Recensione di La pura carne di Emmanuele Bianco

“Raccontare la mia vita mi aiuta a riviverla, come se in qualche modo ci fosse qualcosa da celebrare.”

Capita di accarezzare con la mente l’idea di un futuro non troppo lontano. “Come t’immagini tra un anno?” è la domanda capace di innescare un viavai di desideri, paure, progetti… Nei nostri calcoli ci sforziamo spesso di non perdere di vista gli eventuali imprevisti che, però, non sarebbero tali se fosse possibile prevederli.

Anche la protagonista di questo romanzo ama fantasticare sul suo futuro: un futuro in cui sogna di sposare il fidanzato Orlando e magari di essere in attesa del loro primo figlio. Un futuro in cui restare vicina alla mamma Corradina e al fratellino Rocco, senza mai allontanare il ricordo di un padre andato via troppo presto.

Ma la vita non vuole farsi imbrigliare. Ci stupisce. A volte ci spaventa. In qualche occasione ci sconvolge. Nel presente di Emma arriva una diagnosi difficile da accettare e un percorso fatto di cicli di chemioterapia e infusioni di cellule staminali. Termini complessi che fanno paura. Ma a fare ancora più paura è scoprire che l’unico donatore perfettamente compatibile sembra essere svanito nel nulla.

È questo il momento in cui la vita ci impone un cambiamento. L’attimo in cui possiamo decidere di arrenderci, distrutti da una notizia capace di annichilirci, oppure scegliere di lottare. Lottare con tenacia, coraggio e con una dose consistente di follia. Così farà Emma. Decisa a rimanere legata a quella possibilità di salvezza. Decisa a inseguirla a costo di dover compiere azioni assurde e poco lecite.

Emma scoprirà così una nuova sé stessa, determinata a far vacillare ogni vincolo. È un futuro tutto da scrivere quello che la attende. Un futuro in cui conoscere spicchi della propria personalità che non sapeva di possedere. Un futuro in cui fare nuovi incontri, con persone talmente diverse da lei da rivelarsi straordinari compagni di viaggio. Un futuro in cui immergersi nella vita di uno sconosciuto tanto da farla combaciare in ogni sfumatura con la propria.

E mentre il mondo andrà avanti, tra hashtag e social network, selfie e fashion blogger, Emma affronterà il suo percorso di rinascita, in una stanza sterile che le darà l’idea di una seconda gestazione: “È come se si venisse al mondo di nuovo, come se ci fosse uno sconosciuto giorno zero”. Ma chi sarà la nuova Emma e quanto della sua vecchia vita potrà continuare a far parte di lei?

 

Approfondimento

Il romanzo di Emmanuele Bianco è in parte ambientato in una stanza d’ospedale completamente sterile ed è forse questa stessa “sterilità” ad attraversare il racconto. È difficile sviluppare una qualsiasi forma di affetto verso i personaggi. Vorremmo provare empatia, gioire delle loro gioie e piangere dei loro drammi, ma risulta quasi impossibile. L’atmosfera è sempre un po’ fredda, distaccata, sterile appunto.

Si sente inoltre la mancanza di una traccia di verosimiglianza capace di sostenere l’intreccio testuale: un susseguirsi di situazioni scarsamente realistiche rischiano di indebolire irrimediabilmente l’impianto del romanzo. A confondere è anche la psicologia di Emma, spinta a inseguire una volontà contorta e malata a causa della quale, in un contesto reale, sarebbe probabilmente stata bollata come stalker con tendenze maniacali e affidata alle cure di un’equipe di ottimi psichiatri.

Bianco ci consegna però un’analisi attenta e perspicace della società in cui viviamo. Tra politici distratti e egocentrici, più impegnati a postare un nuovo tweet che a risolvere i problemi dei cittadini, e fashion blogger sommerse da scatoloni contenenti vestiti e accessori che non indosseranno mai ma che le case di moda continueranno a fargli recapitare nella speranza di una passeggera menzione su Instagram. Perché siamo anche questo: un mondo in rapidissima trasformazione fatto d’immagini a obsolescenza immediata e like. Tantissimi like. Si gioca tutto così, nello scatto giusto capace di regalarci il nostro istante di popolarità. La nostra gloria social. E poi?

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Recensione di Un amore fra le stelle di Catena Fiorello

Babbo Natale ha lasciato il suo villaggio in Lapponia e ha deciso di vivere in Italia. Una fredda sera d'inverno, poco prima di Natale, una sera che minaccia fiocchi di neve in quantità, si imbatte nella Befana. Il loro è un vero e proprio scontro sulla via del supermercato che Babbo Natale sta raggiungendo per fare la spesa. Tra i due inizialmente c'è una grande antipatia, frutto di anni di profondo distacco, diffidenza ed un briciolo di rivalità. Ma il loro incontro si rivela per entrambi una piacevole sorpresa. Una forte tormenta di neve fa si che passino insieme molto tempo e che scoprano di avere in comune più di quello che credevano. La nevicata rallenta il viaggio di Babbo Natale nella consegna dei regali e la Befana si offre di accompagnarlo sulla sua magica scopa dalla velocità supersonica. Durante la loro avventura nei cieli osservano dall'alto il nuovo paese in cui vivono e ne scoprono le bellezze ed il carattere ma anche i suoi profondi problemi. Questa inaspettata piega che prendono gli eventi rivela ai due protagonisti, già consapevoli che fare del bene e donare amore sia l'unica vera ricchezza dell'anima, che la vita in due è tutta un'altra storia.

Un amore fra le stelle è un libro semplice e senza fronzoli, apparentemente rivolto ad un pubblico di bambini. In realtà nella sua semplicità racchiude tante sfaccettature. Il libro racconta una storia d'amore tra due personaggi poco comuni, una storia di profondi sentimenti tra un uomo per cui la solitudine è “la prima compagna di viaggio” ed una donna, sola per scelta, che non desidera un uomo tra i piedi. Ci ritroviamo quindi davanti a un Babbo Natale single alle prese con un frigo vuoto, la spesa da fare e una dieta da iniziare e di fronte alla Befana, donna libera ed indipendente abituata a contare solo sulle sue forze e poco avvezza a tollerare le decisioni imposte dagli altri. Nel libro si parla anche di come la società sia affamata di denaro e potere, di inquinamento e attualità ma principalmente si parla di bambini, gli esseri più candidi e sensibili dai quali imparare l'affetto senza condizioni, l'indifferenza verso le diversità e il valore di ciò che realmente conta.

 

Approfondimento

Questa fiaba di Natale catapulta il lettore in uno strampalato mondo in cui i personaggi più amati dai bambini vivono apparentemente una vita normale. Babbo Natale e la Befana, nonostante siano esseri umani a tutti gli effetti, mantengono la loro caratteristica mitica ed eroica. Restano i protagonisti della magia del Natale, quelli che la rendono realmente possibile. È per questo che l'amore per i bambini fa da unione e da filo conduttore della storia. Babbo Natale e la Befana capiscono subito che è questo profondo sentimento verso i loro piccoli amici ciò che li unisce, ciò che in realtà li ha sempre uniti. Rendere i bambini felici è un obiettivo superiore che va al di sopra di tutto e di tutti, anche della loro stessa personale felicità.

Il libro, breve e di veloce lettura, è un po' una piccola rivelazione, un qualcosa di inaspettato che non appartiene alla tradizione dei tipici racconti natalizi. È una rivisitazione in chiava moderna di due eroi del mondo dei bambini, un racconto che diverte per i battibecchi tra i due protagonisti e che vuol trasmettere un messaggio comune alle storie di Natale: i bambini sono ciò che di più prezioso il mondo possiede. L'infanzia è la fase della vita in cui il carattere si forma ed in cui l'animo è ancora puro e incontaminato dalla società. È quello che Babbo Natale, unito alla Befana, vogliono dirci: proteggete i bambini, fate si che restino puri il più a lungo possibile e soprattutto imparate dal loro modo di essere affinché il mondo diventi un posto migliore.

Sara Cartei

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Recensione di L’ultimo giorno di sole di Giorgio Faletti

Questa forse era la sola cosa che ci differenziava dal resto degli esseri viventi. E quanto poco questa qualità è stata capita, utilizzata, premiata. Quanto poco abbiamo saputo rifugiarci nel riso e nel sorriso, mentre vivevamo con una disperata paura della morte. Quante volte invece di ridere, abbiamo tirato fuori dalla tasca un cellulare per controllare i messaggi. Eppure terrorizzati dalla velocità con cui si consumava quella candela accesa da due parti che era la nostra esistenza, nel corso della storia non abbiamo fatto altro che uccidere, in modo che quella breve vita per molti fosse ancora più breve.”

È giunta l’ora, è l’ultimo giorno per tutti: la fine del mondo. Il Sole divorerà la Terra e l’astronomo tedesco che lo ha predetto ha dato anche un giorno e un’ora ben precisa. Nessuno gli avrebbe creduto se Madre Natura con i suoi segnali non gli avesse dato ragione: tutti gli animali della Terra sono come impazziti e vanno verso una sola direzione. Vanno tutti verso quell'area dove la Terra forse non farà così soffocante. Milioni di persone lasciano tutto e seguono gli animali come in una colossale transumanza. L’eterna illusione umana della salvezza. Ma non Linda. Lei non scappa, vuole stare al suo paese. E cammina immersa nei ricordi. Vede la chiesa dove la vedova e la cognata famose per lo spettegolare sono intente a preparare i bagagli per scappare, ancora illuse di una possibile futura esistenza che le faccia ritornare alla loro normalità. Ricorda le amicizie, gli amori, la prima notte con un uomo, la passione per il transessuale Adriano. Linda ha vissuto, almeno fino a questo momento. Arriva nella collina e aspetta. L’ora è ormai vicina e lei ricorda la mamma nel suo letto di morte mentre le chiede perché la vita è così corta. Linda non può che immergersi in quel ricordo e confermare la voracità della vita stessa e della sua immensa bellezza che troppe volte ci dimentichiamo di godere.

L’ambiguità della vita tra la sua concretezza di ogni giorno e la volatilità dell’eterno. Giorgio Faletti ti immerge, con la sua scrittura, nell'introspezione e nella ricerca. Una ricerca dell’animo umano e di risposte alle domande esistenziali di ogni essere pensante. Perché non siamo capaci di godere di ogni singolo momento, anche dei più difficili? Proprio noi uomini che abbiamo il dono della risata. Un libro “crudo” all'apparenza semplice. La protagonista Linda è come la coscienza di ognuno di noi, che davanti alla morte imminente non può che chiedersi se abbiamo vissuto, vissuto veramente.

Approfondimento

Il libro è lento, non ci sono colpi di scena, non c’è suspance. Ma è proprio per queste assenze che la storia ti trascina dentro come in un vortice lento e inesorabile da cui non puoi scappare. La fine la conosci: il mondo non ci sarà più, moriranno tutti. Il tuo subconscio sa che quella storia è anche la tua. Vivi i ricordi di Linda, ma anche i tuoi. Alla fine del libro non puoi non chiederti cosa faresti se al posto di Linda ci fossi tu ad aspettare la fine. Di lettura facile, il racconto in realtà è un elogio alla vita. Linda tutto sommato è felice, sa di aver vissuto tante cose e sa che dopo tutto la sua vita va bene così com'è.

Simonetta Pamela Cavalli

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Recensione di Gli sguardi addosso di Elizabeth Harrower

“La finestra era la sua torre di guardia. Tutte le finestre facevano parte della torre di guardia. Tutto il suo essere, ovunque lei fosse, qualunque cosa stesse facendo, in qualunque momento, teneva d’occhio ciò che accadeva al di là di esse.”

Gli sguardi addosso, pubblicato per la prima volta nel 1966, si inserisce pienamente nella tradizione letteraria del grande romanzo del novecento, anche se da una prospettiva ancor più alienata e claustrofobica. Le angosce, le inquietudini, la sfiducia nella capacità di creare sé stessi in libertà nel contesto sociale derivano qui, non dalla perdita di significato di qualsivoglia scelta (o almeno non solo), bensì dalla totale assenza di quest’ultima. La penna precisa e oggettivamente tagliente dell’autrice accompagna il lettore nel corso di circa una decina d’anni, anni nei quali si assiste al lento declino e logoramento della vita delle nostre due protagoniste, Laura e Clare Vaizey. Quest’ultime, praticamente abbandonate dalla “madre-matrigna” che mai le ha veramente volute bene, iniziano a vivere a casa del signor Shaw, datore di lavoro e futuro marito di Laura, la sorella maggiore.

Sia prima con la madre che adesso con lui, le due sorelle non hanno mai avuto una reale possibilità di autodeterminazione. Sempre sono state vissute come orpello, come un’appendice atta solo al soddisfacimento altrui. Questo tipo di relazione viene magistralmente presentata dall’autrice nella lenticolare descrizione della quotidianità a casa Shaw. Costanti sono le umiliazioni e le violenze (soprattutto psicologiche ma poi successivamente anche fisiche) che le sorelle saranno costrette a subire, in particolar modo Laura. Quest’ultima, fattasi carico di sé e della sorella minore, è pronta a vestire i panni della perfetta donna di casa e lavoratrice, ingannando profondamente sé stessa dietro la maschera della totale felicità. Quello che riesce a creare il signor Shaw, emblema dell’insoddisfazione e del rancore repressi, è l’immagine della casa come torre d’avorio, tra regali costosi e gioielli preziosi da un lato e sguardi di disapprovazione e disprezzo dall’altra.

Unica anima che sembra percepire il marciume interno di questo inquietante rapporto di sudditanza, è Clare che sin da subito appare l’energia vitale, lucida, che ribolle di voglia di fuga ed emancipazione. In lei si concentra l’intelligenza e l’emotività necessarie ad essere compassionevole, di sé stessa, della sorella ma in generale dell’umanità tutta che sembra barcollare costantemente tra sguardi di indifferenza e cattiveria, immersa com’è in una società che percepisce gli altri come merce di scambio intercambiabile e pronta all’uso, senza specificità. Dalle finestre della sua piccola stanza-universo, popolata di libri e racconti, Clare osserva questo mondo esterno come da una torre di controllo (da qui il titolo originale dell’opera Watch Tower), con la speranza, sempre viva, di potersi finalmente scegliere e di poter condividere questa scelta di vita con chiunque sia disposto a prestarle attenzione e, per la prima, a guardala davvero.

Approfondimento:

Il romanzo della Harrower è un tipo di lettura profondamente introspettiva, in cui ad una relativa lentezza degli avvenimenti dell’intreccio (che sono con meticolosa calma presentati nello spalmarsi di anni di racconto) si contrappone l’intensità emotiva delle situazioni. Tutta la narrazione è costruita in modo tale da dare un costante senso di allarme, inquietudine, timore di un possibile fenomeno di violenza che scompagini quel tanto sinistro quanto sottile equilibrio. Il romanzo sembra difatti quasi flirtare con il thriller. E ciò viene ampliato anche dal profondo senso di claustrofobia percepito (la maggior parte delle scene, d’altronde, si svolge proprio in luoghi chiusi: ora la casa, ora l’auto o l’ufficio) e la presenza (anche linguistica) dello sguardo scrutatore che, o domina ed intimorisce, o si paralizza in un freddo distacco.  Questo è un tipo di romanzo che dunque è fortemente consigliato a chi apprezza le letture di ampio respiro, in cui ci si prende il tempo adeguato per scandagliare nella quotidianità i sentimenti e le inquietudini dell’individuo, in quella ricerca di libertà e di emancipazione di Ibseniana memoria.

Autrice: Elizabeth Harrower nasce a Sydney nel 1928. Pubblica il suo primo romanzo Down in the City nel 1957 e, successivamente, The Long Prospect e The Catherine Wheel nel 1960. Gli sguardi addosso è il suo quarto romanzo, edito nel 1966. Dopo lunghe insistenze del suo editore e di amici scrittori, ritorna alla scrittura e Gli sguardi addosso viene ripubblicato, riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico.

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Recensione di Mezzanotte per sempre di Jerry Stahl

Mezzanotte per sempre è una bruciante confessione che ripercorre la caduta nell'abisso delle droghe di uno sceneggiatore hollywoodiano. Trasformato anche in un film interpretato da Ben Stiller e Owen Wilson, Mezzanotte per sempre è venerato dai critici come uno dei memoir più emblematici della nostra società contemporanea. È un libro sincero e spasmodico, che avvicina il lettore a un uomo in bilico tra il personaggio che si vede costretto ad interpretare e l’impossibilità di essere semplicemente quel che è in realtà, con talenti e carriere da criminale, tossico, padre e sceneggiatore di successo.

Se inizialmente il libro può sembrare lento, a tratti noioso e a tratti indecifrabile, dopo le prime cento pagine ci si può ritrovare sommersi in una vita alla deriva e in un uomo che ormai non ha più paura di prenderne consapevolezza e di raccontarlo. Una delle forze più grandi di quest’uomo è l'ironia e la capacità di prendersi in giro e di sdrammatizzare le situazioni più tragiche, strappando un sorriso al lettore nonostante la pesantezza di quello che sta leggendo. Mezzanotte per sempre è un libro che parla di droga dalla prima all'ultima pagina e lo fa senza cercare di addolcire la pillola; Mezzanotte per sempre è un libro vero, un libro che racconta com'è la non-vita di un drogato, com'è e cosa si deve fare per procurarsi la droga, com'è e cosa comporta assumerla, com'è la sindrome da astinenza.

Approfondimento

Stahl racconta al lettore diverse tappe della sua vita: scopriremo qualcosa della sua infanzia come la depressione della madre e il suicidio di suo padre; scopriremo qualcosa della sua fanciullezza come il fatto che una delle tante signore che si occupava di lui lo usasse come giocattolo per soddisfare i suoi piaceri sessuali perversi; scopriremo del suo matrimonio di circostanza celebrato per ottenere la green card e conosceremo sua moglie, una donna apatica, talmente apatica che quando lui le confessa che fa uso di sostanze l’unica sua reazione è l’impassibilità decorata con una frase del tutto fuori luogo e assurda:

Se pensi che sia la cosa giusta da fare, per me va bene.

Scopriremo quanto ama sua figlia e quanto questo amore gli abbia permesso di salvarsi.

Nonostante la sua infanzia non sia stata facile e nonostante non abbia avuto dei genitori amorevoli, Stahl non attribuisce mai l’inizio dell’uso di droghe a loro. Non cerca di scaricare la colpa addosso alle persone che lo hanno cresciuto, si prende le sue responsabilità e questo mi ha sorpreso e mi è piaciuto; ciononostante credo che i suoi genitori non siano totalmente esenti da tutte le colpe. Quando il matrimonio fallisce non dà la colpa a quella donna senza emozioni e materialista che gli sta vicino ma si prende tutte le colpe e le attribuisce alla sua incapacità di amare.

Credo di aver apprezzato particolarmente Mezzanotte per sempre perché prima di tutto è un libro vero, nello stile e nel contenuto. Jerry Stahl ha buttato su carta probabilmente tutto quello che aveva da dire, questa almeno è stata la mia impressione; non ha cercato di girarci attorno, non ha cercato di smussare gli angoli, lui ha sbattuto in faccia al lettore tutto quello che ha passato, tutto quello che ha vissuto, tutta la sua vita. Mezzanotte per sempre è un romanzo crudo, bruciante, drammatico e al tempo stesso esilarante.

Alla fine ci ritroveremo a fare il tifo per lui, ogni volta che cercherà di smettere noi saremo lì, al suo fianco, a sostenerlo, a dirgli che ce la può fare, a urlargli che deve stare distante da chi gli chiede se vuole una dose, a disperarci e a soffrire ogni volta che ricadrà nel baratro, ma resteremo lì, imperterriti, proprio come lo è stato Jerry Stahl.

Erika Bosello

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Malùra di Carlo Loforti

 

Dal 2 novembre in libreria

Dopo il successo di Appalermo, Appalermo!, tra pochi giorni arriverà in libreria Malùra, il nuovo romanzo di Carlo Loforti edito da Baldini&Castoldi. Malùra è un viaggio al cuore delle nevrosi, che evaporano dall’asfalto rovente siculo-calabrese tra risse e paesaggi mozzafiato, musi lunghi e perdoni, furti e cotte adolescenziali, inseguimenti e scoperta (senile) delle droghe, sparatorie e redenzioni. Il tutto, condito da uno stile che è già un segno distintivo.

«Loforti ha uno stile umoristico che ricorda Nick Hornby e una garbata prosa macchiata di dialetto.» - La Repubblica

Uscito da un carcere palermitano dopo 13 mesi di custodia cautelare, Mimmo Calò, ex star di una trasmissione sportiva locale, non ha un piano, non ha un lavoro, non ha più una moglie. Ha solo una figlia, che però già a soli quattro anni sembra aver capito di doverlo odiare. In questo stato di crisi c’è però un’altra dolorosa frattura da sanare, anche se Mimmo non vuole ammetterlo: la fine del rapporto con il migliore amico Pier Francesco. Suo padre Pietro insiste ripetutamente perché i due facciano pace, preoccupato che anche il figlio possa distruggere un’amicizia importante come lui, più di quarant’anni prima, ha fatto con Fefè. «Se tu fai pace con lui, io faccio pace con quella cosa inutile», gli promette Mimmo, convinto che la cosa non possa verificarsi. Quando si accorge che il club di calcio che gli ha offerto un lavoro come allenatore è solo una copertura per attività illecite e si mette nei guai con dei criminali palermitani, l’ex giornalista decide di mollare tutto, togliere le tende per un po’ e accettare la proposta del padre: compiere un lungo viaggio alla volta della Calabria, per recuperare l’amicizia perduta con Fefè. Mimmo, invece, non sembra disposto a onorare la promessa fatta. Per intercessione del padre, però, il giorno della partenza si presenta anche Pier Francesco. I tre sono costretti a partire insieme a bordo di una Ritmo dell’88, per un rutilante viaggio attraverso una Sicilia rovente e sgangherata, alla ricerca di se stessi e del vero significato dell’amicizia, dell’essere padri e dell’essere figli.

«Una piacevole sorpresa nel paesaggio spesso povero della commedia di qualità.» - Il Mucchio

«Una scrittura spiritosa, leggera e senza pudore. Loforti ha una prosa dall’impasto rude e insieme scorrevole, (senza, deo gratias, plagiare Camilleri), da cui viene fuori una narrazione sapida e mai banale. In cui tutto viene raccontato con un umorismo che regala momenti di autentico spasso.» - Premio Italo Calvino

Carlo Loforti, è palermitano, classe ’87. Ha scritto Suicidi d’onore (2013) e ha lavorato come autore per web e cinema. È stato tra i finalisti della XXVIII edizione del Premio Italo Calvino. Nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo di successo, Appalermo, Appalermo!.

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Nemesis di Misha Glenny

 

Dal 28 settembre in libreria

Dall’autore di McMafia è appena arrivato in libreria Nemesis, il nuovo libro di Misha Glenny edito da Baldini&Castoldi. Uno dei più grandi giornalisti d’inchiesta della nostra epoca, attraverso la storia dell’ascesa e della caduta di un grande narcotrafficante, ci racconta il lato oscuro del Brasile contemporaneo. Nelle pagine di Nemesis troviamo la storia degli uomini e delle forze impegnate, nel bene e nel male, nella battaglia per l’anima di un Paese.

«Aprite questo libro e vi troverete a dire, ma no, non è possibile. Vi troverete a dubitare, vi troverete a soffrire, vi troverete a lacrimare, vi troverete a capire. Un libro straordinario. Breaking Bad incontra City of God.» - Roberto Saviano

In Nemesis si intrecciano quattro storie. La storia di Antônio Francisco Bonfim Lopes, giovane brasiliano onesto, gran lavoratore e padre premuroso, che, per pagare le cure della sua bambina affetta da una rara malattia, non riesce a trovare altra via se non quella del mondo della droga, dove diventa Nem, boss dei boss di Rocinha, e infine l’uomo più ricercato di tutto il Brasile. La storia di Rocinha, in cui come in tutte le altre favelas di Rio de Janeiro, lo Stato è sempre stato assente – a parte la polizia perlopiù violenta e corrotta – e che, invece, grazie a Nem conosce un periodo di pace e di stabilità. La storia del Brasile nel suo lento e faticoso cammino dal colonialismo alla democrazia passando attraverso la dittatura militare, e della sua lotta contro la povertà, la violenza e la corruzione. E infine, ma non meno importante, la storia di come due uomini, il protagonista e l’autore, così diversi per cultura, ruolo ed età, durante i loro incontri nel carcere di massima sicurezza di Campo Grande, riescano a costruire un rapporto di rispetto e fiducia reciproci.

«Al momento dell’arresto, Nem è invischiato in una ragnatela di corruzione, violenza, droghe e intrighi politici che hanno soffocato Rio de Janeiro – la “città meravigliosa”, come amano chiamarla i brasiliani – per quasi un quarto di secolo. Lui conosce bene questa ragnatela tentacolare. Ci sono dentro uomini politici, narcotrafficanti, avvocati, pastori evangelici e la polizia. Rimane tuttavia una domanda. Nem cos’è, il ragno o la mosca?»

Misha Glenny (1958) è un giornalista e scrittore britannico. Come corrispondente dall’Europa centrale, prima per il «Guardian» e poi per la BBC, ha raccontato il crollo del comunismo e le guerre nell’ex Jugoslavia. Vincitore del Sony Gold Award per il giornalismo radiofonico, è consulente di vari governi di Europa e Stati Uniti su questioni di politica internazionale. Per tre anni ha diretto una ONG impegnata nella ricostruzione di Serbia, Macedonia e Kosovo. Autore di quattro libri d’inchiesta, tra cui l’acclamato McMafia, Glenny è stato consulente giornalistico di governi statunitensi ed europei durante la ricostruzione di Serbia, Macedonia e Kosovo.

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L’ultimo giorno di sole di Giorgio Faletti

 

Dal 28 settembre in libreria

A quindici anni dall'uscita di Io uccido, arriva oggi in libreria L’ultimo giorno di sole, l’ultimo racconto ancora inedito scritto da Giorgio Faletti e pubblicato da Baldini&Castoldi. Nell'attesa di un'imminente esplosione solare, una donna decide di non scappare per affrontare se stessa. Con mano felicissima Giorgio Faletti si congeda, assieme alla sua protagonista, nel segno di una commovente tenerezza per le vicende umane. Il racconto L’ultimo giorno di sole è diventato e tornerà a essere uno spettacolo teatrale, diretto da Fausto Brizzi e interpretato da Chiara Buratti (per la quale lo spettacolo era stato scritto e pensato).

«È il lavoro al quale Giorgio teneva di più e al quale ha messo mano e pensato fino alla fine.» - Roberta Bellesini Faletti

Mentre tutti fuggono alla ricerca di un improbabile luogo dove potersi salvare da una imminente esplosione solare, una donna decide di restare nel paese dov'è nata, e di guardarsi dentro. Racconta a se stessa e al mondo che scompare ciò che ha visto e chi ha incontrato, le cose che ha vissuto e quelle che ha sognato. E canta per esorcizzare il buio. O per accogliere quel buio con straziante dolcezza.

Giorgio Faletti (1950-2014) è stato attore, compositore, cantante e comico. Con Baldini&Castoldi ha esordito nel mondo della narrativa con Io uccido, che in Italia ha venduto oltre cinque milioni di copie ed è stato tradotto in tutte le principali lingue del mondo. Uno straordinario successo confermato con Niente di vero tranne gli occhi, Fuori da un evidente destino, Io sono Dio, Appunti di un venditore di donne, Pochi inutili nascondigli, Tre atti e due tempi e Da quando a ora.

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Recensione di Confessioni audaci di un ballerino di liscio di Paola Cereda

Frank, figlio di Carlin Saponara, maestro di liscio e proprietario della balera “Sorriso Dancing club”, nel cinquantesimo anniversario del locale, che corrisponde con il suo cinquantesimo compleanno, dà una grande festa e invita le persone che hanno calcato la pista e ricevuto lezioni di liscio dal Carlin o da lui stesso. Tutto il paese, Bottecchio sul Po.

Ancilla, la madre, che aveva convinto il padre ad aprire la balera, vedova del Carlin, convive con il Frassoni, scelta che Frank condanna perché per lui le mamme non devono andare via, devono restare, sole. Prepara ogni cosa con meticolosità e scrupolo, cercando di non trascurare nulla. Cinquant'anni sono una tappa importante, da celebrare con tanta gente, tanti ricordi e un domani fatto per ballare. Lucida tavolini, specchi, pavimento, appende festoni, riassortisce il bar con rum, grappe ed elisir.

I musicisti degli Abramo’s iniziano le prove già nel pomeriggio: basso, chitarra, batteria, fisarmonica, la cantante, due coriste, un violino. E poi il liscio, quello vero: valzer, mazurca, polka.

La sala oramai è piena e Frank è pronto a salire sul palco per dare il benvenuto agli ospiti. Presenti le donne che hanno lasciato un segno nella sua vita: Ivana, il primo amore, la biondissima Kristelle, e Barbara che resterà pochi minuti.

Frank sale sul palco, saluta, ringrazia gli ospiti e passa in rassegna gli anni della vita della balera fondata dal padre. Tutta la gioventù del Polesine ha trascorso serate volteggiando sulle note leggere e maliarde di valzer, mazurche e polke.

Un personaggio manca, un caro amico di Frank, Vladimiro Emerezin, poeta di paese, curatore abusivo della spiaggia, famoso per pezzi di saggezza scritti sulle pietre. Ubriacone convinto.

E proprio quella notte, la notte dei festeggiamenti della balera, Vladimiro viene trovato morto sulla spiaggia.

Frank cerca di capire come sia potuto accadere, anche perché su un biglietto Emerezin ha scritto una parola incomprensibile: afrore. Si convince che quella parola sia un messaggio che l’amico ha lasciato prima di morire. Ma che significa?

Inizia un viaggio che lo avvicinerà alle donne che hanno contato nella sua vita e alle quali, con estremo ritardo, chiederà spiegazioni sulla fine del loro rapporto.

Un viaggio che gli rivelerà l’odore della vita quando scorre.

Approfondimento

Paola Cereda in Confessioni audaci di un ballerino di liscio passa in rassegna gli anni del liscio, delle balere, dei balli di coppia. Dalla musica dei Casadei a quella dei complessi meno conosciuti, dalle mazurche ai tanghi ai beguine all’intramontabile Vatussi.

Il protagonista, Frank Saponara, è un quasi adulto che fatica ad amare. L’amore della sua vita è la balera e lui ne parla cose se fosse una donna: ... lei merita la mia dedizione. Per la sua balera si era immaginato una festa senza sbavature, aveva programmato ogni cosa ma il gran finale lo aveva scritto l’Emerezin, rubandogli la scena con la sua morte improvvisa.

Parte per ritrovare se stesso attraverso le persone che avevano condiviso con lui un pezzo di vita.

...Provare meraviglia davanti ad un cielo, ad un paesaggio, ad un altro essere umano, fa venire voglia di restare…una migrazione ed un sicuro ritorno.

Confessioni audaci di un ballerino di liscio inizia con un ritmo lento, tante sono le presenze e diversi i luoghi fisici e affettivi di cui parla il narratore. Poi il ritmo incalza e tutto diventa vivo e credibile. Le indagini sulle ragioni dei comportamenti sono approfondite nella giusta misura, senza eccessi di scavi psicologici poco utili a spiegare i tanti perché, comunque misteriosi e incomprensibili. Il linguaggio è chiaro, preciso, appropriato.

Grande nel lettore la voglia di ritorno ad un’epoca in cui il ballo era una sorta di terapia di coppia, basata sul linguaggio del corpo: ognuno ha un ruolo, non si può andare a tempo da soli.

Inutile e inappropriato nel titolo l’aggettivo audaci.

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Recensione di Un’estate da ragazzi di Richard Cox

Jonathan, Bobby, Adam e  David sono quattro ragazzi scampati alla morte dopo il tremendo tornado che si abbatté sulla loro cittadina, Wichita Falls. Ognuno di loro perse qualcosa in quel giorno maledetto , il 10 Aprile 1979, ma insieme riuscirono a riacquistare quel poco di vitalità che ancora avevano e tutto intorno a loro sembrava  essere tornato ad una parvenza di normalità, almeno finché non incontrarono Todd Willis. Todd Willis è un ragazzino sopravvissuto al tornado, ma con conseguenze così gravi che lo portarono ad entrare in uno stato catatonico per quattro anni. Nessuno sapeva in realtà cosa avesse affrontato il ragazzo in questo lungo periodo buio, ma una cosa era certa, se pur ogni medico aveva diagnosticato un risveglio complicato e un probabile ritardo del ragazzo, causato proprio dalla sua mancata crescita mentale , Todd sorprese tutti poiché non solo non aveva sviluppato alcun ritardo mentale, ma bensì probabilmente era molto più intelligente o maturo rispetto ai suoi coetanei di tredici anni.

I cinque ragazzi s’incontrarono per caso, nell’estate del 1983, e anche se con qualche difficoltà, Todd riuscì a conquistare la fiducia di tutti grazie alle sue stupefacenti abilità con la musica, e ad entrare nel loro club rinominato “Boys of Summers” nome ispirato da una canzone dello stesso Todd. Questa sua abilità con la musica, conseguenza del tornado, lo renderà speciale agli occhi del gruppo di amici che, non rendendosene conto, a loro volta hanno sviluppato delle proprie doti che li porteranno a fare delle scelte, giuste o sbagliate che siano, nella propria vita. Todd convinse gli amici a credere che se non avessero lasciato un segno nella loro vita non sarebbero ma stati nessuno ma soltanto ragazzi, poi un giorno adulti, come tanti. L’influenza di Todd ha un effetto “malefico” sugli altri quattro ragazzi, e quest’influenza non farà altro che scatenare una lunga catena di eventi che vedranno la parola fine soltanto trent’anni dopo.

Le loro decisioni, come effetto collaterale, porteranno cambiamenti nella vita di altri ragazzi, come Alicia Ulbrecht, la figlia di un cacciatore di tempeste, o quella di Joe Henreid, un bambino di nove anni il cui unico desiderio era quello di far parte del club dei ragazzi. Dopo alcuni incidenti avvenuti  in quell’estate, il club si perderà di vista almeno finché uno di loro, Bobby , a causa della sua mente instabile porterà il club a riunirsi e a far si che venga finalmente svelato quello che realmente accadde nell’estate del  1983.

Leggere Un’estate da ragazzi è stata una vera sfida. Già il solo fatto che sia una storia ispirata ad una tragedia realmente accaduta ha il suo fascino, anche se nel male, approfondire il testo con una sorta di “aria sovrannaturale” è stato un tocco di classe. Un testo che fa pensare a quanto in profondità possa arrivare nell’animo di una persona un evento di quella portata, perché se può sembrare buffo pensare che si sviluppino doti come quelle di Todd o David, non è altrettanto buffo sapere che personalità come quella di Adam o Bobby siano invece più facili da ritrovare di quel che si pensa, nel mondo reale. Un  testo impegnativo e indicato ad un pubblico maschile.

Approfondimenti:

Personalmente non amo molto il romanzo giallo, ma devo dire che “Un’estate da ragazzi” mi ha molto affascinata perché è andato a scavare a fondo nel cuore dei personaggi, ha dato loro una vera personalità. L’autore non ha descritto i personaggi per renderli piacevoli ai lettori al contrario li ha descritti rispecchiando la realtà di molte personalità difficili, che realmente si trovano ad affrontare battaglie interne così dure. Combinare la realtà con la fantasia, con il paranormale, ha dato quella marcia in più al racconto che altrimenti rischiava di cadere nel genere documentaristico. Una lettura da affrontare con impegno e sicuramente non sotto l’ombrellone.

Veronica Migliori

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