Categoria: classici

Recensione di Canne al vento di Grazia Deledda

«Perché la sorte ci punisce così come punirebbe le canne

Questa è una delle più significative frasi di Canne al vento pronunciata da Ester, una delle figlie di Don Zame, proprietario del casato e padrone di Efix.

In una Sardegna arcaica e primordiale vivono Zame e le sue figlie Lia, Ruth, Ester e Noemi. Zame è un uomo crudele, le figlie patiscono ogni giorno il suo volere piegandosi allo sconfinato potere di un padre-padrone senza scrupoli. Efix, il servo e protagonista del romanzo, obbedisce senza mai replicare ma nutre in cuor suo un profondo risentimento.

Ambientato in un luogo a tratti surreale dove il mistero la fa da padrone, s’intrecciano le vite dei vari personaggi e i loro sentimenti: amore, oppressione, senso di colpa e odio caratterizzano gli umori di Efix, delle dame e del loro nipote Giacintino a cui egli presta servizio da anni ormai.

L’affetto e il senso di protezione per le figlie di Zame portano Efix a ribellarsi e uccidere l’orco donando alle quattro sorelle la libertà. Efix uccide per lealtà e amore, il suo drastico gesto non è quello di una persona innamorata ma quello di un fratello maggiore e di un amante della giustizia. Custodirà il suo segreto per tutta la vita.

Canne al vento è un appassionante romanzo di Grazia Deledda, la cui prima pubblicazione risale al 1913. Il libro narra contemporaneamente la storia di una famiglia che soffre e che sbaglia rincorrendo il sogno della libertà e di un “figlio” che fa ritorno a casa tormentato e disperato.

Proprio come canne al vento, i personaggi vivono le loro vite in balia della sorte, destinati a sopravvivere al fato in un paese di magie ed esotismo. Lutti e nozze, segreti e misteri sono l’anima del romanzo, ma il senso di vuoto e d’inconcluso persisterà fino alle ultime pagine.

Grazia Deledda colora il racconto servendosi di miti e tradizioni tipiche dell’isola arsa dal sole e dall’ostinazione del suo popolo a credere in folletti e reincarnazioni. Efix farà appello a tutte le sue forze per espiare le sue colpe lavorando senza paga, vivendo da mendicante e pentendosi giorno dopo giorno dei suoi peccati.

Approfondimento

Per dare un giudizio obiettivo a quest’opera bisogna tenere presente alcuni punti fondamentali, quali il periodo storico, il luogo in cui è nata e vissuta l’autrice e, soprattutto, le maldicenze sulle donne scrittrici che allora non erano viste di buon occhio, proprio come la Deledda stessa precisa nelle prime pagine del volume. Molto descrittiva, profonda anche troppo, conduce il lettore a guardare la storia esclusivamente dal punto di vista di Efix. Lo stile, a tratti prolisso, assomiglia a quello dei romanzi russi forse perché all’epoca era quello che predominava, esagera quasi a cercare l’approvazione altrui.

Tra parabole bibliche e miti, il discorso si dipana tra una vicenda e l’altra, a volte discordanti e cariche di tensioni, altre sentimentali e melodrammatiche. Un romanzo d’altri tempi, insomma, che vuole portarci a riflettere sui valori della vita, su quanto la sorte possa influenzare i nostri destini e su quanto a volte siamo ostinati nel reiterare alcuni comportamenti oltremodo deleteri.

“Sì, siamo esattamente come le canne al vento. Noi siamo le canne e la sorte il vento” risponde Efix alla domanda di Ester. Canne al vento che ostinate sopravvivono solo sul terreno d’origine, preferendo la morte ad una vita altrove.

Anna Santoriello

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Recensione di Le avventure di Gordon Pym di Edgar Allan Poe

Le avventure di Gordon Pym vengono narrate in prima persona da Gordon Pym stesso e si svolgono da Nantucket ai mari del Sud, nel quale il protagonista annota, come fosse un diario di bordo, ogni sua sensazione, impressione. Tutto ha inizio quando Gordon Pym, una sera, si ubriaca insieme ad Augustus, il suo miglior amico, e presi dall’euforia decidono di organizzare una piccola gita in barca, in piena notte. Ma una tempesta li sorprende in pieno mare, fortunatamente una baleniera che naviga da quelle parti, li intravide e va in loro soccorso, riportandoli a riva la mattina successiva.

Attratto ancora di più dal mare Gordon Pym si imbarca clandestinamente sulla baleniera Grampus, con l’aiuto di Augustus, rimanendo nascosto nella stiva per tutto il resto del viaggio, mentre Augustus, appena possibile, si reca da lui per portargli da mangiare. Da qui iniziano per Gordon Pym una serie di avventure con ammutinamenti, pirati, tempeste spaventose fino all’arrivo a un’isola abitata da indigeni che all’inizio sembrano pacifici, ma che poi sterminano tutto l’equipaggio, eccetto uno, Peters. Dopo essere sfuggito, insieme a Peters, dalla furia sanguinaria degli abitanti dell'arcipelago rubando una canoa, decidono di proseguire verso Sud, l'unica direzione che sembra garantire la salvezza dal rigido inverno polare.

Man mano che la canoa si avvicina al Polo Sud, la temperatura dell'acqua e della aria aumentano con rapidità e una fitta precipitazione bianca, simile a cenere, ricopre l'intero oceano. La canoa viene spinta rapidamente da una corrente ignota verso il punto da cui sono emanati tutti questi strani fenomeni.

Il racconto di Pym termina bruscamente con l'apparizione di una misteriosa e gigantesca figura bianca, avvolta in un sudario.

22 marzo. La tenebra era notevolmente aumentata, mitigata solo dalla fosforescenza dell’acqua, su cui si rifletteva la bianca cortina spiegata davanti a noi. Giganteschi uccelli d’un livido biancore volavano incessanti da dietro la cortina e ripetevano l’eterno Tekeli-li, a mano a mano che si allontanavano dalla nostra vista….. Ma noi già precipitavamo nell’amplesso della cataratta, dove si spalancò un abisso, pronto a riceverci. Ed ecco sorgere sulla nostra rotta un’ammantata figura umana, di proporzioni ben più vaste di qualunque abitante della terra. E la pelle di questa figura aveva il colore delle nevi immacolate.

Nelle prime pagine del romanzo si legge che Pym è ritornato a casa sano e salvo, ma nelle ultime viene spiegato dal suo editore che le trascrizioni delle sue avventure non sono state completate. Egli è infatti morto accidentalmente prima di poter completare i quattro rimanenti capitoli, e persino le bozze sono andate perdute nell'incidente che lo ha ucciso.

Il viaggio di Pym iniziato per gioco, per il desiderio di avventura si trasforma in tragedia, quasi in un horror. Arthur Gordon Pym proverà la sensazione soffocante della claustrofobia, l'implacabilità dei morsi della fame, la tormentosa inesorabilità della sete, il gelo della paura. Tutte queste sensazioni vengono trasmesse anche al lettore, che si ritrova a divorare le pagine con il fiato mozzo e la pelle d'oca, ma ritroviamo anche l'eterno contrasto tra la vita e la morte e la lotta contro la volontà del destino

Nella fase finale ritroviamo, infine, la simbologia (grafica e filologica) ricavata dalla conformazione dei luoghi è la chiave interpretativa per risolvere un mistero.

Approfondimento

Che dire, Le avventure di Gordon Prym è un racconto incalzante, coinvolgente, continuamente avvolto da un'aura di mistero e tensione. Ma sono convinta che quello del protagonista è un viaggio, anche se non sappiamo di che natura, fisica o spirituale, non sappiamo verso dove, e non sappiamo ovviamente cosa alla fine questi raggiunge dato il finale sospeso, che ci lascia con l'amaro in bocca e a dover fare i conti con una curiosità impossibile da appagare se non affidandoci alla nostra fantasia.

È qui la grandezza di Poe, ed è per questo che Gordon Pym fa ancora oggi parlare di sé, in un modo o nell’altro.

Rosanna Cirma

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Bel Ami: nozioni di base per giornalisti in carriera

2140_belami_1218188293"Bel Ami è un libro davvero incedente". Dopo aver letto il lapidario giudizio del grande Tolstoj a molti sembrerà conseguenziale riporre subito sullo scaffale il romanzo pubblicato da Guy de Maupassant nel 1885, ma il fatto è che questa storia è imperlata di lucido realismo e pare scritta paro paro negli ultimi anni, in Italia: siamo al cospetto di un romanzo modernissimo, che va dritto al cuore di uno dei nervi scoperti della nostra società: il ruolo. L'etica e la stessa funzione del mestiere del giornalista, quale punto di contatto tra la gente comune, la politica, gli interessi forti della società, e prima ancora dell'uomo moderno con il proprio ego, la vanità, l'essenza di quello che riusciamo a realizzare in questa vita terrena. Dal fatto poi che una storia scritta 130 anni fa ci regali uno spaccato molto ma molto realistico dell'attuale situazione culturale ci sembra di poter ricavare la grandezza e la lungimiranza di questo scrittore, morto presto, dopo essere stato internato nella clinica Maison Blanche di Passy ed aver cercato a più riprese il suicidio.

Bel Ami è un romanzo, questo, che ci catapulta con inesorabile violenza al cospetto della misera Italia degli ultimi anni, così che il pensiero spazia libero sulle nostre "teste pensanti", su ciò che vuol dire la ricerca smodata del successo, a tutti i costi, come nell'apogeo dell'Italietta Berlusconica, che poi è solo l'aspetto più eclatante del fenomeno; siamo ormai abituati ad effetti collaterali che portano a disconoscere completamente la realtà oggettiva, a smarrire qualunque criterio di onestà intellettuale, per chi vuol fare carriera, per chi ha bisogno dei rapporti, per chi sa come si deve andare avanti. Persino il calcio, e una misera partita di pallone fatta di mille imponderabili episodi, sono oggetto, nel nostro piccolo Paese, di improbabili operazioni lifting interpretativo a pro di questo o quell'interesse più o meno squallidamente celato.

Ma torniamo al romanzo: abbiamo una storia intensa, che ha ritmo, e che nel riprendere uno dei temi classici della letteratura, l'ascesa sociale del giovane privo di mezzi, fa pensare, e molto, perché i personaggi, tutti, e in particolare il protagonista, Georges Duroy (Bel Ami) sono completamente privi di coscienza morale, tesi solo al perseguimento del proprio obiettivo, ossia la scalata sociale e la ricchezza, l'affermazione di sé stessi in quanto migliori, persone a cui il potere spetta quale logico risultato di un quid di supremazia sulla collettività gretta e mediocre; omini chiusi come sottovuoto in un emisfero che ti giudica solo per quello che sai ottenere, senza stare troppo a sottilizzare su come ci sei arrivato.

RIKI_BLANCO_Guy_Maupassant_Bel_AmiIl personaggio Bel Ami è disegnato a tinte molto più decise rispetto ad altre figure letterarie, prima o poi pervase da un anelito di sentimento e di umanità, come ad esempio Giuliano Sorel de Il Rosso e Nero di Sthendal. In Bel Ami non avvertiamo mai il senso di un sentimento, la stessa realtà sembra quasi sempre celata, non vi è nulla di vero nei rapporti, è tutto artefatto, come nell'impersonificazione stessa di questa negazione, ossia la signora Forestier, centro nevralgico da cui si irradiano questi subdoli rapporti umani e professionali. Non v'è traccia, in questo romanzo, di qualcosa o qualcuno che possa far mettere da parte questa spasmodica ricerca dell'affermazione e del successo, e infatti la storia si conclude in una sorta di apoteosi con tanto di benedizione religiosa, con il matrimonio del protagonista con la ricca e giovanissima ereditiera, tutto a spese dell'amante (madre della sposa), prima rinnegata e poi definitivamente annientata con il rapimento della figlia. Non si intravede, è questo che colpisce, alcun personaggio che si muova con canoni diversi da quelli della ricerca dell'affermazione e della ricerca del solo consenso sociale. Certo sono estremizzazioni cui ci conduce Guy de Maupassant stesso per sviluppare una tesi, un concetto: l'attenzione, i riflettori, sono puntati solo su questo genere di personaggi, il che rende l'idea di un mondo cinico, in cui vale, anche se con forme e modalità incruente, la più netta e cieca legge del più forte, un mondo in cui Bel Ami primeggia grazie al proprio fascino. È questo un altro elemento di innovazione. Una figura maschile che realizza la scalata sociale grazie all'arma che dal punto di vista letterario rappresenta una tipica prerogativa femminile: il fascino, la sensualità. Ed è questo che fa gridare allo scandalo, che forse fa dire a Tolstoj che l'autore non esprime alcuna morale nel libro. Ed è vero, l'autore è assolutamente neutrale nella descrizione di un fatto che pur tuttavia è molto ma molto realistico! Ma anche questa è bellissima letteratura, ed è questa, probabilmente, la grande differenza tra la letteratura russa e quella francese dell'epoca. Nella prima c'è spesso l'intenzione di legare le scelte delle persone a idee forti, passioni, convincimenti, la trama del libro non si riduce al puro e semplice tornaconto edonistico (in questo si può parlare di una visione romantica).

In Maupassant, come spesso in Balzac, abbiamo storie di personaggi che vivono in un certo modo, si potrebbe dire rincorrendo il piacere e secondo la ferrea legge sociale del più forte. Ebbene, Bel Ami non lascia scampo alcuno: una volta entrato nel sistema ricorre a qualunque mezzo, sfrutta in modo spregevole le proprie chance, anche di natura sentimentale, poiché ha molto successo con le donne, e così sfrutta il proprio fascino per fare carriera, il che è una cosa riprovevole, ma fa pensare il fatto che questa cosa se realizzata nel campo femminile normalmente non sia considerata particolarmente scandalosa. Bel Ami, ad esempio, ci sembra meno spregiudicato di Emma Bovary (del grande Flaubert)...che sposa un uomo buono a cui non tiene e che disprezza. L'eroe negativo di Maupassant invece si muove invece in un contesto completamente decadente, in cui alla fine primeggia sugli altri che si muovono allo stesso identico modo, a partire dalla stessa moglie, Madeleine Forestier, in un mondo totalmente privo di morale quale è quello della politica e dell'informazione, un mondo che si apre alla borghesia ed ai nuovi poteri forti, un mondo che dovrebbe realizzare il punto di riferimento per la società ed invece è intimamente corrotto e deviato, schiavo solo del dio denaro e del potere, dell'affermazione. Ebbene, si tratta però di una splendida e lungimirante fotografia della società moderna, ci sembra uno specchio addirittura di ciò che sarebbe avvenuto con la caduta delle ideologie.

L'opera, assai ricca da questo punto di vista, è completata da uno stile davvero pregevole: ritmo, intensità, una trama mai banale, dei personaggi convincenti quanto realistici, inanellata da tasselli che presentano tutti un’intima coerenza interna. Insomma ci sentiamo di dire che, con buona pace di Tolstoj, questa lettura vale proprio la pena, anche perché non è poi vero che il tessuto di questa fitta trama sia così vacuo: in più di un passaggio aleggia tenebroso il pensiero della morte, come a decretare, tra una riga e l'altra, l'inutile, alla fine, affaccendarsi di questi personaggi, o forse, più semplicemente, a spiegare questo gran tramestio di vicende umane alla ricerca di veri e propri antidoti rispetto a un pensiero che fa paura, che se solo ti ci soffermi un attimo cominci a percepire la fugacità delle cose.

Antonio Mastroberti

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Recensione di Forte come la morte di Guy de Maupassant

Olivier Bertin e Annette de Guilleroy si sono conosciuti in gioventù, quando la donna posava per un ritratto: i due hanno intrecciato subito una relazione, malgrado la donna fosse sposata. Diversamente da quanto, normalmente, accadeva nell'alta società parigina, questa relazione non si è interrotta dopo pochi mesi: Maupassant ci racconta quello che succede a Olivier e Annette dopo ben dodici anni di amore ininterrotto. La loro relazione è continuata, malgrado soprattutto Annette abbia sofferto, prima per la paura che Olivier avesse altre amanti, poi nel timore che il pittore, col passare degli anni, desiderasse prendere moglie, per ovviare alla solitudine. Uno dei grandi temi che viene trattato in questo romanzo è proprio quello, attualissimo, della solitudine di chi sceglie di non sposarsi, e di portare avanti una relazione non convenzionale.

Il pittore rimane più o meno fedele ad Annette, desiderandone sempre la compagnia: col passare del tempo, vorrebbe trascorrere giornate intere insieme a lei, sentirsi almeno per poco suo marito. La trama si complica quanto la giovane Annette, figlia della donna, torna a vivere a Parigi per fare il suo ingresso in società, dopo aver trascorso l'adolescenza in campagna con la nonna. La ragazza è bellissima, identica alla madre da giovane e al ritratto eseguito da Bertin. Per il pittore si apre una nuova stagione della vita. Da un lato, la vicinanza della ragazza, così simile alla madre, sembra rinfocolare il suo amore per colei che gli è stata accanto tanti anni, ma dall'altra sembra che si stia invece innamorando della giovane, che porta in sé tutto a ciò che ormai a Olivier è precluso.

La madre se ne accorge, e inizia per lei un periodo complicato, nel quale si ritrova a dover fare i conti con la consapevolezza della vecchiaia che si avvicina. Diventa schiava del trucco e degli specchi, ossessionata dal proprio aspetto. Maupassant descrive in maniera magistrale le emozioni dei personaggi, accostandole ai fenomeni della natura, senza tralasciare l'analisi, impietosa, della società parigina. Ho avvertito profondamente il dolore di Annette e la disperazione di Olivier, la sua confusione, la sua paura di analizzare e scoprire la realtà dei propri sentimenti. Maupassant ci regala anche alcune lettere dei due amanti: non c'è traccia di stucchevolezza, ma si coglie davvero la portata del loro grande amore, che è rimasto inalterato e forte fino alla crisi. Un amore che è cresciuto, che si è modificato col mutare

Per quanto mi riguarda, questo è uno dei romanzi più belli che abbia mai letto.

 

Approfondimento

Un altro aspetto di questo romanzo su cui vale la pena di spendere due parole è come Maupassant descrive il modo in cui i pittori vivevano all'epoca. È interessante la descrizione del giro al Salon che Olivier fa con Annette, ma soprattutto è degno di nota che verso la fine del romanzo l'artista si accorga di essere passato di moda, superato da “nuovi” artisti, che hanno un modo diverso di trattare il colore. Forte come la morte è del 1889, L'opera di Zola, romanzo in cui viene trattato il mondo della pittura, è del 1886: personalmente, ho notato diverse affinità tra i due romanzi.

Forte come la morte mi ha lasciato quindi la voglia di approfondire, di scoprire di più.

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Tutti gli uomini del re di Robert Penn Warren

Riproposto da Feltrinelli Indies/66thand22nd, Tutti gli uomini del re è un classico della letteratura americana del Novecento, la metafora storica, ancora oggi attuale, di una società frantumata dalla corruzione, dagli scontri di classe e dal degrado ideologico.

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"Il mio unico crimine era di essere un uomo e vivere nel mondo degli uomini, e una pena speciale a cosa serviva? Il crimine e la pena, in questo caso, coincidono. Sono la stessa cosa".

Anni Trenta, Stati Uniti d'America. Willie Talos, un giovane di origini contadine, diventa quasi per caso governatore di un non nominato stato del Sud e promulga una serie di riforme populiste con l'intenzione di migliorare le condizioni di vita delle classi più disagiate.

A narrare questa vicenda è il giornalista Jack Burden che, affascinato dalla personalità di Talos e vittima del senso di colpa per le sue origini aristocratiche, ne diviene il più fedele e spregiudicato collaboratore. Il tragico evolversi dei fatti porta Burden a mettere in discussione la sua convinzione che nessuno può essere considerato responsabile per le conseguenze di un’azione nel caotico dispiegarsi della storia.

Tutti gli uomini del re è un classico della letteratura americana, da troppo tempo assente dalle librerie italiane. Vincitore del premio Pulitzer nel 1947, considerato il miglior romanzo politico americano del Novecento e oggetto di due riduzioni cinematografiche, una nel 1949 (tre Oscar) e un remake nel 2006 (con Sean Penn, Jude Law, Kate Winslet e Anthony Hopkins), si ispira alle vicende del governatore della Louisiana Huey Long che giunse al potere con un programma populista e progressista ma finì col rivelarsi un politico autoritario e corrotto.

Affresco storico labirintico, controverso e visionario, caratterizzato da temi universali come lo scontro di classe, la perdita dell’innocenza e la disillusione ideologica, il romanzo è una fosca parabola dell’America, dallo schiavismo alla Depressione, che conserva, a quasi settant’anni dalla prima pubblicazione, tutta la sua forza e attualità.

Romanziere, drammaturgo, poeta e critico letterario, Robert Penn Warren è un grande protagonista del Novecento americano, poco pubblicizzato e raramente tradotto in Italia. Tutti gli uomini del re, riproposto da Feltrinelli Indies/66thand22nd, è disponibile in libreria al prezzo di Euro 22.

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Le ore lunghe 1914-1917 di Colette

La guerra? Fino alla fine del mese scorso non era che una parola, enorme sì, che sbarrava i giornali ancora addormentati dell'estate. La guerra? Forse sì, ma lontanissima, dall'altra parte della terra, ma non qui...

Colette__Le_ore_lunghe_PIATTONel 1914 il marito di Colette, il barone Henry de Jouvenel des Ursins, parte per il fronte.

Lei, al tempo redattrice per Le Matin, lo segue. Saint–Malo, Verdun, Parigi, l’Argonne, Roma.

Nella corposa sezione dedicata alle Impressioni d'Italia, il genio di Colette offre un delizioso quadro di Venezia, e pagine suggestive scritte sullo scenario del lago di Como. Composto tra il 1914 e il 1917, e mai tradotto finora in italiano, Le ore lunghe 1914-1917 è un reportage insolito e "obliquo" sugli anni della Prima Guerra Mondiale.

Mentre i più importanti quotidiani nazionali d’Europa mostrano pagine coperte dalle cronache di guerra, la scrittrice più stravagante di Francia si allontana dal fronte e dalle trincee, e si concentra, al contrario, sui giardini, sulle donne, sui colori, sul mare, sulle gonne, sui colori, sulla vita.

Il risultato è un resoconto delle lunghe, lente ore della guerra raccontate da chi sa filtrare il senso dell’attesa e della fantasia. Le ore che un ferito impiega a guarire, le ore in cui una donna partorisce il figlio del nemico, ma anche ore in cui la sua Bel—Gazou assale i polli in un’aia, o le signore provano i vestiti nuovi.

Ore coraggiose nella bellezza, perché la gioia è dappertutto, inevitabile, sicuramente anche nella guerra, e in tempi così bui, coglierla è un atto rivoluzionario.

Sidonie Gabrielle Colette, una tra le più importanti scrittrici, del Novecento francese, fu anche attrice di varietà, giornalista, sceneggiatrice. Emancipata e anticonformista di natura, pur non seguendo gli ideali femministi, rivela nei suoi scritti uno spirito femminile vivace, sensuale e libero da ogni tabù. Le ore lunghe 1914-1917, mai tradotto in italiano, pubblicato da Del Vecchio, è in libreria al prezzo di Euro 14,00.abc

Ore d’ozio (Tsurezuregusa) di Kenko Hoshi

Marsilio ripropone un classico della letteratura medievale e della tradizione giapponese: una lunga serie di piccoli pensieri, tra l'aforisma e la riflessione filosofica.

kenkoLo Tsurezuregusa, o semplicemente Ore d'ozio, è una tra le più famose opere della letteratura classica medievale, la cui stesura risale al 1330 circa. Tradotto in numerosissime lingue, l'opera ha riscosso e riscuote tutt'oggi un enorme successo, sia in Giappone che nel resto del mondo e, in merito al suo genere particolare e al suo stile raffinato, viene studiato nelle scuole giapponesi quale esempio significativo della tradizione classica.

Al suo interno, il testo racchiude 243 brevi prose, di una limpidezza suggestiva e toccante, piccole gemme di un'antica eredità culturale, splendenti di una saggezza lucida e immortale. Pensieri, riflessioni personali, aforismi, appunti e frammenti di ricordi si intrecciano con spontaneità e piacevolezza, rivelando la profonda sensibilità dell'autore, che segue i canoni tradizionali della letteratura giapponese d'epoca medievale, e nel contempo lascia trasparire i principi estetici del profondo pensiero buddhista nipponico.

Estraniatosi dalla frivola vivacità della vita di Corte, l’autore si lascia trascinare dall'incanto per la natura, trasformandola nel prisma attraverso cui osservare e valutare la realtà circostante: il passato mondano, la società, ma anche la posizione dell’uomo nell’universo, l’essenza stessa della vita.

Ecco che allora, il beato ozio diventa un momento di ebbrezza e di estasi che permette di acuire il proprio sguardo e di inoltrarlo prima verso la contemplazione e poi verso la stesura di questi pensieri brevi, penetranti, a volte autoironici, ma ineguagliabili nella loro semplicità e bellezza.

Di Kenko Hoshi, poeta e monaco buddhista, si sa poco. Nato con il nome di Yoshida Kaneyoshi, abbandona ben presto la Corte imperiale, ed assume l’identità di Kenko Hoshi, Maestro della Legge, scegliendo isolarsi nella meditazione

Ore d'ozio, l'opera che definisce il pensiero di questo affascinante personaggio, pubblicato da Marsilio, sarà in libreria verso il 9 di luglio al prezzo di Euro 15,00.

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I trentadue: Breve itinerario dei libri indimenticabili – Parte 2

Eccoci qui con il secondo ed ultimo appuntamento del nostro breve itinerario dei libri da leggere assolutamente (trovate la prima parte qui).

17. Revolutionary road di Richard Yates

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E' davvero difficile credere che questo libro segni l'esordio del suo autore per quanto è armonico, profondo, maturo. Si narra la storia di una coppia borghese che critica la borghesia americana senza rendersi conto di essere perfettamente inquadrata in essa. Lei attrice fallita, lui gran lavoratore. Si amano inizialmente poi, pian piano, si spengono, fino al tragico epilogo. Intenso.

18. La mandragola di Niccolò Machiavelli

17

Al vetriolo (molto più di Clizia) questa commedia di Machiavelli che porta alla luce i difetti più comuni dell'uomo: egoismo, desiderio di prevalere sull'altro, astuzia (anche intesa in senso positivo). La "volpe" del Principe trova qui la sua versione romanzata nelle figure di Lucrezia e di Callimaco.

Quest'ultimo, complice la mandragola, ordisce un piano davvero intelligente per godere della compagnia di Madonna Lucrezia senza essere disturbato dal marito della donna. Si ride, ci s'indigna, si applaude alla fine.

19. I malavoglia di Giovanni Verga

18

Chi non lo conosce? E' uno dei romanzi fondamentali nella storia della narrativa italiana ed è sicuramente il capolavoro del Verismo. Si narra la storia di una famiglia siciliana alle prese con disgrazie, morti, barche e tanta povertà.

A intrecciarsi con la trama, il fil rouge dell'amore desiderato e spesso negato dalla durezza di una vita grama.

E' da leggere perché credo che nessuno sappia raccontare la Sicilia, la povertà, il sacrificio meglio di Verga.

20. Le notti bianche di Fedor Dostoevskij

19

Lui e lei, e una panchina. Una storia semplicissima e pulita, di quelle che potrebbero venire in mente a chiunque, eppure...è pura emozione. La scrittura di Dostoevskij, la sua sensibilità, la delicatezza con la quale ha tratteggiato il profilo di queste notti di attesa, desiderio, amore inappagato, sono inimitabili e fanno di questo libricino uno dei capolavori incontrastati nel panorama della Letteratura russa.

Fa sorridere come questo autore riesca a essere impeccabile tanto nelle storie brevi quanto nei romanzi-fiume (I fratelli Karamazov in primis). Non a caso fa parte del nostro itinerario.

21. Thérèse Raquin di Emile Zola

20

La mia professoressa di francese lo scelse come lettura in lingua durante il mio quinto anno di liceo. Ipnotizzò una classe intera. Sin dal primo capitolo, con quella originalissima descrizione di Parigi dall'alto che va dal grande al piccolo, dalla città alla merceria nella quale sta lavorando Thérèse, il lettore ha la sensazione di precipitare.

Dall'alto. Dall'amore all'odio, dalla passione all'omicidio. E' un romanzo agghiacciante, scritto con precisione chirurgica. Un capolavoro assoluto.

22. Aspettando Godot di Samuel Beckett

21

Questo è il testo teatrale col quale, solitamente, ci si inizia al teatro dell'assurdo. Si tratta di un dialogo tra due tramps (vagabondi), Estragon e Vladimir. Sullo sfondo, vuoto scenografico. E' una rappresentazione del silenzio più che delle parole, del vuoto più che del pieno.

E l'attesa, quest'attesa estenuante di qualcuno che non si sa chi è e che non si sa se arriverà mai, è il ritratto nudo e sincero della nostra società.

23. Gente di Dublino di James Joyce

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In questa raccolta di racconti è già presente, in nuce, la poetica delle three nets che troveremo in tutta la produzione joyciana. Traducendo, le three nets sono le "tre reti" che imprigionano l'animo di un uomo: la religione, la famiglia, la patria. Evelyn, personaggio principale di uno dei racconti più interessanti della raccolta, vuole lasciare la sua casa, lasciare la città eppure, nel finale, rinuncia alla libertà pur di non abbandonare la sua rete. Dublino, la città che Joyce amava e odiava, quella dalla quale sarebbe voluto fuggire, è protagonista assoluta delle vite qui raccontate. Una curiosità: dall'ultimo racconto, The dead, John Huston ha tratto un pregevole film nel 1987.

24. Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero di Vasco Brondi

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Questa è una scelta davvero personale ma, visto che tutta la classifica è soggettiva, non potevo non inserirlo. Non è un romanzo bensì, semplicemente, un insieme di scritti, testi di canzoni e riflessioni di Vasco Brondi, il fondatore e cantante delle Luci della centrale elettrica. Credo sia una lettura molto interessante per chiunque e non solo per chi, come me, ha il lettore mp3 invaso dalle sue canzoni.

25. Non ti muovere di Margaret Mazzantini

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La Mazzantini, a mio parere, è una di quelle autrici capaci di passare dal grande capolavoro all'inutilità di un lavoro commerciale. Questo è un capolavoro indiscusso. Credo che ognuno di voi ne conosca la trama: quando sua figlia ha un incidente stradale ed entra in coma, il protagonista, straziato dal dolore, racconta a se stesso la più grande storia d'amore che abbia mai vissuto, nonché il suo unico adulterio. E' un romanzo intenso, intimo, doloroso. All'epoca mi piacque e mi commosse moltissimo.

26. I ragazzi della via Pal di Ferenc Molnar

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E' un romanzo per ragazzi ma io sono più che felice di averlo letto (o meglio, ascoltato in audiolibro) a diciannove. E' la storia di un gruppo di ragazzini uniti dall'amicizia, dai giochi in strada, dalle prime piccole, grandi rivalità.

La psicologica infantile-preadolescenziale è indagata a fondo, esposta, fatta romanzo. Se l'avete già letto da bambini, rileggetelo adesso: ne vale la pena.

27. Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

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Questo libro, un po' come 1984 di Orwell, spaventa il lettore e gli intima di restare in guardia, di difendersi, di proteggere la propria cultura. In un futuro probabile, non esistono più pompieri che spengano il fuoco ma solo pompieri che lo appicchino. A cosa? Ai libri, naturalmente. Con scene che ricordano molto da vicino i celebri roghi dei libri dell'era nazista, l'autore immagina un mondo nel quale lo Stato ha il potere di impedire la cultura per ottenebrare le coscienze  e spegnere non la rivolta ma il desiderio stesso di ribellione. E' meno crudele di 1984, ma altrettanto incisivo.

28. Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan S. Foer

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Questo meraviglioso romanzo è la storia dell'11 settembre vista dagli occhi di un bambino che, rimasto orfano di padre per via dell'attentato, inizia una sorta di caccia al tesoro per ritrovare ciò che gli rimane di lui. Una chiave nascosta in un vaso, una lettera e la caccia ha inizio. E' un libro unico, delicato, intenso. Foer racconta l'11 settembre senza raccontarlo, con asciuttezza stilistica, senza cadere mai nel patetico. Se avete visto il film e vi sentite a posto così, sbagliate: il romanzo è un capolavoro.

29. Una ragazza fuorimoda di Louise M. Alcott

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Ancora un romanzo per ragazzi. Questa volta si tratta della Alcott, la madrina di Piccole donne Piccoli uominiUna ragazza fuorimoda è uno dei suoi libri meno conosciuti eppure io, da bambina, lo adoravo. Racconta il rapporto di convivenza forzata tra Polly, semplice e ingenua, e la ricca Fanny passando per il disprezzo iniziale, l'accettazione, la scoperta dell'altro. E' una radiografia genuina e lineare del pregiudizio che intacca, in un modo o nell'altro, la nascita di ogni rapporto umano. Va riscoperto.

30. La scuola dei desideri di Joanne Harris

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Scritta dall'autrice di Chocolat, è la storia di un'amicizia tra due ragazzi in una Grammar School per rampolli di famiglie aristocratiche. Uno dei due ragazzi è un impostore ed è lì sotto mentite spoglie. La trama, particolarissima, si fa pretesto per indagare le dinamiche psicologiche che si innescano nella mente di un ragazzino quando la forte ambizione si fa invidia, odio, desiderio di fare del male.

31. La ragazza che non era lei di Tommaso Pincio

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Originale già a partire dal titolo, è il racconto nudo e crudo del post-'68, delle sue conseguenze negative, dei retroscena del Peace & Love. E' un romanzo da non perdere perché, tramite la voce del suo protagonista, inquadra una delle pagine più interessanti della nostra Storia da un punto di vista inusuale, quasi scomodo. Tommaso Pincio (particolare già nello pseudonimo che è un'italianizzazione di Thomas Pynchon) ha una prosa difficile, lo ammetto, ma quel po' di sforzo che si fa nel seguirlo viene ripagato per intero.

32. L'età dell'innocenza di Edith Wharton

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Ho letteralmente adorato questo romanzo. Frequentavo la quarta liceo quando l'ho letto e l'ho prestato subito a tutte le mie amiche e alle mamme delle mie amiche e alle amiche delle mie amiche (e sì, mi è persino tornato indietro). La contessa Olenska ricorda, anche se un po' alla lontana, Anna Karenina ed è uno dei personaggi più interessanti che io abbia mai incontrato nel corso delle mie letture. E' la storia di un amore proibito, di una società fondata sul pregiudizio, della più gretta ipocrisia borghese. E la prosa della Wharton è ipnotica.

Finisce qui anche la seconda ed ultima parte del nostro breve itinerario degli indimenticabili. Anche questa volta, vi chiedo la vostra opinione in merito. C'è qualche titolo, tra quelli qui proposti, che conoscete e che non vi ha convinti?

abc

I trentadue: breve itinerario dei libri indimenticabili – parte 1

Nel corso della mia vita, ho avuto la fortuna di leggere più di settecento libri. "Dovrebbe interessarci?", penserete. Non necessariamente, ma ve lo dico per farvi capire quale lavoro di scrematura abbia dovuto condurre per riuscire a trarre, da quei settecento, una lista dei trentadue libri consigliati, indimenticabili, imperdibili. Sia chiaro, questa lista è assolutamente personale e soggettiva e molti di voi potranno essere in disaccordo con me. Ho scelto opere di narrativa e sillogi di poesie, romanzi per adulti e per ragazzi, in modo tale da creare una mappa varia che possa interessare qualunque tipo di lettore. E voi, quali libri consigliereste? Qual è il vostro itinerario degli indimenticabili?

1. L'educazione sentimentale di Gustave Flaubert

01

Questo romanzo è pura delicatezza narrativa, nonché il racconto di un amore mai  vissuto  appieno eppure desiderato, sofferto.

E' proprio il desiderio di conquistare Marie  Arnaux, sposata e onesta, a costituire l'educazione sentimentale del protagonista, il  quale, paradossalmente, pur non vivendo l'amore imparerà ad amare.

La bravura di Flaubert, l'asciuttezza, l'assenza di patetismo sono noti; resta da scoprire tutto il resto.

2. Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides02

Un aggettivo: geniale. La tecnica narrativa impiegata in questo romanzo è considerata dai critici come unica e originale nel panorama della letteratura americana fino ad allora conosciuto.

Anni '60, cinque sorelle bionde, una casa che costituisce il luogo del mistero per tutti i ragazzi del vicinato. Due genitori religiosi ai limiti dell'ossessione. Cinque suicidi.

Non fatevi ingannare dalla trama: questo romanzo fa sorridere, persino ridere, commuovere, emozionare.

E' un esemplare unico da non perdere.

3. Non mi uccidere di Chiara Palazzolo

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E' il mio romanzo del cuore, quello che mi ha accompagnata per tutta l'adolescenza e che ancora non mi abbandona. E' stato uno dei primi horror ad avere veramente successo (parlo dell'epoca pre-twilightiana) ed è un'opera tutta italiana di Chiara Palazzolo, autrice recentemente scomparsa.

Il libro è il primo volume della trilogia di Mirta-Luna e racconta le vicissitudini di una ragazza giovanissima, Mirta, che torna dal regno dei morti per trovare il suo Robin, morto insieme a lei di overdose. Il finale (della trilogia) toglie il fiato. Val davvero la pena di leggere questa serie e di riscoprirla.

4. Fontamara di Ignazio Silone

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E' un classico imprescindibile del nostro Novecento ed è uno dei romanzi più crudi, realistici e sinceri che io abbia mai letto. Interessante nell'indagine delle dinamiche sociali, dei rapporti di classe, dell'ignoranza (quella degli ignoranti come quella dei colti che non sanno di essere ignoranti).

Probabilmente l'avete studiato al liceo e vi ha fatto crescere la barba. E' giunto il momento di riprenderlo tra le mani e rileggerlo per riscoprirne il sapore, la genuinità, l'unicità.

5. Il velo dipinto di William S.Maugham

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Da quel che ricordo, questo è stato il libro che più mi ha fatto piangere nella storia delle mie letture. E' il racconto di un tradimento, un puro e semplice adulterio, eppure è terribilmente intenso, quasi straziante. Una trama lineare - vita matrimoniale, desiderio per un altro, tradimento, pentimento - per un romanzo tagliente come un coltello. Amo definirlo il Delitto e castigo sentimentale. Da leggere con i kleenex a portata di mano.

6. 1984 di George Orwell

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La prima parola che mi viene in mente se penso a questo romanzo è: terribile. Terribile nel senso più concreto del termine.

E' un libro spietato e pessimistico, crudo nella sua nudità narrativa. Già l'incipit, con quell'odore di cavolo stufato per le scale, lascia nel lettore un vago senso di nausea che l'accompagnerà nel corso di tutto il romanzo.

E' la storia di una dittatura, la peggiore tra tutte le dittature. La storia di un uomo e della sua inutile resistenza. Ho ancora impressa nella mia memoria la scena del quadro che cade dalla parete svelando l'esistenza di uno schermo e il Grande Fratello che sentenzia "Voi siete morti".

Per stomaci forti.

7. Ragazzo da parete di Stephen Chbosky

07Ho avuto la fortuna di leggere questo libro molto tempo prima che diventasse un successo "popolare" con il film che ne è stato tratto, Noi siamo infinito. E' il libro che più di qualunque altro mi ha portata a credere che davvero esiste, al mondo, qualcuno che pensa i miei stessi pensieri. Una voce narrante irresistibile per un bel romanzo (finto)epistolare.

p.s. piccola curiosità: Stephen Chbosky è anche lo sceneggiatore dell'interessante musical queer Rent (2005)

8. L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon

08

Credo sia superfluo parlarvi di  questo romanzo: lo conoscete tutti. E' un libro sui libri, sulla magia che si cela tra le pagine, sui segreti che esse nascondono. E' un romanzo unico nel suo genere ed è - a mio parere - il migliore di Zafon.

9. Cent'anni di solitudine di Gabriel G. Marquez

09Cent'anni servirebbero per raccontarlo, questo romanzo. E' uno di quei libri che cambiano il tuo modo di guardare la realtà ed è una lettura imprescindibile. Si tratta di un gomitolo di storie lungo un secolo, di amori, famiglia, vita come specchio rovesciato della morte. Una pergamena che reca su di sé il segreto di ogni storia qui narrata. Vi avverto: il primo quarto del libro non è affatto semplice né scorrevole. E' quella che un mio professore definiva "scrematura dei lettori": il lettore che riesce a superare l'ostacolo iniziale si ritrova a scoprire un romanzo meraviglioso, magico. Si consiglia di accompagnare alla lettura le canzoni che i Modena City Ramblers hanno dedicato a questo romanzo (una fra tutte, Remedios la Bella)

1010. Il malinteso di Irène Némirovsky

Scritto da una Némirovsky poco più che ventenne, è la storia di un amore tormentato tra due persone che si prendono, si consumano, non si capiscono, si lasciano. Il malinteso del titolo è la metafora della loro storia d'amore: Denise paranoica e ossessiva, Yves concreto e affamato di libertà.

Amandosi in modi diametralmente opposti, si allontanano involontariamente proprio nel cercarsi.

E' un romanzo intenso, nudo, amaro. Se volete iniziare a scoprire la Némirovsky, questo è il libro perfetto per entrare nel mood.

11. Le regole dell'attrazione di Bret Easton Ellis

11

Ricordo di averne scritto un breve commento su aNobii, tempo fa, intitolato "Radiografia dell'incomunicabilità", ed è esattamente di questo che si tratta. Seguito ideale di Meno di zeroLe regole dell'attrazione racconta l'amore come riflesso dell'egoismo, dell'incomprensione, di un incolmabile vuoto dell'anima. L'unico personaggio davvero positivo, l'unico che ancora crede nell'amore puro, compirà una tragica scelta nel corso del romanzo. E' un libro forte, pessimista. Spesso, si legge tra queste pagine solamente un'esasperazione della gioventù bruciata universitaria, dell'uso delle droghe, della perdizione. Il solito Ellis, insomma, e invece no. Dovreste leggerlo con attenzione, spogliarlo di ogni artificio e trovare, sul fondo, la terribile (pirandelliana) verità che vuole esprimere: nessuno può conoscere nessuno per ciò che è realmente.

12. La fiera della vanità di W.M. Thackeray

12

E' uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, nonché uno dei pochi mattoni da più di 600 pagine che ho divorato in una settimana. Leggendolo, non si può far altro che chiedersi: chi sono? Sono Amalia, dolce e ingenua, o sono la furba ed egoista Becky (il cognome di quest'ultima, Sharp, non è affatto casuale)? E' imprevedibile, Thackeray. Astuto e geniale. Nessun personaggio è scontato, per nessuno di loro è possibile parteggiare. Un po' come Flaubert, questo pungente autore conosce l'arte dell'asciuttezza letteraria: non sbrodola, non cade nel patetico. Incide, come il bisturi di Charles Bovary. A fondo.

13. Rughe di Paco Roca

13

Questa volta non si tratta di un romanzo bensì di un graphic novel, uno dei migliori che io abbia mai letto. Filo conduttore di queste strisce è l'Alzheimer, che si fa sfondo e leitmotiv della vicenda umana dei protagonisti. Non posso raccontarvelo: dovete leggerlo e, soprattutto, osservarne i disegni. La delicatezza, la maestria e l'intensità di Paco Roca sono inimitabili.

14. La schiuma dei giorni di Boris Vian

14

Questo romanzo è un quadro di Chagall. La storia prende avvio in un'atmosfera onirica dai colori tenui e Vian, da gran maestro, sa perfettamente come scurire man mano le tinte del suo quadro - Caravaggio delle parole - sino a passare dal sogno all'incubo, dalla vita alla morte. Tema principe di questo particolarissimo romanzo è l'amore che lotta contro la morte; poi, sottinteso, vi è il tema dell'amore mancato e un interrogativo che, pagina dopo pagina, non cessa mai di assillare il lettore: e se fosse andata diversamente? E' uno dei libri più originali che io abbia mai letto. L'amore come nessun altro l'ha mai raccontato.

15. La morte della bellezza di Giuseppe Patroni Griffi

14

Letto tutto d'un fiato durante un viaggio in auto Roma-Bari, è uno dei classici della Letteratura queer e, se vi affascina il genere, è assolutamente imperdibile. Narra la storia d'amore tra due uomini in tempo di guerra. La Storia s'intreccia alle vicende dei due protagonisti e li vede incontrarsi (durante un bombardamento), trovarsi, amarsi, perdersi. Commovente e intenso.

16. Satura di Eugenio Montale

15

Montale andrebbe letto per intero, senza dubbio. Non a caso, il poeta di Ossi di seppia definiva la sua opera quasi come un unico "romanzo" da leggere in ordine, poesia dopo poesia. Satura, tuttavia, è senza dubbio la mia raccolta preferita, nonché quella che reputo più intensa e matura. Scritta nel periodo successivo alla morte di sua moglie (il suo "insetto", come amorevolmente la definisce in diversi componimenti) racconta la solitudine, il dolore, il senso di vuoto della perdita. All'interno di Satura, infatti, troviamo le sottoraccolte intitolate Xenia, termine che è stato mutuato dall'autore latino Marziale e che significa "dono votivo inviato a qualcuno che si è avuto in casa come ospite". E chi è stata, sua moglie, se non l'ospite della sua vita?

La prima parte del nostro breve itinerario degli indimenticabili sui libri consigliati finisce qui: a breve, pubblicheremo la seconda ed ultima parte di questo piccolo progetto. Che ne pensate della prima "scrematura"? C'è qualche titolo, tra quelli qui proposti, per il quale non condividete la dicitura di "indimenticabile"?

Leggi la seconda parte, altri libri indimenticabili da non perdere.

abc

Recensione di Litigando con il mondo di Ivo Andric

In fondo al verde pianoro si ergevano le alte rovine, sul loro ciglio nitido aleggiava un sottile alone di calura meridiana, azzurrino e vibrante.

Lontani e molto diversi da quell'enormità storica, etnica e religiosa che caratterizza Il ponte sulla Drina, il romanzo capolavoro del grande scrittore bosniaco Ivo Andric, i sette racconti contenuti in questa raccolta dipingono una visione del mondo osservato e vissuto attraverso gli occhi di giovanissimi e inquieti protagonisti. Con quell'incanto evocativo, malinconico e nostalgico, tipico degli autori nati in paesi dove le culture si incontrano e si intrecciano, lo scrittore affronta le emozioni, i sentimenti, i desideri e le delusioni dei ragazzi che, quasi si fossero appena svegliati da un sogno, sembrano scoprire all'improvviso la bellezza e la tragedia della vita.

Nelle brevi storie di Litigando con il mondo, gli eventi prendono forma lentamente, come fossero distaccati dalla realtà, per poi manifestarsi con rabbiosa meraviglia, spesso con emozioni forti, amplificate a dismisura in proporzione a ciò che sta accadendo. I ragazzi si muovono dentro scenari di vita quotidiana, la scuola, la famiglia, gli amici, dove l'immaginazione talvolta prende il sopravvento, e sentimenti come la meraviglia, la paura, la curiosità assumono tinte surreali, quasi oniriche, che appaiono vaghe e indistinte al confronto con il mondo reale.

A volte è una semplice parola, catturata da un discorso tra adulti, a incantare il giovane protagonista del racconto, a volte è il ricordo di un'emozione sconosciuta, non solo l'amore ma anche l'attrazione, la sensualità, il dolore causato dalla morte, la gelosia, la delusione provocata da un amico o da una persona cara, l'invidia provata verso chi possiede qualcosa in più. Altre volte è la paura, sicuramente immaginaria e non giustificata, ma forte al punto da rendere difficile la vita di tutti i giorni, o, ancora, a prevalere su tutto è la fantasia, che invade il presente sovrapponendosi completamente ad esso.

In ogni caso, in tutte le loro piccole avventure, i protagonisti vengono a conoscenza, sia pure in maniera indefinita, di qualcosa che ignoravano, di un'emozione che fino a quel momento era rimasta per loro sconosciuta. Una scoperta che li mette improvvisamente e inaspettatamente di fronte ad un punto di vista del mondo che non avevano mai contemplato prima. Ma la porta che essi scoprono altro non è se non il passaggio che li condurrà all'età adulta, la fine di una stagione ricca di sorprese e di meraviglie, e l'inizio di un'altra epoca, dove il dolore e la paura sono sempre nascoste da qualche parte ad aspettare, dove la meraviglia svanisce lasciando il posto ad un malinconico disincanto.

abc
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