuglio di nostalgia per il passato e gioia per il futuro; la gioia di altri. Lui è soltanto uno spettatore, ora, un sostenitore, un lanciatore di riso virtuale.”; ["si sbagliava sulla sua Tempesta, si è sbagliato per dodici anni. Il finale della sua ossessione non era di riportare in vita la sua Miranda. Il finale era una cosa molto diversa."

Felix, straordinario regista teatrale molto apprezzato dalla critica e dal pubblico, è da anni l'organizzatore del Makeshiweg Theatre Festival. Il suo ingegno l'ha sempre portato a rivisitare le opere teatrali mettendo in mostra un'originalità interpretativa. Tale forza, a volte, non veniva compresa dagli spettatori: "Come mai il Pericle era stato messo in scena con navicelle spaziali ed extraterrestri invece di usare velieri e terre straniere, e come mai la dea lunare Artemide evav la testa di una mantide religiosa?". Il romanzo descrive la rottura di questo incantesimo: Tony, uomo di fiducia di Felix e cresciuto sotto l'ala protettiva del grande regista, si rivela uno spietato carrierista e, dopo aver sapientemente costruito il suo spazio di potere, cesella l'improvviso e crudele destino che fa piombare Felix in una drammatica realtà, quella del licenziamento e dell'allontanamento dal suo mondo e dalla sua vita.

L'esistenza di Felix non era stata costellata solo di successi e di applausi deliranti del pubblico, ma era stata tormentata da due vicende tragiche: la morte di Nadia, sua moglie, morta subito dopo il parto a causa di un'infezione letale e la morte di Miranda, sua figlia,all'età di tre anni a cusa di una meningite. La cieca disperazione porta Felix a trovare rifugio, ancora una volta, nel teatro: "subito dopo il funerale si era tuffato nella Tempesta; era un'evasione, questo lo sapeva anche allora, però sarebbe stata anche una sorta di reincarnazione". Ma il sogno di mettere in scena l'opera schakespeariana viene infranto dal cinismo calcolatore di Tony che, come un macigno, piomba con tutta la sua violenza trascinando Felix in un destino dall'esito certo e terrificante. Passa il tempo e Felix trascina stancamente la sua esistenza dopo aver deciso di ritirarsi dal mondo e vivere come un eremita in una stamberga.

Apparentemente tale decisione sembra dettata da una precisa volontà di Felix di vivere silenziosamente il suo dolore e la sua disperazione ma, come emergerà dall'evolversi dei fatti, ancora una volta il grande regista si dimostra padrone e sapiente organizzatore di ogni scena della sua vita, come se fosse un palcoscenico di un teatro. Infatti, inaspettato giunge l'appiglio che riporterà Felix nelsuo mondo reale, nella sua vera esistenza, ossia il teatro: diventa insegnante di teatro in una Casa Circondariale dove i detenuti diventano attori nell'ottica di un recupero e di un'efficace reinserimento sociale. Fleix si riappropria del proprio spazio esistenziale e riesce, con la sua maestria, a coinvolgere persone che, ognuna nella sua miseria, rappresentano lo scarto della società. Trascorrono diversi anni e la vita prepara a Felix una straordinaria occasione per consumare la sua vendetta nei confronti di Tony e di tutto l'establishment che lo aveva accantonato: Sal, il suo amico di infanzia, è Ministro della Giustizia ed è proiettato verso incarichi sempre più prestigiosi, Tony, invece, è diventato Ministro della Cultura, ed entrambi aspirano ad una posizione di leadership nel partito. L'occasione è una visita all'interno del carcere da parte degli esponenti politici per apprezzare il teatro sperimentale messo in piedi, oramai da svariati anni, dal signor Duke (il nome scelto da Felix come scudo protettivo nei confronti delle lame affilate del fallimento) in ambiente carcerario.

Così, Felix-Duke decide di preparare e di mettere in scena la "Tempesta" affidando le parti della commedia ai suoi allievi-detenuti. Le pagine del romanzo accompagnano il lettore all'interno dell'opera shakespeariana facendo rivivere il rapporto tra Prospero e la sua adorata figlia Miranda, l'ambizione spietata di Antonio, fratello di Prospero, l'innamoramento tra Miranda e Ferdinando, figlio del re, la perversione diabolica di Caliban, uomo mostruoso che custodisce dentro di sè il seme della disperazione materna. Commovente, per come l'autrice lo descrive, il rapporto tra Felix-Prospero e la figlia Miranda: il padre, preso dal suo egoismo, non vuole lasciarla andar via. Il sapore della vendetta, la voglia di rinascere e di ritornare al mondo, sembrano indirizzare il lettore verso un epilogo dominato dalla violenza e dalla povera miseria umana. La magia di Prospero, la magia del teatro riusciranno a sollevare l'uomo dalla sua pochezza esistenziale? O prevarrà il grigio e spettrale trionfo delle più nascoste pulsioni istintive dell'uomo che, da sempre, lo proiettano e lo condannano ad un'esistenza in cui non vi è spazio per una rigenerazione spirituale e di pensiero.

Approfondimento

Felix, senza dubbio, è il protagonista su cui ruota e si sviluppa l'interva vicenda. L'autrice disegna il profilo psicologico del regista coinvolgendo il lettore che, pagina dopo pagina, assiste al cambiamento catartico dello stesso: il sentimento della vendetta che, pian piano, lascia spazio alla voglia di riconciliarsi con il mondo. Interessante il continuo parallelismo tra i protagonisti dell'opera schakespeariana la "Tempesta" e i protagonisti della storia raccontata dalla scrittrice canadese. Il mago Prospero e l'inventore di magie teatrali Felix, il malvagio Antonio ed il cinico e spietato Tony. Il regista Felix, nei panni dell'insegnante di teatro Duke, chiede ai suoi allievi-detenuti di soffermarsi sui singoli personaggi dell'opera teatrale e di prevedere il destino del singolo personaggio oltre l'epilogo dell'opera stessa. Al riguardo, il personaggio mostruoso di Caliban viene definito come un alter ego del protagonista Prospero: l'uomo dalla sembianze mostruose è, secondo quanto ricostruito dagli allievi-detenuti, il figlio di Prospero e ciò porta alla costruzione di un finale che sembra aprire ad una rinascita del personaggio.

Il romanzo viene apprezzato per la sua dimensione psicologico che accompagna il lettore ad una conoscenza più approfondita di noi stessi.

Mirko Denza [amazon_link asins='8868337428,8868337371,B00KCM2OM8' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='cb8fee05-8779-11e8-9628-899ee5feeee1']  abc

Recensione di La cattedrale sommersa di Silvia Ronchey

“Oggi sta al mondo salvare il retaggio di tradizione e bellezza dell'oriente cristiano chiuso tra antichissime mura sotto la vetta sacra a tre religioni.”

Un'antica leggenda narra come, a causa della cattiveria dell'umanità, un villaggio intero e la sua cattedrale vennero sommersi da un'alluvione. Da allora, un lontano rintocco di campane rimanda agli uomini un sordo monito affinché la loro malvagità non generi altri danni. Da questo lontano rimando, cullato dagli accordi dell'omonimo preludio di Debussy, Silvia Ronchey, docente di letteratura bizantina, rimanda all’immensa civiltà bizantina che l’Occidente ha inabissato racchiudendo l’aggettivo “bizantino” nel connotato quasi caricaturale di una burocrazia puntigliosa e inefficiente e, da questo punto di partenza, comincia uno straordinario viaggio alla ricerca del sacro, del mistico, delle affinità e delle somiglianze tra le grandi religioni del mondo. È un viaggio difficile e che richiede impegno e pazienza, perchè obbliga il lettore a riflettere, a studiare, a conoscere, ad entrare nell'essenza delle cose, a cercare “la faccia” e non “l'immagine”; ma allo stesso tempo è un viaggio fatto di meraviglia e di scoperte, di conoscenza e di mescolanze fra elementi di religioni a volte inconciliabili. Dal Dio Mithra così simile al Gesù cristiano, alle sacre icone e al legame tra mito e sintomo, Silvia Ronchey mostra quanto Oriente c'è nel nostro Occidente e come l'antichità continui a suggestionare il nostro tempo.

Il romanzo si compone di una serie di saggi brevi in cui l'autrice, dissotterrando le radici comuni tra oriente ed occidente, intesse e racconta i continui scambi tra le culture, le reciproche influenze che hanno caratterizzato la vita delle tre grandi religioni monoteiste, tutte generate nella medesima terra, quell'oriente, che sentiamo così lontano ma che, al contrario, tanto ci ha influenzato. Leggendo, il lettore spazia dal Corano a Budda, si addentra nei miti e nei riti propri delle varie religioni; conosce San Paolo e la sua predicazione e viene affascinato dal mondo delle idee di Platone, posto fondamento delle ideologia cristiana; ammira estasiato la ieratica sacralità delle icone nell'oriente cristiano, e si indigna dinanzi alle lotte iconoclaste che hanno sconvolto il mondo bizantino, fino ad arrivare alla mitologia fantasy contemporanea, esemplarmente rappresentata da the Game of Thrones. Una menzione a parte merita il capitolo dove, con dovizia di particolari ed attenta analisi, viene ricostruito il percorso compiuto dal simbolo dalla svastica – o croce uncinata -, ideogramma dell’Eterno Ritorno, collegata al moto perpetuo nella Grecia pre-ellenica, simbolo sciamanico dei nativi americani, in altre parole un segno universale fino a quando nel 1895 un monaco cistercense austriaco, Adolf Lanz, appassionato di occultismo non lo trasforma nell’emblema della sua setta dove si praticava l’esaltazione della razza ariana e del suo ruolo di purificatrice dell’umanità contro la degenerazione ebraica. Da qui Hitler prende spunto per inserire la svastica nella bandiera del partito nazista, facendone un simbolo di morte e di terrore.

La cattedrale sommersa non è certo un romanzo di facile lettura, infarcito di terminologie e rimandi non sempre di facile comprensione, ma allo stesso tempo è una lettura affascinante, che comprende una casistica svariata, che spazia ed intreccia oriente ed occidente, passato e presente, bizantino e moderno; è una lettura che crea interrogativi, che spinge alla conoscenza, che induce il lettore ad andare oltre all'ovvio, allo scontato, al “tramandato” ed arrivare all'origine del mito.

Approfondimento

La lettura di questo romanzo-saggio suscita di certo reazioni contrastanti; apprendere quanto le religioni debbano l’una all’altra, quanto numerosi siano stati i prestiti, le influenze, le imitazioni, quanto affanno e ingegno, quali contrasti, le dottrine, le liturgie, i miti di fondazione hanno richiesto per essere organizzati, non può certo lasciare indifferenti. Ma credo che suscitare riflessioni, delusioni o disincanto, ovvero rafforzare certezze e generare contraddizioni sia il fine ultimo della letteratura e della conoscenza.

“Non esiste il Medioevo, né esistono i secoli bui: esiste l'antico, con le sue persistenze, rinascenze, resistenze oscurantiste; ed esiste il moderno, con le sue rivoluzioni e le sue barriere, sociali, etniche, geografiche. Il Medioevo è la rappresentazione irreale, puramente astratta, della dialettica tra l'antico e il moderno, la sua materializzazione in un territorio immaginario di castelli e duelli. È un'ossessione continuamente emessa, ridefinita e ricreata dalla psiche collettiva e dai suoi interpreti ”

Romina Celani

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Recensione di La casa senza specchi di Marten Sandén

“La fotografia, l'unica di noi tutti insieme: mamma e papà una accanto all'altro, più giovani, e io con Martin in braccio. I nostri sorrisi così ampi da farmi male. La fotografia, l'unica di noi tutti insieme: mamma e papà una accanto all'altro, più giovani, e io con Martin in braccio. I nostri sorrisi così ampi da farmi male.”

Guardare chi ci sta intorno e guardare se stessi davvero, sono questi i due temi che La casa senza specchi, semplice libro dal carattere molto delicato e a tratti poetici, sembra dirci da subito. Thomasine è una ragazzina saggia, nonostante la sua età, riesce ad osservare gli altri e a capirli grazie alla sua sensibilità. Vive con suo padre nella grande casa della prozia Henrietta visto che l'anziana donna è malata, quasi in fin di vita. Intorno a lei nella grande casa vivono lo zio Daniel che da tempo non sorride più, con i due figli Signe ed Erland. La prima è una bambina di cinque anni, curiosa e silenziosa, l'altro è un terribile bambino dispettoso e impertinente. Ci sono anche la cugina Wilma, quasi adolescente e sua madre Kajsa, in totale contrasto tra di loro su tutto.

I caratteri dei personaggi sono delineati chiaramente da Marten Sandén fin da subito.

La caccia al tesoro all'interno della casa è il pretesto iniziale per descrivere l'ambiente, spoglio e senza nemmeno uno specchio, visto che i mobili sono stati venduti per inutilizzo e c'è la prospettiva di vendere l'intera proprietà. Signe, proprio per trovare un nascondiglio perfetto si chiude nell'armadio e lì scoprirà un mondo diverso. Tutti gli specchi sono racchiusi proprio lì dentro e dall'altro lato, in una casa del tutto identica a quella, ma con ogni cosa al suo posto, c'è una bambina. Chi è? Che cosa ne sarà di Signe? Thomasine entra con lei nell'armadio e con lei uno ad uno ogni personaggio del romanzo dovrà fare i conti con se stesso. La casa senza specchi non è un fantasy come Il mondo di Narnia o Alice nel paese delle meraviglie, in entrambi al di là dell'armadio o di una fessura c'è un mondo meraviglioso, strano, fuori dal comune. Nell'armadio della “Casa senza specchi” c'è la stessa casa, solo che all'opposto: luminosa, calda, accogliente. Che cosa è successo? Perché la casa è diventata poi senza specchi?

La casa senza specchi è semplice, ben scritto, incuriosisce e viene voglia di leggerlo per svelare l'enigma e per scoprire che ne sarà di questa famiglia strana e con ricordi anche tragici (Thomasine ha perso un fratello piccolo, ad esempio). Posso anticipare, senza svelare ulteriore trama del libro che quando uscirà dall'armadio ogni personaggio, sarà diverso e consapevole di se stesso.

 

Approfondimento

Il romanzo ha molti livelli di lettura: può essere considerato una favola moderna per bambini (infatti l'età di lettura è dai 10 anni e il libro è inserito nella collana ragazzi), ma è anche un romanzo di formazione (Thomasine e gli altri bambini diventano più maturi e capiscono l'importanza della loro vita), oppure può essere visto come un romanzo familiare (i rapporti all'interno della casa sembrano essere problematici e intricatissimi come avviene in ogni famiglia).

Marten Sandén in La casa senza specchi riesce in modo leggero a toccare tematiche importanti: la perdita di un fratellino e di un figlio piccolo, l'incomunicabilità con i genitori, la mancanza di affetto, il tempo che passa... A livello letterario è solo una favola e tutti noi vorremmo un armadio speciale, dall'altro lato è una lettura profonda che ci porta a interrogarci su come affrontare la vita anche se spesso è molto difficile. Le illustrazioni sono molto belle. Non è solo un romanzo per bambini, consigliato anche per gli adulti, soprattutto quelli che hanno smesso di guardarsi allo specchio.

Gloria Rubino [amazon_link asins='8817095419' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='3eea9914-806e-11e8-b4e5-3d9757f7633a']

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Dieci cose che avevo dimenticato di Lucrezia Sarnari

 

Dal 26 giugno in libreria

Arriva in libreria domani Dieci cose che avevo dimenticato, di Lucrezia Sarnari. La storia di due sorelle, due donne come tante che per essere felici devono prima fare i contri con le proprie vite. Un romanzo che racconta di luoghi in cui il tempo ha ancora il valore di una volta e di donne che smettono di vivere in apnea per lasciarsi alle spalle tutto ciò che le fagocita. Lucrezia Sarnari ci ricorda che, anche oggi, in questo mondo che sembra non fermarsi mai, imparare a conoscersi ed essere felici è possibile.

Marta e Giò sono sorelle, e non potrebbero essere più diverse. Giò vive a Parigi, è libera, senza legami – tranne quello con la sua gatta che l’aspetta a casa la sera – e ha intrapreso una brillante carriera nella pubblicità. Marta invece ha scelto l’amore per il compagno e il figlio di tre anni: da Milano si è trasferita in provincia e lavora come speaker in una piccola radio. A volte ripensa al sogno di diventare fotografa che ha abbandonato per fare la mamma, ma sa che il coraggio e la determinazione della sorella, lei non riuscirebbe a trovarli. Un giorno, però, tutto viene messo in discussione: Giò e Marta ereditano la pasticceria di famiglia e fanno ritorno in Umbria, nel paese dei loro giochi di bambine. Lì, tra ulivi e buon vino, le giornate rallentano e, inaspettato, arriva il momento di capire se quello che hanno costruito le appaga davvero o se bisogna ripartire da zero. E poi c’è lui, uno che sa sempre trovare le parole giuste, e che sconvolgerà le vite di entrambe…

Lucrezia Sarnari è una giornalista marchigiana, vive a Perugia. Da quando è mamma, ne scrive sul blog www.ceraunavodka.it. Lavora come freelance collaborando con siti, riviste e giornali locali. Ha scritto per “Vanity Fair” e “l’Huffington Post”.

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Recensione di Esercizi di memoria di Andrea Camilleri

Esercizi di memoria, il centunesimo libro di Andrea Camilleri, nasce nell’estate del 2016 come esercizio della memoria, o compiti delle vacanze destinati ai bambini, dove Camilleri, impossibilitato a scrivere a causa della sua cecità, si racconta dettando le proprie storie alla sua assistente, Isabella Dessalvi. Camilleri ha perso la vista ma non la voglia di narrare!

Durante la presentazione del libro, in un’intervista ha dichiarato: Non ci vedo più, ma i miei sogni sono a colori.

In questo libro il gioco della memoria e i ricordi diventano colorati… con colori vivi, vivissimi.

Ventitré storie, raccontate in ventitré giorni, con una nitidezza e una delicatezza che ci fanno condividere ricordi di famiglia, vicende personali e aneddoti, attraverso la storia del nostro Paese.

Nonostante l’età che avanza, sono ricordi lontani che emergono come se fossero accaduti il giorno prima; vengono riportati fatti della sua infanzia e giovinezza, nei minimi dettagli e con estrema precisione.

Come una trapezista, non far vedere la fatica che c’è nello scrivere. Fatica relativa perché te ne stai a casa tua comodo, ma c’è sempre la fatica. Il segreto è non farla vedere mai, come la trapezista che fa tre salti mortali sorridendo e non ti mostra il sudore, la paura e l’esercizio quotidiano perché se te lo fa vedere il tuo godimento scompare.

Come un esercizio di un acrobata, Esercizi di memoria è un libro leggero, ricco di ironia, con piccole parentesi del nostro Paese che emergono nei suoi racconti, molti dei quali riguardano personaggi celebri, come Pirandello, Vincenzo Cardarelli, Eduardo de Filippo, il boss mafioso Luciano Liggio, la banda di Giuliano e molti altri; ma racconta anche dei propri familiari, quando il padre si finse medico salvando la vita di un importante Commissario del Popolo sovietico, oppure quando racconta dello zio Carmelo (cugino di suo padre) che ha messo in gioco la sua carriera per perseguire la verità; che poi ispirò, come dichiarato nel libro, il personaggio del commissario Montalbano:

Egli è stato sicuramente e anche inconsciamente l’ispiratore del mio commissario Montalbano, un uomo che per la ricerca della verità mette in gioco tutto se stesso.

Esilaranti i capitoli dedicati a episodi accaduti durante le premiazioni letterarie e quello dedicato al suo rapporto con la montagna (Camilleri è un noto amante del mare).

Approfondimento

Da neofita, per chi come me non ha mai letto uno dei suoi libri, è sicuramente l’occasione per leggere una sorta di autobiografia dove emerge un giovane Camilleri, che dimostra un sentimento di riconoscenza per le esperienze di vita vissute, dove a volte si percepisce una vena di malinconia alternata ad una verve ironica.

Il libro è arricchito dai disegni di alcuni dei migliori artisti italiani: Gipi, Alessandro Gottardo, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo e Olimpia Zagnoli; a loro Camilleri ha chiesto di rappresentare il “sentimento” dei suoi racconti attraverso i loro disegni pieni di forme e colori, per rendere il suo “esercizio” vivace, leggero e godibile, dichiarando:

É una rivincita sulla cecità aver inserito dei disegni che non potrò mai vedere.

Come un regista teatrale, Camilleri riesce a trasformare Esercizi di memoria in uno spettacolo meraviglioso, con immagini, suoni, parole e leggerezza che rendono la lettura molto fluida e piacevole.

Paola Magnani Marazza

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Recensione di E poi ci sono io di Kathleen Glasgow

Charlotte Davis ha perso tutto nella sua vita: suo padre, sua madre, la sua migliore amica e la sua vita stessa. È una senza tetto che ha subito abusi sessuali. Non ha un buon rapporto con la madre perché lei la trascura. A soli diciassette anni, tutto questo è troppo da affrontare, è davvero traumatico. Charlotte trova pace in un impulso compulsivo autolesionista: si taglia il corpo con pezzi di vetro che si procura rompendo bottiglie. Il suo corpo martoriato è specchio della sua anima distrutta. Ogni dolore è una cicatrice che segna per sempre il suo corpo e la sua anima. Sin dalle prime pagine di E poi ci sono io troviamo Charlie ricoverata in un istituto psichiatrico di St. Paul, nel Minnesota, abitato da altre giovani ragazze come lei intrappolate in dolori che le spingono a martoriarsi il proprio corpo.
Le ragazze tra di loro si prendono in giro, si raccontano, immaginano il futuro, c’è chi vorrebbe uscire di lì e chi invece vuole restare al riparo di quelle mura.
In un percorso obbligato dove ogni istante è programmato, regolato, da attività quotidiane, incontri con psicologi, momenti di ricreazione, notti insonni, grida, pianti, riprese e cadute. E poi ci sono io è una storia vera raccontata attraverso un susseguirsi di emozioni forti, crude. È un romanzo che ritrae persone che non riescono a far fronte alle tenebre e lottano all’inverosimile per trovare la luce. Persone che hanno un lato oscuro che li ha spinte all’autodistruzione, droghe, alcool, buchi e tagli sulla pelle. Il loro viaggio non è facile ed è lungo e sulla strada hanno dovuto affrontare mille ostacoli, risolvere mille situazioni. Charlie, al momento delle dimissioni, non sa dove andare, dato che la madre non la vuole con sé. Sarà allora nella lontana Arizona, dove il sole è rovente e Mikey, un amico l’aspetta, che potrà provare a riconquistare uno spazio di gioia e nuovi progetti. Il lavoro in una tavola calda, il Tru Grit, l’amicizia di Linus, Tanner e Leonard, che gli affitta per pochi spiccioli un piccolo appartamento, l’incontro con Riley West, noto musicista, purtroppo alcolizzato e drogato, in parte la aiuteranno, ma il mondo esterno pur pieno di innumerevoli opportunità è altrettanto orrendo e implacabile. Attraverso gli intensi capitoli diario che ci descrivano il cammino di Charlie, l'autrice cattura il mondo brutale e straziante che conosce in prima persona delle ragazze che scrivono il loro dolore sui loro corpi sia soccombendo che sopravvivendo. Approfondimento La storia di Charlie Davis è la storia di due milioni di giovani donne che vivono in America.
Giovani donne che cresceranno portando la verità del proprio passato impressa sui corpi. Charlie Davis trova la sua voce e trova conforto nel disegno.
Kathleen Glasgow nella scrittura, attraverso la quale la sua vita ha avuto un cambiamento stupefacente. La voce sincera con cui è stato scritto E poi ci sono io, best-seller americano nel 2016, esprime la fiducia che l’autrice pone nei suoi lettori e la speranza che questo romanzo sia un monito per chi pensa di non farcela e crede di essere destinato a scivolare per sempre. [amazon_link asins='8817095710' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='a95388a5-e4ca-11e7-aa69-2fed20bdaccc']abc
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