Recensione di L’estate prima della guerra di Helen Simonson

"Seguì i sentieri di campagna che si snodavano come nastri attraverso i vasti campi di granturco e segale e nei boschi cedui, e percorse le strade dei villaggi dai tetti di paglia.”

Nel sonnolento paesino di Rye, incastonato nello splendore del Sussex, l'estate del 1914 scorre come tutte le altre, oscillando tra la bellezza della natura e le immobili tradizioni di una borghesia secolare, maestosamente adagiata nelle sue tradizioni. E sembrerebbe una estate come tante fino all'arrivo di Beatrice Nash, giovane insegnante candidata alla cattedra di latino del locale ginnasio. Ma Beatrice non è come si aspettavano, ed al posto di una scialba insegnante incartapecorita, le signore del paese e gli amministratori della scuola si trovano davanti ad una giovane colta, affascinante, educata ma soprattutto libera, indipendente, educata alla libertà ed alla conoscenza, che disdegna il matrimonio come “affare” per le giovani donna, decisa perlopiù a poter vivere la sua vita con il suo lavoro, senza dover contare su un marito benefattore. Ed attorno alla figura “emancipata” e moderna di Beatrice, interagiscono, scontrandosi o allenandosi con lei, tutti gli abitanti della cittadina, chi opponendosi fieramente alla sua presenza, chi, come Agatha Kent ed i suoi nipoti Daniel ed Hug, sostenendo con fermezza le sue doti ed il suo influsso positivo per i giovani studenti.

Ma a travolgere tutto e sparigliare in modo doloroso i destini dei nostri protagonisti arriva la Guerra, che dapprima è solo un eco quasi poetico lungo le strade di Rye addobbate di bandiere e carri da parata, per poi entrare in maniera cruenta negli affetti, nelle mancanze, nel dolore, nella lontananza di chi combatte e muore lontano da casa. Accanto alla calma luminosa dei giorni dell'estate arriva furibonda la Guerra, che non è più quella raccontata nei libri di storia, non è più solo organizzare te e pasticcini per aiutare gli sfollati; ma diventa concreta e tangibile con la partenza dei soldati, figli, amici e mariti che partono verso un ignoto da cui non tutti torneranno; la Guerra diventa concreta e tangibile con l'arrivo dei primi sfollati, nei cui volti asettici, sconvolti, segnati da un dolore fino ad allora sconosciuto si materializza all'improvviso tutto l'orrore e la disperazione del conflitto. L'estate prima della guerra è un romanzo lento, descrittivo, accurato, un affresco storico morbido e luminoso che d'un tratto si interrompe con pennellate cruente, rosse come il sangue versato dai soldati, nere come il dolore che annienta e distrugge. Racconta la fine di un'epoca e l'inizio di un nuovo mondo, di come accanto al dolore si possa comunque ricostruire, di come l'amore trova sempre la via per aiutare a ricominciare. Nello scorrere della pagine assistiamo al frantumarsi della bella società inglese dei primi del Novecento, al disgregarsi dei loro ideali e delle loro tradizioni: dinanzi all'incombere della tragedia ciò che era importante non lo è più, ciò che sembrava lontano diventa irrimediabilmente vicino.

Approfondimento Con la sua prosa vivida ed evocativa Helen Simonson dipinge nel suo romanzo personaggi memorabili, dalla forte caratterizzazione, che cambiano, maturano o si perdono nelle pieghe della storia. Su tutti spicca Beatrice, anticonformista ma ancora legate al senso delle tradizioni e della famiglia, intraprendente ma allo stesso tempo timida e delicata, forte ed indipendente, ma che si scopre fragile e sola; è una donna colta, sensibile che diventerà un valido aiuto non solo per i suoi studenti ma anche per Celeste, una profuga belga su cui la guerra ha lasciato profonde cicatrici. Onesta e sensibile, Beatrice saprà scoprire l'amore anche nella devastazione.
“Era questa la cosa sconcertante della guerra. Il fatto che qualcuno stesse seduto a piangere in un salotto, o ad accarezzare la fronte di un ragazzo in fin di vita, mentre in un cottage in una strada acciottolata due giovani amanti potevano soltanto scegliere di opporsi al terribile fardello della morte con il loro amore e la loro passione”  

Romina Celani

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Recensione di I coraggiosi saranno perdonati di Chris Cleave

I coraggiosi saranno perdonati è ambientato in una Londra che verrà presto sconvolta dai bombardamenti e comincia con l’arruolamento di una delle protagoniste femminili del libro, Mary North. Il War Office le assegna un posto temporaneo di insegnante in una scuola operativa per bambini che verranno sfollati in campagna. Qui conosce Zachary, un ragazzino americano figlio di un musicista nero, analfabeta e ribelle con cui instaurerà un bellissimo rapporto. Purtroppo, avendo un modo alternativo di insegnare, Mary non viene ritenuta adeguata all’incarico e viene esautorata; questa situazione le permetterà di incontrare il suo primo amore, Tom, il quale, in qualità di dirigente del distretto scolastico, le assegnerà una nuova classe di bambini particolari a cui si aggiungerà, dopo qualche mese, Zachary.

La storia d’amore tra Tom e Mary procede a piccoli passi, visto il carattere opposto dei due, ma cresce piano piano anche se tra loro si frappongono Hilda, la migliore amica di Mary, e Alistair, amico di Tom e personaggio assai intraprendente e aitante che attirerà l’attenzione delle due ragazze.

Purtroppo Alistair si arruola e parte per la Francia, dove vivrà le sofferenze di Dunkerque e verrà dopo poco tempo riassegnato alla divisione stanziata a Malta, dove soffrirà la fame in un assedio lungo un anno.

Quando il conflitto a Londra diviene una realtà cupa di incursioni aeree notturne, bombardamenti e macerie il romanzo cambia registro, la leggerezza lascia il passo al dramma e i quattro personaggi, Mary, Hilda, Tom e Alistair, avranno modi completamente diversi di fronteggiare la paura dell’ignoto: Mary si arruolerà come autista di ambulanze, la sua fedele amica Hilda come infermiera e Tom tirerà fuori il suo coraggio per salvare la vita di Zachary nel bel mezzo di un bombardamento notturno.

Alistair ci farà conoscere un capitolo meno noto del secondo conflitto mondiale, ovvero la resistenza di una guarnigione di soldati inglesi assediata dalle forze italiane e tedesche nell’isola di Malta.

Chris Cleave si è basato sulle testimonianze dei nonni per scrivere I coraggiosi saranno perdonati, anche se poi la sua narrazione si allarga fino a riflettere sulle ragioni della guerra e sul senso della pace; parla di una generazione costretta a scegliere in fretta e a lottare per costruire un futuro migliore per tutti.

Approfondimento

I coraggiosi saranno perdonati è una storia di sentimenti, un dramma alleggerito da un’ironia molto british, un libro ricco di pagine che affrontano tematiche quali il razzismo, l’autoaffermazione femminile e l’integrazione sociale.

Un romanzo che parla di una grande amicizia tra donne che in qualche momento vacillerà ma ritornerà a essere più forte di prima e di una grande amicizia tra compagni d’armi e dimostrerà che anche senza avere la divisa cucita addosso si può essere comunque eroi in guerra.

Manuela Delfino

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Recensione di Il serpente dell’Essex di Sarah Perry

“Mai creduto che il dolore sia più intollerabile di un piacere intenso.” Era l’epoca del serpente, fosse esso fatto di squame e tendini, o di legno e tela, o fosse solo il frutto delle farneticazioni di qualche folle; i bambini venivano tenuti lontano dalla sponda del fiume.”

Una ragazza senza esperienza viene lanciata dal padre in pasto a un predatore crudele e spietato. Ma ci troviamo nel pieno dell’età vittoriana e il suo destino è quello di piegarsi e piangere in silenzio. Tutto questo dura fino alla morte del suo carnefice colpito da un cancro. Da qui parte la sua seconda vita.

Come fosse un cucciolo lasciato per la prima volta libero, Cora prende figlio e dama di compagnia e si trasferisce ai bordi di una palude. Qui apprende dell’esistenza di un mostro che già ha ucciso e che attende di farlo ancora. Spinta dal desiderio di diventare famosa si lancia alla sua ricerca. Con lei il reverendo locale, che vorrebbe liberare la comunità da quella che considera solo una superstizione. Pian piano, di serpenti ne emergeranno parecchi; tutti quelli di Cora e Will, ma anche degli altri protagonisti del libro. Stella, la moglie del pastore ne troverà uno blu, il figlio di Cora forse autistico forse solo eccentrico capirà di non potere vincere il suo da solo. Ognuno a modo suo, coi suoi tempi e i suoi mezzi si farà coraggio, accenderà la luce guarderà in faccia il proprio serpente e a volte scoprirà che quello che lo terrorizza nella nebbia a volte alla luce è solo un innocuo e utile lombrico. A volte invece si troverà faccia a faccia con un mostro peggiore di quello che si aspettava, ma arriverà comunque alla resa dei conti.

Il serpente dell'Essex è un libro pieno di sfumature, capace di coinvolgere il lettore, di farlo appassionare sia alla vicenda del serpente che fa da sottofondo alla storia vera e propria, sia a quelle dei numerosi personaggi. Le vite di persone lontane tra loro per esperienze, idee politiche e provenienza sono abilmente intrecciate fino a formare una trama compatta, solida che garantisce credibilità a tutti gli episodi raccontati. Paesaggi, sentimenti, caratteristiche di ogni comparsa sono descritti in modo preciso, chiaro e originale. Sembra quasi di trovarsi in mezzo alla palude dell'Essex, di sentire l’umidità della nebbia e quel brivido lungo la spina dorsale derivato dalla certezza che il mostro ci sta osservando. Simpatie e antipatie per i vari comprimari sono lasciate solo al gusto del lettore L’autrice mai si lascia tentare dal dare giudizi o commentare episodi che per la morale comune sono censurabili.

Approfondimento

L’arrivo di una ragazza londinese in mezzo alla campagna non poteva lasciare indifferenti gli abitanti del posto. A maggior ragione quando si tratta di questa donna desiderosa di aria, libertà e di affermazione. Cora seduce uomini che sembrano non avere niente in comune con lei. Li stupisce con la sua sfrontatezza, li ammalia con la sua bellezza e li trattiene con arguzia e intelligenza. Poi quando sono finiti nella sua rete non sa che cosa farsene. Li osserva con stupore quasi chiedendosi che cosa facciano stesi ai suoi piedi. Sembra quasi che l’esperienza tragica del suo matrimonio l’abbia resa anaffettiva. Capace di scrivere “come osate?” in risposta ad una proposta di matrimonio, si strugge poi perché il malcapitato si è sentito offeso dalla sua reazione. Solo l’uomo più importante della sua vita le sfugge. Il suo Francis un ragazzino bizzarro che non ama essere toccato e che del resto lei fa fatica ad avvicinare.

Sonia Fascendini

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Recensione di Il cortile di pietra di Francesco Formaggi

Il cortile di pietra di Francesco Formaggi è la storia di Pietro, bambino di sei anni figlio di una famiglia indigente, che nell’Italia del dopoguerra viene portato in collegio. Il posto si rivela un inferno: sporco, freddo, vecchio e le suore che lo gestiscono sono severe, indifferenti ai bisogni dei bambini, pronte a infliggere punizioni e cinghiate e a rinchiuderli nella torre buia. Nel refettorio, silenzioso e cupo, viene servito cibo rancido, ma chi prova a lamentarsi o a protestare resta a digiuno. Per sopravvivere agli orrori del collegio, Pietro stringe amicizia con Mario, un ragazzino sveglio e intelligente, che le suore chiamano 'la peste' e che, più di una volta, ha tentato la fuga. Mario, a causa delle continue percosse, un giorno si ammala gravemente e Pietro per salvarlo farà di tutto, dimostrando un enorme coraggio.

Francesco Formaggi, dopo aver letto cosa era emerso in Irlanda, precisamente a Tuam, dove è stata trovata una fossa comune vicino un collegio gestito da suore, si rende conto che una delle storie inserite nel romanzo raccontava proprio di seppellimenti di corpi di bambini morti per stenti o botte. Inizia così la sua ricerca di fatti realmente accaduti che raccontano di ritrovamenti di corpi o scheletri nei pressi di collegi in Italia. Le vicende narrate ne Il cortile di pietra sono anche autobiografiche: sia Francesco, infatti, che una sua amica, Clotilde, hanno trascorso un periodo in collegio, avendone segnata la vita.

Francesco Formaggi in questo secondo romanzo denuncia con forza quei luoghi deputati dove finiscono i bambini poveri e/o orfani con la certezza di crescere, mangiare, sopravvivere e invece spesso luoghi di abusi, sevizie, di privazione e di morte. A raccontare la storia e presentarci i personaggi, quasi tutti adulti anaffettivi e malvagi, è proprio Pietro che con gli occhi di un bambino solo, pieno di paure, privato di ogni bisogno, mantiene sempre quell’innocenza e quel disincanto tipico appunto dei bambini. Una storia che spezza il cuore ma che al contempo lascia spazio alla speranza, a una vita futura migliore che Pietro, di fatto, grazie ad alcuni veri amici, Tommaso e suo padre Leo, vedrà realizzata.

La forza di Pietro e Mario vince la miseria e i maltrattamenti, supera i silenzi e gli strani rumori, sconfigge la malattia e la morte, colora i ripostigli bui e i nascondigli pericolosi, trasforma un luogo di sopraffazione in un luogo di esperienze, di incontri, di creatività. La morte è un costante del romanzo e fa paura ma è solo fisica ed è legata a quella fossa di cui tutti parlano ma di cui Pietro non ne capisce il significato.

Approfondimento

Il cortile di pietra è un romanzo coraggioso scritto con profonda sensibilità che ha alcuni temi fondamentali: l’amicizia tra Pietro e Mario che gli permette di sostenersi, tra Tommaso e Pietro che diventa fratellanza; la genitorialità tra Pietro e suo padre (a cui volutamente l’autore non dà un nome) puro legame biologico, tra Pietro e Leo una profonda affinità affettiva. A riprova come dice lo stesso autore che per un bambino è fondamentale l’amore ed è molto più importante chi si prende cura di te mostrandoti affetto.

Chiuse gli occhi. «Siamo scappati, ce l’abbiamo fatta, siamo forti». Sorrise, ebbe un colpo di tosse. «Siamo proprio forti. Sai che nessuno era mai scappato dal collegio?» Pietro era seduto accanto al fuoco, fece di no con la testa e la abbassò. Era spaventato, e si accorse di provare per Mario un affetto così grande da non riuscire più a contenerlo.

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Recensione di La follia di una donna innamorata di Susan Fromberg Schaeffer

Agnes è giovane e straordinariamente bella. E bellissime erano state sua madre Helen e sua nonna Eurydice, che avevano richiamato presso di loro numerosi artisti del tempo desiderosi di immortalarle nella loro grande fattoria del Vermont, Pascoli Nuvolosi.

Agnes è nata poco tempo dopo la morte improvvisa della sorellina Majella a causa di gravissime ustioni riportate dopa la caduta in una tinozza colma di acqua bollente. La madre, sapendo forse di essere stata in parte causa della tragedia, comincia a manifestare alcuni segnali di squilibrio mentale che in breve tempo si ripercuotono sull’unica figlia che le è rimasta e che compromettono irrimediabilmente il loro rapporto affettivo allontanandole sempre di più.

La ragazza è molto legata alla nonna che le regala affetto e comprensione e sopperisce in parte all’indifferenza dei genitori, ma anche Eurydice ha qualcosa che non va perché, incapace di accettare la malattia del marito che lo avrebbe inevitabilmente condotto alla morte, si era allontanata da lui, portando il proprio letto nella stalla e suscitando la curiosità della piccola comunità del Vermont.

Agnes ha circa sedici anni quando si rende conto che la vita nella fattoria Pascoli Nuvolosi non fa per lei, l’insofferenza e la voglia di vivere una vita diversa da quella condotta dalle donne della sua famiglia sono talmente forti da spingerla a partire per mettersi in gioco, trovare un lavoro e provare a tirare avanti con le sue sole forze nonostante sappia dell’ingente patrimonio di cui potrà entrare in possesso al compimento della maggiore età.

La sua nuova vita lontana dalla fattoria, e soprattutto dalla triste e rabbiosa madre inizia nel migliore dei modi, trova un buon lavoro come ricamatrice, si sistema in un’accogliente pensione e trova un’amica, Polly.

La sua travolgente bellezza non tarda a procurarle i primi ammiratori, ma Agnes è attratta dal giovane Charlie, uno scalpellino che risiede nella sua stessa pensione.

I due ragazzi iniziano a frequentarsi, spesso a loro si uniscono Polly, che è già fidanzata e in procinto di sposarsi e Frank Holt, un altro scalpellino di cui le ragazze non parlano in termini molto lusinghieri. In giro si dice infatti che non si faccia molti scrupoli nel mettere incinte le ragazze senza assumersene la responsabilità, ma il suo carattere ombroso lo rende ancora più affascinante.

Agnes e Charlie stanno bene insieme, ma la ragazza dopo un po’ comincia a sentirsi attratta da Frank, forse perché si tratta di una conquista più difficile, o perché pensa che sia l’uomo adatto a lei, e non fa nulla per nascondere i suoi turbamenti, al punto da portare il fidanzato ad allontanarsi da lei. Frank è inevitabilmente soggiogato dalla bellezza di Agnes, e ben presto i due intessono una relazione molto passionale nella quale però è la ragazza ad essere più coinvolta, finché un giorno si accorge di aspettare un bambino, da entrambi non desiderato ,del quale decide di liberarsi.

L’aborto è per lei un evento traumatico, la riduce in pezzi sia fisicamente che emotivamente, si accorge presto di aver fatto una cosa che in fondo non voleva solo per paura di perdere Frank.

Agnes crede in un amore totale e assoluto, nell’incontro di due anime predestinate che non hanno bisogno di nessun altro al mondo per essere felici, ma e’ destinata a scontrarsi con una dura realtà.

Frank Holt non è l’uomo che credeva. Non ha aspirazioni, è un eccellente scalpellino ma non desidera proporre altrove le sue opere, non ha alcun rimorso per aver spinto Agnes ad abortire, e quando lei decide di tornare a casa dal padre qualche settimana per riprendersi, torna a frequentare una sua vecchia fidanzata, una ragazza mite e senza pretese.

L’equilibrio mentale di Agnes già compromesso dall’aborto subisce a questo punto un ulteriore scossone che forse risveglia in lei demoni del passato mai del tutto dimenticati. La mancanza di affetto, la solitudine, la paura di essere inadeguata, l’amore non ricambiato ed Agnes forse non c’è più. Non ci sono più sogni, né passato, né futuro e a questo punto per lei è meglio farla finita. Ma deve fare un’ultima cosa....

La follia di una donna innamorata, un libro piuttosto imponente, ha suscitato in me sensazioni contrastanti, e man mano che procedevo nella lettura cambiavo più volte idea su Agnes.

Questo personaggio così controverso e fragile appare stranamente moderno, seppur saldamente ben definito e tratteggiato quale donna che si appresta a vivere gli inizi del ‘900. La totale dedizione all’uomo che ama, il desiderio di annullare se stessa per cercare di renderlo felice sono certamente un po’ all’antica, ma quando leggiamo del suo donarsi a lui con malizia e passione la ritroviamo attuale e disinibita come una ragazza di oggi.

Approfondimento

Mi riesce difficile capire se Agnes sia stata vittima della follia che ha caratterizzato le belle donne della sua famiglia, o se abbia semplicemente amato talmente tanto da sprofondare in una disperazione senza limiti nella quale un giorno o l’altro potrebbe cadere ognuno di noi.

Ci sono molti riferimenti alle crisi di ansia, agli attacchi di panico, la sensazione di sentirsi sdoppiati, di guardarsi vivere e di giudicarsi, e di non perdonarsi, anche per qualcosa di cui non abbiamo alcuna colpa. Agnes è sempre più sdoppiata, vive guardandosi vivere come in un sogno, e forse perché le è sempre mancato un punto di riferimento importante come la mamma non è in grado di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

La lettura di La follia di una donna innamorata è piacevole e scorrevole, e pur dilungandosi in accurate descrizioni dei meravigliosi paesaggi del Vermont, la scrittrice non diviene mai noiosa e stucchevole.

Consiglio questo libro a chi ama le grandi storie d’amore, comunque esse finiscano.

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La natura della grazia di William Kent Krueger

 

Dal 21 settembre in libreria

Preparatevi a farvi stregare dal romanzo che da tre anni sta incantando l’America. Tra pochi giorni, infatti, arriverà finalmente in libreria La natura della grazia di William Kent Krueger, edito da Neri Pozza, un romanzo di formazione profondo, toccante e commovente, in cui un ragazzo sulla soglia dell’adolescenza cerca di capire un mondo che sembra essere andato in pezzi intorno a lui. Il 1961 in America è un momento di innocenza e di speranza per un paese con un nuovo, giovane presidente. Per il tredicenne Frank Drum, invece, quella del 1961 è un'estate triste, in cui la morte ha visitato spesso la sua famiglia. Un'estate fatidica, raccontata da un Frank ormai quarantenne che prova, rivivendolo, a dare un senso al proprio passato.

Con una prosa fluida, veloce e coinvolgente William Kent Krueger ha scritto La natura della grazia, una storia indimenticabile sulla perdita dell’innocenza, sul prezzo da pagare per diventare adulti e sulla terribile grazia della vita.

«Ricorda Il buio oltre la siepe». - Bookreporter

«Elegiaca, evocativa ... una storia di rabbia, colpa e redenzione». - Publishers Weekly

«ll prezzo crudele dell’età adulta e della saggezza. Io amo questo libro». - Denis Lehane

È l’estate del 1961 a New Bremen, in Minnesota, un’estate torrida e funesta, destinata a cambiare per sempre la vita del tredicenne Frank Drum, figlio del pastore Nathan e di Ruth, una donna di straordinaria bellezza, ma immalinconita dalla vita di moglie di un ministro del culto. Frank ha un fratello più piccolo, Jake, detto Howdy Doody per via delle orecchie a sventola che sporgono come manici di una zuccheriera, e una sorella più grande, Ariel, destinata a una brillante carriera di musicista. Quell’estate la morte viene a visitare la famiglia Drum e l’intera New Bremen assumendo molteplici forme: incidente, malattia, suicidio, omicidio.

Tutto comincia con la strana fine di Bobby Cole, un coetaneo di Frank dai capelli dorati e gli occhiali spessi, ucciso sui binari della ferrovia da mille tonnellate d’acciaio in corsa nella prateria verso il South Dakota, e prosegue con il ritrovamento quasi contemporaneo del cadavere di un vagabondo presso il ponte sul fiume Minnesota, non lontano dal luogo che Bobby amava frequentare, perso nei suoi sogni a occhi aperti. Là dove il ponte di cavalletti varca il fiume e i roveti e i cardi crescono fino al bordo della massicciata, si dà appuntamento una comunità di sfaccendati noti a New Bremen, gente che, stando agli abitanti della piccola città, ha un sacco di pensieri malati nella testa e da cui è opportuno tenersi alla larga. Gli ammonimenti valgono però poco alle orecchie di un tredicenne in cerca d’avventura, e così Frank Drum non esita ad avventurarsi da quelle parti e a fare la conoscenza di Warren Redstone, un indiano Dakota che, anni prima, ha cercato di provocare un’insurrezione a Sioux, mettendosi nei guai con i federali. Un incontro che assume sfumature inquietanti quando Frank sorprende Warren con indosso gli occhiali di Bobby Cole, e ancora più allarmanti quando lo osserva mentre con aria furtiva nasconde degli oggetti in un luogo appartato nei boschi.

New York Times Bestseller.

Vincitore dell’Edgar Award come miglior romanzo.

Vincitore del Goodreads Choice Award come miglior mystery.

Vincitore del Barry Award, dell’Anthony Award e del Macavity Award.

Miglior romanzo dell’anno per il School Library Journal.

William Kent Krueger è il pluripremiato autore di quattordici precedenti romanzi, tra cui Tamarack County e Windigo Island. Con il romanzo La natura della grazia è stato vincitore nel 2014 dell’Edgar Award per il miglior romanzo. Vive in Minnesota con la sua famiglia.

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Prima dell’alba di Paolo Malaguti

 

Dal 14 settembre in libreria

Tra pochi giorni tornerà in libreria il finalista al Premio Strega 2016 Paolo Malaguti con Prima dell'alba, il suo nuovo romanzo edito da Neri Pozza. Dopo l’eccellente prova con La reliquia di Costantinopoli, nel centenario della «disfatta» di Caporetto Malaguti compone un impeccabile romanzo che getta una luce nuova sulle scelte, di memoria e celebrazione, di oblio e censura, fatte dall’Italia «vittoriosa» attorno al mito della Grande Guerra e al destino dei troppi caduti di quella inutile strage che, a parere di molti, segnò la vera fine della civiltà europea. Attraverso le indagini sulla misteriosa morte di Andrea Graziani, il «generale fucilatore» distintosi per la feroce brutalità verso i sottoposti, Prima dell'alba fa luce su una delle pagine più oscure della storia italiana. Tra il giallo e il grande romanzo storico, attraverso un’attenta ricostruzione storica, frutto di un grande lavoro di documentazione, un viaggio nel passato sulle tracce di una terribile verità.

Romanzo in memoria dell’artigliere Alessandro Ruffini

fucilato a ventiquattro anni per un sigaro

a Noventa Padovana il 3 novembre 1917.

«Avanti e morire, avanti e morire. Non c’era nemmeno più una parvenza di ardore, negli uomini attorno a lui. Non era difficile vedere qualcuno andare all'attacco con un’espressione strana in viso, che faceva venire la pelle d’oca. Non più paura, non più ardore, per chi mai ne avesse avuto. Arrivava l’ordine, e si andava».

Alle 6,30 del 27 febbraio 1931 il trillo violento del duplex manda all’aria uno dei sogni più belli, con tanto di fiammante Fiat 521 Coupé, fatti dall’ispettore Ottaviano Malossi, 32 anni, sposato da cinque, ufficiale della Polizia di Stato nella questura centrale di Firenze. Dall’altro capo del telefono il collega Vannucci gli dice che è atteso alla stazione dagli agenti della Ferroviaria... con una certa urgenza, visto che c’è di mezzo un morto. Il tempo di trangugiare l’orzo riscaldato dalla sera prima nel buio del cucinino, salutare la moglie, inforcare la bicicletta, che Malossi si ritrova al cospetto degli agenti e poi su un treno diretto a Calenzano dove, riverso sulla massicciata, sul lato esterno della linea che scende da Prato, giace il cadavere del morto in questione. Vestito in maniera seria ed elegante, il morto porta i chiari segni di una caduta: tracce di polvere biancastra sulla schiena, uno strappo alla cucitura della manica sinistra, un altro strappo all’altezza del ginocchio destro. Il volto è quello di un uomo anziano e ben curato, capigliatura candida, pizzo lungo e folto. Gli uomini accorsi per primi sul posto lo guardano con un’espressione di timore mista a reverenza.

Nel sole accecante del mattino Malossi non tarda a scoprire il perché. Le tessere della Milizia volontaria e del PNF contenute nel portafoglio del morto mostrano generalità da far tremare i polsi: Graziani Andrea, nato a Bardolino di Verona, il 15 luglio 1864, Luogotenente Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

Un caso spinoso, dunque, per cui bisogna fare presto, trovare i colpevoli, se ve ne sono, ma soprattutto consegnare quanto prima il corpo dell’eroe agli onori che la Patria vuole tributargli. Resta da chiarire, però, come Graziani sia finito riverso al suolo sulla scarpata opposta a quella di marcia del treno su cui viaggiava: si è suicidato, spiccando letteralmente un balzo fuori dal portello, oppure qualcuno, prima dell’alba, lo ha spinto con violenza giù dal convoglio? Malossi inizia a scavare con prudenza, tra resistenze, false piste e pressioni dall’alto, in un viaggio alla ricerca della verità che, dai binari della linea Prato-Firenze, lo condurrà lontano nel tempo, fino all’ottobre del 1917, sulle tracce di un fante italiano testimone silenzioso del disastro di Caporetto e, prima ancora, di una vita di trincea resa intollerabile dai massacri e dal rigore insensato di una gerarchia pronta a far pagare con la fucilazione anche la più banale infrazione del regolamento.

Paolo Malaguti è nato a Monselice (Padova), nel 1978. Attualmente vive ad Asolo e lavora come docente di Lettere a Bassano del Grappa. Con Neri Pozza ha pubblicato La reliquia di Costantinopoli (2015), finalista al Premio Strega 2016. Con la casa editrice Santi Quaranta ha pubblicato Sul Grappa dopo la vittoria (2009), Sillabario veneto (2011; BEAT, 2016)) e I mercanti di stampe proibite (2013).

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Il giardino degli inglesi di Vladimiro Bottone

Dal 6 aprile in libreria

Da domani sarà in libreria Il giardino degli inglesi, il nuovo romanzo di Vladimiro Bottone edito da Neri Pozza. Con una prosa scorrevole e avvolgente, capace di ricostruire impeccabilmente gli usi e i costumi della società napoletana dell’epoca, Vladimiro Bottone ha scritto una storia che è un perfetto connubio tra romanzo storico e noir d’atmosfera. Con Il giardino degli inglesi consegna al lettore il ritratto di una Napoli ottocentesca dalle tinte fosche, pericolosa e affascinante come la Londra di Dickens.

Napoli, 1842. Sopra l’ospedale degli Incurabili il cielo è sulfureo come il Giorno del Giudizio la mattina in cui Gioacchino Fiorilli, Commissario di Primo rango presso il quartiere di San Lorenzo, apprende che il nome di Peter Darshwood è nell’elenco dei decessi delle ultime ore. Il giovane inglese era giunto da poco a Napoli per piangere la sorella Emma, scomparsa cinque mesi prima in circostanze altrettanto drammatiche. Nemmeno il tempo di ambientarsi in città che la morte, dopo una violenta aggressione, lo ha sorpreso in un vicolo buio. Napoli non ha avuto misericordia dei due giovani Darshwood, che vengono sepolti nel cimitero acattolico, quel cimitero degli inglesi tenuto come un giardino che, dopo l’omicidio della bella Emma Darshwood, il Commissario Fiorilli ha imparato a conoscere siepe per siepe, iscrizione per iscrizione. Dell’uccisione dell’insegnante di canto nell’orfanotrofio del Serraglio è stato accusato il Comandante della disciplina dell’istituto, Michele Florino, un uomo che tutti dicono invaghito della giovane inglese e diventato così privo di senno da non sopportarne il rifiuto. Il Commissario Fiorilli, tuttavia, non cessa un istante di pensare che dietro al duplice omicidio si nasconda in qualche modo la mano dell’ex medico del Serraglio, Domenico De Consoli, un uomo avvenente e carismatico ma anche sinistro e imperscrutabile. Il caso viene, tuttavia, chiuso quando la polizia rinviene gli effetti personali di Peter Darshwood nell’appartamento di un quartiere popolare napoletano. Peter – concludono le indagini – è stato vittima di una rapina ed Emma di un innamorato deluso. Fiorilli getterebbe la spugna se non giungesse a Napoli un terzo Darshwood: il padre Edward, schiacciato dai rimorsi per la morte prematura dei figli, e a conoscenza di alcune circostanze e dell’esistenza di un fascio di lettere di Peter che potrebbero gettare nuova luce sull’intera vicenda.

«Corruzione, avidità e brama di potere, ma anche senso del dovere, onestà e passione, superstizione e gioco. Un libro che ti fa riflettere e ti fa andare a fondo in una questione, anche se può risultare pericolosa e scabrosa». - la Repubblica

Vladimiro Bottone, nato a Napoli nel 1957, vive e lavora a Torino. Ha pubblicato i romanzi L’ospite della vita (1999, selezionato al Premio Strega 2000), Rebis (2002), e Mozart in viaggio per Napoli (2003). L’ultimo suo libro è Vicaria (Rizzoli, 2015; BEAT, 2017). Collabora alle pagine culturali del Corriere del Mezzogiorno e de L’Indice dei libri del mese.

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Il prodigio di Emma Donoghue

Dal 9 febbraio in libreria

Arriva oggi in tutte le librerie Il prodigio, il brillante romanzo storico di Emma Donoghue, edito da Neri Pozza e nominato dal Washington Post «Notable Book of 2016». Con una splendida prosa, capace di mantenere sempre alta la suspense, Emma Donoghue con Il prodigio ci consegna un magistrale romanzo che parla di ignoranza, accanimento religioso e superstizioni nell’Irlanda dell’Ottocento, e della magnifica amicizia tra una donna scettica e una bambina terrorizzata.

Irlanda, seconda metà dell’Ottocento. L’infermiera Lib Wright, una veterana della guerra in Crimea formatasi all’illustre scuola di Florence Nightingale, è appena giunta nelle Irish Midlands dall’Inghilterra. A convocarla è stato un comitato capeggiato dal dottor McBrearty, il medico della Contea. Il caso sottopostole è quanto mai insolito: Anna O’Donnell, una bambina in perfetta salute, afferma di non toccare cibo dal giorno del suo undicesimo compleanno, quattro mesi prima. Un vero e proprio «prodigio vivente», che non manca di attirare stuoli di fedeli da tutto il mondo, impazienti di vedere con i propri occhi la bambina che sostiene di nutrirsi soltanto di manna dal cielo.

Non tutti, però, si sono lasciati impressionare dalle parole della piccola. Molti pensano che gli O’Donnell siano degli impostori che danno da mangiare alla figlia di nascosto, facendosi beffe del mondo e dello stesso dottor McBrearty. Per questo il comitato ha ritenuto opportuno ingaggiare due scrupolose sorveglianti che rimarranno a turno al fianco di Anna, giorno e notte, per due settimane. Lib è convinta di aver ottenuto l’incarico soltanto grazie all’autorevolezza della scuola da cui proviene e di aver affrontato quel lungo viaggio oltremare non per fornire la sua esperienza, ma per servire da balia e carceriera a una piccola imbrogliona, e tutto a causa dell’orgoglio ferito di un medico di provincia. Rifiutare, tuttavia, significherebbe rinunciare al lauto corrispettivo offerto, anche se il vero compenso sarà, per lei, smascherare quel miserevole inganno e far trionfare la verità. La casupola in cui vive la bambina non ha più di quattro stanze e l’infermiera confida sul fatto che le basterà una notte per sorprendere Anna a cibarsi di nascosto, da sola o aiutata giorni di vigilanza, la piccola non fornisce alcuna prova sul raggiro perpetrato, al di là di quella frottola gigantesca: la pretesa di poter vivere senza mangiare. Vivendo di privazioni al pari di una santa, mostra, anzi, una serenità e una padronanza di sé tali che Lib è spinta a chiedersi se per caso non stia affatto fingendo. Tuttavia, proprio quando le convinzioni di Lib cominciano a vacillare, Anna inizia a deperire rapidamente sotto i suoi occhi, ponendo l’infermiera di fronte a dilemmi ancora più grandi.

«Un notevole romanzo storico, basato su fatti che possono essere realmente accaduti. Un’opera da cui è impossibile staccarsi». - Stephen King, New York Times Book Review

«Il prodigio è un romanzo che colpisce al cuore». - New York Times

«Tra i 100 migliori romanzi del 2016.» - Kirkus Reviews.

Emma Donoghue è una scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice irlandese naturalizzata canadese. Nel 2010 è stata finalista al Booker Prize e, nel 2011, ha vinto il Premio Alex con Room. Stanza, letto, armadio, specchio, poi riadattato dalla stessa autrice per il film Room, diretto da Lenny Abrahamson.

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L’altro figlio di Sharon Guskin

Da gennaio 2017 in libreria

Tra le novità di questo mese in libreria troviamo L'altro figlio, il romanzo di debutto di Sharon Guskin edito da Neri Pozza. Diviso equamente tra mistero e testimonianza del legame profondo tra un bambino e genitore, L'altro figlio segna il debutto di un nuovo grande talento con una storia accattivante e stimolante che va ad esplorare le speranze di una vita che inizia ed i rimpianti di quelle che finiscono, con tutto quello che ci passa nel mezzo. Con una prosa chiara, suggestiva e intima, e dei personaggi ricchi di vita e di sentimento, L'altro figlio è un romanzo caratterizzato da numerosi colpi di scena e con un finale sorprendente.

Janie, architetto newyorkese, è una madre single che vive per il piccolo Noah, nato da una notte di passione consumata su una spiaggia di Trinidad con un perfetto sconosciuto. A quattro anni, Noah mostra di conoscere cose di cui nessuno gli ha mai parlato. Un bambino prodigio, e tuttavia un bambino con oscuri comportamenti che sgomentano la madre. Janie non riesce quasi mai a lavargli le mani, poiché Noah è talmente terrorizzato dall’acqua da incorrere in vere e proprie crisi d’asma. Spesso poi fa brutti sogni, incubi da cui si sveglia di soprassalto con gli occhi vitrei, chiedendo di poter tornare nella sua «vera casa», di riabbracciare la sua «vera madre». Il giorno in cui viene convocata dalla preside della scuola materna, allarmata dal fatto che Noah abbia rivelato alla sua insegnante di essere rimasto con la testa sott’acqua talmente a lungo da aver «perso i sensi» – un’espressione assai inconsueta per un bambino di quattro anni – Janie crolla e comprende che, per garantire al figlio una qualche prospettiva di vita normale, non le resta che sottoporlo a una perizia psichiatrica. L’esistenza dello psichiatra Jerome Anderson, invece, è da tempo priva di prospettive. Dopo la morte della moglie e la terribile diagnosi di afasia primaria progressiva, un tipo di demenza degenerativa che colpisce le aree del linguaggio, il medico ha deciso di abbandonare per sempre le proprie, infruttuose, ricerche sulla vita dopo la morte. Quando però Janie e Noah si presentano, disperati, al suo cospetto, comprende che il destino ha voluto riservargli un’ultima, irripetibile occasione.

«Avvincente, brillante e di grande coinvolgimento emotivo». - New York Times Book Review

«Tenero… provocatorio… originalissimo». - BookPage

Sharon Guskin è una scrittrice e produttrice americana. Si è laureata a Yale e poi alla Columbia University School of the Arts. Vive a Brooklyn con il marito e due figli. L’altro figlio è il suo primo romanzo.

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