Autore: Laura Mussolin

Recensione di Absence 2 – L’altro volto del cielo di Chiara Panzuti

Continua la saga di Absence, che Chiara Panzuti ci ha già narrato in “Absence. Il gioco dei quattro”: Faith, Jared, Christabel e Scott continuano a lottare contro un Illusionista invisibile, decisi a vincere il gioco di morte in cui sono stati involontariamente coinvolti.

È passato meno di un mese dall’inizio di tutto, da quando all’improvviso i quattro ragazzi si sono scoperti invisibili al resto del mondo, vittime del siero NH1 e coinvolti in qualcosa di più grande di loro, un mese da quando hanno dovuto abbandonare le loro vite per iniziare a seguire le misteriose coordinate che l’Uomo in Nero consegna loro di volta in volta.

Il gioco si è fatto più duro, si è trasformato in una lotta per la sopravvivenza da vincere contro le altre squadre, gli Alfa e i Beta.

Distrutti nel fisico e nell’animo dagli effetti collaterali del siero, non resta che battersi per trovare l’antidoto, per finire il gioco e tornare finalmente al mondo reale, il mondo in cui Faith e i suoi compagni potranno avere una vita normale e non saranno costretti a rubare cibo ogni giorno e ad avere costantemente paura di agguati e trappole.

Ma Faith è diversa dai suoi compagni, forse anche dagli Alfa e dai Beta: per lei gli effetti collaterali non esistono, non vomita ogni giorno come Christabel, non le tremano le mani come succede invece a Scott. In lei il siero NH1 si traduce in rabbia, che diventa forza e determinazione a vincere.

Lei, forse, potrà cambiare le cose.

Lei, forse, vincerà il gioco.

Ma per farlo deve uccidere la Faith di un tempo, deve diventare un guerriero, o meglio una medusa. Deve imparare a pungere, senza essere vista, ed iniettare il suo veleno nel corpo del nemico senza avere pietà, e forse questo è il peggior effetto collaterale possibile.

 

Approfondimento

Le meduse pungono. Bruciano. A volte uccidono. Lo capisci ora? Lo capisci quanta differenza può fare chi non viene visto?

Rimaniamo nel mondo della narrativa Young Adult, con una trama che si presenta tipica dei romanzi per ragazzi e che si destreggia fra grandi amori, amicizie indissolubili e avventure dalle sfumature fantasy in cui la vita dei protagonisti è messa costantemente in pericolo.

Eppure Chiara Panzuti non si smentisce neppure in questo secondo capitolo di Absence: come nel primo episodio della serie, il racconto scorre leggero e le pagine si susseguono l’una dopo l’altra in un libro che, fresco e non troppo impegnativo, intrattiene e sa farsi piacere.

Le avventure di Faith avvincono, le sue emozioni di sedicenne sono quelle che ogni ragazza, alla sua età, può provare: al di là della patina di avventura che copre questo romanzo, l’analisi psicologica che Chiara Panzuti propone si incentra sulla paura tipica adolescenziale di non essere nessuno, di essere invisibile al mondo intero, di non contare.

Ma se nel primo capitolo di questa saga Faith aveva un atteggiamento quasi disfattista, incredula all’idea di non essere all’improvviso più nessuno, in questo secondo libro Chiara Panzuti ci presenta una Faith decisa a ritrovare il proprio posto nel mondo, costi quel che costi.

La ragazzina spaventata che è in lei sta per scomparire, persa nel mare di ricordi della vita precedente, e lascia il posto ad un guerriero deciso a sacrificare tutto per la sopravvivenza.

Ma forse non è questa la giusta soluzione, perché non sempre è importante mostrarsi al mondo intero, quanto più essere consapevoli di quello che è il proprio mondo, e il rischio è di perdere di vista il secondo nel tentativo di diventare visibili al primo. [amazon_link asins='8893251450,8868680947,8868681609,B0727Y58SM,8862470770' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='ea34158b-95ae-11e8-afd2-e791a563a714']

abc

Recensione di Babylon Berlin di Volker Kutscher

Anno 1929; il commissario Gereon Rath è stato da poco trasferito dalla Omicidi di Colonia alla Buoncostume di Berlino; per insabbiare il suo passato professionale burrascoso, suo padre, Engelbert Rath, alto funzionario di polizia, grazie alle sue conoscenze, gli ha procurato il nuovo incarico. A causa di questa retrocessine di carriera, Rath sente il bisogno di un riscatto per rimettersi in gioco, e per dimostrare quello che vale a prescindere dalle amicizie di alto rango del potente genitore. Il caso vuole che, su un omicidio avvenuto senza alcun testimone, lui abbia delle informazioni in più rispetto agli inquirenti che invece brancolano nel buio; questa e’ l’occasione che aspettava per farsi conoscere, decide pertanto di indagare da solo. Comincia a girare nel locali notturni di Berlino, e facendo le domande giuste alle persone sbagliate, rimane coinvolto in una matassa sempre più ingarbugliata: i morti in circostanze misteriose aumentano e con loro anche i potenziali assassini. Lo sfondo storico è quello della Germania del primo dopoguerra; la capitale è divisa tra i comunisti, i nazisti, la “fortezza rossa” dei comunisti dissidenti, i soldati che hanno servito l’esercito zarista, la nobiltà e la polizia sovietica….”Berlino poteva fare concorrenza a Chicago sotto ogni aspetto” La polizia, l’esercito, la stampa e la criminalità coesistono fra loro in un precario equilibrio che Rath con la sua spavalderia, mette continuamente a rischio. Tutte le varie organizzazioni, da quelle politiche a quelle criminali, sono collegate tra loro da una fitta rete di informatori e spie e Rath, anche se “di politica capiva poco”, sa che “qualche volta per aiutare la verità a venire fuori bisognava mentire”. All’inizio si mostra come un personaggio con pochi scrupoli, pronto a far carriera sulle spalle altrui; nel corso della storia, anche se si svolge nel breve arco temporale di appena due mesi, dal 28 aprile al 21 giugno, si evolve perdendo un po’ della sua sicurezza, e necessitando di aiuto altrui (“la sua lotta solitaria non avrebbe portato da nessuna parte”). A confonderlo è anche la vicinanza con la giovane Charly stenografa della polizia:
Merda! Pensò. Hai già abbastanza problemi dimentica questa donna! Toglitela dalla testa! Non lasciarti trattare così!
In questo romanzo la vera protagonista è la città di Berlino con tutte le sue peculiarità, tutti i suoi pregi e difetti. L’autore non si risparmia nel descriverne i palazzi e il dedalo di strade, i cui nomi sono stati lasciati, nella traduzione, in lingua originale (come anche varie associazioni e cariche politiche); per quanto questo possa creare un po’ di confusione al lettore, allo stesso tempo lo aiuta ad immergersi nella complicata ambientazione tedesca a cavallo tra le due guerre.
Lo sguardo di Rath vagò sul mare di tetti. Ancora non sapeva cosa pensare di quella città. Ma in estate Berlino aveva indubbiamente il suo fascino. Una città completamente diversa che d'inverno. Forse, in fondo, non era poi così male.
Vengono descritti in maniera minuziosa anche i rapporti e gli intrighi politici ed economici fra i molteplici personaggi che si susseguono all’interno del romanzo. In uno scenario in cui la democrazia fa sempre più fatica a sopravvivere, risulta più moderno e attuale di quanto si possa pensare. AMELIA SARA MACCA [amazon_link asins='880703266X,346205161X' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='15c17a51-8d3e-11e8-8625-d1b1d0382058']abc

Recensione di Caraval di Stephanie Garber

Rossella e Donatella sono cresciute ascoltando storie della nonna sul mito del gioco di Caraval, sul suo mondo fantastico e sulla sua magia

“Qualsiasi cosa tu abbia sentito raccontare di Caraval non è paragonabile alla realtà. E’ molto più di un semplice gioco o di uno spettacolo. E’ quanto di più vicino alla magia esista a questo mondo.

Una volta ricevuti i biglietti da Mastro Legend, la tentazione di parteciparvi per la riflessiva Rossella è molto forte; Donatella invece, più impulsiva, non ha dubbi: partecipare al Caraval è l’occasione che aspettavano per fuggire finalmente dall’oppresione e violenza del padre.

Contro la stessa volontà di Rossella che vede invece nel suo imminente matrimonio con un conte sconosciuto l’unica loro possibile salvezza, le due sorelle partono per l’isola de los Suenos, il luogo del Caraval, accompagnate dal rude marinaio Julian.

Donatella però viene rapita e Rossella è costretta a giocare da sola per trovarla e salvarla. Chi per primo entro cinque giorni riuscirà a trovare tutti gli indizi, troverà Donatella, l’enigmatico Mastro Legend e soprattutto riceverà come premio un desiderio….Insieme a Julian, con cui suo malgrado farà squadra, ed insieme ad altri concorrenti, a spettatori e ad artisti, entrerà in un mini mondo fantastico fatto di fontane magiche, di gallerie che compaiono e scompaiono, di pozioni e di vestiti che cambiano in base all’umore.

 “Rossella vedeva sempre sprazzi di colore associati alle emozioni più intense”; tra uno “struggimento giallo oro”, e una “guancia di un rosso furioso”, tra “grigie sfumature di ansia”, e  “diffidenza color salvia”, tra un alternarsi di “nervosismo azzurro ghiaccio”, e di “delusione con fredde sfumature di azzurro nontiscordardimé”, Rossella deve affrontare le sue paure, imparare a farsi guidare più dall’istinto e soprattutto, e questo è l’insegnamento più grande, deve avere fiducia in se stessa e nei suoi sentimenti e deve essere in grado di capire chi sono le persone di cui può fidarsi.

Perché questo è il Caraval: un luogo di contraddizioni, dove è tutto un gioco anche se alcune cose sono vere, e tutto è reale all’interno però della finzione del gioco

“Proveremo a convincervi, quando in realtà è tutta una messa in scena. Noi cercheremo di coinvolgervi, e voi state attenti a non farvi coinvolgere troppo. I sogni che diventano realtà possono essere bellissimi…”

Rossella inizia il suo viaggio sicura di ciò che vuole: trovare Donatella, tornare a casa e sposare il suo sconosciuto fidanzato; ma si sa che spesso i progetti sono fatti per non essere seguiti e la vita, in questo caso il Caraval, ci mette del suo. Piano piano scopre di provare altri sentimenti oltre allo sconfinato amore per la sorella e il timore del padre, e saranno proprio questi altri sentimenti a guidarla nel progresso del gioco.

Le domande che si era poste inizialmente si moltiplicheranno (chi è veramente Mastro Legend? Cosa nasconde Julian?) e vincere il Caraval diventerà per lei fondamentale per poter continuare a vivere.

In questa storia c’è tutto il fantasy con cui molti di noi sono cresciuti o che hanno letto: alcuni personaggi ricordano un po’ quelli di Alice nel paese delle meraviglie; il Mastro Legend può sembrare Il mago di OZ; ritroviamo anche la magia e l’amore di Stardust, la sensazionalità di Harry Potter, la crudezza del gioco di Hunger Games o della serie tv Westworld. Il tutto risulta un mix perfetto che insegna agli young adults a credere nei sogni ed ad aver fiducia nei sentimenti, e ricorda ai non più young adults che certe cose sono importanti a tutte le età, e quanto è bello e piacevole lasciarsi andare ogni tanto alla fantasia!

AMELIA SARA MACCA [amazon_link asins='125009531X,B01EROYPQE' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='2da6af52-8d3d-11e8-bce6-65d74e9e97f9']abc

Recensione di Il club dei bugiardi di Mary Karr

Negli anni ‘60 Leechfield era una piccola città petrolifera nella sperduta provincia del Texas orientale. I suoi abitanti conducevano una vita misera e disperata e tale fu (almeno in parte) anche la vita di Mary Karr. Figlia di Charlie Marie Moore e J.P. Karr. L’una giornalista per una rivista locale, catapultata da New York a Leechfield e l’altro operaio per le raffinerie petrolifere. Charlie Marie era bellissima, intellingente e talentuosa; per sette volte salì come sposa sull’altare e altre tante volte divorziò, ma aveva una regola: non commetteva due volte lo stesso errore. Ad eccezione dei tre matrimoni con J.P.. Il signor Karr era esattamente come tutti gli uomini del posto: terminata la giornata di lavoro ci si ritrovava tutti a bere nel bar… sembrava quasi l’unico metodo per dimenticare la misera vita nella provinciale Leechfield.

Erano gli anni ‘60 a Leechfield e Mary Karr, al tempo, era solo una bambina con una vita non convenzionale. No, la piccola aveva responsabilità e doveri che non le spettavano: doveva prendersi cura di una madre – asfissiata dall'apatica vita di provincia - che veniva comunemente definita “nervosa”, doveva gestire le cosiddette “discussioni familiari”, doveva combattere con i problemi di alcolismo di una madre ed un padre assenti e disinteressati, doveva evitare che la sprovveduta coppia di adulti potesse mettere a repentaglio la vita delle due figlie, doveva giustificarsi con la polizia per le sparatorie, gli incendi, le sbronze. C’erano addirittura fori di proiettile nelle mura della cucina:

«Be’, signora Karr, si direbbe proprio un foro di proiettile». Lecia, cui non sfuggiva mai nulla, se ne uscì: «Ma non è dove hai sparato a papà?»… Mia madre alzò lo sguardo, si fede scivolare gli occhiali lungo il naso patrizio e, con somma noncuranza, rispose: «No, lì è dove ho sparato a Larry». Si voltò e, indicando un’altra parete, aggiunse: «A vostro padre ho sparato laggiù».

In questo difficile scenario la sola su cui Mary avrebbe potuto contare era sua sorella maggiore Lecia ma in realtà le due non avevano uno stretto legame; il contesto familiare facevano maturare in Lecia un carattere particolare, rendendola chiusa, spesso cinica e anaffettiva. Così, la solitudine porta Mary ad ideare una realtà parallela, un mondo dove tutto è più facile e sereno, un universo in cui una bambina può essere davvero una bambina e vivere la vita che le spetta: lavora di fantasia trasformando la realtà che la circonda in un cartone animato.

Qualche tempo dopo, Mary ha sette anni e la sua vita già troppo complicata la mette nuovamente alla prova: subisce violenza sessuale da un adolescente, suo vicino di casa. Successivamente l’incubo si ripete, stavolta vittima di violenza per opera del baby-sitter a cui era affidata. A complicare le vicende in casa Karr interviene il destino: la scomparsa della nonna (madre di Charile Marie) malata di cancro. La morte della donna segnerà profondamente le vite dei protagonisti del romanzo, in particolare modo turberà proprio Charile Marie; infatti la presenza materna in casa l’aiutava ad intraprendere un percorso di recupero dai suoi problemi d’alcolismo ma la morte della madre fece sentire Charile Marie perduta e disinteressata alla vita al punto che sprofonda nuovamente in una cronica depressione, motivo che la spinge a tentare una svolta nella sua vita, iniziare da capo, reinventandosi: lascia il marito per trasferirsi in Colorado con le sue due figlie, Mary e Lecia.

La narrazione prosegue, Mary e Lecia crescono ed il tempo rende le due ragazze sempre più consapevoli delle loro vite problematiche. Sorprendente si rivela la conclusione del romanzo, si giunge ad un lieto fine in qualche modo… quella di Mary Karr è una famiglia disperata e devastata ma in fondo va bene così, perché nonostante tutto riescono ad essere felici nella loro infelicità. Approfondimento: Il club dei bugiardi è l’autobiografico memoir della scrittrice texana che ci racconta come si può essere felici anche a Leechfield. Il romanzo in questione segna l’esordio della sua carriera.

Il club dei bugiardi a cui il titolo allude è esattamente il bar in cui gli uomini di Leechfield narrano le loro sotrie più disparate e fantastiche, il luogo in cui le menzogne sono ammesse. La scrittura di Mary Karr è travolgente, intima, diretta e precisa. Non si cercano artifici retorici, né la bellezza della parola, no, in questa narrazione tutto è fin troppo diretto e all'occorrenza squallido (es. la descrizione della violenza sessuale subita), come le storie dei suoi personaggi. Il linguaggio è vero, le parole sono essenziali e stilisticamente il filo conduttore del racconto è una perversa e macabra ironia che riesce a mostrare la felicità (o forse rassegnazione) di crescere in questa famiglia del Texas orientale che nessuno vorrebbe mai conoscere.

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Recensione di Uomo e donna di Wilkie Collins

Due giovani donne, Anne e Blanche, sono amiche per la pelle proprio come le loro rispettive madri. Crescono sotto lo stesso tetto, nonostante la diversa estrazione sociale. Anne, che si guadagna da vivere facendo l’istitutrice, è figlia di una cantante lirica abbandonata dal marito. Miss Blanche Lundie è una ragazza benestante, orfana di entrambi i genitori, che vive con la matrigna Lady Lundie e lo zio paterno Sir Patrick Lundie. Durante una partita di cricket, scena d’apertura del romanzo, sia Anne che Blanche non partecipano ai giochi per incontrare i loro rispettivi amati. Mentre Blanche, appena possibile, confessa tutto all’amica sull’incontro appena avuto con Mr Arnold Brinkworth, Anne è restia a parlare, si finge malata e si ritira nelle sue stanze. Benché ciò insospettisca Blanche, solo più tardi la ragazza scoprirà che l’istinto non l’aveva tradita. Anne era fuggita perché – o almeno così aveva scritto nel breve biglietto di saluti e scuse – sposata segretamente con un uomo. In verità, Anne era fuggita proprio per potersi sposare con l’uomo che, dopo averla sedotta, le aveva promosso di sposarla e salvaguardare così il suo onore. Dopo quell’incontro segreto a Windygates, Geoffrey Delamayn avrebbe raggiunto Anne alla locanda di Craig Fernie. Ma un atleta, figlio di un lord col quale è però in pessimi rapporti e dal quale dunque non riceverà alcunché della sua ricca eredità, non può permettersi di sposare una donna senza dote. Così scatta il crudele piano: non lui raggiungerà Anne alla locanda dichiarandosi suo marito, ma Arnold lo farà: l’amico fedele che gli doveva un favore dai tempi della marina quando gli aveva salvato eroicamente la vita. Il messaggero Mr Brinkworth è inconsapevole del prezzo che quel favore amichevole richiede: non solo mente a Blanche, sua futura moglie, tenuta all’oscuro di tutto per non compromettere l’integrità morale della donna, ma rischia di diventarne il marito. La legge sui matrimoni scozzesi non ha infatti normative ben precise e, così come è semplice convolare a nozze in maniera segreta, altrettanto lo è stringere un matrimonio non desiderato. Gli effettivi promessi sposi, Arnold e Blanche, intanto si sposano affrettando la data per diminuire la sofferenza e la preoccupazione della ragazza verso l’amica di cui si erano perse le tracce dopo la prima fuga. Ma il loro è un matrimonio legittimo? E se la felicità dell’una dettasse inesorabilmente l’infelicità per l’altra? Se prove e testimoni saranno utili strumenti per dimostrare la realtà, solo coraggio, forza e determinazione permetteranno di scrivere la conclusione delle storie raccontate nel romanzo.

Approfondimento

Una donna che non sa parlare e che sa cucinare è semplicemente arrivata alla perfezione assoluta.

Il romanzo di Wilkie Collins, sebbene sia datato alla fine dell’Ottocento, racconta fatti ed esperienze di una attualità che quasi spaventa. L’impressione che giunge al lettore è che non molto sia cambiato: la storia di Anne, come quella delle altre protagoniste femminili, da Blanche alla cuoca Hester, non ha dell’eccezionale, non è limitata a un dato momento storico; è la storia del genere femminile soggetto alle volontà dell’uomo, nel bene e nel male. La denuncia sociale dell’impotenza da parte della donna di poter decidere della propria vita è soltanto uno dei tanti gridi di protesta che si elevano all’interno del libro: almeno altri due sono degni di interesse e ancora, lo si ripete, di incredibile contemporaneità. Da una parte l’autore insiste sulla gravità per una nazione di non avere leggi precise e dettagliate sul matrimonio: senza legislatura, i sudditi, anche i più fedeli sostenitori della regina, sono abbandonati a sé stessi e la loro vita, e talvolta la loro stessa incolumità, ne soffre tremendamente. La nostra mente di lettori moderni estende facilmente il concetto e ripensa ai tanti casi, italiani e non, di soprusi e violenze sulle donne: se la legge non è chiara, se non infligge condanne pesanti, la donna è indifesa ed è vittima. Uomo e donna è un romanzo che vuole smuovere le coscienze: perché il genere umano non è ancora evoluto a tal punto da offrire pari opportunità, libertà e considerazione a uomo e donna? Perché, forse, l’uomo è troppo intento a glorificare il proprio corpo, i propri muscoli: non coltivando la ragione e il pensiero, l’anima naufraga e si abbandona alla bestialità, al mero istinto. E l’istinto spinge verso l’egoismo, la crudeltà e forse anche verso l’omicidio.

Serena Testa

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Recensione di Uomini, la stupidità in amore è una cosa seria di Elda Lanza

No, non sono mai stata felice. Per colpa tua. L’infelicità si impara da bambini. [...] Ognuno ha un libro nel cuore, forse non è neppure quello che ti ha insegnato o che hai amato di più. È un libro. Il tuo libro.

 

Un libro autobiografico, si parla di  una bambina che all’età di tre anni e mezzo è abbandonata dal padre, ma come può una vicenda così segnarti per sempre? L’abbandono che spesso avviene in modo molto veloce e senza rendersene conto della pesantezza cambia una bambina nel pieno della sua infanzia. Da questa vicenda inizia un percorso all’interno dei sentimenti, abbandoni e delusioni. Tanti uomini di diversi caratteri fanno parte di questo romanzo d’amore, uomini di successo,talentuosi,potenti e ammirati  e una donna che non si abbatte mai, con tanta forza e volontà perdona, e non vuole per nessuna ragione perdere la battaglia con sé stessa. Un’avventura dentro l’amore che con molta semplicità e ironia non risparmia niente, tante parole dette per un significato e tante incertezze fanno parte di una donna come tante che non comprende mai a pieno il significato di gesti e parole dette e lasciate tra le righe. Una donna forte, coraggiosa che si rialza e non si arrende mai, convinta di cosa vuole nella vita e convinta di ciò per cui lottare. Una donna con la D maiuscola, che continua nella sua lotta nonostante il cuore spezzato.

Uomini è un romanzo che non parla solo di amore ma parla della bellezza che esso porta nella vita, parla di come tante donne vorrebbero essere amate e di come i piccoli gesti non siano tanto semplici quanto gratificanti. Un libro autobiografico che fa pensare e ragionare sulla potenza dell’amore e di come quest’ultimo possa rendere felice una persona o la possa ferire. Una testimonianza dell’amore e della sua potenza. Un’autobiografia scritta con uno stile leggero ed estremamente critico aggiungendoci un pizzico di ironia che rende un romanzo in un’avventura dove è difficile staccarsene.

Elda Lanza descrive ogni situazione con una semplicità che colpisce il lettore,sottolinea le capacità di ogni singolo uomo e il loro modo di fare, descrive le situazioni e i gesti con una chiarezza che permette al lettore di immedesimarsi nelle storie con estrema semplicità. Mette il luce i suoi punti deboli ponendosi mille domande come farebbe ogni donna, appunto per questo la rende unica. Elda Lanza rappresenta ogni singola donna senza idealizzazione, rappresenta le fragilità e le speranze delle donne passando per uno sguardo filosofico che l’accompagna all’interno di questa storia. Una visione autobiografica delle storie d’amore mette in luce come spesso l’amore intacca ogni ambito della vita e come la ragione spesso non ce la fa a vincere.

Quello che ho apprezzato di più di questo libro è una donna come Elda sia stata capace di mettere a nudo la propria storia e la propria vita con una semplicità e chiarezza che un lettore non si aspetterebbe. Con un tono autocritico ha rappresentato molte storie di donne che si vergognano della loro esperienza, ha dato vita ad un romanzo che mette in luce come una donna piena di sicurezza ma allo stesso tempo di incertezze possa avere la forza di rialzarsi sempre. Accompagnata dalla filosofia Elda si è posta tante domande che dovrebbero far pensare, permettendo anche al lettore stesso di farsi un’analisi. Ha dato vita ad un sentiero che molte persone hanno paura di intraprendere.

Approfondimento

Il personaggio di Elda sembra estremamente forte ma allo stesso tempo piano di incertezze, legata profondamente al suo passato intraprende una via della sua vita che sarà fatta di alti e bassi ma lei donna forte e coraggiosa non si lascerà mai sconfiggere…

Altro personaggio di estremo rilievo è Alessandro, uomo contorto e difficile che accompagna Elda in una storia che spesso è più potente di loro ma che alla fine preserverà tante sorprese

Uomini, la stupidità in amore è una cosa seria è un libro pieno di speranze e forze di una donna che può essere d’esempio per tantissime altre donne, come lei.

abc

Recensione di Una vita non mia di Olivia Sudjic

“Avete mai sentito davvero, ardentemente, di non sapere che siete? Fate mai qualcosa per poi chiedervi, Chi è al posto di comando? Come se un comandante pazzo vi avesse chiusi fuori dalla cabina di pilotaggio? Io sicuramente sì”

Alice ha 23 anni, si è da poco laureata in filosofia ed è ancora troppo giovane per sapere cosa fare della sua vita; figlia adottiva di una madre ingombrante e di un padre scomparso, non sa nulla delle sue vere origini e poco dell’unica famiglia che ha. Decide quindi di trovare qualche risposta dalla nonna a New York, unica detentrice di ricordi dei pochi momenti felici che i genitori di Alice hanno avuto fra loro e con lei.

Il lettore riesce a ricostruire la storia di Alice tra continui salti tra presente e passato, non sempre suddivisi dai capitoli e a volte anche presentati in modo confuso…come confusa è la mente di Alice. Gli eventi della sua vita vanno ad accavallarsi fino quasi a coincidere in modo forzato da Alice stessa, con quelli di Mizuko Himura, scrittrice giapponese di New York che inizia a seguire sui social in modo quasi maniacale. “l’avevo considerata una parte vitale della formazione della visione di me stessa, guardando il riflesso di una quantità di vissuto e di esperienza che sembrava condividessimo, che era più di quanto la famiglia e il DNA potessero dare per formare una persona”

Mizuko vive praticamente sul web e Alice riesce a sapere tutto di lei, cosa le piace, cosa non le piace, chi è la sua famiglia, chi è il suo ragazzo, quali sono i luoghi che frequenta, cosa scrive…. Grazie a questo studio approfondito della sua vita trova il modo di avvicinarla facilmente.

Inizia quindi un rapporto morboso che potrebbe essere di amicizia, in quanto Alice sa tutto prima ancora che Mizuko glielo racconti, di amore, perché si sente molto attratta da lei e anche fraterno se non addirittura simbiotico, perché il fatto di avere entrambe un cattivo rapporto con la madre ed un padre assente, per Alice rappresenta un forte legame. Tutto ovviamente dal punto di vista della protagonista. Mizuko in realtà non sembra nutrire gli stessi sentimenti,   anzi al contrario, è molto interessata alla sua vita personale.

Intanto anche Alice ha una vita, un ragazzo, una nonna malata e degli amici di famiglia, ma tutto per lei sembra secondario e privo di valore se non può in qualche modo collegarsi a Mizuko.

“Cominciai a seguire la gente con cui uscivamo….alcuni cominciarono a seguirmi a loro volta, così di colpo il mio pubblico si allargò considerevolmente. Stavo a galla. Ingoiavo e sputavo, a volte scatarravo e vomitavo, ma mi facevo comunque trasportare”

Questo è un romanzo sulla cruda realtà social, su come si preferisca vivere la vita di qualcun altro, risolvere i suoi problemi, aiutarlo a superare i suoi limiti, piuttosto che affrontare i propri fantasmi e i propri familiari; ed evidenzia inoltre come sia facile fare tutto ciò, come sia semplice con pochi click sulla tastiera del cellullare far sapere tutto di sé e soprattutto trovare qualcuno disposto a seguirti fino a cancellare se stesso. Dopo aver affiancato Alice in questa sorta di viaggio folle, il lettore rimane a chiedersi quali siano i confini tra realtà e virtualità e quanto spesso siano troppo labili.

“Fermatevi un momento a pensare alla vostra vita senza Wikipedia. Dolce fonte di eterno conforto. Angelo dispensatore di informazioni. Pensate alla vostra vita senza l’opzione di ricerca su internet”
  Amelia Sara Maccaabc

Recensione di The Hate U Give di Angie Thomas

“È che ci sono certi posti dove essere me stessa non basta. In nessuna delle due versioni”

Starr, ragazza di colore sedicenne, divide la sua vita in due: da una parte c’è il posto in cui è nata, Garden Heights, quartiere periferico teatro di scorribande tra gangs rivali,  ed il quartiere in cui frequenta una  prestigiosa scuola  per bianchi. Una sera, dopo aver partecipato ad una festa nel suo quartiere si riavvia in macchina con Khalil, il suo migliore amico. I due vengono fermati dalla Polizia per un controllo e Starr assiste ad una scena a cui non avrebbe mai voluto assistere: il Poliziotto (bianco) non esita a sparare a Khalil tre colpi di pistola. Il migliore amico di Starr finisce in pochi secondi la sua vita. La notizia si diffonde subito nel quartiere ed insieme ad essa l’idea che lo “spacciatore” abbia provocato il poliziotto, oppure che avesse con sé una pistola. Starr è attraversata da sgomento, dolore e ricordi, ma si sforza di condurre la  vita di sempre per il bisogno di nascondere la verità al fine di non essere etichettata soprattutto dagli amici della sua scuola. Ma incontra un “angelo custode”, una donna attivista che lotta da sempre per i diritti dei neri. Questo incontro permette a Starr di maturare la decisione di raccontare la sua verità, perché solo lei può dire come sono andate veramente le cose. Così, mettendo insieme il sostegno e gli insegnamenti dei genitori, le provocazioni degli amici,  e soprattutto l’amore per il suo amico scomparso, Starr difende la sua verità e la verità di Khalil.  Questa apertura non è semplice e priva di conseguenze. È uno scoprirsi, un mettersi alla prova ed un provocare delle dure reazioni. Ma è dire la verità. L’unica cosa che conta, per gli altri, per se stessi, per il futuro.

 

Approfondimento

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“Ma questa storia va al di là di me e di Khalil. Riguarda Noi, con la N maiuscola; tutti quelli che hanno la nostra stessa pelle, che provano le nostre stesse emozioni, che stanno soffrendo con noi pur non conoscendoci. E il mio silenzio non ci sta aiutando”

Starr è una ragazzina molto amata, che segue la sua strada non tirandosi indietro rispetto ad i suoi sentimenti. È lei che non fa differenza dentro di sé tra bianchi e neri, poveri e ricchi perché  quello che conta sono gli affetti ed il rispetto per gli altri. È bello il suo percorso di consapevolezza attraverso anche le vicissitudini amicali e parentali ed il riscatto che ottiene per se stessa attraverso il parlare. È importante farlo, è importante non nascondere la verità. È importante per gli altri e per sé. Mi ha colpito molto l’immagine che emerge della madre di Starr, donna intelligente ed accogliente, insieme al papà. È un libro avvincente che suscita molte riflessioni e pone l’attenzione su problematiche razziali sempre esistenti e che spesso consideriamo lontane dalla nostra comoda vita.

The Hate U Give è un libro scritto in modo scorrevole. Ci sono molti discorsi diretti e le azioni si susseguono in modo fluido toccando la psicologia dei personaggi e le dinamiche sociali degli ambienti in cui si svolge.  La dura competizione tra gangs, le lotte di potere per i territori, i pregiudizi reciproci tra bianchi e neri sono temi su cui il libro porta una forte riflessione. L’amore ed il calore della famiglia di Starr, la capacità di parlare e di confrontarsi senza riserve, lascia intravedere la speranza che le cose possano cambiare, che si possa andare oltre le divisioni ed il pregiudizio.

 

Raffaella Di Gregorio

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Recensione di Siate ribelli, praticate gentilezza di Saverio Tommasi

Le figlie a cui Tommasi scrive sono piccole, ma il loro papà ha già tantissimi episodi da ricordare, spesso esilaranti, sempre emozionanti, come la nascita, i primi passi, o i primi viaggi in aereo. Caterina, la maggiore, ha avuto problemi di salute, ma i genitori non si fanno abbattere e continuano a vivere senza paura. È molto toccante l’elenco dei cento ricordi per Caterina, molti dei quali condivisi dalla maggior parte dei genitori Sappiamo tutti che i figli ti cambiano la vita per sempre, in tanti modi sottili a altri macroscopici, ora hai paura per i figli e non più per te.

“Non ho paura di niente, anche se ho paura di un sacco di cose”.

Dolcissima e esilarante è la lunga lista di baci che vanno bene. “Vanno bene tutti i baci se l’altra persona è d’accordo” è l’inevitabile illuminante conclusione del capitolo dedicato all’amore e al sesso. Come anche la citazione colta: “…si può riassumere con Ama e fa ciò che vuoi  come disse Sant’Agostino che non era un militante LGBT”.

Si sorride parecchio leggendo i racconti della vita quotidiana con due bambine piccole, solo per fare un esempio la parola “cacca” viene citata 16 volte in 139 pagine, e vi lascio immaginare in quali contesti…

L’augurio che fa Tommasi alle figlie non è di arrivare alla perfezione, al contrario augura loro l’imperfezione, perché è solo davanti a qualche piccolo difetto che l’uomo svela se stesso, si mette a nudo, diventa complice senza artifici.

Approfondimento:

Saverio Tommasi è un giornalista e un blogger, famoso soprattutto per i suoi video sulla pagina Facebook “Fanpage.it” in cui denuncia le discriminazioni nei confronti delle minoranze, è molto presente inoltre negli incontri con i ragazzi delle scuole superiori, (anche nel liceo di mio figlio!) in cui racconta la sua lotta quotidiana contro omofobia, sessismo e discriminazioni contro i disabili; nel libro “Siate gentili, praticate gentilezza” non ha paura di prendere posizioni molto nette nei confronti di questi argomenti. Tommasi è uno scrittore che racconta storie per scoprire il marcio che c’è sotto e magari per riuscire a fare diventare il mondo un pochino migliore, è uno scrittore che per vivere in prima persona un racconto sul bondage, si è fatto perfino frustare!

Forse sembra un’ovvietà, ma è sempre molto utile ripetere (e in questo libro Tommasi martella forte e ripete senza stancarsi) che siamo tutti uguali, che non ci sono differenze di razza, sesso o altro, e che alla base di ogni comportamento quotidiano deve esserci la gentilezza e l’amore. La politica naturalmente fa capolino, ma non è sicuramente l’argomento principale; lo è tuttavia la ricerca della libertà, base da cui   Tommasi  parte per raccontarci delle due partigiane da cui prende il nome una delle figlie. “Non dimenticate mai chi ha lottato per la nostra libertà”  è il monito che Tommasi fa alle figlie e ai lettori.

Il suo tono è appassionato e coinvolgente, sensibile e divertente; Tommasi si mette a nudo davanti alle figlie raccontando i propri sogni e le proprie debolezze, facendo loro il dono grandissimo di sé.

Consiglio questo libro ai neo genitori, a chi vuole sorridere ricordando la propria esperienza con i figli piccoli e a chi vuole fare un regalo che sarà certamente gradito e custodito con cura, poiché è un libro dedicato a due bambine, ma è rivolto a tutti.

 Elena Naldi

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Recensione di Sempre d’amore si tratta di Susanna Casciani

Livia è una bella bimba solare che adora scrivere. Una bimba con tutta una vita davanti. Ma una figlia ama, ama incondizionatamente e questo tipo di amore ha bisogno di essere annaffiato, proprio come un fiore. Per quanto sia forte questo fiore, prima o poi, ha bisogno di essere amato, di sapere che qualcuno si prende cura di lui. E mentre Livia cresce nella sua vita entrano ed escono persone che lasciano il segno. A volte con un dono di gioia, altre volte con rancori e tristezza. Poi ci sono le persone che segnano la crescita e lo sbocciare della ragazzina: il papà Edoardo che ce la mette tutta per far crescere la sua bambina, sperando che il suo di amore basti e Bianca, la migliore amica  “strana”, con una madre difficile che non smette mai di credere e incoraggiare la sua amica del cuore. Ma Livia piano piano cambia: da piccola creatrice di mondi fantastici, si trasforma e si spegne lentamente. Sta diventando una giovane donna e la vita dovrebbe riservarle le magie dell'adolescenza e poi quelle del primo bacio e della prima notte d'amore, ma Livia non vive più. Se ne accorge Paolo, il libraio e Lorenzo l'amico d'infanzia e Bianca e Edoardo e Alex.

“Da un po’ di tempo è diversa. Ride raramente e sembra sempre stanca, come se la malattia di sua madre stesse schiacciando tutte le sue idee, tutti i suoi sogni, nutrendosi della parte migliore di lei. ”

Livia vive la sua vita sbattendo la sua anima da una esperienza all'altra, ma senza mai vivere veramente. Livia lo sa, lo sente:

“E piango perché non so se dentro di me ci sarà mai spazio per una persona che non sia la mia mamma. Lei si prende tutto, tutto quello che ho. Non lo fa mica di proposito, o almeno credo, ma mi occupa tutto il cuore. Piango perché mi vorrei innamorare, ma ho paura di non esserne capace. Ho paura di doverle dare tutto l’amore che ho da parte. Piango perché non sono sicura che le basterà.”

Approfondimento

Crescere con Livia attraverso gli occhi dei personaggi della sua vita, è questo il “leitmotiv” che accompagna la lettura di questo romanzo. Ci viene data la possibilità di vedere con occhi diversi una storia, un'esperienza, un dolore o una gioia. Esattamente come la vita di ognuno di noi, perché ogni esperienza per quanto dolorosa può essere “riletta” in modo differente. La curiosità di sapere se Livia ce la farà rimane fino all'ultima pagina, soprattutto perché vuoi toglierti di dosso la sensazione di tristezza condivisa con Livia e i personaggi che le vivono attorno. Ce la deve fare, perché se lo merita, perché ci riflettiamo tutti nella bambina che vive dentro la protagonista, perché tutti amiamo incondizionatamente qualcuno e magari nemmeno ce ne accorgiamo.Tutti vorremmo saltare nel letto con la nostra mamma ridendo a crepapelle, proprio come Livia.

Simonetta Pamela Cavalli

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