Categoria: bene

La condizionale

Siamo bambini ma un po' cresciuti, giustamente ora giochiamo con il fuoco. Ha detto il giudice che usciremo con la condizionale, la condizione sarà di non farlo più per le prossime quattro ore. Tu dovrai portare a spasso uno dei miei sorrisi, io dovrò smettere di girare a vuoto e di vincere con le strategie. Ha detto il sindaco "vi dichiaro innamorato e innamorata, adesso potete scambiarvi il peggio e lasciarmi andare a pranzo".

Come un lunedì, aprono anche le saracinesche dello stomaco. Non siamo tre metri sopra il cielo, non tocchiamo il cielo con un dito piuttosto siamo qui in mezzo alle terra a vivere, con la gravità delle cose e delle persone che schiaccia le lacrime verso il basso, con apparenze da spezzare, cose da ridimensionare e piccoli gesti da far diventare prevalenti e forti. Sentirsi fortunati, perdenti perché qualcosa bisogna perdere, sentirsi molto e il suo contrario.

Come si entra nella metro di Londra, ma noi obliteriamo le giornate alle sette con l'abbraccio sotto le coperte.

Recidivi, eccessivi, esigenti. Ha detto il sindaco, perché siamo tornati sedici volte. Secondo il giudice tra quattro ore potremo di nuovo maneggiare il fuoco dei brividi. Sorridi.

abc

Vorrei ammazzarti di felicità

Scivola questa ultima pioggia di Aprile, l´umido lotta per entrare nelle ossa, la settimana lotta per entrarti nella testa, la stanchezza lotta per fare il suo giro. Scivola la vita come un cappotto a lasciarti nudo ai tuoi occhi mentre per tutti sei fin troppo coperto. Scatta la serratura il venerdí sera, un portone verso l´oasi di qualche giorno, solo, troppo isolato, per trovare quei sensi sepolti da sorrisi non esplosi. Scatta il coprifuoco, quello che non ti permette di raccontarti agli amici, solo perché tutto é troppo da capire, da accogliere in pub affollato e sporco di fumo in cui la voce del commentatore della partita sovrasta una cosa molto vecchia che si chiama amicizia. Scatta la mano verso, si sbava il rimmel, il bagno delle donne é pieno di scaricatori di porto e lui non ti ha chiesto come stai con gli occhi che volevi.

C´é quell´amico che dice che i Rolling Stones sono sopravvalutati, quello che si improvvisa qualunque cosa pur di farsi notare e si fa disprezzare, c´é quella delle domande inopportune per risposte che devono finire anche nelle orecchie delle amiche, ci sei tu, che non sei pronto a prendere sconosciuti nella vita solo per tappare le falle, c´é questa strana nebbia che non si vede ma inchioda i pensieri da dare al futuro. Non puoi essere solo buono, non puoi sempre credere, non puoi salvare. Estendere. Scivola questa pioggia sulle strade che dovrebbero avvicinarci, scivola sui suoi stessi riflessi che salvi negli occhi per quando stasera, a letto, guarderai il soffitto e piangerai. C´é il motivo che manca, ci sono i vortici di tristezza da cui non si salva nessuno per farci tutti eroi nella memoria di chi ci ha voluto bene e non ci ha mai preso.

tumblr_l9tp2kHQKc1qdp3nbo1_500In tutto questo movimento, in questa fibrillazione ti scivolano via dalle tasche piú facce delle stessa persona, ti scivolano promesse che "sai, scusa io ci ho provato peró anche tu..", ti scivolano pezzi di te che non sei piú tu, cianfrusaglie impolverate, testimoni di tante cose, ordinate sugli scaffali della memoria da usare solo in caso di estrema necessitá. Una mano ti sfiora il petto, il cuore pulsa, sei vivo nonostante gli schiaffi e i cassetti di cose inutili, e ti fermi sempre prima del punto. Scivola questa pioggia di Dio, dovunque é dentro, mentre non riesci a fermare le cose che vorresti, in tempo per un presente all´altezza. Cerchiamo nei posti piú lontani ma il primo posto dove cercare siamo noi, siamo molto pieni, siamo molto bravi creare veritá  e molto meno a comprenderle. Ti guardo, mi sei dentro, come questa pioggia, diversa come sempre, uguale come sempre, a farmi agitare a farmi perdere a farmi di riflessi che salvi negli occhi per quando una di queste sere, a letto, farai uscire dagli occhi e assaggerai con le labbra.

Siamo una bozza al computer, una di quelle di Word, o del blog in cui scrivi, ci ripassi mille volte su ma non clicchi su "Pubblica". Siamo una luce al neon spenta che continua a illuminare nel buio, per un po´. Siamo un conto il cui totale non corrisponde alle singole voci ma é obbligatorio pagare. Siamo il modello da esposizione e ci siamo scordati di essere quello che siamo davvero, sotto sotto. Vorrei ammazzarti di felicità. Ora, perché é il tempo giusto. Vorrei stringerti cosí forte da sentire le ossa fare "crac" e pagarti l´ortopedico. Vorrei spalmarti le lacrime di cui son colpevole sul viso e dirti che non siamo cosí lontani.

C´é la benzina che aumenta e le persone che ti vogliono capire sempre meno, c´era una volta il tempo, ci sono le scuse per non fare le cose che si devono, quelle difficili, ci sono le mani alzate, quelle bastarde, e il ciclo in ritardo, le file e sogni da tirare a sé. Ci sono milioni di cose, in tutto questo movimento, e carte mischiate in giochi pericolosi, in questa fibrillazione c´é gente come noi capace di innamorarsi e soffrire piú di quanto desideri mostrare. Che la benzina ai sogni se la paga da sé e non salta una rata, una presenza, quando si tratta di darsi.

Scivola questa ultima pioggia di Aprile, lasciamoci scivolare non addosso ma dentro, via, non importa che sia il qualunque, noi, non importa per quanto, con il vero nelle braccia che si baciano. Vorrei ammazzarti di felicità.

abc

Il coraggio per non finire mai

Voglio prenderti un respiro e sentirmi un vuoto un po´meno a perdere, un vuoto un po´meno vuoto. Vivo riflesso, i miei contorni si nascondono tra le cose forti e veloci della vita, tra cartelloni pubblicitari e prezzi e fermate. Non mi sento necessario, non mi sento una scelta, sento di essere un ricordo di essere una brutta copia, di essere spazio aperto e perso che nessuno vuole accorciare. Ma vorrei prenderti un respiro comunque, sentire nell´aria calda chi sei, sentire se tra le cose che desideri ci sono anche io, sotto forma di voglia, di sogni congelati, sotto forma di impazienza e lotta e sorriso tra il dolce e l´amaro.

Alle volte cerchiamo grandi cose per noi stessi, o forse all´estremo non cerchiamo niente. Qualcuno mette le virgole per noi. Una virgola ti cambia il senso della frase senza davvero cambiare molto della frase, cosí le virgole nella vita ti cambiano il senso senza cambiare davvero quello che sei sempre stato. Un paio di mani tese, il tempo che ci mettiamo ad afferrarle, il piacere del tocco, il dialogo tra corpi persi e stanchi illuminati dalla speranza. Ci aspettiamo da una vita senza nemmeno saperlo. Ci prendiamo in un tempo che sembra sempre troppo piccolo, ma é denso, non scivola via senza lasciare tracce sui nostri corpi, senza incidere sui nostri sogni. Ci siamo cercati ovunque, altrove, nelle finzioni e nelle brutte copie, abbiamo pensato che ce la fossimo giocata molto tempo addietro, che fosse una scommessa inutile, che non esistessimo.

Il tuo seno scoperto era poesia, poco importa che non ti piacesse. Recitata per me.La tua pancia era una tavola apparecchiata, arrivava il vento dalle ciglia. Non serve il coraggio per mischiarsi, serve per prendersi interamente con la paura di non bastare, con la paura che sia troppo o troppo poco. Serve il coraggio per scoprire l´anima, per raccontare tutto, per perdere razionalitá come si perdono colpi, per promettere solo con le azioni. Sento ancora il fruscio della pelle sovrapposta, il nostro movimento come se fossimo onde e risacca abbandonati a un oceano troppo grande. Gli occhi che si cercavano e che si imbarazzavano, la fronte imperlata di candido sforzo. Sento ancora il silenzio e il tuo respiro arreso, le tue forme contrarsi e rilasciarsi, il mio viso tra un seno e l´altro con l´orecchio che ascolta il cuore impazzito. Si contraeva e rilasciava vita. Serve il coraggio per non finire mai. Per lasciare solo in sospeso e continuare ogni giorno. Succede che ci portiamo via senza nemmeno saperlo, che ci vestiamo l´anima e non ci facciamo piú sfiorare, ci facciamo distrarre o scegliamo cose piú comode, cose migliori, prezzi e costi piú bassi al netto del vivere. Non giustifichiamo, molliamo solo la presa, guardiamo ció che desideriamo vedere, prendiamo coraggio. Prendiamo la scarto tra ció che ci aspettavamo e co che é stato per ripartire da quello.

Io sono quello che cammina con la gomma forata, quello che si rilegge la poesia che non ti piace ogni sera, che si fa cullare da un mare prosciugato. Che crede comunque perfino alle bugie, che si fa male col bene. Sono quello senza coraggio, a metá, resto quello impossibile, la faccia oscura, la luna decrescente del tuo cielo. Voglio sempre sentire che non ci sei. E voglio sempre prenderti un respiro, uno e sentirmi a casa. Una cosa bella si puó dire anche due volte. Voglio prenderti un respiro, uno a caso senza chiedermi dove sia casa. Una cosa bella te la diró anche tre volte, a te che ti abiteró senza possederti, tu con le tende di ciglia sulle mie guance e il vento del tuo respiro regolare sulle colline del mio petto, tra ció che vogliamo essere e quello che sappiamo. Col coraggio di prenderti un respiro, lo stesso coraggio che serve a non finire mai.

abc

La logica del cuore

Ti agiti, prendi e fai, cambi e sposti. Passi da perpendicolare a parallela a incidente. Storie vecchie come la vita che si ripete, come la geometria analitica. E poi ti senti all´improvviso come se ti fossi chiuso fuori di casa. Avrei potuto iniziare questo scritto in maniera diversa. Ecco come l´avrei iniziato: le logiche del cuore é un titolo assurdo, una provocazione, una veritá a cui nessuno crede ma neppure una bugia, é un paradosso pensare che il cuore si muova per logiche. Eppure. Avrei potuto, ma suppongo che sentirsi chiusi fuori casa descriva esattamente quello che ci succede, spesso, quando é solo il cuore a decidere, a iniziare, a terminare, a continuare. Ci si trova vittime della propria sbadataggine, della fretta, dell´imperizia, delle valutazioni sbagliate, del caso: la porta chiusa e le chiavi dentro, qualcuno fuori e il cuore dentro.

large (4)Se l´amore é un gioco ti capita di chiederti " a che gioco giochiamo"? E perché ti comporti come se lo fosse? Perché invece no, non deve essere normale? Il cuore é una dogana, entra solo quello che vuole ma non esce sempre quello che entra, quello che vuoi. Ci sono versioni parallele, distorte, ci sono rielaborazioni, conseguenze, buchi, paure, variabili del momento a decidere per te cosa devi buttare fuori senza troppa accortezza. Sputi e ti scopri, ti volti e ti conosci, mentre tutto frana e si sconvolge, l´esterioritá delle cose cambia mentre sei immobile dentro, la stessa e lo stesso di sempre. La logica del cuore, le logiche del cuore non sono logiche nel senso stretto della parola, possiamo definirle irrazionali ovvero contro ogni logica, eppure nella loro non logica seguono un percorso che a posteriori si puó comprendere e  addirittura spiegare. Nelle logiche del cuore amiamo cose che odiamo nella realtá, aspettiamo cose e persone che invece tagliamo subito fuori dai nostri orizzonti e aspirazioni, sentiamo di essere sbagliati seppure sorridiamo a tutti indistintamente.

Le logiche del cuore non sono infallibili, senza il supporto della mente spesso si sbaglia, ma sbagliare non significa fare la peggior cosa possibile. Fare la piú giusta puó essere uno sbaglio, fare quella che gli altri si aspettano da noi puó esserlo. Non fare é la cosa peggiore, non mettersi in discussione, non scegliere, non vivere.

E adesso ti agiti, cerchi gli appigli, provi a riconoscere qualcosa che prima era semplicemente casa per cui, oggi, ti vengono in mente tanti aggettivi. Oh, paghiamo, certo che paghiamo anche per il bene, piú per quello che per il male forse. "Noi" é un involucro vuoto, un posto fuori dalle mappe, una bolla scoppiata che il vento poteva portare lontano. "Noi" é un bacio ingolfato, uno di quelli di circostanza, fragile come un petalo in primavera. Senti che hai fatto tutto il possibile, che ha percorso tutta la strada con le logiche del cuore. Siamo pezzi delle nostre menti che non ci sono piú e pezzi di cuore che non ci sono mai stati. Forse la cosa piú bella é la ricerca, animarsi per accendere un sogno, un lucignolo quando ancora non sappiamo se sia vantaggioso o meno illuminare e vedere aldilá, mentre cerchiamo per trovarci senza resistere alle logiche del cuore che ci portano fuori strada, ovunque. I giorni trascorrono con i nostri " te l´avevo detto" in sottofondo, il tempo si spreca, le persone non ci interessano, la musica ci incupisce e ci ricorda tutto quello che non vorremmo. Sí, siamo "noi", quella storia che é un carta carbone di una carta carbone di una carta carbone. L´originale doveva essere qualcosa di molto diverso eppure noi abbiamo l´abilitá di replicare omettendo e aggiungendo fino a pensare che si tratti di storie nuove di zecca.

In cerca di un attracco, di una banchina, di una pista di atterraggio, in cerca dei freni delle parole, giochiamo con gli amplificatori dei vuoti e suoniamo alla porta che ci ha chiuso fuori. La logica del cuore. Dovremo scassinare per entrarci, dovremo forzare la mano sul cuore e staccare la patina del passato. Il passato puó essere anche un attimo prima di ora, il passato puó essere dal giorno x al giorno y, dal primo sorriso all´ultima litigata dal primo "sono qui" al primo "noi" vuoto. Non importa cosa si bruci per andare avanti a noi interessa muoverci, lasciare, proseguire bruciando quello che c´é nel serbatoio. Sicuri che ci sará qualcosa ancora ad attenderci o se non proprio ad attenderci qualcosa pronto a scoprirci, a fare da ponte di contatto tra noi e la vita.

 abc

Cosa ci trovi nelle pause?

Oh, é nelle pause che c´é la vera melodia. Nelle nostre, ascolto, quello che é da noi e per noi direttamente dal futuro. Dalle mancanze impari le importanze, dalle pause tracci percorsi futuri, dalle interruzioni trai conclusioni altrimenti impossibili.  Non é da te, tutto questo. Giá, ma cosa é da te. É da te considerare nessuno indispensabile, é da te scappare dalle persone scomode e non hai voglia, sinceramente no, di fare una puntata che sia piú alta del montepremi. O almeno cosí pensi. Per quello che sai quantificare, che ne sai. Staccarti dalla rete di amicizie, quella rete sociale che non era alla tua altezza ma serviva é stato doloroso. Non lo vuoi spiegare, non vuoi dire a nessuno che ci sei solo tu e tutto muore dentro te. É una debolezza da cui nasce anche la forza di non poter essere disillusi. Ma tu lo sai che non é normale e forse neanche giusto.

Parte "Love songs", il disco che ami di piú di Elton John e cerchi nella carta un posto dove finire senza troppi movimenti da abbozzare e semafori da aspettare. Il punto é che non ti sai spiegare le cose, che a volte cercare é piú doloroso di trovare, il punto é che tutto quello che ti sembra sia successo negli ultimi anni era fuori dai tuoi radar. A volte siamo cosí stanchi del passato che proviamo a riempirlo con un presente a casaccio che non sará mai il nostro futuro. Un po´come quando esci a fare la spesa affamato e lasci la lista a casa sul tavolo, e finisce che compri tutto fuorché quello che dovevi. Ma hai un carrello pieno é questo che conta. Allora scrivi di vite che vorresti riempire e spingere fino alla cassa che é la parte che piú ti manca da quando ti sei perso, dare le direzioni ad altri e i zig zag la tra le luci e pezzi di vita parcheggiati sugli scaffali.

In una di queste pause ti sei sentito chiamare "amore". Adesso prendi in mano la foto fatta di quello che siete voluti diventare, ancor prima di sapere tutto il peso da sostenere, ancor prima di pretendere felicitá quella cornice é una partenza che non basterá. Suoni di risate al vento, tese come violini che si alzano e scendono, lei ripone la mano nella tua piú grande perché lá hai disegnato sogni da sfiorare per tenerli eterni. E tu pensavi al tuo cuore asciutto, troppo impermeabile, alla gente che piove nei giorni sbagliati, nelle vite sbagliate e a tutto quel giro che il sangue si fa per scommessa davanti alla malinconia di una gonna a perline ridicola. Ma avevate la fortuna e la bellezza dei vincitori, l´aria di chi prende a caso senza sapere che il caso a volte non lo é, avevate il merito di sapere esattamente cosa facevate quando il petto nudo si sollevava per il respiro e il battito e sotto nasceva giá qualcosa.

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Sono anni che non ti chiedi quanto sia giusto, la vita é la vita niente resi e niente sessioni di rimpianti gratuite, poche pause pochi grazie pochi spazi per nuove cose. Finisci la tua lettera. É per lei, per quando si sveglierá. Perché con le parole non sei molto bravo ma ti salvi con la scrittura. Lei si é innamorata per questo anche se non lo ammetterá mai. Non c´é destino che tenga, non c´é strada che ti porti fuori strada, non c´é peggio che non possa essere assorbito per crescere. Soffia un vento del nord e le nuvole s´imbarazzano. La piccola domani avrá scuola, l´inverno si renderá insopportabile, lei ti chiederá cosa scrivi, in fabbrica nessuno si accorgerá di te fino alla chiusura. Questa é una pausa in cui senti la forza del futuro che ti arriva direttamente dal futuro per farsi presente, il senso, i sensi e l´andare e venire su strade e sul letto, compresse e avamposti, traguardi e anditi bui. Tutto torna, tutto quadra, tutto torna indietro e siamo dentro, siamo ancora in tempo, siamo lettere che tuo marito ti lascia mentre dormi sul comodino e poi si sdraia accanto a te triste, in attesa del tuo prossimo sorriso per noi. Gracili scaglie di futuro che ci siamo presi la briga di chiamare "adesso". Per noi.

abc

Polveri del vento

Dove vanno le bolle di sapone quando esplodono nel volo?

Forse sono semplicemente eroine, così fragili, così insicure, le quali, spada e dopo ascia, ce l'hanno fatta: sono riuscite a mutare se stesse e gli occhi di noi tutti che le fissiamo sudare, senza pudore. E laggiù quel bambino che strilla, che urla, che vorrebbe nuove bolle di sapone. Si è innamorato, ma io, che sono sempre stata fidanzata, lo so: l'amore è una polvere del vento, ora è con te e l'istante dopo chissà. Ti chiedevo la mano, me lo ricordo, e tu me la porgevi per costudire in un gesto tutto il bene che avrei dovuto dirti, tutto il bene che avrei dovuto darti, ma che ho preferito scrivere nel cielo in un vortice di polvere fine che per sempre scorrerà.

Ieri si è chiusa la porta della memoria. I suoi occhi ballavano con quella radio un po' retrò sempre posizionata su Radio Italia Anni Sessanta. Spesso l'uno ripeteva all'altro che nella vita ci vuole coraggio e subito dopo una gran forza da leoni. Si sono visti reciprocamente rannicchiati in un lenzuolo candido, ma hanno smarrito il riflesso del loro sorriso. Anche i sorrisi probabilmente sono polveri del vento e solo alla fine ci si accorge di quanto non si siano inalati abbastanza, con la giusta ingordigia. Le calze sfilacciate su una coscia aprono l'onda di una luce curiosa.

Nel bagno la fragranza dei fiori d'arancio accompagna lo scorrere di quell'acqua, di quei sogni, di quei pensieri che mai si sciacqueranno. Sulla sedia verde del locale pakistano sembra scintillare il tatuaggio di una tigre feroce, grintosa, assolutamente verace, ma ora il suo padrone chiede solo un'altra birra. Vi ricordate quel bambino che strillava? È dall'altro lato della città, con la schiena ritta, le gote color magenta gonfie, in cima ad una collinetta di sassi di fiume. Ha capito che siamo polveri del vento e non sa cosa resterà, ma se non smetterà mai di soffiare qualche granello rimarrà magari vicino ad un timpano, magari su una piccola fragola di bosco oppure nella mente di un volto sconosciuto.

Si è trasformato in una bolla di sapone.

Silvia Zangrandi

abc

Di tutte le case – Io e te

Io e te. Di tutte le case, tu eri la casa che non avevo visto, quella all'angolo della strada, quella che sembrava disabitata. Ti sono passata davanti una sera delle mie sere peggiori e non so perché ma mi sono fermata. Mi sono messa lì a fissare le imposte serrate, la porta chiusa a chiave, quel buio intorno, e mi sono detta "Sta' qui finché non fa giorno". S'è fatto giorno ed ero lì e le finestre erano ancora chiuse ma qualcuno era sveglio, lì dentro. Sentivo i rumori attraverso i muri con un formidabile udito che non sapevo di avere: l'acqua per il caffè che bolliva sui fornelli, il cucchiaino che urtava le pareti della tazza, lo slittare soffice delle pantofole sul pavimento. Il gatto. C'era qualcuno, lì dentro, che non poteva sentirmi ma che io sentivo, ed eri tu.

Sono rimasta lì per giorni interni ad ascoltare la tua vita attraverso i muri, i tuoi caffè e i tuoi silenzi, a immaginare i libri che stavi leggendo, le camicie che indossavi, il numero esatto delle tue cravatte. Poi ti ho intravisto, un giorno che per sbaglio hai aperto le persiane, e sei passato dietro i vetri e mi hai visto anche tu. Non bene, giusto così, di sfuggita, il tanto che bastava. Ho preso coraggio e mi sono fatta più vicina. Mi sono seduta sui gradini di casa e ho acceso una sigaretta. Ho infilato due lettere dalla fessura nella porta. La prima era gialla ed era la mia luce che veniva a te, se mai ho avuto luce. Ti ho scritto direttamente, senza brutte copie, ché non avevo bisogno di trattenermi il pensiero. Poi ne ho infilata una seconda ed era azzurra. Avrei voluto fosse più scura per essere il blu che sei, quel colore di notte che porta con sé la promessa del giorno. Ti ho scritto che sei una clessidra e che, quando finisce il tempo, ti capovolgi e ricominci e non finisci mai per davvero. Ho continuato a stare sugli scalini a fumare sigarette per tutto il tempo che è servito, per tutte le telefonate di sera e la tua voce così nota che credo di averla sempre ascoltata, da qualche parte dentro di me. Le mie calecchie  e i tuoi buchi neri. Il mio essere logorroica e Viber che chiude le chiamate, addormentandomi ogni sera stretta ad un vuoto che ha la tua forma e che vuoto, in fondo, non è.

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Dici sempre che se ti guardi allo specchio ti fai schifo, ma è che hai scelto gli specchi sbagliati e che se ti guardassi in me vedresti altro. Vedresti i tuoi occhi, così grandi e scuri e profondi che all'inizio ti dicevo "Non fissarmi così" perché non riuscivo a sostenerle, le parole che parlavano. Le tue labbra così belle che ho mandato a memoria come una poesia. Sei da vivere e respirare, da spalancarti le finestre a far entrare la luce, da viaggiare stando sul divano con un libro in mano ma anche senza libro, anche senza vestiti. Sei la casa alla fine della strada, quella che il buio nascondeva, ma c'eri e ti batteva il cuore dentro i muri. E mi hai detto "Sei sul pianerottolo del mio cuore" ed ero lì davvero, senza valigie ché non ne avevo bisogno, a farmi fumare le sigarette tra le dita, finché non hai aggiunto "Fa freddo, che aspetti?". E ho riso e un po' anche pianto in un momento che eri distratto e ti ho preso la mano ma erano mille anni che ti stringevo le dita: solo, non lo sapevo ancora.

E so che non potrai tenere sempre le imposte aperte e la luce a rimbalzare sui muri; so che a volte vorrai solo il silenzio e delle coperte sotto le quali nasconderti, ma non per questo sarai meno casa. Chiamiamo casa il luogo che ci abita anche quando è buio, anche quando fa freddo e il riscaldamento non funziona. Finché resta, stabile sulle sue fondamenta, a cuore pulsante, è casa.

Come te.

abc

Ti porto i miei “sono”

Quante cose possono essere in una? Quanti pezzi di noi possiamo contenere? E quante cose che vorremmo abbiamo giá? Adesso mi fermo e penso alle cose che sono, ma non per me, a quelle che sono per te. E forse esagero un po´e anche un po´ci prendo. In fondo é il mio destino indovinare le persone. L´ho sempre fatto, fino ad un certo punto. Quel punto di non ritorno non l´ho mai passato, quello che ti apre un mondo, gli occhi. Abbiamo troppi filtri, troppi muri e parvenze, cerchiamo di proteggerci come possiamo e di lasciare intatto l´armadio con gli scheletri. Ci vergogniamo di essere capaci di miserie, ci vergogniamo delle nostre malattie, dei difetti odiosi, ci vergogniamo delle cattiverie fatte anche se ne abbiamo avuto bisogno e anche degli sbagli che hanno coinvolto persone che mai avremmo voluto. Ci vergogniamo e ci spaventiamo e ci nascondiamo. Un po´come quelle belle facce dei cartelloni pubblicitari che se le tiri giú dietro sparisce la pelle patinata e c´é tutto lo sporco, la colla e i brandelli di carta passati. Io voglio vedere dietro per appagare gli occhi dell´anima. E voglio che tu scopra quel che sono per te, se ancora non lo sai,  e cominci a tirare giú quello che sembri, senza paura di sbagliare.

Il mondo immobile nei pensieri, tu sei abituata a viaggiare. Sono una fermata. E sono anche la strada che hai fatto per arrivarci. Sono l´ottantanovesimo tasto del tuo pianoforte. Sono la spugna che non vuoi gettare. Sono lo spazzolino consumato che non vuoi buttare. Sono quello che ti crolla tutto quanto. Sono quello che non succede per molto tempo. Sono l´agendina del giorno a caso, la sigaretta che non vuoi iniziare per paura di finire, la giornata di sole che ti spiazza e sbugiarda il meteo. Sono un´attimo, un´attimo di cura alla tua anima e non importa quanto duri, l´importante é che arrivi lí dove deve. Sono un´arrangiamento incompleto, un problema lasciato a metá aperto a tutte le soluzioni, sono la svolta che non devi segnalare a nessuno dietro di te, sono l´amaro che ti ricorda quanto é bello il dolce.

Sono la ruggine nei pensieri che si posa quando non ottieni risposte, sono pezzi di cose che non riconosco o capisco neppure io alle volte, presi da puzzle di vite diverse. Sono uno di quei sogni che non capisci se é bello o brutto e vai a raccontare alla psicologa per sentirti piú leggera. Sono il gesto del reggiseno che salta giú, sono il calore che ti finisce nelle guance come nei cartoni animati, sono una qualsiasi cosa bella che hai letto e non hai il coraggio di pronunciare a voce alta, sono un elastico che parte e poi sempre ritorna. Sono quelle quattro frasi in croce che temi, le stesse che speri.

Sono il fattorino che ti porta tutti questi "sono" al pianerottolo del cuore. Sono la tua prossima mossa. E tu, tu sei tutto quello che sento.

abc

Virgola e virgola ,,

Sembra il gioco di chi scrive piazzare le virgole e i punti, cancellare e riposizionare. Interrompere ed estendere. Togliere e dare peso. Sembra il gioco di definire le cose e dargli un senso, un tono, un aspetto e forse un´anima. Poi magari passa tutto alla frontiera del professore, a quella di occhi sorpresi o incapaci, oppure resta cosí come abbiamo deciso, in un cassetto tra cose che sanno di noi. Magari il senso non lo deve capire nessuno, nessuno si deve fermare, entrare.

Sembra il gioco di chi vive piazzare le virgole e i punti. Interrompere  ed estendere. Le persone, le cose, i progetti e perfino i sogni.Una virgola e la fine. Che é sempre un inizio.

Pensavo di aver scritto abbastanza, di aver pensato abbastanza. Il fatto é che é che quando la teoria diventa pratica ti sconvolge e ti prende alla sprovvista, ti cambia, come un fiume forte che trascina l´acqua fino in fondo e tu sei il suo letto. E nulla é piú abbastanza. Succede che ti trovi virgole e punti di ossa e pensieri, di visi che ti guardano e aspettano, trovi una meta senza spostarti, ragioni per e per non. Pensavo di aver trovato abbastanza, di aver lasciato abbastanza. Io e le mie virgole rotte e punti inchiodati che non puntano piú verso nord. E resti solo tu. E niente é piú abbastanza.

1003944_10151732198838176_330936324_nQuando ti ho messo il punto mia hai risposto con un virgola, una specie di virgola periodica hai detto, ci sarebbe sempre stata. Razionalmente tenti di fermare quello che potenzialmente potrebbe diventare una minaccia, potrebbe alterare il tuo equilibrio con fatica conquistato. Ci son persone che son in grado di costringerti a pensarle, a seguirle dove vadano nei pensieri, ci son persone che si prendono il posto di un altro accanto a te o il posto vuoto accanto a te pur di stare con te. E magari ti chiedi se tu ne vali la pena e se il viaggio cambierá di molto da quel momento, se il senso é lo stesso per entrambi, se si arriverá poi da qualche parte e se ci sono molti altri se da farsi venire in mente. Sei sul mio punto morto, ci salti sopra. Ognuno combatte per qualcosa nella vita, per qualcuno e per qualcosa, devo solo capire per che cosa combatti tu, devo solo vedere se combatti per me. Devo vedere se questa volta possa essere anche tutto tranne che l´incanto, quello in cui mi piace perdermi senza criterio e rispetto per la realtá. Se tu sai tenermi, perché o vado giú spesso e vedo il fondo e le stelle da orizzontale. Se mentre mi dici che uso troppi punti alle cose in realtá te ne vuoi prendere cura, li vuoi frantumare per farne schegge, per farne virgole da mettermi in mano.

Passiamo anni ad aspettarci aspettarci una notifica. Una virgola che ti dia la speranza che dopo il prima continua qualcosa, sempre, dopo.

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Io ho la mia virgola, sei tu. E non devo fare niente per crederci perché hai giá fatto tutto tu credendoci anche per me. Allora vedo vite di ordinaria amministrazione dall´altra parte del confine in una terra di nessuno pronta a essere di qualcuno. Vedo molta paura, molti dubbi, perché quando ci tieni alle cose ci sono sempre, sono la sicura che ci tiene disinnescati. Ma é inutile che guardo perché vedrei solo quello che vorrei vedere probabilmente e poi non so cosa vorrei vedere esattamente.

Siamo piú che semplici corpi alla deriva, siamo opportunitá, siamo pozzi profondi, siamo giri di vite, siamo le mani in pasta e la voce rotta. Prendersi é una responsabilitá. É dire le cose che non stavano nel detto anche se fanno male, anche se ci fanno apparire piccoli e sbagliati e brutti. É ripartire da 3, da 5 o da 10. Prendersi é concedersi il beneficio del dubbio e aspettarsi quando si va a velocitá diverse, interrogarsi insieme, ripetere insieme, riempire le parole di spazi per darci il tempo di riflettere. La vita é ormai un surrogato del passato, ci restano molte meno cose seppure ce ne siano molte di piú. L´importante é che restino quelle che contano, e che quelle che contano, se sono persone,  facciano ancora di tutto per dimostrarlo e per non cambiare.

Siamo due virgole, aspettiamo e continuiamo la frase gocce dello stesso oceano mosso nella speranza di restare vicine. Siamo due virgole alla storia, ad una piccola grande storia. La nostra.

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