Categoria: Letti e Recensiti

Recensione di Stoner di John Edward Williams

“Non ha ancora capito? Lei sarà un insegnante”

“Come può dirlo? Come fa a saperlo?”

“È la passione Mr. Stoner, la passione che c’è in lei. Nient’altro”.

William Stoner si iscrive all’Università del Missouri a diciannove anni, dietro pressione del padre contadino, per specializzarsi in agraria e tornargli utile una volta terminati gli studi. Iniziata l’Università si rende però presto conto di non essere attratto dalla terra quanto invece dalla letteratura. Non è facile comunicare ai genitori la sua scelta ma, dopo aver preso il dottorato in Filosofia, gli viene assegnata una cattedra e diventa così insegnante. Passerà così il resto dei suoi giorni: tra il Campus dell’Ateneo e l’appartamento che divide con Edith, la prima ragazza che ha conosciuto e che ha sposato. Quando Stoner si rende conto che, nonostante la nascita della figlia, il suo matrimonio è un fallimento, si butta anima e corpo sul lavoro: vive per lavorare, ama insegnare e riversa tutta la sua passione in questo. Passano così gli anni e ciò che succede nel mondo, addirittura la guerra, sembra non riguardarlo mai.

Anche la relazione extra coniugale con Katherine viene vissuta con la consapevolezza che dovrà finire prima o poi, a differenza dell’insegnamento. La relazione verrà a galla creando uno scandalo che non scompone Stoner disposto ad accettare qualsiasi umiliazione professionale pur di non perdere la tranquillità del suo vivere. Solo l’avanzare inesorabile della malattia lo costringerà a rinunciare al suo lavoro e a cercare pace dentro sé stesso.

Stoner è un libro difficile da recensire. Come fai a spiegare che è un capolavoro che non si può non leggere e, quando ti chiedono di cosa parla, ti viene da rispondere niente? Eppure è proprio così, scritto bene, fluente e inspiegabilmente accattivante. Non puoi iniziarlo e non finirlo nel giro di pochi giorni. Se ti capita di doverlo abbandonare per le più svariate ragioni non fai altro che pensare a quando potrai continuare a leggerlo. Non ci sono colpi di scena, momenti appassionati; non c’è nulla eppure questo libro vi entrerà nel cuore e vi appassionerà come pochi altri. Lo consiglio a tutti ma non chiedetemi il perché, fidatevi e vi assicuro che non ve ne pentirete.

 

Approfondimento

“È facile considerarsi per bene, quando non si ha alcun motivo per non esserlo. Bisogna innamorarsi, per capire un po' come si è fatti.”

William Stoner è un uomo semplice, con un matrimonio infelice dal quale è nata una figlia che ama ma con la quale fatica a relazionarsi, una relazione extra coniugale apparentemente in grado di fargli rischiare tutto eppure già finita in partenza e una sola grande passione: l’insegnamento.  La sua vita è l’esempio più realistico di ciò che si intende per resilienza, passione e compromesso necessari al fine di voler trovare una giustificazione all’esistenza.

Leggere la vita di Stoner ci impedisce di sfuggire alla domanda più scontata e che quasi nessuno ha il coraggio di porsi: perché vivere se sappiamo già di dover morire? Credo che proprio il risvegliare la nostra coscienza sotto questo aspetto, sia il vero senso di questo libro e ciò che fa di esso un capolavoro. [amazon_link asins='8864117024,8876257683' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='cbed2eab-9322-11e8-a09a-456f1cefb8e3']

abc

Recensione di L’Atlante dell’invisibile di Alessandro Barbaglia

“Che il mondo non è come ce lo disegniamo. E forse nemmeno come lo sogniamo. È come lo scopriamo. Ed è per questo che ci tocca vivere: per scoprirlo.”

Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando, nel 1989, decidono di rapire la luna per protestare contro l’imminente esproprio del paese dove vivono, Santa Giustina. Nel 1946 è stato approvato il progetto per la costruzione di una diga e, il piccolo paese si trova proprio nel punto dove verrà creato il lago artificiale. Dopo aver lottato per più di quarant’anni ormai agli abitanti non resta che rassegnarsi mentre i tre ragazzini decidono di non arrendersi e di custodire ciò che non ci sarà più nel loro Atlante dell’Invisibile. Sempre nel 1946, durante la radiocronaca della prima Milano-Sanremo dopo la guerra, in un bar gremito di gente, si conoscono e innamorano anche Elio e Teresa. Elio costruisce mappamondi sbagliati, mettendo laghi, vulcani e città dove non esistono, costringendo Teresa a correggerli per poterli vendere. Alla morte di Elio, Teresa decide di intraprendere da sola il viaggio che aveva programmato con Elio verso Trento. Durante il viaggio la donna incontra i tre ragazzini ormai adulti che stanno tornando a Santa Giustina per assistere allo svuotamento del lago e rivedere così il loro paese, anche se per una notte soltanto. Pur non essendosi mai visti prima, i quattro si ritrovano a scoprire di essersi posti da sempre la stessa identica domanda: dove vanno a finire le cose infinite?

L’atlante dell’invisibile è un romanzo fatto di immaginazione che inizialmente può sembrare un po' strano ma che, pagina dopo pagina, mostra la sua vera identità fatta della stessa sostanza dei ricordi e piena della meraviglia che solo l’invisibile ci può donare. L’autore è riuscito a rendere reali le cose invisibili della vita che ognuno di noi custodisce nel proprio cuore: quelle migliori come l’amicizia e l’amore e quelle più dure, come la morte e la solitudine. È un libro che diverte e commuove allo stesso tempo; lo si legge tutto d’un fiato e, ciò che non si riesce a cogliere all’inizio di questo romanzo, viene piacevolmente scoperto leggendolo. Consiglio questo romanzo a tutti, anche a chi non ama questo genere perché la bella sensazione che si prova alla fine di questa lettura vi accompagnerà per diversi giorni.

 

Approfondimento

“È stato difficile dividere le notti con me per sessant’anni?” aveva chiesto lui.

“No” aveva risposto lei. “Le abbiamo divise bene. Ognuno ha sempre fatto la sua parte. Io dormivo, tu sognavi”.

È stato facile affezionarsi a tutti i protagonisti di questo romanzo ma tra tutti scelgo Elio, Teresa e il loro amore. Teresa riprende il marito, si arrabbia con lui, passa il suo tempo a correggere i suoi errori eppure mai le è passato per la mente di non dividere la sua vita con Elio che la ama infinitamente. Il loro amore è dolcissimo ma reale, si amano pur essendo totalmente diversi perché la loro forza sta nel volersi sempre ritrovare dopo ogni virgola, senza mai mettere un punto tra di loro.

Concludo questa recensione con l’augurio che l’autore fa a tutti noi, perché se anche deciderete di non leggere questo libro, lo trovo bellissimo.

Buoni confini a tutti: usateli per sconfinare. Nell’invisibile, ovviamente. [amazon_link asins='8804673141,8804687592,8820062496' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='64fdfa11-9321-11e8-a2e5-698c952d8c4d']

abc

Recensione di Fancy red di Caterina Bonvicini

“Mi piace guardarli, i diamanti, non possederli: quando ho infranto questo patto con loro, è cominciata la mia fine.”

La struttura di Fancy red di Caterina Bonvicini1 è quella di un ottaedro: le otto facce triangolari del diamante trasformate in otto capitoli di tre paragrafi ciascuno. Ma l’essenza del romanzo si riconosce ancora di più in quel colore rosso così vivo e veemente da evocare, quasi paradossalmente, il sangue e la morte.

Ed è proprio in presenza di un corpo senza vita che si apre questa storia. Il corpo di Ludò, una giovane donna assassinata mentre trascorreva un periodo di vacanza in Grecia. Chi è stato a toglierle la vita con un paio di forbici, in modo brutale e spietato? In quella stessa stanza, a pochi centimetri dal suo corpo, ci sono suo marito Filippo e una ragazza sconosciuta. Lui non ricorda niente, come se la sua mente avesse cancellato ogni dettaglio delle ultime ore. Lei lo accusa: “Sei stato tu”. Insieme a loro, c’è un oggetto d’inestimabile valore: il Fancy Vivid Red, rarissimo diamante rosso che Ludò portava al naso montato come un piercing. Filippo lo ritrova stretto nel palmo della mano della misteriosa ragazza. Ma non ha tempo di pensarci. Potrebbe aver ucciso sua moglie. Senza neanche saperlo, potrebbe essere diventato un mostro. Ora però vuole solo far sparire il corpo della donna che ha amato. Buttarlo in mare e allontanare da lui quella vicenda. Racconterà che è stato un incidente, che Ludò, ubriaca e incosciente, ha deciso di fare una nuotata nel cuore della notte.

Dieci mesi dopo, il diamante ricompare. Come è possibile sia finito nelle mani di un ricettatore? Ludò non lo toglieva mai. Se fosse veramente annegata accidentalmente, il diamante sarebbe affondato con lei. Per suo padre questo vuol dire rimettere tutto in gioco: far riaprire le indagini alla ricerca di una verità autentica. Per Filippo, invece, ritrovare il Fancy Red equivale a riaccendere paure e timori mai sopiti. È davvero stato lui ad uccidere sua moglie? Ma perché avrebbe dovuto farlo? Ritrovare il diamante per lui, gemmologo di professione, vuol dire però anche riallacciare un rapporto d’amore mai interrotto. Una passione incontrollabile che lo lega al Fancy Red in modo totale.

Nella vita di Filippo, riappare ora anche la ragazza che l’aveva aiutato a far sparire il corpo di sua moglie. Perché è tornata? Qual è il suo ruolo all’interno di una vicenda in cui niente è realmente come appare? Non solo, infatti, sulla morte di Ludò continua a ergersi un velo di mistero ma anche intorno alla sua vita iniziano ad emergere sempre più ombre. Ed è inseguendole che Filippo si accorge di come dietro quella voglia incontenibile di rincorrere qualsiasi tipo di desiderio, per quanto malsano potesse sembrare, si nascondeva semplicemente il bisogno che Ludò aveva di affermare il suo essere viva. Nonostante tutto. Ma quali e quanti erano i fantasmi che portava con sé e chi poteva voler interrompere per sempre la sua forsennata e disperata ricerca di un qualcosa cui aggrapparsi?

Fancy red è un romanzo sfaccettato, in costante movimento e trasformazione. Una storia che ci guida tra la Grecia, Milano, Lisbona, Cuba, le Fiandre, l’Argentina e Sarajevo. Un itinerario alla ricerca di una verità che continua a sfuggire. Con ricorrenti flash-back che ci aiutano a ricostruire le tappe di un cammino accidentato. Come la vita di Ludò: già conclusa all’inizio del romanzo ma desiderosa di lasciarsi scoprire e capire. Perché anche Ludò, come il diamante che porta al naso, è attraversata da sfumature diverse che necessitano di tempo per essere afferrate e accettate.

E poi ci sono loro, protagonisti silenziosi ma imprescindibili di questo romanzo: i diamanti. “Condannati a guardare da vicino la miseria estrema e la ricchezza estrema. Solo loro conoscono intimamente questi due opposti che non si toccano mai. Solo loro conoscono davvero il mondo. E non lo possono nemmeno raccontare.” Due opposti che si susseguono costantemente lungo le pagine di Caterina Bonvicini. Certo, senza mai sfiorarsi ma ricordandoci quanto la distanza tra di loro possa anche essere effimera e passeggera. Quasi evanescente.

[amazon_link asins='880470201X,881168854X,8811679974' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='c03e61e6-933a-11e8-8866-4d0d757f49fe']abc

Recensione di Heidi di Francesco Muzzopappa

Chiara Lombroso è una casting director alla Videogramma e passa le sue giornate a selezionare talenti o personaggi che credono di avere un talento, alcuni di loro sono dei veri e propri “casi umani” che in televisione, però, vogliono avere uno spazio. Chiara vive sola, non ha un fidanzato, non ha mai voluto avere figli. Lavora, lavora parecchio, e avere del tempo libero, per lei, non è una possibilità

Lavoro talmente tanto che la mia vera me non la incrocio mai. Mi sveglio troppo presto al mattino e rincaso troppo tardi la sera per farci conversazione … Siamo nel ventunesimo secolo, io vivo sola e di parità in casa non ha senso parlare, perché sono single e quindi dispari.”

Un giorno riceve la telefonata dalla casa di riposo che ospita suo padre, Massimo Lombroso, un critico letterario del Corriere della Sera, ora in pensione e affetto da demenza selettiva; un padre che crede di essere il nonno di Heidi e che vede in lei, appunto, Heidi. Le cose paiono precipitare per Chiara: la gestione di un padre del quale non ha tempo, né voglia di occuparsi, il nuovo capo al lavoro che le affida un compito non suo con il ricatto del licenziamento, la ricerca di una badante, o di un badante, dato che in casa Lombroso farà il suo ingresso Thomas (o Peter) e le cose inizieranno a cambiare.

Francesco Muzzapappa riesce a raccontare una storia fresca e, a suo modo, rosa, utilizzando un linguaggio e uno sguardo ironico sulla realtà del lavoro e di una grande città frenetica, che lascia davvero poco tempo per le relazioni sociali; rivelandoci che, forse, questo tempo dobbiamo pretenderlo e prendercelo.. Muzzapappa disegna dei bei protagonisti (Thomas/Peter è forse anche troppo bello, quasi irreale, ma ci sta in una storia che vuole essere, a mio avviso, anche una favola metropolitana: e una favola senza principe azzurro non ha senso di esistere): Chiara/Heidi con il suo voler apparire forte, ma con una insicurezza nemmeno tanto latente, con i suoi dubbi e il suo sentirsi, in fondo, così incompleta, quasi fuori luogo ovunque

“Se digitate su Instagram #disperazione è probabile che la prima immagine che esca sia la mia”

Massimo, il papà, o nonno di Heidi, che non ricorda il nome della figlia, ma sa citare a memoria titoli di romanzi russi, in russo

“Scaccio una mosca posata sul bordo del suo piatto.

Non farlo!, urla mio padre.

Perché?

Potrebbe essere Kafka.”

E poi tutti i personaggi di contorno, comprese le decine di comparse alle audizioni, che propongono talenti insoliti e assurdi, che l’autore descrive con ironia, portandoci alla risata certa.

E Milano è protagonista essa stessa, con il suo modo di essere, con i suoi abitanti che si destreggiano tra lavoro, pausa pranzo e aperitivo, tra ticket e parole che paiono essere vezzeggiativi (“vinello” non vino – “paninetto” non panino) e i suoi tramonti dove

Pare che una bottiglia di Campari si sia versata in cielo…” e un tramonto così può essere solo un tramonto milanese.

Ci pare quasi di non leggere, ma di vedere scorrere le scene nello schermo di un televisore. E la protagonista stessa ci incita a farlo, sussurrandoci “guardate” o “come potete osservare”. Ci parla direttamente, ci mostra la storia in quello schermo.

Heidi pare scritto da una donna trentenne che vive a Milano. Muzzopappa in questo è magistrale, leggendolo dimentichi completamente l’uomo che sta dietro alla scrittura. Heidi è un libro moderno, giovane, da leggere in leggerezza, ricordando che, a volte (o forse spesso) la leggerezza è terapeutica. Heidi è un libro non banale, e lo è soprattutto grazie allo stile utilizzato. Insomma Muzzopappa ha scritto un romanzo capace di strappare una risata, ma anche di suscitare emozione e, in fondo, anche di farti pensare un po’ e capire che è giunta l’ora di fermarsi e di dedicarsi più tempo o di dedicarlo alle “cose” che contano davvero. Forse è giunto il tempo di volersi più bene.

Approfondimento

Ci sono libri adorabili, libri da consigliare a ogni amica, o persona, che ha bisogno di sorridere, di dimenticare e di credere che per quanto non sembri possibile, per quanto a volte ci si senta così scombinate e inavvicinabili, una possibilità c’è sempre. Ci sono libri che hanno la grazia e la consistenza di una piacevole commedia americana, libri che vorresti abbracciare perché ti hanno fatta sentire bene.

Heidi è uno di questi libri.

Monia Merli [amazon_link asins='8893253801,8864118136,886411873X' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='3012f639-933c-11e8-94a4-61f47b6adb35']

abc

Recensione di All’ombra del tuo cuore di Adriana Romanò

Il Pretiosa è un prestigioso liceo privato riservato alle famiglie elitarie della città. Di umili origini, Nora è iscritta al quinto anno dell’istituto grazie a un particolare lascito del nonno, soffrendo tuttavia il forte contrasto di status sociale con gli altri compagni. Per la ragazza la vita liceale è una vera e propria tortura: etichettata come sfigata sin dal primo giorno e trattata da cenciosa, Nora cerca di focalizzarsi solo sulla maturità e sull’imminente inizio degli studi universitari. I mesi dell’ultimo anno scorrono veloci e tranquilli, fintantoché, nel prendere le difese del proprio migliore amico, la ragazza non si scontra con i bulli della scuola: Il Trio. Filippo e i suoi scagnozzi, Matteo e Alex, decidono le sorti di ciascuno studente del Pretiosa e i professori non osano nemmeno opporsi, dato il consistente sostegno finanziario delle loro famiglie verso la scuola.

Nel mettersi contro Filippo, Nora finisce ben presto con l’essere malvista dall’intero liceo e con il dover sopportare, giorno dopo giorno, soprusi e umiliazioni. Grazie alla propria determinazione e a una particolare sintonia con l’affascinante Matteo, la ragazza riesce a tenere testa a Filippo, vincendo più di qualche battaglia. Turbato dall’incapacità di far sottostare Nora al proprio volere, Filippo si riscopre innamorato di quella ragazza ribelle, così diversa da tutte le altre. Il quinto anno di liceo si rivelerà, per gli studenti del Pretiosa, un momento di forte cambiamento, perché le superiori non sono solo una scuola ma la prima grande sfida di ogni ragazzo.

Approfondimento

Adriana Romanò si siede tra i banchi di scuola, mette la data nel proprio foglio protocollo e lascia alla pena biro il compito di riempirne le righe. All’ombra del tuo cuore ha il pregio di saper affrontare, con il giusto compromesso di rispetto e leggerezza, tematiche molto complesse che, puntualmente, si manifestano durante gli anni del liceo; periodo non visto tanto come un momento formativo, quanto piuttosto come un ponte che dall’adolescenza porta all’età adulta.

C’è lo sfigato evitato da tutti, c’è l’omossessuale bullizzato, c’è la ragazza a cui puntualmente viene fatto pesare il proprio aspetto o il capobanda che, in realtà, soffre segretamente una condizione famigliare infelice. Adriana Romanò, peccando per certi versi di poca originalità, mette su carta tutte queste tematiche trasformandole in un romanzo dolce e salato. All’ombra del tuo cuore è  anche un racconto romantico, che vede protagonista una ragazza del tutto anonima, pronta a rischiare e a uscire dal conforto dell’ombra pur di difendere le proprie idee.

Consigliamo questo romanzo in maniera particolare alle ragazze che stanno vivendo gli anni del liceo, poiché potranno ritrovare nelle pagine di All’ombra del tuo cuore le tematiche peculiari della loro quotidianità. Il triangolo amoroso tra Matteo, Nora e Filippo porta inoltre a suggerire il libro a tutti coloro che amano sospirare tra una pagina e l’altra.

Un racconto leggero e frizzante, capace di care un piacevolissimo momento di lettura. [amazon_link asins='B07FP3W8BK,B00IASA798' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='c913ddf8-94af-11e8-96d7-e514389f4d9e']

abc

Recensione di Babylon Berlin di Volker Kutscher

Anno 1929; il commissario Gereon Rath è stato da poco trasferito dalla Omicidi di Colonia alla Buoncostume di Berlino; per insabbiare il suo passato professionale burrascoso, suo padre, Engelbert Rath, alto funzionario di polizia, grazie alle sue conoscenze, gli ha procurato il nuovo incarico. A causa di questa retrocessine di carriera, Rath sente il bisogno di un riscatto per rimettersi in gioco, e per dimostrare quello che vale a prescindere dalle amicizie di alto rango del potente genitore. Il caso vuole che, su un omicidio avvenuto senza alcun testimone, lui abbia delle informazioni in più rispetto agli inquirenti che invece brancolano nel buio; questa e’ l’occasione che aspettava per farsi conoscere, decide pertanto di indagare da solo. Comincia a girare nel locali notturni di Berlino, e facendo le domande giuste alle persone sbagliate, rimane coinvolto in una matassa sempre più ingarbugliata: i morti in circostanze misteriose aumentano e con loro anche i potenziali assassini. Lo sfondo storico è quello della Germania del primo dopoguerra; la capitale è divisa tra i comunisti, i nazisti, la “fortezza rossa” dei comunisti dissidenti, i soldati che hanno servito l’esercito zarista, la nobiltà e la polizia sovietica….”Berlino poteva fare concorrenza a Chicago sotto ogni aspetto” La polizia, l’esercito, la stampa e la criminalità coesistono fra loro in un precario equilibrio che Rath con la sua spavalderia, mette continuamente a rischio. Tutte le varie organizzazioni, da quelle politiche a quelle criminali, sono collegate tra loro da una fitta rete di informatori e spie e Rath, anche se “di politica capiva poco”, sa che “qualche volta per aiutare la verità a venire fuori bisognava mentire”. All’inizio si mostra come un personaggio con pochi scrupoli, pronto a far carriera sulle spalle altrui; nel corso della storia, anche se si svolge nel breve arco temporale di appena due mesi, dal 28 aprile al 21 giugno, si evolve perdendo un po’ della sua sicurezza, e necessitando di aiuto altrui (“la sua lotta solitaria non avrebbe portato da nessuna parte”). A confonderlo è anche la vicinanza con la giovane Charly stenografa della polizia:
Merda! Pensò. Hai già abbastanza problemi dimentica questa donna! Toglitela dalla testa! Non lasciarti trattare così!
In questo romanzo la vera protagonista è la città di Berlino con tutte le sue peculiarità, tutti i suoi pregi e difetti. L’autore non si risparmia nel descriverne i palazzi e il dedalo di strade, i cui nomi sono stati lasciati, nella traduzione, in lingua originale (come anche varie associazioni e cariche politiche); per quanto questo possa creare un po’ di confusione al lettore, allo stesso tempo lo aiuta ad immergersi nella complicata ambientazione tedesca a cavallo tra le due guerre.
Lo sguardo di Rath vagò sul mare di tetti. Ancora non sapeva cosa pensare di quella città. Ma in estate Berlino aveva indubbiamente il suo fascino. Una città completamente diversa che d'inverno. Forse, in fondo, non era poi così male.
Vengono descritti in maniera minuziosa anche i rapporti e gli intrighi politici ed economici fra i molteplici personaggi che si susseguono all’interno del romanzo. In uno scenario in cui la democrazia fa sempre più fatica a sopravvivere, risulta più moderno e attuale di quanto si possa pensare. AMELIA SARA MACCA [amazon_link asins='880703266X,346205161X' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='15c17a51-8d3e-11e8-8625-d1b1d0382058']abc

Recensione di Caraval di Stephanie Garber

Rossella e Donatella sono cresciute ascoltando storie della nonna sul mito del gioco di Caraval, sul suo mondo fantastico e sulla sua magia

“Qualsiasi cosa tu abbia sentito raccontare di Caraval non è paragonabile alla realtà. E’ molto più di un semplice gioco o di uno spettacolo. E’ quanto di più vicino alla magia esista a questo mondo.

Una volta ricevuti i biglietti da Mastro Legend, la tentazione di parteciparvi per la riflessiva Rossella è molto forte; Donatella invece, più impulsiva, non ha dubbi: partecipare al Caraval è l’occasione che aspettavano per fuggire finalmente dall’oppresione e violenza del padre.

Contro la stessa volontà di Rossella che vede invece nel suo imminente matrimonio con un conte sconosciuto l’unica loro possibile salvezza, le due sorelle partono per l’isola de los Suenos, il luogo del Caraval, accompagnate dal rude marinaio Julian.

Donatella però viene rapita e Rossella è costretta a giocare da sola per trovarla e salvarla. Chi per primo entro cinque giorni riuscirà a trovare tutti gli indizi, troverà Donatella, l’enigmatico Mastro Legend e soprattutto riceverà come premio un desiderio….Insieme a Julian, con cui suo malgrado farà squadra, ed insieme ad altri concorrenti, a spettatori e ad artisti, entrerà in un mini mondo fantastico fatto di fontane magiche, di gallerie che compaiono e scompaiono, di pozioni e di vestiti che cambiano in base all’umore.

 “Rossella vedeva sempre sprazzi di colore associati alle emozioni più intense”; tra uno “struggimento giallo oro”, e una “guancia di un rosso furioso”, tra “grigie sfumature di ansia”, e  “diffidenza color salvia”, tra un alternarsi di “nervosismo azzurro ghiaccio”, e di “delusione con fredde sfumature di azzurro nontiscordardimé”, Rossella deve affrontare le sue paure, imparare a farsi guidare più dall’istinto e soprattutto, e questo è l’insegnamento più grande, deve avere fiducia in se stessa e nei suoi sentimenti e deve essere in grado di capire chi sono le persone di cui può fidarsi.

Perché questo è il Caraval: un luogo di contraddizioni, dove è tutto un gioco anche se alcune cose sono vere, e tutto è reale all’interno però della finzione del gioco

“Proveremo a convincervi, quando in realtà è tutta una messa in scena. Noi cercheremo di coinvolgervi, e voi state attenti a non farvi coinvolgere troppo. I sogni che diventano realtà possono essere bellissimi…”

Rossella inizia il suo viaggio sicura di ciò che vuole: trovare Donatella, tornare a casa e sposare il suo sconosciuto fidanzato; ma si sa che spesso i progetti sono fatti per non essere seguiti e la vita, in questo caso il Caraval, ci mette del suo. Piano piano scopre di provare altri sentimenti oltre allo sconfinato amore per la sorella e il timore del padre, e saranno proprio questi altri sentimenti a guidarla nel progresso del gioco.

Le domande che si era poste inizialmente si moltiplicheranno (chi è veramente Mastro Legend? Cosa nasconde Julian?) e vincere il Caraval diventerà per lei fondamentale per poter continuare a vivere.

In questa storia c’è tutto il fantasy con cui molti di noi sono cresciuti o che hanno letto: alcuni personaggi ricordano un po’ quelli di Alice nel paese delle meraviglie; il Mastro Legend può sembrare Il mago di OZ; ritroviamo anche la magia e l’amore di Stardust, la sensazionalità di Harry Potter, la crudezza del gioco di Hunger Games o della serie tv Westworld. Il tutto risulta un mix perfetto che insegna agli young adults a credere nei sogni ed ad aver fiducia nei sentimenti, e ricorda ai non più young adults che certe cose sono importanti a tutte le età, e quanto è bello e piacevole lasciarsi andare ogni tanto alla fantasia!

AMELIA SARA MACCA [amazon_link asins='125009531X,B01EROYPQE' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='2da6af52-8d3d-11e8-bce6-65d74e9e97f9']abc

Recensione di Il club dei bugiardi di Mary Karr

Negli anni ‘60 Leechfield era una piccola città petrolifera nella sperduta provincia del Texas orientale. I suoi abitanti conducevano una vita misera e disperata e tale fu (almeno in parte) anche la vita di Mary Karr. Figlia di Charlie Marie Moore e J.P. Karr. L’una giornalista per una rivista locale, catapultata da New York a Leechfield e l’altro operaio per le raffinerie petrolifere. Charlie Marie era bellissima, intellingente e talentuosa; per sette volte salì come sposa sull’altare e altre tante volte divorziò, ma aveva una regola: non commetteva due volte lo stesso errore. Ad eccezione dei tre matrimoni con J.P.. Il signor Karr era esattamente come tutti gli uomini del posto: terminata la giornata di lavoro ci si ritrovava tutti a bere nel bar… sembrava quasi l’unico metodo per dimenticare la misera vita nella provinciale Leechfield.

Erano gli anni ‘60 a Leechfield e Mary Karr, al tempo, era solo una bambina con una vita non convenzionale. No, la piccola aveva responsabilità e doveri che non le spettavano: doveva prendersi cura di una madre – asfissiata dall'apatica vita di provincia - che veniva comunemente definita “nervosa”, doveva gestire le cosiddette “discussioni familiari”, doveva combattere con i problemi di alcolismo di una madre ed un padre assenti e disinteressati, doveva evitare che la sprovveduta coppia di adulti potesse mettere a repentaglio la vita delle due figlie, doveva giustificarsi con la polizia per le sparatorie, gli incendi, le sbronze. C’erano addirittura fori di proiettile nelle mura della cucina:

«Be’, signora Karr, si direbbe proprio un foro di proiettile». Lecia, cui non sfuggiva mai nulla, se ne uscì: «Ma non è dove hai sparato a papà?»… Mia madre alzò lo sguardo, si fede scivolare gli occhiali lungo il naso patrizio e, con somma noncuranza, rispose: «No, lì è dove ho sparato a Larry». Si voltò e, indicando un’altra parete, aggiunse: «A vostro padre ho sparato laggiù».

In questo difficile scenario la sola su cui Mary avrebbe potuto contare era sua sorella maggiore Lecia ma in realtà le due non avevano uno stretto legame; il contesto familiare facevano maturare in Lecia un carattere particolare, rendendola chiusa, spesso cinica e anaffettiva. Così, la solitudine porta Mary ad ideare una realtà parallela, un mondo dove tutto è più facile e sereno, un universo in cui una bambina può essere davvero una bambina e vivere la vita che le spetta: lavora di fantasia trasformando la realtà che la circonda in un cartone animato.

Qualche tempo dopo, Mary ha sette anni e la sua vita già troppo complicata la mette nuovamente alla prova: subisce violenza sessuale da un adolescente, suo vicino di casa. Successivamente l’incubo si ripete, stavolta vittima di violenza per opera del baby-sitter a cui era affidata. A complicare le vicende in casa Karr interviene il destino: la scomparsa della nonna (madre di Charile Marie) malata di cancro. La morte della donna segnerà profondamente le vite dei protagonisti del romanzo, in particolare modo turberà proprio Charile Marie; infatti la presenza materna in casa l’aiutava ad intraprendere un percorso di recupero dai suoi problemi d’alcolismo ma la morte della madre fece sentire Charile Marie perduta e disinteressata alla vita al punto che sprofonda nuovamente in una cronica depressione, motivo che la spinge a tentare una svolta nella sua vita, iniziare da capo, reinventandosi: lascia il marito per trasferirsi in Colorado con le sue due figlie, Mary e Lecia.

La narrazione prosegue, Mary e Lecia crescono ed il tempo rende le due ragazze sempre più consapevoli delle loro vite problematiche. Sorprendente si rivela la conclusione del romanzo, si giunge ad un lieto fine in qualche modo… quella di Mary Karr è una famiglia disperata e devastata ma in fondo va bene così, perché nonostante tutto riescono ad essere felici nella loro infelicità. Approfondimento: Il club dei bugiardi è l’autobiografico memoir della scrittrice texana che ci racconta come si può essere felici anche a Leechfield. Il romanzo in questione segna l’esordio della sua carriera.

Il club dei bugiardi a cui il titolo allude è esattamente il bar in cui gli uomini di Leechfield narrano le loro sotrie più disparate e fantastiche, il luogo in cui le menzogne sono ammesse. La scrittura di Mary Karr è travolgente, intima, diretta e precisa. Non si cercano artifici retorici, né la bellezza della parola, no, in questa narrazione tutto è fin troppo diretto e all'occorrenza squallido (es. la descrizione della violenza sessuale subita), come le storie dei suoi personaggi. Il linguaggio è vero, le parole sono essenziali e stilisticamente il filo conduttore del racconto è una perversa e macabra ironia che riesce a mostrare la felicità (o forse rassegnazione) di crescere in questa famiglia del Texas orientale che nessuno vorrebbe mai conoscere.

[amazon_link asins='B075ZVQ31K' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='485dbe17-8d3b-11e8-8343-015e57a974c6']  abc

Recensione di Uomo e donna di Wilkie Collins

Due giovani donne, Anne e Blanche, sono amiche per la pelle proprio come le loro rispettive madri. Crescono sotto lo stesso tetto, nonostante la diversa estrazione sociale. Anne, che si guadagna da vivere facendo l’istitutrice, è figlia di una cantante lirica abbandonata dal marito. Miss Blanche Lundie è una ragazza benestante, orfana di entrambi i genitori, che vive con la matrigna Lady Lundie e lo zio paterno Sir Patrick Lundie. Durante una partita di cricket, scena d’apertura del romanzo, sia Anne che Blanche non partecipano ai giochi per incontrare i loro rispettivi amati. Mentre Blanche, appena possibile, confessa tutto all’amica sull’incontro appena avuto con Mr Arnold Brinkworth, Anne è restia a parlare, si finge malata e si ritira nelle sue stanze. Benché ciò insospettisca Blanche, solo più tardi la ragazza scoprirà che l’istinto non l’aveva tradita. Anne era fuggita perché – o almeno così aveva scritto nel breve biglietto di saluti e scuse – sposata segretamente con un uomo. In verità, Anne era fuggita proprio per potersi sposare con l’uomo che, dopo averla sedotta, le aveva promosso di sposarla e salvaguardare così il suo onore. Dopo quell’incontro segreto a Windygates, Geoffrey Delamayn avrebbe raggiunto Anne alla locanda di Craig Fernie. Ma un atleta, figlio di un lord col quale è però in pessimi rapporti e dal quale dunque non riceverà alcunché della sua ricca eredità, non può permettersi di sposare una donna senza dote. Così scatta il crudele piano: non lui raggiungerà Anne alla locanda dichiarandosi suo marito, ma Arnold lo farà: l’amico fedele che gli doveva un favore dai tempi della marina quando gli aveva salvato eroicamente la vita. Il messaggero Mr Brinkworth è inconsapevole del prezzo che quel favore amichevole richiede: non solo mente a Blanche, sua futura moglie, tenuta all’oscuro di tutto per non compromettere l’integrità morale della donna, ma rischia di diventarne il marito. La legge sui matrimoni scozzesi non ha infatti normative ben precise e, così come è semplice convolare a nozze in maniera segreta, altrettanto lo è stringere un matrimonio non desiderato. Gli effettivi promessi sposi, Arnold e Blanche, intanto si sposano affrettando la data per diminuire la sofferenza e la preoccupazione della ragazza verso l’amica di cui si erano perse le tracce dopo la prima fuga. Ma il loro è un matrimonio legittimo? E se la felicità dell’una dettasse inesorabilmente l’infelicità per l’altra? Se prove e testimoni saranno utili strumenti per dimostrare la realtà, solo coraggio, forza e determinazione permetteranno di scrivere la conclusione delle storie raccontate nel romanzo.

Approfondimento

Una donna che non sa parlare e che sa cucinare è semplicemente arrivata alla perfezione assoluta.

Il romanzo di Wilkie Collins, sebbene sia datato alla fine dell’Ottocento, racconta fatti ed esperienze di una attualità che quasi spaventa. L’impressione che giunge al lettore è che non molto sia cambiato: la storia di Anne, come quella delle altre protagoniste femminili, da Blanche alla cuoca Hester, non ha dell’eccezionale, non è limitata a un dato momento storico; è la storia del genere femminile soggetto alle volontà dell’uomo, nel bene e nel male. La denuncia sociale dell’impotenza da parte della donna di poter decidere della propria vita è soltanto uno dei tanti gridi di protesta che si elevano all’interno del libro: almeno altri due sono degni di interesse e ancora, lo si ripete, di incredibile contemporaneità. Da una parte l’autore insiste sulla gravità per una nazione di non avere leggi precise e dettagliate sul matrimonio: senza legislatura, i sudditi, anche i più fedeli sostenitori della regina, sono abbandonati a sé stessi e la loro vita, e talvolta la loro stessa incolumità, ne soffre tremendamente. La nostra mente di lettori moderni estende facilmente il concetto e ripensa ai tanti casi, italiani e non, di soprusi e violenze sulle donne: se la legge non è chiara, se non infligge condanne pesanti, la donna è indifesa ed è vittima. Uomo e donna è un romanzo che vuole smuovere le coscienze: perché il genere umano non è ancora evoluto a tal punto da offrire pari opportunità, libertà e considerazione a uomo e donna? Perché, forse, l’uomo è troppo intento a glorificare il proprio corpo, i propri muscoli: non coltivando la ragione e il pensiero, l’anima naufraga e si abbandona alla bestialità, al mero istinto. E l’istinto spinge verso l’egoismo, la crudeltà e forse anche verso l’omicidio.

Serena Testa

[amazon_link asins='8876257195,8864023143,8893253283' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='9c890dd7-8d39-11e8-b6d5-7b2d50c24109']abc

Recensione di Uomini, la stupidità in amore è una cosa seria di Elda Lanza

No, non sono mai stata felice. Per colpa tua. L’infelicità si impara da bambini. [...] Ognuno ha un libro nel cuore, forse non è neppure quello che ti ha insegnato o che hai amato di più. È un libro. Il tuo libro.

 

Un libro autobiografico, si parla di  una bambina che all’età di tre anni e mezzo è abbandonata dal padre, ma come può una vicenda così segnarti per sempre? L’abbandono che spesso avviene in modo molto veloce e senza rendersene conto della pesantezza cambia una bambina nel pieno della sua infanzia. Da questa vicenda inizia un percorso all’interno dei sentimenti, abbandoni e delusioni. Tanti uomini di diversi caratteri fanno parte di questo romanzo d’amore, uomini di successo,talentuosi,potenti e ammirati  e una donna che non si abbatte mai, con tanta forza e volontà perdona, e non vuole per nessuna ragione perdere la battaglia con sé stessa. Un’avventura dentro l’amore che con molta semplicità e ironia non risparmia niente, tante parole dette per un significato e tante incertezze fanno parte di una donna come tante che non comprende mai a pieno il significato di gesti e parole dette e lasciate tra le righe. Una donna forte, coraggiosa che si rialza e non si arrende mai, convinta di cosa vuole nella vita e convinta di ciò per cui lottare. Una donna con la D maiuscola, che continua nella sua lotta nonostante il cuore spezzato.

Uomini è un romanzo che non parla solo di amore ma parla della bellezza che esso porta nella vita, parla di come tante donne vorrebbero essere amate e di come i piccoli gesti non siano tanto semplici quanto gratificanti. Un libro autobiografico che fa pensare e ragionare sulla potenza dell’amore e di come quest’ultimo possa rendere felice una persona o la possa ferire. Una testimonianza dell’amore e della sua potenza. Un’autobiografia scritta con uno stile leggero ed estremamente critico aggiungendoci un pizzico di ironia che rende un romanzo in un’avventura dove è difficile staccarsene.

Elda Lanza descrive ogni situazione con una semplicità che colpisce il lettore,sottolinea le capacità di ogni singolo uomo e il loro modo di fare, descrive le situazioni e i gesti con una chiarezza che permette al lettore di immedesimarsi nelle storie con estrema semplicità. Mette il luce i suoi punti deboli ponendosi mille domande come farebbe ogni donna, appunto per questo la rende unica. Elda Lanza rappresenta ogni singola donna senza idealizzazione, rappresenta le fragilità e le speranze delle donne passando per uno sguardo filosofico che l’accompagna all’interno di questa storia. Una visione autobiografica delle storie d’amore mette in luce come spesso l’amore intacca ogni ambito della vita e come la ragione spesso non ce la fa a vincere.

Quello che ho apprezzato di più di questo libro è una donna come Elda sia stata capace di mettere a nudo la propria storia e la propria vita con una semplicità e chiarezza che un lettore non si aspetterebbe. Con un tono autocritico ha rappresentato molte storie di donne che si vergognano della loro esperienza, ha dato vita ad un romanzo che mette in luce come una donna piena di sicurezza ma allo stesso tempo di incertezze possa avere la forza di rialzarsi sempre. Accompagnata dalla filosofia Elda si è posta tante domande che dovrebbero far pensare, permettendo anche al lettore stesso di farsi un’analisi. Ha dato vita ad un sentiero che molte persone hanno paura di intraprendere.

Approfondimento

Il personaggio di Elda sembra estremamente forte ma allo stesso tempo piano di incertezze, legata profondamente al suo passato intraprende una via della sua vita che sarà fatta di alti e bassi ma lei donna forte e coraggiosa non si lascerà mai sconfiggere…

Altro personaggio di estremo rilievo è Alessandro, uomo contorto e difficile che accompagna Elda in una storia che spesso è più potente di loro ma che alla fine preserverà tante sorprese

Uomini, la stupidità in amore è una cosa seria è un libro pieno di speranze e forze di una donna che può essere d’esempio per tantissime altre donne, come lei.

abc
INSTAGRAM
In lettura...
Un nuovo libro al giorno sui social: seguici!