Recensione di La prima operazione della squadra speciale minestrina in brodo di Roberto Centazzo

Ferruccio Pammattone, ex sostituto commissario e vice dirigente alla Squadra mobile, Eugenio Mignona, ex sovrintendente alla Scientifica, Luc Santoro, ex assistente capo all'Immigrazione; tutti ex, tutti e tre alle prese con la pensione. Arruolati dal 1975, colleghi prima e amici negli anni, dopo onorati anni di servizio in polizia, di duro lavoro sul campo, di servizio d'ordine, di indagini ed appostamenti, si ritrovano a dover sgomberare le rispettive scrivanie. Avevano fantasticato tanto su tutte le cose che avrebbero finalmente potuto fare con tanto tempo libero a disposizione, ma scoprono presto di non saper fare altro che i poliziotti.

La noia e alcune coincidenze con dei casi mai risolti, li convincono che c'è ancora bisogno di loro; nascerà così la Squadra speciale minestrina in brodo. Pammattone, nome in codice “Semolino” (perché si riempie di macchie rosse se mangia cibo pesante), Mignogna, nome in codice “Kukident” (perché per il pensionamento si è regalato una dentiera) e Santoro, nome in codice “Maalox” (perché soffre di bruciori di stomaco): sono una squadra a tutti gli effetti, senza armi, ma con esperienza, intuito e una gran dose di coraggio dalla loro parte.

La notizia della morte di un immigrato di nome Mamadou che Pammattone aveva arrestato e interrogato tempo addietro e al quale erano sfuggite parole su pezzi grossi della contraffazione dà il via alle indagini della squadra speciale di pensionati i quali, con l'aiuto di qualche ex collega e di collaudate fonti di informazioni, risolveranno un caso con implicazioni ben più ampie di quanto immaginavano. Si solleverà il coperchio sul mondo dello sfruttamento dell'immigrazione clandestina, della prostituzione, della contraffazione, del riciclaggio di denaro sporco.

Ambientato a Genova, La prima operazione di squadra speciale minestrina in brodo ne offre scorci realistici con pochi cenni e brevi pennellate; altrettanto succede con la descrizione dei personaggi che sembra quasi di vedere.

Sono delineati con cura, ognuno con le sue peculiarità, con il suo bagaglio di esperienze e delusioni, con il proprio disincanto, col rimpianto comune di chi ha dedicato tutto al proprio lavoro e si accorge troppo tardi che il tempo è volato in fretta, troppo in fretta per recuperare.

Approfondimento

Ciò che rende piacevole la lettura di La prima operazione di squadra speciale minestrina in brodo è soprattutto l'ironia dei protagonisti, la loro complicità, il senso di amicizia, la sintonia e l'affiatamento.

Senza essere di grandi pretese offre spunti di riflessione su molteplici aspetti della vita, in particolare sulla realtà del difficile cambiamento che ogni uomo deve affrontare quando arriva l'età della pensione.

Ma non è mai pesante, anzi, lo caratterizza una scrittura frizzante e ironica, veloce e di rapida lettura.

Divertente e simpatico sembra impostato in maniera tale da avere un seguito. Sicuramente una piacevole lettura di svago.

Maggie

abc

Squadra speciale minestrina in brodo di Roberto Centazzo

Da oggi in libreria 

Sono tre, sono poliziotti, o meglio, lo sono stati; adesso sono in pensione. Ma hanno ancora un bel po’ di conti in sospeso con delinquenti e farabutti sfuggiti alle maglie della giustizia. I loro nomi in codice sono: Maalox, Kukident e Semolino, e la loro è la «Squadra speciale minestrina in brodo» Ferruccio Pammattone, ex sostituto commissario e vice dirigente alla Squadra mobile, Eugenio Mignona, ex sovrintendente alla Scientifica, Luc (e non Luca per un errore dell’impiegato all’anagrafe) Santoro, ex assistente capo all’Immigrazione, hanno molte cose in comune: sono amici da una vita, si sono arruolati insieme nel lontano 1975 e sono stati appena congedati per raggiunti limiti d’età. Ma alla pensione non possono e non vogliono abituarsi. Si annoiano. Così, mentre chiacchierano sul lungomare di Genova, pensano che potrebbero rimettersi subito in azione, per dedicarsi finalmente a tutti quei casi che, per un motivo o per l’altro, non hanno mai potuto affrontare quando erano in servizio. Adesso, finalmente, non devono rendere conto a nessuno, soltanto alla loro coscienza che li spinge a indagare, al loro stomaco che s’infiamma alla vista di un würstel e alla loro prostata che reclama una sosta. Ferruccio Pammattone nome in codice Semolino (se mangia pesante si riempie di macchie rosse ed è costretto a una dieta durissima), Eugenio Mignogna nome in codice Kukident (per festeggiare la pensione si è regalato una smagliante dentiera) e Luc Santoro nome in codice Maalox (soffre di atroci bruciori di stomaco) diventano la «Squadra speciale Minestrina in brodo».

In Squadra speciale Minestrina in brodo troviamo ben rappresentate le problematiche dei derelitti, la vita degli emarginati, ma il crimine passa in secondo piano, per lasciare il posto all’ironia, ai toni grotteschi della farsa talvolta. Nel solco della tradizione della commedia all’italiana, quella resa grande da Steno e Monicelli, quella dell’epoca di Totò e Aldo Fabrizi, i reati sono visti con l’occhio indulgente dei protagonisti e lo spettatore (in questo caso il lettore) si sente portato per mano a tifare per il ladro, per il più debole. Ma nella Genova raccontata da Centazzo riecheggiano anche altre immagini e sono quelle di un film che all’autore sta particolarmente a cuore La polizia incrimina, la legge assolve, film del 1973 diretto da Enzo Castellari, il prototipo di quello che sarebbe poi diventato il poliziottesco all’italiana: nessuna pretesa di denuncia civile, semmai la voglia di raccontare la dura vita degli sbirri e le loro quotidiane difficoltà.

Roberto Centazzo, conseguita la laurea in Giurisprudenza e successivamente l’abilitazione all’insegnamento, ha deciso che non avrebbe mai fatto né l’avvocato né l’insegnante. Voleva fare lo scrittore. Di polizieschi. È autore dei romanzi della serie che ha come protagonista il giudice Toccalossi, pubblicati dai Fratelli Frilli Editori: Giudice Toccalossi, indagine all’ombra della Torretta (2010),Toccalossi e il fascicolo del ’44 (2011), Toccalossi e il boss Cardellino(2012).

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