Autore: Silvia Capelletto

Recensione di La piccola libreria dei cuori solitari di Annie Darling

“Una libreria può essere un posto davvero magico… tutti hanno bisogno di un pizzico di magia, nella propria vita.”

Posy Morland non ha mai avuto vita facile. I suoi genitori sono morti in un terribile incidente stradale e lei si è trovata giovanissima a dover fare da tutore al suo fratellino; proprio lei che aveva ancora un grande bisogno di sentirsi figlia. La figura materna viene sostituita da Lavinia, che rileva la libreria di proprietà dei genitori e tratta i due ragazzi come se fossero suoi figli. Quando anche Lavinia muore, lasciando la libreria sull’orlo del fallimento, e un enorme vuoto in Posy, le sue poche certezze sembrano lasciar posto allo sconforto. Lavinia lascia a Posy la libreria in eredità e due anni di tempo per risollevarla dalla crisi.

L’eredità è pesante sia dal punto di vista pratico che psicologico, inoltre Posy, che sceglie di rilanciare la libreria specializzandola nella vendita di soli romanzi d’amore, deve difendersi dalla maleducazione di Sebastian, il nipote tanto amato da Lavinia, che non fa altro che ostacolare i suoi piani. Nonostante la gratitudine che Posy prova per Lavinia, la preoccupazione di non riuscire a vincere quella sfida le fa perdere la già poca fiducia che ha in sé stessa. In ballo però ci sono troppe cose: la realizzazione di un sogno e la volontà di un futuro migliore per lei e suo fratello. Questa volta Posy non si farà mettere i piedi in testa da nessuno.

La piccola libreria dei cuori solitari è un romanzo rosa dalla storia semplice che ha però il suo perché. Nonostante libro non regali al lettore nulla di nuovo, è comunque piacevole leggerlo. È un libro scorrevole che non annoia grazie al fatto di saper alternare sapientemente momenti di ironia ad altri più profondi, legati ai timori ed ai sentimenti dei personaggi. È facile affezionarsi ai protagonisti; l’autrice riesce a farceli immaginare quasi fossero nostri conoscenti. Consiglio la lettura di questo romanzo agli eterni romantici amanti del lieto fine e anche a chi ha bisogno di staccare un po' la spina e sceglie di farlo leggendo un libro.

Approfondimento

“… è successo tutto così in fretta. Ogni cosa è cambiata, e no ho avuto il tempo di realizzare nulla.” “Devi essere tu il cambiamento che desideri.”

Posy e Sebastian; mai due caratteri potrebbero essere più distanti l’uno dall’altro e mai si potrebbe immaginare che prima o poi troveranno un accordo per il bene della libraria. Posy è la tipica donna appassionata di libri rosa, sognatrice e romantica; Sebastian, che deve il suo successo ad un’app è appassionato di thriller, cinico e opportunista. La volontà di Posy di primeggiare su Sebastian per definire le sorti della libreria, la costringerà ad affrontarlo duramente fino a trovarsi costretta a fare i conti con i propri timori.

Quante volte i nostri traumi irrisolti ci hanno condizionato la vita e quante volte ci siamo nascosti dietro a questi in cerca di una protezione che altro non è che paura dell’ignoto? Posy capirà che solo affrontando i fantasmi del passato potrà vivere serenamente il futuro; in fondo il cambiamento che desideriamo è già dentro di noi. [amazon_link asins='B073C9ZNG7,B07646KYHG' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='47601f6b-95ae-11e8-96e9-ebd87c78bb09']

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Recensione di Stoner di John Edward Williams

“Non ha ancora capito? Lei sarà un insegnante”

“Come può dirlo? Come fa a saperlo?”

“È la passione Mr. Stoner, la passione che c’è in lei. Nient’altro”.

William Stoner si iscrive all’Università del Missouri a diciannove anni, dietro pressione del padre contadino, per specializzarsi in agraria e tornargli utile una volta terminati gli studi. Iniziata l’Università si rende però presto conto di non essere attratto dalla terra quanto invece dalla letteratura. Non è facile comunicare ai genitori la sua scelta ma, dopo aver preso il dottorato in Filosofia, gli viene assegnata una cattedra e diventa così insegnante. Passerà così il resto dei suoi giorni: tra il Campus dell’Ateneo e l’appartamento che divide con Edith, la prima ragazza che ha conosciuto e che ha sposato. Quando Stoner si rende conto che, nonostante la nascita della figlia, il suo matrimonio è un fallimento, si butta anima e corpo sul lavoro: vive per lavorare, ama insegnare e riversa tutta la sua passione in questo. Passano così gli anni e ciò che succede nel mondo, addirittura la guerra, sembra non riguardarlo mai.

Anche la relazione extra coniugale con Katherine viene vissuta con la consapevolezza che dovrà finire prima o poi, a differenza dell’insegnamento. La relazione verrà a galla creando uno scandalo che non scompone Stoner disposto ad accettare qualsiasi umiliazione professionale pur di non perdere la tranquillità del suo vivere. Solo l’avanzare inesorabile della malattia lo costringerà a rinunciare al suo lavoro e a cercare pace dentro sé stesso.

Stoner è un libro difficile da recensire. Come fai a spiegare che è un capolavoro che non si può non leggere e, quando ti chiedono di cosa parla, ti viene da rispondere niente? Eppure è proprio così, scritto bene, fluente e inspiegabilmente accattivante. Non puoi iniziarlo e non finirlo nel giro di pochi giorni. Se ti capita di doverlo abbandonare per le più svariate ragioni non fai altro che pensare a quando potrai continuare a leggerlo. Non ci sono colpi di scena, momenti appassionati; non c’è nulla eppure questo libro vi entrerà nel cuore e vi appassionerà come pochi altri. Lo consiglio a tutti ma non chiedetemi il perché, fidatevi e vi assicuro che non ve ne pentirete.

 

Approfondimento

“È facile considerarsi per bene, quando non si ha alcun motivo per non esserlo. Bisogna innamorarsi, per capire un po' come si è fatti.”

William Stoner è un uomo semplice, con un matrimonio infelice dal quale è nata una figlia che ama ma con la quale fatica a relazionarsi, una relazione extra coniugale apparentemente in grado di fargli rischiare tutto eppure già finita in partenza e una sola grande passione: l’insegnamento.  La sua vita è l’esempio più realistico di ciò che si intende per resilienza, passione e compromesso necessari al fine di voler trovare una giustificazione all’esistenza.

Leggere la vita di Stoner ci impedisce di sfuggire alla domanda più scontata e che quasi nessuno ha il coraggio di porsi: perché vivere se sappiamo già di dover morire? Credo che proprio il risvegliare la nostra coscienza sotto questo aspetto, sia il vero senso di questo libro e ciò che fa di esso un capolavoro. [amazon_link asins='8864117024,8876257683' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='cbed2eab-9322-11e8-a09a-456f1cefb8e3']

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Recensione di L’Atlante dell’invisibile di Alessandro Barbaglia

“Che il mondo non è come ce lo disegniamo. E forse nemmeno come lo sogniamo. È come lo scopriamo. Ed è per questo che ci tocca vivere: per scoprirlo.”

Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando, nel 1989, decidono di rapire la luna per protestare contro l’imminente esproprio del paese dove vivono, Santa Giustina. Nel 1946 è stato approvato il progetto per la costruzione di una diga e, il piccolo paese si trova proprio nel punto dove verrà creato il lago artificiale. Dopo aver lottato per più di quarant’anni ormai agli abitanti non resta che rassegnarsi mentre i tre ragazzini decidono di non arrendersi e di custodire ciò che non ci sarà più nel loro Atlante dell’Invisibile. Sempre nel 1946, durante la radiocronaca della prima Milano-Sanremo dopo la guerra, in un bar gremito di gente, si conoscono e innamorano anche Elio e Teresa. Elio costruisce mappamondi sbagliati, mettendo laghi, vulcani e città dove non esistono, costringendo Teresa a correggerli per poterli vendere. Alla morte di Elio, Teresa decide di intraprendere da sola il viaggio che aveva programmato con Elio verso Trento. Durante il viaggio la donna incontra i tre ragazzini ormai adulti che stanno tornando a Santa Giustina per assistere allo svuotamento del lago e rivedere così il loro paese, anche se per una notte soltanto. Pur non essendosi mai visti prima, i quattro si ritrovano a scoprire di essersi posti da sempre la stessa identica domanda: dove vanno a finire le cose infinite?

L’atlante dell’invisibile è un romanzo fatto di immaginazione che inizialmente può sembrare un po' strano ma che, pagina dopo pagina, mostra la sua vera identità fatta della stessa sostanza dei ricordi e piena della meraviglia che solo l’invisibile ci può donare. L’autore è riuscito a rendere reali le cose invisibili della vita che ognuno di noi custodisce nel proprio cuore: quelle migliori come l’amicizia e l’amore e quelle più dure, come la morte e la solitudine. È un libro che diverte e commuove allo stesso tempo; lo si legge tutto d’un fiato e, ciò che non si riesce a cogliere all’inizio di questo romanzo, viene piacevolmente scoperto leggendolo. Consiglio questo romanzo a tutti, anche a chi non ama questo genere perché la bella sensazione che si prova alla fine di questa lettura vi accompagnerà per diversi giorni.

 

Approfondimento

“È stato difficile dividere le notti con me per sessant’anni?” aveva chiesto lui.

“No” aveva risposto lei. “Le abbiamo divise bene. Ognuno ha sempre fatto la sua parte. Io dormivo, tu sognavi”.

È stato facile affezionarsi a tutti i protagonisti di questo romanzo ma tra tutti scelgo Elio, Teresa e il loro amore. Teresa riprende il marito, si arrabbia con lui, passa il suo tempo a correggere i suoi errori eppure mai le è passato per la mente di non dividere la sua vita con Elio che la ama infinitamente. Il loro amore è dolcissimo ma reale, si amano pur essendo totalmente diversi perché la loro forza sta nel volersi sempre ritrovare dopo ogni virgola, senza mai mettere un punto tra di loro.

Concludo questa recensione con l’augurio che l’autore fa a tutti noi, perché se anche deciderete di non leggere questo libro, lo trovo bellissimo.

Buoni confini a tutti: usateli per sconfinare. Nell’invisibile, ovviamente. [amazon_link asins='8804673141,8804687592,8820062496' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='64fdfa11-9321-11e8-a2e5-698c952d8c4d']

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Recensione di La trappola di Rachel Lee

Era già stato abbastanza brutto quando aveva creduto che quelle visioni che aveva nel sonno fossero semplici incubi. Poi, però, aveva letto i giornali, visto le fotografie. Le donne che scorgeva nei suoi sogni erano reali. E ora erano morte.

Connor Quinn, ex profiler e ora reporter del Sentinel, si trova suo malgrado a collaborare nuovamente con la Polizia dopo che due giovani spogliarelliste vengono ritrovate senza vita, uccise apparentemente dalla stessa mano. Connor non ha dubbi, si tratta di un serial killer e, purtroppo, nessuno meglio di lui può aiutare gli ex colleghi a trovare il colpevole di questi delitti. Mentre le indagini proseguono senza successo un’altra donna viene uccisa; non si tratta di una spogliarellista ma anche questa volta senza dubbio il colpevole è lo stesso.

Connor Quinn si trova così nella difficile posizione di giornalista che non può divulgare al suo giornale le novità sul caso e di investigatore che vorrebbe fare tutto fuorché quello; ha lasciato la polizia anni prima proprio per non dover più affrontare tutto quell’orrore e ora, il tempo sembra essere tornato indietro. Al giornale Connor viene affiancato da Kate Devane, ex reporter, che scrive gli articoli sul caso e lo supporta durante l’indagine. Kate, che da qualche tempo ha una relazione in chat con Connor a insaputa di quest’ultimo, sceglie di non confessargli momentaneamente la sua identità virtuale per paura di perdere l’intimità che si è creata tra loro.  Il serial killer però è ancora a piede libero e Kate inizia a ricevere dei messaggi minacciosi, come è capitato a tutte le vittime…

La trappola è un romanzo giallo/thriller che si legge tutto d’un fiato. Nel libro si fondono perfettamente gli aspetti crudi legati agli omicidi con quelli più leggeri che narrano della storia personale dei protagonisti resi umani grazie alla descrizione delle loro debolezze e dei loro sentimenti. Spesso, nella vita reale, ci si dimentica che dietro ad un poliziotto c’è sempre una persona vera, umana; questo libro lo fa comprendere e lo evidenzia in ogni pagina. È un romanzo scritto molto bene, facilmente comprensibile pur essendo scritto da differenti punti di vista.  Consiglio la lettura di questo racconto agli appassionati di gialli senza particolari raccapriccianti ma con la giusta dose di suspense.

Approfondimento

"Basta con i giochetti” disse lui, roco. “Ne ho avuto abbastanza di giochetti e sotterfugi. Solo Dio sa se domani saremo ancora vivi."

Ho amato molto i personaggi di Connor Quinn e Kate Devane, così diversi eppure così simili. Entrambi dedicano tutto il loro tempo e le loro forze per il lavoro nella vana speranza di dimenticarsi di ciò che tormenta il loro privato. Per trovare serenità e svago si affidano entrambi ad una chat che rende le loro vite come le vorrebbero davvero, seppur solo virtualmente. Tutti noi ci creiamo nell’immaginario la vita che vorremmo, ma quella reale e quella virtuale non combaciano mai. Così anche Kate e Connor sperano di poter trovare il conforto che non sanno più scorgere nella realtà, in questa doppia identità. Fortunatamente però a volte il destino ci regala, anche nei momenti più bui, delle belle sorprese e allora scopriamo che è meglio viverla la vita piuttosto che immaginarla.

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Recensione di Bernice si fa un bel carré di Francis Scott Fitzgerald

Per quanto una ragazza sia bella o brillante, se ha la fama di non essere invitata spesso a ballare, alle feste si ritrova in una posizione infelice.

Siamo agli inizi del 1900 quando la giovane Bernice, durante le vacanze estive, è ospite degli zii per alcune settimane. Bernice e Marjorie, cugine coetanee, passano tutto il tempo insieme. Bernice è una ragazzina di provincia abituata ad avere numerosi corteggiatori più che per il suo carattere, per il suo aspetto e perché benestante. Marjorie invece è una spavalda ragazzina di città, corteggiata soprattutto per il suo essere fuori dalle convenzioni dell’epoca. Quando vanno a ballare insieme, la povera Bernice si trova spesso sola, i cavalieri si dileguano a causa della sua noia mortale; intavolare un discorso con lei sembra essere impossibile. La cugina, che la considera un caso disperato, decide di mettersi a sua disposizione per aiutarla e farla diventare popolare tra i suoi amici. La scommessa è vinta e Bernice seguendo i consigli della cugina e mentendo dichiarando di volersi far fare un bel carré, si trova nel giro di pochi giorni ad avere addosso tutte le attenzioni, tra cui quelle di Warren, innamorato respinto da Marjorie. Queste attenzioni scatenano la gelosia di Marjorie disposta a tutto pur di far sfigurare la cugina agli occhi dei suoi amici e riprendersi il posto che ha perso. Bernice, messa alle strette decide di non cedere, rischiando così di perdere molto più dei suoi preziosi capelli.

Bernice si fa un bel carré è un breve racconto che Francis Scott Fitzgerald ideato e scritto con l’intento di essere poi rappresentato a teatro. Il tema principale è la gelosia tra adolescenti che sfocia, come diremmo ai giorni nostri, nel bullismo. È un racconto scritto molto bene, facilmente comprensibile, formato soprattutto da dialoghi. L’ho letto in pochi minuti, credo però che un libro possa creare spunti di riflessione anche se di poche pagine, questo ne è una prova. Consiglio la lettura di questo racconto a chi si vuole approcciare alla lettura dei classici o romanzi d’epoca, per via della sua brevità e scorrevolezza.

Approfondimento

Non capisce mai davvero il dramma del mondo instabile e in parte crudele dell’adolescenza.

Pur essendo stato scritto nel 1915 Bernice si fa un bel carré ci regala spunti molto attuali. Le protagoniste sono due adolescenti e sono l’una l’opposto dell’altra; non potrebbero essere più simili alle adolescenti di oggi. Bernice è innocente, seria e inquadrata ma questa veste della quale va molto fiera, inizia a starle stretta quando si accorge che la cugina spavalda e maliziosa, sembra godersi la vita molto più di lei e quando scopre che i ragazzi si prendono gioco di lei.

L’innocente Bernice riesce, con l’aiuto di Marjorie, a ribaltare questa situazione fino al punto di far scattare la gelosia della cugina che, supportata dagli amici, costringe la povera ragazza a compiere un gesto che mai avrebbe voluto. Sembra purtroppo di leggere un episodio di cronaca attuale dove un gruppo di adolescenti si rende protagonista di un atto di bullismo psicologico. In questo caso però Bernice troverà modo di farsi giustizia da sola; non riusciremo però a fargliene una colpa, anzi scommetto che anche voi sorridete insieme a lei.

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Recensione di Due occhi azzurri di Thomas Hardy

… credo di capire la differenza tra me e te… forse tra gli uomini e le donne, in genere. Io mi contento di costruire la felicità su qualsiasi base accidentale mi si possa presentare a portata di mano, tu vuoi creare un mondo che si adegui alla tua felicità.

La giovane Elfride, figlia unica di un pastore anglicano, vive con il padre in un piccolo centro della Cornovaglia. Quando si rende necessaria la ristrutturazione della Chiesa della parrocchia, conosce e si innamora di Stephen Smith, giovane architetto che dovrà definirne i lavori di sistemazione. Le origini di Stephen non sono però considerate dal padre all’altezza della figlia e il giovane viene così allontanato da lei. I due ragazzi sono però innamorati e si promettono amore eterno considerandosi a tutti gli effetti marito e moglie. Stephen parte così per l’India in cerca di fortuna, al fine di ottenere quella posizione che gli permetterà di sposare finalmente la sua amata, con la quale tiene segretamente un rapporto di fitta corrispondenza.

Durante l’assenza del suo innamorato, il pastore Swancourt si risposa e Elfride fa la conoscenza di Harry Knight, parente della moglie del pastore e un tempo amico e mentore di Stephen. Proprio quando il giovane architetto sta per rientrare in Cornovaglia e coronare finalmente il sogno di sposare Elfride, questa si accorge che il sentimento che prova per lui non può essere minimamente paragonato a ciò che ora prova per Knight e, lusingata dalle sue attenzioni, ne accetta la proposta di matrimonio.

Due occhi azzurri è un romanzo ambientato in età vittoriana, si deve pertanto tenere conto della morale che vigeva in quel periodo per comprenderlo al meglio. Il tema principale è la gelosia scaturita dal triangolo amoroso tra Elfride, Stephen e Harry. È un romanzo scritto molto bene, scorrevole; leggerlo è molto piacevole. L’unica difficoltà potrebbe essere quella di non riuscire ad immedesimarsi nell’epoca in cui sono narrate le vicende, alcune delle quali oggi ci farebbero solo sorridere mentre nel libro sono caricate di grande importanza come è giusto che sia. Consiglio la lettura di Due occhi azzurri agli appassionati di intrecci amorosi e di letture classiche.

Approfondimento

Ci sono delusioni che ci straziano, e ce ne sono di quelle che ci infliggono una ferita il cui segno ci accompagnerà fino alla tomba. Alcune di queste delusioni sono così acute che nessuna gratificazione futura dello stesso desiderio potrà mai cancellarle: vengono registrate come una perdita permanente di felicità.

Pur essendo ambientato a fine 1800, il personaggio di Elfride si può considerare moderno. È una ventenne intraprendente, libera e orgogliosa che desidera vivere la sua vita e non subirla come spesso accade alle donne dell’epoca. I suoi sentimenti sono reali e nonostante il suo cambiare idea potrebbe sembrare libertino, non c’è mai malafede nel suo modo di essere.

Elfride Swancourt, pur ottenendo il risultato contrario, ha sempre solo voluto essere una figlia degna agli occhi del padre. Proprio per compiacere il genitore, mente ai due innamorati e, come spesso accade quando si vuole sempre compiacere gli altri, si trova a mentire soprattutto a sé stessa. Questo è l’aspetto che più mi ha fatto piacere e sentire vicino il personaggio di Elfride, la cui unica colpa è quella di essersi trovata intrappolata nello stereotipo della donna in era vittoriana.

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Recensione di La Confraternita di Pierdomenico Baccalario

Aprii la busta e ne estrassi il contenuto: più che un libro pareva una sorta di dispensa universitaria rilegata, una di quelle stampe anastatiche ricavate da una farragine di fogli disparati. Aveva la copertina nera, con il disegno di una fontana, nessun nome dell’autore e un titolo da thriller: La Confraternita.

Marco è un nerd, vive nello scantinato della casa dei suoi genitori e passa le giornate a studiare, leggere e giocare in rete a Underground Empire con Cosmo, il suo migliore amico fin dalle elementari, con il quale condivide questa grande passione. Marco non è solo un grande giocatore di videogames, ha anche moltissima esperienza con i computer e tutto ciò che ci sta attorno; è quindi il candidato ideale da addestrare e infiltrare in quella che si ritiene essere la più importante rete di potere del paese, la N.S. Iunctio. La sede della Confraternita è presso l’Università di Ypstown dove all’inizio di ogni anno vengono scelti quindici nuovi elementi, tutti figli di precedenti membri tranne uno, l’outsider, un ragazzo che deve essere scelto da uno dei nuovi membri che dovrà poi convincere tutto il gruppo ad accettarlo in quanto meritevole di fiducia.

I Servizi Segreti propongono a Marco di essere l’outsider, lo aiuteranno a infiltrarsi nella Iunctio per riuscire finalmente a smantellarla dall’interno. Marco riesce ad essere ammesso e, dopo l’iniziazione, gli vengono consegnati un libretto rosso con i nomi dei confratelli e un cellulare con una App che promette l’onnipotenza. Quello che invece non può sapere è che una volta entrato nella Confraternita non puoi più uscirne e non ti resta che giocare.

La confraternita è un romanzo scritto in modo semplice ma non banale. Lo ritengo adatto al giovane lettore che non potrà far altro che apprezzarlo, per il tema trattato e per i personaggi di Marco e Cosmo che sono sì molto particolari, eppure non troppo diversi da tanti giovani del giorno d’oggi. È a tratti un romanzo giallo, a tratti d’avventura; i colpi di scena non mancano e il finale è una vera sorpresa. Si legge velocemente perché l’attenzione del lettore viene catturata dagli avvenimenti raccontati. L’autore è bravo a mantenere alti i livelli di tensione e curiosità che rendono dipendenti da questo romanzo.

Approfondimento

La signora Ross se ne stava andando, quando si voltò e mi fissò. – Marco, penso che tu sia un ragazzo in gamba. Lo penso davvero. La guardai. Lei mi sorrise. – Cerca di non perderti, d’accordo?

Ho apprezzato molto il personaggio di Cosmo, la sua amicizia per Marco è vera e lui è l’amico che vorremmo avere tutti; quello che ti dice ciò che pensa perché di vuole davvero bene e tu sai che è così. Cosmo è la spalla di Marco, leggendo La confraternita si scoprirà l’importanza di questo personaggio che non ha nulla da invidiare al protagonista.

Pur essendo secondo me una lettura per under 20, questo libro mi è davvero piaciuto, credo sia il regalo perfetto per chi ha un figlio adolescente che ama leggere ma, ancor di più, uno che di leggere non ne vuole proprio sapere; potrebbe cambiare idea.

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Recensione di I paesaggi perduti di Joyce Carol Oates

Ricordare l’infanzia e l’adolescenza significa ricordare il senso di incertezza creato dagli adulti che avevano il potere di accrescere o minare la tua autostima; di premiare o punire, di elogiarti o negare l’elogio per chissà quale misterioso motivo.

Joyce Carol Oates è oggi una scrittrice affermata; per capire come è arrivata qui ecco questo romanzo autobiografico, I paesaggi perduti, dove ci prende per mano e ci conduce nei luoghi dove ha vissuto, per raccontarci come è nata la sua passione per la lettura e la conseguente voglia di scrivere.

Nella prima delle tante foto che ci regala, Joyce ha due o tre anni e si trova nella fattoria dove vive con i genitori e i nonni e racconta della sua infanzia felice, circondata dall’affetto dei suoi genitori che hanno sempre appoggiato le sue scelte. Gli episodi narrati sono lo specchio del suo quotidiano di bambina e adolescente e ci fanno scoprire solo ciò che lei ritiene davvero importante perché in qualche modo le ha segnato la vita: l’affetto per Happy, una gallina domestica così affezionata a lei da sembrare addomesticata, l’amore per il fratello più piccolo, il periodo della scuola, i primi successi, il matrimonio. Non troviamo però solo episodi piacevoli: il suicidio della sua migliore amica e l’autismo della sorella minore in un’epoca in cui autismo significava disabilità e pericolo, il dolore per la perdita dei nonni, dei genitori e del marito. Tutti questi episodi hanno contribuito alla formazione di questa sensibile e amata scrittrice.

I paesaggi perduti è un racconto autobiografico, una riflessione della protagonista sulla sua crescita professionale. Scritto in prima persona, colpisce per il coinvolgimento emotivo che traspare leggendolo. In alcuni punti l’ho trovato un po' troppo lungo ma non è facile essere concisi quando si parla di sé stessi. Belle le fotografie piene d’affetto che riescono a far immedesimare il lettore nei luoghi descritti e a farne comprende il forte legame dell’autrice con il suo passato. Il libro ci regala anche uno spaccato storico dell’America a partire dagli anni Quaranta fino ai giorni nostri.

Nonostante abbia fatto un po’ fatica a terminare I paesaggi perduti, leggerlo è stato comunque piacevole ed emozionante; è una bella storia, le fotografie pubblicate la rendono coinvolgente dal punto di vista emotivo. Lo consiglio soprattutto a chi ama leggere romanzi autobiografici.

Approfondimento

Sono arrivata a un’età in cui, se qualcuno ti dà il benvenuto, non ti interroghi sui suoi veri motivi. Non ti interroghi neppure sui tuoi. Ti rallegri, e ringrazi. Sulle nostre ferite costruiamo monumenti di sopravvivenza. Quando sopravviviamo.

Joyce Carol Oates ci regala la vera essenza di se stessa in questo memoir. Pagina dopo pagina traspare la grande voglia che sembrava avere da tempo di raccontarsi intimamente ed in modo sincero. Ti affezioni a lei fino a credere di conoscerla.

Finito di leggere I paesaggi perduti ti viene voglia di recuperare i vecchi album fotografici di famiglia, quelli che ormai noi non teniamo più, e interrogarsi su quale potrebbe essere la storia che si nasconde dietro ai volti dei nostri nonni e genitori. Le fotografie sono il patrimonio delle nostre vite, il ricordo che lasciamo a chi verrà dopo di noi. Io, dopo aver letto questo libro, vado a farne sviluppare un po', non voglio lasciare troppi paesaggi perduti…

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Recensione di Domina di Lisa Hilton

I quadri erano l’unica cosa pura che io avessi mai conosciuto, ma lui aveva grattato via la mia fiducia con la stessa sicurezza con cui un restauratore stacca con un rasoio lo stato superiore di una tavola dipinta.

Judith Rashleigh ha chiuso definitivamente con il passato e per farlo si è dovuta creare una nuova identità. Oggi è Elisabeth Teerlinc e, grazie al suo amore per i quadri ed alla sua esperienza in materia, è riuscita a realizzare il suo sogno: aprire una galleria d’arte a Venezia, la “Gentileschi”. Tutto sembra procedere regolarmente, la sua Galleria d’Arte seppur piccola e poco pubblicizzata, ha un discreto successo. Durante un evento alla Gentileschi, Elisabeth viene avvicinata da un certo Kazbich, che le propone di valutare la collezione privata di Pavel Yermolov, tanto ricco quanto pericoloso oligarca russo. Elisabeth, incuriosita dalla richiesta ma ancor più dalla possibilità di vedere i quadri della collezione di Yermolov, accetta di incontrarlo ma, dopo aver visitato la sua collezione, decide di non accettare l’incarico.

L’oligarca russo in verità l’ha contattata perché vuole recuperare un disegno del Caravaggio ed è convinto che lo possieda lei dalla notte in cui, anni prima, venne commesso un omicidio al quale però lei non sembra avere alcun collegamento. È chiaro che Yermolov conosce la sua vera identità così, da questo momento, Elisabeth si trova a dover fare i conti con il passato che credeva di aver finalmente lasciato alle spalle. Judith Rashleigh suo malgrado è tornata e verrà messa a dura prova. Quale sarà il prezzo da pagare per non perdere il successo ottenuto e tanto desiderato?

Domina è il secondo capitolo della serie inaugurata con Maestra da Lisa Hilton. Può essere considerato un romanzo giallo anche se i colpi di scena, che pure sono tanti, non lasciano mai la tensione che un romanzo di questo tipo dovrebbe trasmettere durante la lettura. Come nel primo romanzo, la protagonista utilizza il sesso, descritto nei minimi particolari, come mezzo per raggiungere il suo scopo. La sua passione per l’arte trova ampio risalto tra le pagine, con descrizioni minuziose dei quadri e delle opere citati. Il libro si legge velocemente anche se non è mai riuscito ad appassionarmi fino in fondo; l’ho trovato un po' scontato e in alcuni passaggi confuso.

Approfondimento

Una volta una persona poco caritatevole ha detto che la luce sintetica dell’amor proprio condiviso rappresenta l’orizzonte più limitato dell’animo umano, ma fu comunque piacevole provarlo, soltanto una volta.

Judith (o Elisabeth) è spietata, non guarda in faccia a niente e nessuno pur di raggiungere il suo scopo; ciò nonostante è impossibile non prendere le sue difese. I furti e gli omicidi compiuti dalla stessa sembrano essere commessi sempre per una valida ragione. È un personaggio che si odia o si ama, senza via di mezzo. Io, nonostante tutto, l’ho amata fin dalle prime battute grazie al suo carattere forte e alla capacità di individuare la soluzione immediata, seppur non sempre giusta, ad ogni problema. È una donna consapevole e determinata, che sa come utilizzare i suoi punti di forza, leciti o meno. Credo che sia, caratterialmente, la donna che molte vorrebbero essere: sicura di sé, intelligente, maliziosa e femminile.

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Recensione di Il manoscritto delle anime perdute di Giulio Leoni

Leggete. Qui è il seme di quel frutto avvelenato che egli porta con sé. La sua prima scoperta, che lo ha messo sulle tracce della seconda, definitiva e terribile.

Nella fortezza dei Guidi si discute su come liberare Firenze dall’invasione dei Neri. Dante, esiliato, si offre di raggiungere Verona per convincere Alboino a stringere un’alleanza militare che possa aiutare i Bianchi nell’impresa. Raggiunta Verona si imbatte in un frate, che sembra conoscerlo, e gli parla di un misterioso manoscritto che custodisce un segreto così grande da ritenere che possa essere rivelato solo al Papa; sono in gioco le fondamenta della fede e solo lui potrà decidere se è il caso o meno di renderne pubblico il contenuto. Vero che Dante è un uomo di grande fede, ma è anche un letterato e la sua voglia di sapere diventa inarrestabile ora che è venuto a conoscenza di quanto il frate sta cercando di proteggere pur di non lasciarlo finire nelle mani sbagliate. Sulle tracce del frate eretico c’è anche l’inquisitore di Santa Romana Chiesa, Lanfranco da Cuma, che vuole impedire che il manoscritto giunga a Roma e che il suo contenuto, l’esistenza di una lingua parlata prima di quanto accadde a Babele e in grado di rievocare i demoni, ven-ga in qualche modo diffuso. Dante continua le sue indagini diviso tra il desiderio di sapere ed il senso di responsabilità verso Firenze in pieno conflitto tra guelfi bianchi e guelfi neri. Durante il suo cammino alla ricerca del frate si imbatterà in cadaveri, riti blasfemi, combattimenti, fino a raggiungere Firenze dove combatterà nel tentativo di liberarla e sarà protagonista di uno sconvolgente incontro finale.

Il manoscritto delle anime perdute è un romanzo giallo storico anche se i colpi di sce-na sono abbastanza scontati e facilmente prevedibili. È scritto molto bene, lo stile è scorrevole e la descrizione di luoghi e personaggi è minuziosa, seppur a volte un po' ripetitiva. Il lettore riesce ad immaginare quanto descritto come reale e non può che sentirsi come trasportato nel 1300. L’autore ha scelto un linguaggio che rievoca il passato, sono infatti presenti nei discorsi dei personaggi, termini ormai in disuso. Le metafore ricorrenti sono ben riuscite. Ho letto questo libro volentieri nonostante non amo particolarmente i romanzi storici, lo consiglio agli appassionati del genere, meno a chi cerca, in un romanzo giallo, una forte dose di mistero e tensione.

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Approfondimento

Si chiese se mai sarebbe stato perdonato per la sua azione che minava i fondamenti del suo stesso credo. Solo l’infinita potenza di Dio poteva giudicare. Quel credo che il segreto che aveva appreso ora metteva in dubbio.

Il Dante Alighieri che scopriamo ne Il manoscritto delle anime perdute è diverso da quello che generalmente si ha nell’immaginario. È ovviamente descritto come uomo di grande cultura in cerca di ispirazione per scrivere quella che poi diventerà la Divina Commedia, ma è stato narrato anche come un buon soldato, coraggioso e con vizi tipicamente maschili, quali il frequentare un bordello. Questi aspetti, reali o immaginari che siano, hanno permesso di rendercelo più umano togliendo quel-la patina di ideale che chiunque, che lo abbia studiato o meno, gli ha attribuito.

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