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Profondo sud - Francesca Mereu

#LibroInDiretta (Puntata 1) "Profondo Sud" di Francesca Mereu

Pubblicato da Leggere a Colori su Martedì 19 luglio 2016

Un libro forte e nostalgico. 

Il cotone è dei bianchi, il mais è dei bianchi, le città, i negozi e le scuole sono solo dei bianchi. Le case, i diritti, i medici, gli spazi sono dei bianchi. Tutto è dei bianchi, tranne una cosa: il blues.

 

Francesca Mereu racconta come “la musica del diavolo” sia stata la forza motrice determinante per unire tutti i neri d’America in una lotta comune contro la disparità e il razzismo. Il blues. Quel suono affascinante che puoi capire solo se ti arriva da dentro. Nasce proprio in quel periodo.

 

Un ritmo nato dal niente, da piccoli ritrovi nei juke joint, i club poveri dei neri. Baracche chiassose e disordinate nate nella segregazione e nella schiavitù per condividere sogni a dispetto della miseria.

 

Leggi la recensione.

Mi chiamavano signor giudice - Angelo Martinelli

#LibroInDiretta (Puntata 2) "Mi chiamavano signor giudice" di Angelo Martinelli

Pubblicato da Leggere a Colori su Mercoledì 19 ottobre 2016

Un libro che racconta l’uomo giudice. 

Martinelli è come se ci facesse una fotografia delle dinamiche della giustizia decretata dai tribunali, l’angolazione, il punto di vista non è solo quella del narratore è anche il punto di vista del giudice Martinelli e questo lo ha scelto parecchi anni fa quando ha intrapreso la professione di magistrato giudicante e questo libro non esisteva.

 

Il ritratto del giudice dipinto da martinelli: scaltro, buono, flessibile, deve saper sbagliare limitando i danni, dare il beneficio del dubbio, non vivere di onori, farsi perdonare.

 

Non è più così facile rispondere alla domanda cos’è la giustizia, quella pratica, e cosa c’è tra quella discrepanza tra teoria/pratica. San Tommaso, il Principe di Culogna, giudici, avvocati, cancellieri, persino il presidente della Corte Costituzionale avranno qualcosa da dirvi.

 

Con disincanto forse vi troverete davanti a una nuova realtà.

 

Leggi la recensione.

Decimo piano, interno quattro - Mario Abbati

Uno strappo con la sua vecchia vita e l’esigenza di trovarne una nuova

Inghiottito nei suoi precisi rituali giornalieri, Aleandro comincia a notare delle luci accendersi e spegnersi nel palazzo B: ma non doveva essere disabitato? Curioso e acuto, il giovane decide di monitorare l’edificio di fronte e si accorge che le luci continuano ad apparire ad intervalli regolari, apparendo ora in un piano, ora in un altro, in prossimità di interni differenti.

Curiosa ma non casuale è la scelta dell’autore di strutturare il proprio romanzo rispecchiando l’architettura del complesso edilizio: due sezioni, come due sono gli edifici, ciascuna composta esattamente da tredici capitoli.

Aleandro veste i panni del detective e decide di ficcanasare sulle strane logiche che si celano tra i palazzi del complesso edilizio, scontrandosi ben presto con una sospettosa agenzia immobiliare, la Domus Aurea, e con gli interessi di un’azienda televisiva, Telemedia. Le cose non sono come sembrano e ogni personaggio si scopre vittima o carnefice di un meccanismo a cui è impossibile sottrarsi.

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